CHAPITRE
Poscia che la virtù alta e infinita del conte i ragi sparse iiitorno e d'ogni ben se vidde esser gradita,
L'animo havendo de excellentia adorno, consyderava che le sue richeze, le quai crescer vedea di gjorno in gjorno, Fosse, vil cosa non in chiar belleze del uso human, cum summa libertate spenderle bene e a gloriose alteze.
Consyderando che l'antiquitate
par degna, pare itnmensa e amirativa, a tucta gente e per longingue etate Nel bello edificare : e che l'activa vita non possi più gran cosa fare.
délia quai non bisogna che altri scriva Pero che sempre over gran lempo apare Tadmirando stupore negli ochi avante di ciascun huom, che cio vol remirare Ne se suspecta che le gratie sancte
délia eloquentia adorni el suo splendore, corne de Taltre cose dette avante.
Ladonde el conte de infinito amore ardendo a edificare prima in Vrbino incominciovi cum supremo core Non edifitio humano, anzi divino
d'un gran palazzo, el quale a simil terra si come lui, è stalo un chiar destino. Pero che quanlo el cerchio délia terra gira secondo che ognun parla e dice più bella cosa a se dentro non serra, Ne quella antiqua etade, largitrice
di cotai cosa, gratia, non gia di grandeza. perche secondo chel se vede e dice, Gran circuiti e mirabil alteza
preser color, le posse eran magiore ma più ragione e altissima belleza Non fu in altri, benche che el chiar splendore degli edifitii non sia l' ampio giro.
ecco se appruova per quel gentil core De Arthemisia regale, che poi el martiro che hebbe del suo dilecto e chiar marito morendo lui, e lei cum aimo miro Hebbe el suo core in tucto stabilito di quello eterno el nome col suo tare, e quindi gli hebbe cum gran spesa ordito
Un chiar sepulcro, el quale se fe chiamare mausoleo, e cusi tucti poi da quel se vidder gli altri nominare.
Dove se ben pensando guardian noi questa, pur troverem denominato del mondo certo infra i miracol suoi,
Che furon sette ; et esser elevato
col raagisterio, e pel supremo ingegno sopra tucti altri e di gran nome ornato,
Non V ampio giro. Adunque el fece degno cusi di quel palazzo, che se el Conte del animo suo altero hogi gran segno
Se de cantare, e che in alpestro monte tanto edifitio situato sia e che cum lui tal bolla sia congionte.
E cusi pensa ancor la mente mia
che l'alta maraviglia, che è in Egipto, délia Pyramidal van fantasia
Più ne sia hogi et in quel tempo dicto per la distantia di cotai materia de che e composta, e cusi trovo scripto.
Or chi riguarda la presenza altéra del admirando e nobile aedifitio, che fece el Conte, onde sol ripe vera
Vedera ben, che el glorioso hospitio e situato in luoco de gran spesa, e da prender spavento a tanto initio.
Perche, si come altrove, a la distesa ivi non corron le comoditate del fabricar : dunque a si alta impresa
Spregiando el Conte ivi ogni extremitade dette principo al opra tanto immensa ; facendo a se venir d'ogni conlrade
Sublimi ingegni; e qualunque huom se pensa che sia el bisogno a la mirabil opra a se gli tira, e al opra gli dispensa.
E l'architecto a tucti gli altri sopra
fu Lutian Lauranna, huonio excellente che per nome vive, benche morte el cuopra
Quai cum l'ingegnio altissimo e possenle guidava Topera col parer del Conte, che a ciô el parère havea alto e lucenlc
MA EXTRAITS DE LA CHRONIQUE RlMÉE
Quanto altro Sigoor mai, e le voglie pronte. e ragione è, che l'optimo archilecto sia quel, che al spendere âpre l'aureo fonte. E per ornavlo ben d'ogni dilecto lirô de tucta Italia i più famosi Tntagliator de marmi, et corne è decto Dispensô l'opre : ove quel gloriosi ingegni affatigarsi cum tal cura che insiem cum li gran pregi fur famosi, Ivi mostrando quanto che natura
possa in taie arte; e poi l'adornamento ove conviense delà depintura De tucti quei, che hebber più sentimento nella sua etade ; e de legniame ancora non mancô parte per suo compimento.
Nel oui chiar magisterio a se in brève hora hebbe excellenti e gloriosi ingegni.
ma più el vedere assai che léger fora Mestier loro opéra e altissimi disegni si de comessi come rilevati intagli, situati' n luochi degni.
E s'io volessi haver qui recilati
a parte a parte i membri ben composti di tal palazzo et quanti ricchi ornati Cosa impossibil fora ; e ancor postposti molti altri fatti haver bisogneria a quel convien che la mia penna acosti. Ma pur el Conte al alta fantasia
andando cum 1' etade ognhora avante ove ingegno alcun sentia D'architectura, tutto jubilante
a se el tirava, e quinci fuor si chiari che ogni grande huom bramava aver errante E non volendo lui haver men chari
i luochi di men pregio, ne dar men vanto nel suo murare, e farli in se dispari, Lassero in tutti luochi; e come quanto pero via scorro quanto io posso brève narrando de tal cosa pure alquanto.
Benchè a l'animo suo era assai lève
che in cento e trecento luochi in un sol niurar facoa, o in luochi aipcptri o grève.
E a tucti v'era si devoto e pronto
clie ad alcun più che ad Taltro non mancava,
anzi ognhor più liaveresvi ancora gionto. Ma più clie agli altri sempre seguitava
come principal sedia al suo domino
entro d'Vrbino e ornato fabbricava.
E come al uso humano anco al divino
culto ordinô un tempio glorioso,
al quai sua morte fu crudel destino.
Porche col core in ciô desyderoso
seguendo giva et anco havea ordinato
nel suo palazzo al ultimo riposo Vn tempio taie che haverebbe superato
d'ordin, belleza e nobile ornamento
qualunque mai fu bene edilicato.
El disegno del quale grande è argumente
che lui divoto a cose sancte attese
cum sincero e nobil documenlo.
Ne perdonando el Conte al altre spese
che in casa volse pascer l' intellecto
si come l'ochio e cum le voglie acese Principiô cum nobile intellecto
Vna Biliotecha tanta e taie
che ad ogni ingegnio è altissirao dilecto. E in tucte faculta universale
lui adornè de libri in numéro tanto,
che ogni chiar spirto li puo spiegar taie. Prima di quel colegio sacro e sancto
Theologi divoti Topre tucte
coperte e ornate de mirabil manlo.
E le scripture possa che constructe
da Philosophi antichi al mondo t'uro
quante hogi se ne trova ivi en reducte, Le storie tucte, el sacro concistoro
de chiar Poeti, e i nobili Legisti,
Medici molti in ordine decoro, Poi de diverse lingue anco ivi ho visti
Arabi, Greci et venerandi Hebrei
libri diversi et insiem cum gli altri misli, Gli ornamenti dei quali io non potrei
scriver in parte non che inleramenle.
e gia più nol)il spirli ivi io ve(hn
i\G EXTRAITS DE LA CHRONIQUE RIIMÉE
Dal slupor vinti. or in queste excellente opère el Conte menando sua vita, non era in pace men savio e prudenUe
Che in guerra fusse, ne ancor men gradiita la fama sua, perche l'otio schiffando havea la mente ad ogni bene unita,
E cum summa pietade administrando el stato suo, non Signer, ma pietoso pâtre de tucti humanamente, e quantdo
Altri haverebbe al cor dato riposo, egli era sempre vigilante e desto cosi al picol come al più famoso.
Ne mai alcun si doloroso ne mesto
gli andô per gratia lachrimando ai piedi che col parlar in gratioso gesto
Nol fesse lieto ; et mai turbato diedi
risposta ad alcun miser pien di errore, ne mal contento alcuno a casa riedi
Partendose da lui : e tanto amore era nei servi suoi, che ognun dicea :
havemo uno human pâtre, e non Signore
E la clementia, intorno chel spandea, d'una gjustitia, mista cum pietade, cum gran prudentia da lui procèdes E dal chiar fonte délia sua bontade .