‹ Les Borgia histoire du pape Alexandre VI., de césar et de Lucrèce BorgiaChapitre 77 sur 108 · LETTRE DISABBLLE DE MANTOUE · texte numérisé non relu

LETTRE DISABBLLE DE MANTOUE

« ... B aneera ehe m persnada che prâna Farrà inteae ia caitvrai e morte de' confederaEti deUa Marsa, oondimeiio ho Yoluto siniflcarglielo nel modo che io Fho dal signor GKo- Tanni, nostro commune fratello.

M Per ana soa del 3 mi scrisse cofBie rntmo aignor Daea di Rcmagna ai congiatulaTa cd signor GioTanni BentiTo- ^Ovsuo aaoeero, délia presa avea fatto in Sinigaglia délia personna del Sig. Paota Orsini^ Vitelkazo, Daca di Grayina e lireroto da Fermo ; c(mi giastifieare taie ealtura : che nom oataate Vaperta e notorih ribelli<Mie per loro fata a' db pa»> sati eonftro la Santitii di N. S. e sna Eceetteosa e la remîssione loro fatta, dinaovoavendoinlesalapartita deila génie flranceâe, rttorData agii allogiamentî! anoi, sotta apecie di aittio air impresa dî Sinigaglia, coa lutto il loro potere erano Tenuio per pigliare aoa Eeeellensa: il ehe da hn inteso gli aveva prerenati, e £aitto a loro queDo che Toie> vafno ftire a leL Dopa per an' altra del 5 acrive il progreaao délia detenaione essere s4ato in qoeato modo : aecondo che ha riferito il caTaHere Orsino e Mario Rainiero délia Sasaetta, qaali erano cautamente foggiti da Signigaglia o ridotti a Rarenna : il che ho in eonformttji da Ferrara da SIefano.

Li predatti detenntî, eon conuBisaiotte et aalTOCondotte dei predetto Sig. Doca, andarono a Sinigaglia coUe ans genfci d'arme e la presero per nome di aoa BccelLena ; poî tatti qnatlro gli andarono contro, e il Dnca gli toccè le mami, e li haciôy e entré in terra in meizo del Duea di OraTim e Viftelknzo, aempre ragionando înaieme. Ma corne tn in caméra» con le mani proprie li fece prigioni ; e aubito gii feee daie la corda, e formare procesao contro, e la maltîna gnente fece tagliare la testa a '>^eUaizo e Liveroto. >»

UNE LETTRE DE MACfflAVEL, SUR l'Événement de sinioaolia

[Cette lettre cTune authenticité incontestable^ mais dont malheureusement la fin manque^ a été publiée dernièrement dans les (Euvrbs de Machiavel, t. IV, p. 254, Florence, Cenninif 1875].

« Magnifici Domini. Poiche le Signorie vostre non hanno avute lutte le mie lettere, per le quali si sarebbe compreso in buona parte il successo délie cose di Sinigaglia mi è parso scrivere per questa ogni particolarey a vende massime comodità ad farlo per avère riposato sopra la magniflcenza dello oratore lutte le cose che al présente si traltano qua, e credo che vi sarà gralo per la qualilà délia cosa che è in vero rara e memorabile.

<c Ave va questo Signore presenlito dopo la parlita che e' Franzesi feciono da Gesena, corne questi suoi inimici riconciliati, cercavano sott* ombra de acquistare Sinigaglia in suo mome, porli le mani addosso e assicurarsi di lui ; giudicando possere sotto colore di taie impresa, ragunare le loro forze insieme, pensando che alla Eccellenza del Duca non fùssi rimasla tanta gente quanta era ; e per questo essere più facili i loro disegni. Donde questo Signore pensé di prevenirli, e permesse lora la impresa di Sinigaglia e attese ad nascondere le forze sue per farli venire più volentieri e con maggior anîmo : e cosi quando loro si mossero per ire ad Sinigaglia, lui si parti da Gesena, e quindi ar> rivô ad Pesaro, vennono nuove, Sinigaglia essere occupala da li Orsini per tenersi per il Duca, da la citladella in fuora ; e sollicitavano sua Eccellenza ad farsi avant! con le genti e artiglierie per espugnare la fortezza. El Duca per mantenerii si su la opinione awevano di posserlo ingannare, aveva nel cammino da lui fatto da Gesena ad Fano, faite venire in modo spezale le sue genti, che nessuno le aveva

possute numerare né intendere a dipresso la qaantitàloro ; e in ira gli altri termini dati da lui per nasconderle, non ayeva, consegnato capo ad più che 100 uomini d'arme e 100 balastrieri a cayallo, che Li aveya falti spicciolati e mandati alli alloggiamenti in Tarii luoghi per le sua terre ; a* quali, nel partir suo da Gesena, ordiDÔ dove presso ad FaDO ayessino a condursi, e chi avessino ad ubbidire. E giunto ad Fano a dl 30 del passato con tutto lo esercito intorno e volendo la mattina di buona ora cavalcare verso Sinigaglia, ordinô ad tutti i suoi capi, corne ogni uomo facessi d'essere la mattina ad ore 18 con le sue compagnie ad ordine in su un fiume discosto ad Fano qualche 6 miglia : e ordinato chi avessi ad essere antiguardo e chi rétro, e dove avvessino ad essere le fanterie ; la mattina ad Fora deputata fu ogni uomo in suo luogo. Lo antiguardo avova el conte Lodovico délia Mirandola,! Raffaello de* Pazzi e dua altri condottieri con qualche 500 cavalli ; poi era una banda di Guasconi e Svizzeri di più di mille ; poi era sua Eccellenza armata in su im cavallo bardato in mezzo al suo squadrone ; e poi ad presso tutto el resto di sua gente d'arme e cavalli : e in su la man ritta, verso e*monti, erano tutto il resto délie sue fanterie : e per dare più animo a* nemici suoi e per mostrare poco ordine nel suo venire, non aveva consegnata luogo a*carriaggi, dé* quali questo esercito è copiossissimo, ma li aveva lasciati venire avanti alla sûlata. Da Fano ad Sinigaglia, come possono sapere vostre Signorie, sono circa miglia 15. Giascuna di queste città è in su la marina e el cammino che si fa per ire da Tuna a Taltra è tutto piano, posto fra la marina e monti, e' quali si stringono in taie luogo con el mare in modo che da le radice loro ad le acque non sono 30 braccia di spazio, e el più che si allarghino non è tanto terreno che un mezzo miglio non sia più. Sinigaglia ha da la parte di tramontana el mare, da la quai parte è la rocca ; ha da la parte di ponente un flume grosso che le passa ad canto ad le mura, el quale bisogna passare ad coloro che si partono da Fano per andare là. Ha solo questo flume un ponte di legname che non si attesta con la porta délia terra, ma con le mura e discosto ad quelle qualche tre lance : e in su la manca, passato el ponte, ô una porta piccola discosto qualche sei

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lance; e in sa la man ritta discoto due balestraie, ehe bisogna girare le mura a capitarvi e discostarai pin dai flmne, é nn*aUra porta grande con ponti IcYatoi e altil ordigni consueti. Avanti ad quesia porta che viene ad essere dalla parte che guarda mezodi, sono assai case doq ad nso di borgo ma spiccate Tana dall* altra, c! e le si lasciano ona piazza in mezo, la quale con uno de* suoi lati si distende insino al fiume che io dico di sopra. TrovaTonsi ad Sinlgaglia, quando el Dnca si trovara ad Pano, Viteloio, Signore Paulo Orsino , Duca di Grarina e Liverotto da Fermo con 2.000 fanti e circa 300 scoppettieri a cavallo ; e il resto di tutte le loro genti d*anne e fanti erano per cerle castella ail* intomo, discosto al più sei miglia. E perché costoro ponsavano di potere sforzare el Duca era necessario che lui pensassi sforzare loro. E sapiendo bene quali erano li disegni loro, e el sito délia terra come stava, e come posseva essere offeso e offendere altri ; scrisse la sera, che poi parti la mattina da Fano, ad quelli Orsin^ come voleva che traessino tutte le loro genti di Sinigaglia e si alloggiassino fuora in quelle case che io dico di sopra che sono accanto alla porta, e se le persone loro volevano alloggiare dentro la rimetteya in loro. Scrisse etiam che voleva che tutte le porte délia terra stessino serrate, da quella chë guardava verso quelle case in fuora, per cagione che non potessi entrare se non quelle genti che voleva. E cosi ordinato a* suoi soldati come avessino ad camminare e ad li Orsini come le avessino ad ricevere, si parti mattina ad giorno da Fano e ne venue verso Sinigaglia passo passe, con quello modo che possono le fanterie andare in ordinanza. E veramente per la quantité e qualità delle genti e per la umanità del sito che le mostrava tutte e non guastava Tordine loro, mi parse spettaculo raro ad vederle. Era ancora la punta di quello esercito discosto da Sinigaglia qualche tre miglia, quando gli Orsini e Vitelli cominciaron ad comparire per incontrare el Duca : vennono non tatti insieme, ma Tuno dopo Taltro : donde si présume che vi andassino, non per deliberazione comune, ma a caso, forzati da la nécessita e da la vergogna e vero da la buona fortuna d'altri, e da la cattiva loro. Venue Vitellozo in su una muletta, disarmato, con una gabbanella in dosso stretta.

nera e logora, e di sopra uno' gabbano nero foderato di verde ; e chi lo avessi veduto, non arebbe mai giudicato cbe fù8si colui cbe due voile questo anno sotto e' suoi auspicii avea cerco cacciare el re di Francia di Italia. Era el volto suo pallido e attonito, che dénota va ad ciascuno facilmente la sua futnra morte. Pu ricevuto costui e gli altrî con assai grata accoglienza, e ne vennono ragionando verso Sinigaglia quando con el Duca e quando con cbi li era ad canto. In questo mezo Tantiguardo délie genti d'arme avea passato el ponte, e secondo Tordine dato dal Duca, si era fermo fra el ponte e la porta, e aveno attelât! e' loro cavalli, che Tuna parte volgeva le stiene aile mura délia terra e Taltra al flume, e nel mezo rimanea strada al resto de lo esercito che passassi; e questo fece el Duca per essere signore di quel ponte e potersene servire in qualunque evento. U mille ft*a Svizzeri e Guasconi sopraddetti che erano dietro air antiguardo, entrorno nella terra, e dietro ad loro venue el Duca in mezo fra gli Orsini e Vitelli, e' quali perche non potessino partire da lui, venuti che li fussino incontro una volta, ave va ordinato a otto de* suoi primi Ûdati che dua di loro intrattenessino un di

quelli 6 in » [Le reste du Ms. consumé par la vétusté

n'est plus lisible.]

N» as. — CH. XXVI

(Récit de Burchard : Diarium, etc., ms. de la bibliothèque Corsini. — Cf. Rayaal, ann. 1503, n* 11, et Diarium^ etc.» ap. Notices de la Bibliothèque du Roi, tom. I, p. 118.)

« Sabbato 12 augusti 1503, in mane papa sensit se maie habere, et post horam vesperarum XXI, vel XXII venitei febris, quœ mansit continua. Die Martis 15 augusti 1503, ex-

iractœ fùenint ei tredecim uncisB sang^inis, et supenrenil febris tertiana. Die JotIs 17 augusti 1503, hora duodecima accepît medicinam, et die Veneris 18 augusti 1503, circa horam 12 vel 13, confessas est R. P. D. Petro Bpiscopo Galmensi, qui deinde dixit coram eo missam, et post communionem suam dédit pap» sacramentum Eucharistiœ sedenti in lecto. Quo facto finivit missam cui interfuerunt quinque cardinales, Tidelicet Arborensis, Gasentinus, Montisregalis, GasanoTa. Gonstantinopolitanus, quibus deinde papa dixit se maie sentire.

(( Hora Vesperarum data sibi extrema unctione per épiscopum Gulmensem expiravit, prœsentibus datario, et eodem episcopo, et pap» parephrenariis tantam stantibns.

u Dux (Valentinus) numquam venit ad papam in tota ejus inflrmitatc, née in morte, nec papa fuit memor unquam sui, yel Lucre tiœ in aliquo minimo verbo, in Iota sua infirmitate. »

Nous ajoutons à ce document les paroles de l'historien Sardi, dont le témoignage est invoqué plus haut (p. 468} :

« Ma Beltrando Gostabile, che allora era Ambasciatore del Duca Ercole di Ferrara in Roma, e Nicola Boncane Fiorentino, amico intrinseco del Gonfaloniere Soderino, con dieci lettere in cinque diversi giorni da loro scritte al Duca, e al Gardinale da Este, e lette da noi, mostrano la morte del papa, succedata in otto giorni per febbre terzana, in quel tempo estivo régnante in Roma : dalla quale egli il 10* giorno di Agosto assalito, ne mitigata per apertura di vena* né rinft*escata per mannopresa,spiro la sera, che dicemmo. Poî per la subuUizzione del sangue putre fatto in que* giorni restand 0 il cadavero annerito e gonfio, sorse la fama del veleno dachi non conobbe la causa di quagli effetti. »

DÉPÊCHES D'ANT. GIUSTININIANI

TOUCHANT LA MALADIE ET LA MORT DU PAPE (Dép. 444-445, 472 et 475, 479-487.)

Roma, 11 luglio 1503.

« Oggi soDO stato a Palazzo ed introdotto nelle intime camere, trovai Nostro Sigoore disteso sopra un letto, vestilo perô ; e con buona cera mi raccolse, dicendo che da tre giorni in qua un poco di flusso, non perô cattivo, gli aveva dato un poco di molestia, tamen sperava che anche di questo poco, da oggi in là, non saria piu niente »

Roma, 12 luglio 1503.

« Il papa facendo poco conto del suo maie, è stato al

fresco aile sue consuete logge a veder mostra di alcunî fanti n

Roma, 14 luglio 1503.

(' Oggi sono stato a Palazzo, ed introdotto da Nostro Signore, lo trovai in sale de' PonteÛci, nella consueta sedia, ben pero un poco flacchetto ; ma non ch'egli non fosse di buona voglia »

Roma, 7 agosto 1503.

« Entrato fUi dentro, trovai la Santità Sua non troppo allegro, più rinchiuso deli'aria del consucto, e mi disse : Signer Ambasciatore, ([uesti tanti ammalati che sono a Roma adesso, e che ogni giorno muoiono, ne fanno paura in modo, che siam disposti avère qualche più custodia, che non solevamo alla persona nostra »

Roma, 11 agosto 1503.

« Oggi si è celebrata la solennità deir elezione del

PonteÛce, e la Beatitudine Saa è uscita in capella, non con ia consueta giocondità, che in simil giorno è con sue Lo dimostrare , ma tutto sospeso neiranimo e travagliato nella

mente Yedete, vignor Ambasciatore, ^aiiti maM segui-

tano per non c'intender noi, e particolarmente coirillustrissima SigDoria. Siate cèrto efae latte cpieste case cesserebbero, ed ognuno si accosterebbe a noi ed a lei : e noi potremmo govemare il tulto paeificamente, é ridurre presto ritalia nell'antica liberté »

Rocna, 13 agosto ld03.

« Questa sera per buona via ho inteso che la causa che ieri Nostro Signore non tenne segnatura seconde Tordinario, e corne avea f;itlo întimare di voler fare» è stata perché dopo mangiare gli venne un accidente, e vomit6 il pasto, con altcrazione di fcbbre, la qualc li durô tutta la notte, ed oggi ancora ne ha sentito. Per il che il Palazzo, cioè le camère, sono state serra te, e non ha lasciato introdurre alcuno; non per6 che se ne ne dicease la causa vera» ma soltante che la Santita Sua era occupala col Duca per questa sua partita, e non voleva impaccio da alcuno per oggi. Il Duca ancora è in letto con febbre, e par che Torigine del maie deiruno e delFaltro è cbt.* uno di questi giorni, e fa oggi otto di» andarono a cena ad una vigna del Reyerendissimo Adriano, e sttetero fino a notte, doveintervenneroancora altre personne, e tutti &e ne sona risentiti. U piimo è stato proprio il Cardinale Adriano, che venerdlfu in cappella alla messa, e dopo mangiare gli venne un grandissime parosismo de febbre, che gli dar6 âne alla mattina seguente ; ieri ancora Tha avnta; ed anche oggi gli ètomata ; e dopo lui gli altri sono andate dietro, com*è sopraddetto. Domaltina investigherô con pari verità i parlicc^arî délia eoaa, e subito ne darô avviso alla Sublimità Vostra. »

Roma', 14 agosto 1503.

« Gontinuando la febbre a Nostro Signore, questa mattina gli è stato tratto sangue; e benchè si dica della quantità variamente, chi quattordiei e chi sedici once, tuttavia in-

tendo la verità essere dieeî ODce, ehe pare aneor troppo e mariTiglioso in Qomo di 73 aDni, come si dice essere la Beatitudine saa. Pure per qaesto non par la febbre cessi, ed hdla ayuta ancora oggi, ma non tanta quanta ieri ; e rerso sera anoora per feuoaa via ho inteso essergii stata €iTentolata nn pooo la vena, ch'é flegno pure che la materia non manca. Il Duca oggl é stato peggio che non feoe ieri, e, seeondo corne per bnona via ho inteso, stante le coae in qualche sospetto dî pericolo (chè aitro non si paô gindicare in nno Teeehio e replète eooi' è il Pontifice) per ogni buon ri^petto ha mandate a fistr ridurre la gente qua ; e dubitando che qnesta fama non gli faccia danno e qualche noTità aile eose di Roma, gia ha spaccialo ne'luoghi dlmportanza,. per dare awiso a* suoi, e fare smorzare la fama. •

Roma, 15 agosto 1503.

« Per le mie di icrl scritte per Evangelista coiriere, la Serenità vostra avrà inteso in che stato si ritrova Nostro Signore ed ancora il Duca Yalentino. Oggi sono stato vigilantissimo, e-con ogni mczzo possibileho investigato intendere come la cosa sia stata. Non si trova aieun fondamento iti Terità, perché non è alcuno che possa penetrare in luogo doT'è la Beatitudine Sua; e quelli che vi eulrano non eBccm fuora ; per congetiura si arbitra piutlosto maie ehe bene, perché tanta segreteEsa non causa da bene. Poi tutti i suoi, e che desiderano la sainte sua, affermano che sta bene enon ha più febbre, che è cosa da non credere e contra ogni ragione ; ehé avendo avuto due parosismi, com'è manifesto a tutti, e trattogli non manco di otto once di sangue, noné né vero, né vensimile, che in quel corpo non continui ancora la febbre a fare suo corso, e tanto più che le genti sue sono soilicetate ad accostarsi a Roma, ed in tutti i inoghi d'importanza sono state replicate lettere di buona custodia. I Gardinali suoi familiari e domestici oggi sono entrati nelle prime camere ; non sintende oon oertezza se sono stati introdotti più oltre, ma si crede che no; useiti fuora mostrano altegrezza; l^iatrjnsoco non s'intende. Dei Duca si Xmrla piè Ilberamente, che npn é senza maie, e di lui si diee essere peggiorato. Tra tutti gli altri Reyerendissimi

Gardinali pîù intento è alla yerilàil Reverendissimo Napoli, «he alcQD altro ; corne quello che per autorità ed età gli pare avère più parte in questo Pontiflcato : col quale oggi mi sono ritrovato, e parlando con me, com*è solito, con ogni confidenza, mi disse per oggi non aver potuto avère alcuna verità. E poi mi disse : Signor Ambasciatore, noi dobllamo sperare che Nostro Sîgnore debba star bene, non di meno «ssendo morlale e dell'età che è, potrebbe anche essere che Tora sua fosse venuta. Vedete che talto il ihondo è in armi^ e forse che chi potrà più vorrà che l'elezione d'on nuovo Pontefice si faccia con le armi, che sarà grandissimo scandalo e pericolo délia GhiesadiDio ; la quale, comesempre è stata, cosi deve al présente, daio ceuu^ esser raccomandata airillustrissima Signoria, ché è sola che pu6 rimediare a questa cosa, e far che le risse procedauo giuridicamente e senza violenza, acciô non segua qualche scisma e pericolo nella fede. E pregè me che di ciè ne dovessi dar notizia alla Sublimità Vostra. »

Roma, 16 agosto 1503.

« Stando in continua vigilanza per intender corne succède la malattia del Papa e del Duca, per buona via ho inteso che finora la febbre non abbandona ne Tuno ne Taltro, e conlinuamente Thanno. Vero è che il Duca Thapiù gagliarda, ed ha 1 parosismi subentranti ed accidenti strani, e questa notte passata a mezza notte ha mandato a chiamare i medici che sono alla sua cura, che non sono palatini, i quali ha ritenuto 11 , e non li lascia partire, e fa ancora maggior difficoltàin intendere lostato suo. Il Papa ha anch*egli la febbre ; e questa mattina ancora Taveva, ma più lenta del Duca; pur mai... — Il y a ici une lacune dans le texte; on pense qu'il faut la combler par ces deux mots : non cessa. — Il sangue che gli anno tratto, e in tanta quantità, è stato necessarissimo rimedio : chè certamente fin al présente actum esset de eo;che già la materia tendebatad caput, come principio di subetià (léthargie) ; pure ancora non è senza pericolo e Tuno e Taltro. Quel che più nocerà al Pontefice è la varie fantapie, délie quali per la natura sua in queste occorrenze non si potrà spogliare la mente ;

le quali, aggiungendo raffanno pel maie del Duca, faranno il caso più pericoloso. Non mancherô di stare in continua inquisizione délia verità, per dar subito avviso alla Sublimita Vostra di ogni occorrenza...Quanto succédera la SUblimita Vostra ne sarà avvisata; alla quale ho voluto spacciare il présente corriere con quanto è scritto per non la tenere in lunga aspettazione délie mie, che so devono essere da lei desiderate dapoi il giungere délie mie ultime. Ben le signiflco che contînuando in peggio questo caso del Ponteflce, e che Dio volesse far altro di Sua Santità ; avro bisogno di corrieri; né qui mi resta, se non un altro; ed a questi tempi non mi pare che le lettere délia Serenità Vostra debbano essere date in mano di altri, che non sisappia chi siano. Pero le ricordo, débita reverentia adhibita, che la faccia quella provvisione che alla sua somma sapienza parrà. Ne mi pare f\ior di proposito dirle questa parola che a questo bisogno, intervenendo il caso, ogni corriere di quelli che ordinariamente fanno Tufficio per la Sublimità Vostra non sarà da essere adoperato; non dicoper fede,ma perché molti non sanno uscire in manco tempo del suo ordinario. »

Roma, 17 agosto 1503.

« leri scrissi alla Sublimità Voslra per Girolamo Passamonte, corriere, quanto mi accadde. Ora mi accade signiflcarle come questa mattina Nostro Signore ha preso medicina, e pure la febbre continuamente lo molesta, e non senza pericolo : siccome oggi per buona via ho inteso che il Vescovo di Venosa, primario medico di Sua Beatitudine (che é perô creatura del cardinal Sangiorgio) ha fatto intendere al suo agente qui che la malatta del Ponteâce è di grandissimo pericolo ; e perô debba spacciare al Cardinale che si awicini in qua; e cosi il dette ha fatto. Essendo io poi andato a visitare il Reverendissimo Napoli, pur per intendero alcuna cosa in questa materia. Sua Signeria Reverendissima mi ha confermato il medesimo, e mostronmii una polizza scritta a lui per uno de'medici che sono a quella cura, nominato Maestro Scipio, nella quale gli scriye il Ponteâce star molto grave con febbre continua e grande, e che quasi pongono ogni speranza nella medicina

odierna. Qaesta sera al tardi tutto Palazzo era sottosopra, e, |come meglio possono, ciascheduno cerca di salvare il stto, tuttavia con gran segretezza : e quanto poDno i Papalisti e Ducheschi si sforzano nascondere la gravezz» del maie del Ponteâce, e lo fanno tanto poco, che sarebbe quasi... (encore une lacune qu'il faut remplir sans doute par meglio) qaando dicessero il vero. B inter cetera ho inteso che i due pulti (jeunes gens) (1), ovvero i govematori loro, hanno date principio a mandar via quanto ponno délia roba loro di yaluta, e per via di mare la mandano a Piombino. É stata ancora questa sera deputata custodia grande per tutti i luoghi di sospetto; si finge per essere venuta fama che in Bracciano son giunti molti cavalli e fanti, ma non si dice di chi ; pur si giudica che la principal causa délia custodia sia per il pericolo che si vcde nel maie del Papa. Sto Yigilantissimo e per ogni via e mezzo mi sforzo intendere quanto segue, per tcnere benavvertitala Serenità Vostra di quel che ora per ora accade. »

Roma, 18 agosto 1503.

« Sentendo Nostro Signore il pericolo del maie suo, questa mattina, a buon'orà, si è communicato, c sonostatiammessi dalla Beatitudine Sua alcuni de'Gardinali di Palazzo ; questa Gommunione perô è fatta segretamente, perché, quanto possonO) i suoi si sforzano di tenere il suo maie occulte. Pur io ho inteso che il Yescovo di Venosa questa mattina, a buon ora, avanti la Gommunione, uscl dalla caméra del Papa, piangendo, dolendosi e dlcendo con alcuni de*suoi che il pericolo era grande, e molto si rammaricava che la medicina di ieri non avesse dato a Sua Beatitudine quelgiovamento che avrebbe dovuto dare. Tutta questa terra sta interdetta ; pure essendo la cosa del pericolo segreta, non si vede alcuno palese novità; benchè tutti stiano sopradi se, con desiderioperôdiognuno che questa infermità debba essere il âne délie tribulazioni délia Gristianità. 11 Duca ancora continua a star maie, e per quel che palesemente Tien dette, si afferma che stia in maggior pericolo, che il Papa :

(1) GiustLdiaoi veut désigner ici GiovAnni Borgia, an fils de César (V. Pièces Justif. n« 18), et Rodrigue, le âls de Lucrèce et d'Alphonse d'Aragon.

tuttavia quesle sono parole dette da'suoi propri, che par loro essere di maggior pericolo il pubblicare il mal del Papa, che quel del Duca, e perô di esso i più prudenti ne fanno poco conto, e mettono il pericolo dovo egli dev*esser posto. »

Roma, 18 agosto 1503, aile ore 19.

« In quest'ora il Reverendissimo Napoli, per uno de'suoi palafrenieri, mi ha mandato a dire che gli dovessi subito mandare il mio segretario, chè aveva a communicargli cosa d'importanza : il quale subito andô, ed esseudo in conferimento con Sua SignoriaRevcrendissima (nel quale si diceva par nuovo awiso avuto, il peggiorare del Pontefice, e che stava in grandissimo pericolo : dichiarandogli la singolar fedc e riverenza che egli e tutta sua casa avevano in ogni tempo avuto airillustrissima Signoria Vostra, ed onestamente ricercando il favore délia Sublimità Vostra, in caso di elezione del nuovo Pontefice, non perô di altra cosa, se non che con l'autorità sua Ella dovesse fare di questa elezione, dovendosi fare, che si facesse libéra e senza violenza ne forza d*arme ; che non poteva essere se non con carico di questo serenissimo Dominio, che solo era in Italia che potesse provedere a questo bisogno, e difendere la libertà ccclesiastica, délia quale sempre era stato difensore) ; sovraggiunse un messo, mandato dal Vescovo di Garinola, vicario del Papa, il quale continuamente assiste la Beatitudine Sua, ed essendo stata fatta Tambasciata, Sua Signoria Revercndissima, fatto ridurre il Segretario mio in un came rotto, parlô a questo messo, il quale partito, chiamô il Segretario mio, e disse : Signor Segretario, non più eerimonie ne belle parole ; andatc adesso e fate Tambasciatore spacci immediatamente, e dia awiso airillustrissima Signoria che il Papa graviter laborat; e costui mi ha fatto intendere, 9 nome del suo padrone, ch'egli dubita, se Dio non fa miracolo, ch'egli non puù campartroppo; ed il piùlungo termine che per i medici gli si è dato è il far délia luna. Ed in gran celerita gli detta liccnza, facendogli pressa allô spacciare. Il quale essendo in quest'ora ritornato, per quanto far 1 conviene al debito mio, ho voluto spacciare il présente cor-

LBS BORGIA. 11

riere alla Sublimità Yostra, alla quale signlfico che, tutiora scrivcudo, per via di uno che sta in Castel S. Angelo, sono avvisato a quesl ora essere andato al Gastello uno de' paleft*enieri del Papa, ed avendo parlato col Gastellano segretamente, subito ildetto fece serrare il Gastello, e métier tutti in arme, e con graifdiligenza faceva caricarle artiglierie. »

Roma, 18 agosto 1503. aile ore 2S.

u Oggi aile ore 19 furono le ultime mie alla Sublimità Vostra per Lorenzo da Gamerino, e da poi il partire suo è .slato da me Maestro Scipio, medico che viene da Palazzo, e mi ha fatto intendere che dalle 16 ore in qua, volendosi levarc Noslro Signore per avère bénéficie del corpo, se gli mosse il catarro, cd andô in angoscia, e da quelle in qua è semprc andato di maie in peggio, sicchè, per giudizlo suo questa notte terminera la vita. E, per quantomi ha narrato, per il discorso di tutto il maie ed accidenti accaduti c rimedii fatti, ô da giudicare che il principio del suo maie sia stato apoplessia, e di questo parère è questo medico, uomo excellente nelFarte sua. Del Duca mi ha affermato che sta senza pericolo alcuno, sincero di febbre, e che a piacer suo si pu6 levare di letto ; il quale tultavia, per quanto il detto mi riferisce, che ora viene da lui, si prépara per ridursi questa notte in castel S. Angelo, e 11 farsi forte per sua sicurtà ; dove anche sono stati mandati i due putti, e per il corritoio coperto tuttavia dal Palazzo al Gastello si conduceva roba del Duca c degli altri suoi. Questa mattina a buon'ora fu spacciato che le genti dovessero venire in qua con ogni celerità, e per essere più presto divessero venire leggiere senza impedimento di armi ; e già n'è giunta una parte, e tuttavia si vede venir soldati. Tutti si ridussero in Borgo, ed ô andato anche il tamburino per la terra chiamando lutta la guardia, con pena délia força a ciascuno, che si debbano presenlare al suo Gapitano a Palazzo, e lutta la gente si riduce in Borgo. La terra tuttavia va sottossopra, spccialmente atlorno Banchi, i quali sono serrati, c ciascuno cerca di assicurarsi il meglio che pu6. Sto attente in attendere Testrema ora, ed immediamentc spacciare alla Sublimità Vostra. »

Roma, 18 agosto 1503, hora prima noctis,

« In quest*ora è venuto D. Alvarotto de Alvarottis, cittadino Padovano délia Sublimita Yostra, e insiememente domestico del Reverendissimo Sta-Prassede, e mi ha riferito che, essendo col suo Cardinale, renne 11 D. Romolino, Cameriere del Duca, e fece intendere a Sua Signoria corne Nostro Signore in quell'ora expiraverat ; qui inpace requiescat. Il Signor Duca ed anche la persona sua raccomanda a Sua Signoria Reverendissima. Il deito anche gli fece intendere che questa mattina il Duca avea spacciato un messo ai Signor Prospero Golonna a fargli intendere ehe volessc essere in favor suo, chè da ora gli offriva restituire tutto il suo stato. Questo caso délia morte mi è stato ancora confermato per via del Reverendissimo Cardinal di Trani. »

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