CHAPITRE
piaqueli chiamare
per preceptore quel conosciuto in pria
Maestro Lazaro, huomo siugulare del ordine sacro dei Predicatore, Theologo gentil come anco apare
Pien d'inOnito et excessivo amore e al opre de Aristotiie molto attento e délia sua doctrina un chiar splendore
. . . . e ancor piacevali senlire Di quella acuta, altissima scienza Algebra, Arithmetica ogni giorno, in quai divenne un huom pien de excellenza.
Et di ciô el suo Maestro fu lo adorno d'infinité virtù^ cbiaro Alamanno Paulo : al quai hor la mia penna torno
El quale adunque in tali costumi avolto
le fabriche sue tucte yisitando
andava cum benigno e lieto volto Hor questOy hor quello aperto dimandando
d'ogni loro opéra cum judicio intero.
ne gia qui degio andar dimenticando Dello admirando suo palazzo altero
nella Città de Ogobio e del quale
non potrei tanto dir
Le Livre XV (chap. 58-60) décrit rentrée du duc à Naples et les grands honneurs qui lui furent rendus. Nous extrayons le passage suivant du chapitre 59.
Ma l'allegrezza mai non è si accesa
ne doice tanto^ quai poi la tristitia.
e cusi l'aima dal timor compresa Moite ?olte gli par che sia malitia
la vera bona et optima novella
ne cape in se speranza e gran letitia» E la presteza a quel che ognun favella
toglie la fede ancor la nominanza
finchè non giunge quel che ciô cancella.
Le Livre XVI (chap. 61-64) raconte l'arrivée du roi Ferdinand à Rome, ainsi que celle, du duc. Le soixante-quatrième chapitre contient un long panégyrique sur la double vocation du duc conmie souverain et comme guerrier.
Le Livre XVII' (chap. 65-66) raconte la rencontre du comte Carlo à Montone, le voyage du prince à Pérouse, et son entreprise contre Sienne.
Le Livre XVIII (chap. 67-70) raconte comment Carlo Manfredi fut chassé de Faenza par son frère Galeotto; comment le duc entreprit une expédition en sa faveur, et comment, à son retour, il se cassa la jambe près de S. Marino.
Le Livre XIX (chap. 71-75) comprend la première année de la guerre en Toscane.
Le Livre XX (chap. 76-84) rapporte ce qui sunrînt pendant la seconde année de la guerre de Toscane. Nous en extrayons un passage qui, comme le précédent, nous permet dé juger des sentiments de Giovanni :
Ma sempre Talma ingrata ordina e lila
contrario oierto agU atti beneficij
e quanti magior son, piii abbaaaa e infila. E parmi che ûa colmo a tucti i ▼ ity
ringratitudin^ quai de pieta el fonte
secca destrugie e li pietosi oflitij.
Le livre XXI (chap. 85-88) traite du séjour du duc à Viteiho, et, par occasion, de la dignité du législateur et du guerrier. Ensuite il rapporte l'envahissement de la Fouille par les Turcs.
Le livre XXII (chap. 89-95} contient le récit de la guerre des Vénitiens contre le duc de Ferrare» Hercule d'Esté, et la mission du comte Geronimo à Vexùse. Puis le chafiitre 9t présente, à propos du voyage du duc d'Urlùn à Milan, une digression trèsintéressante sur Tart de la peinture et sur les maîtres du temps. Nous donnons ce passage en entier.
Chp. 91. Delà fortita del duca da Urbina per andare a Milano, e una disputa delà pittura,
Havendo el Duca stabilito in tucto
andar dove tomar lui non dovea^
sendo hogî mai al ultimo riducto Delà sua vita; in ordine se mettea^
como se oonveȔa al grado in cui
viveodo ogidiora più alto v' ascend^ Menando in compagnia fedel de lui,
oltra la sua solita famiglia,
e Conti e Cavalier compagni suij, Homin de iogegno e pten de maratiglia,
Philosophi, Théologie e Legisti^
Astronomi et Architetti iri tante miglia.
DE GIOVANNI SANTi. 419
El giorno poi San Giorgio havendo visti
e celebrati li funebri offitij
pei fratei suoi esseodo afQicti e tristi De tal partita cum si scuri indity,
li Ciltadin fedei cum gli ochi pregni
di lachrime e suspiri seuza alcuo vitij El riguardavan drieto, coroo indegni
d'un tanto bon Signore e vero padre
che gli facea parer fra gli altri degni. El acompagnato dai fedel suo fradre
Octaviano e dal suo dolce (iglio
Guido e da gente in habito leggiadre, Essendo aiamol cum pietoso ciglio
rivolto al fratei car pietosamente
quasi indovin del suo vital perigliOi In prima el figliuol suo col cor ardente
li raccomanda e poi gramici tucti
et ello in vista afÎDicto assai dolente Da suspir vinto e da gran pianti, e tucti
rispondere non li puote e cusi ognuno
se parte^ essendo in l'alpe gia conducti Dei fiorentin gran gentil et ivi opuno
cum riverentia lieta el circumdando^
insino al Borgo andar, dov' è el comuno, Cum alte voce e gran festa cantando,
venneli incontra el Cittadin famoso
Lorenzo deli Medici scontrando»
Gbe da Fiorenza dove è el suo riposo
insino al Borgo ad bonorarlo venne
Allegro in ?ista altero e vigoroso.
De Siena Anton Bellanti non se tenne
che nol venisse a riscontrar si corne
amico suo fedel^ saggio e solenne.
Et in Val d'Amo cum sue bianche cbiome
havendol riscontrato el Duca i disse,
Antonio roio, le inique e crudel some' Delà tua patria infra discordie e risse
per che fuggir tu possa, et evitare^
e che le tue ricchezze ancor stien iisse, Piacciati a Urbm per alcun tempo andare,
perè ch' io ?eggio Siena in gran tumulto
e sotto sopra quel stato voltare;
InUnto el Duca caTalcando forte^ giunse a Ferrara^ dove quel Signore ' se havesse hauto el cainpo in su le porte^
Non bavria hauto si tremante el core^ sonza proTedimento e sbigotito per quello insulto e û grave furore.
Ma la Ducbessa al prendere buon partito havea prontezza et animo yirile, e gran consiglio saggîo e riverito.
Questo soyente adTien che l'aima vile innella causa propria al huom diventa e nel bisogno suo manca ogni stile.
Dunque vedendo el Duca esser spenta nel Duca Hercul tucta la sua speoe) ne l'aima baver de isdegno al damno certa.
Quel riconforta e nel parlar sovviene, promette in brève dl^ che gran soceorso la lega manderalli quai conyiene.
Et cbe el giunto a Milan cum celer corso tomerà indrieto et mènera la gente per liberarlo da si extremo morso.
Ma cb' in sto mezzo : al spender sia Tervente^ tempo è da guadagnar : tempo ë da spendere. si cbe ai suoi facti el sia buom diligente.
Che li bisogna cum color contendere
che ban cervel denari : cum spirto altero benchè la lega è prompta a lui difendere. ^
Indl poi el Duca cbe ha gran disidero ritrovarsi a Milan per riunire quel stato : e poi oprare altro mistero.
Partisse da Ferrara> et nel transira nel Pulesine entro de FigaruolOi el quale già non se deve un castel dire^
Ma un palazzo simplicetto e solo^ el quai providde intorno de bastie per tenervi distante l'altrui stuolo.
Dunqua ivi stando e rimirando quie, consiglio al Duca flercui de tagliare el Po di sopra aie imposte bastie.
El che ricusa Hercul voler fare^
dicendo questo è el meglio del mio stato^ cl Duca a lui incomincia a parlare :
DE GIOVAISNI SANTI ^ 425
Et se ci6 far per vol sia ricusato,
faranio li inimici a vostro danno,
cum più possente e nobile apparato.
0 quanto ancora al Duca era aspro affanno
vedendo ordin nessuno apparecchiato
a spender per diffesa : e quanti stanno Contra de lui cum nobil apparato
li Veneti a gran spesa non guardando,
cum gente e cum armate in ogni lato.
Hor cusi il Duca avante cavalcando,
giungendo a Caste! nuovo ivi disegna
alcun ripari^ a quai dentro lassando Jacomaccio da Trento^ el quai non sdegna
affanno ne pericolo^ e Cirro ancora^
0 coppia d'huomin per diffesa degna!
A Mantua poi se volge e di lei fuora
ne venue ad bonorarlo el chiar Marchese,
conforme a lui del nome : e! quai Thonora Cum si mirabil festa e cum gran spese
cum tanto lieto cor^ ch' io non potrei
in fran volume baver sue laude istese^ Si como dono bavendo da gli idei
r andata d'un tanto bomo : in casa propria
dicendo e una voita e quattro e sei, Cbe mentre che era quivi ogni sua copia,
ogni fortezza e secreto tesoro,
del quai lui non havea quai molti inopia Potesse usare : e como pâtre loro
e ver Signore e quai gratia volea
andasse el Duca o in casa^ o in altro foro^ Cbe per niente lui non intendea
esser Signer del suc, mentre Vera elle.
bor questo el Duca quando allor vedea Quanto più libéral se mostra quello
cura tanto più modestia e gentilleza
usava el don, como d'un car' fratello.
Poi riguardando el sito e la bellezza
de si gran terra, e poi del' ampia corte
bebbe al mirar grandissima dolcezza Le mirabil picture e excelsa sorte
del alto ingegno e cbiar de Axdrba MAiftECif a,
a cui el ciel de gratia aprl le porte
EXTRAITS DE LA CHROISIQUË HIHÈÏ.
Nella piclura si eiœllenle e degna,
la quai liorisce ia questa illustre elade e vie pîù che altri Andrca porta l'insegna De sua eicellentia : e grande auctoritade. el Duca adunque, quai Bolemue opiflce, quelle picture in tanta dignitade CoDsiderando del valente artifice, laudava cum bon termine e eiallea Gum sue parole e laude maguirice.
Et certameote la Datura Andréa dotd de tante excelse e degne parte, cbe già non bo se più dotar potea.
Perche de tucti i membri de taie arte lo integro e chiaro carpo lui possède pià cbe buom de Italia o dele exlente parte. Tro*«si ben talor chi in una excède
alcun grande huom, ina quai considra bene, coœo l'opère sue a uoi dan fede, Vedrà cbe primamente lui si tiene el grau disegno, vero fondamenio lela piclura, e in lui secondo viene Dientione un lucido ornamento, ai cbe se spente fusse e morte in tucto e fantasie, seconde io Tedo e sento, m rinate iu lui cura tant» (ructo, le che succède e vien de drielo ad ello, :he possa senza affanno essere instructo. nai huom preee e adoperô el pennello ) tltro Elil che de l'antichitade :um tanta verità fusse quanf ello ir Buccessore, ne cum maggior bellade, : sel dir non ë troppo, ei loro avanti l'excède tucta quelU vetustade.
rci cui io el pono a tucti quanti innanzi per diligentia e vago colorire, cum tucti i lermini suoi e varij distanzi, Moventia de diBegnio, e fa stupire
qualunque i scorti suoi vede e rimira, die ingannan l'occbio e l'arte fan gioire. La Prospectira, quai drielo se lira Arithmetica e insiem Geometria e r alta Arcbitectura, cbe s' ammira,
Cum quanto ingegno in huom possibil sia^
riluce e splende^ exprime in gran concepti^
Ond' io stupisGO in eila mente mia.
In somma quel che molti altri intellecti
nella pîctura excelsa han dimostrati,
riluce in lui cum sui termin perfecti.
Ne pretermesso ha ancor cum dola e grati
modi il rilevo^ perché alla sculptura
mostrar quanto idea el cielo e in dolci fati. Dunque meritamente la natura
de lui se puè lodare e chi el promosse
ala militia per sua gran pictura^ Da honesto zelo e gentil cor se mosse
per ricoprir l'infamia dei modemi;
che ad ayaritia lor mente percosse. Più cose son ch' al mondo fanno etemi
el nome ali mortal^ le lettre imprima
che son fondate in tanti saldi pemi.
Ma queste due par che alzin Thuomo in cima,
la Poesia e la Istoria in cui se canta
de ognun che far sen puote alcuna estima. Foi la Sculptura e la Pictura tanta
préserva la presentia dei mortale
e immagin vera d'ogni nobil pianta.
Le cui due arte quante sieno e quale
de ingegno e di gran studio ardisco dire
che insino al ciel bisogna spiegar l'aie. Et quale è quel che YOglia contradire
che Tantigraphice arte> ver disegno^
non faccia ogni mestier quinci fiorire?
Qualunque parte n'ha più ch' altro è degno
nel suo mestier^ ne pu6 lo agricultore
senza di lei senrar termine o segno.
Che adunque è dei modemi tanto errore
si universale acuta e gran scienza
laude non dare a lei debito honore.
Guarda el culto divin di costei senza
che nulla val l'Architectura e sotto
a tal doctrina è singular semenza.
Un Gapitan dell' arme quanto è docto
più de disegno el suo campo diparte
e meglio alloggia in suo salvo ridocto.
Ma tornando al allezza de taie arte
leggi gli antichi in quanto grado e honore de sua excellentia alzar ciascuna parte.
Plinio n' è testimon pria pien de ardore, VetruTÎo anco^ el diffinire ancora di Eupompo in Macedonia, huom di gran core ;
El quai Yolea che de excellentia faora ogui arte fusse al mondo senza lei.
el secul nostro tanto la dirora,
Che una taie dote infusa dali Idei fra le mechanlche arte vogUon porre ingrati^ iniqui^ sconoscenti e rei.
Chi è quel che possa le gran laude torre a prospectiva, alta scienza acuta, piii che Geometria e più ampia corref
Costei in propria forma e lei trasmuta in scorto ogni figura poi riduce ne in terra in altro secol più veduta.
Et si perfectamente hoggi riluce che como scorge la virtù visiva perfectamente in disegnio riduce.
Hor tal scienza dicta Prospectiva,
forse è, a dir che cum ragion non prova da quai chiar senso e gran virtù deriTa.
Et benchè el tin di lei Thuom si non trova, pur è delà pictura merobro intêro e invention del nostro secol nova.
Et quai discerne o ver comprende el veto, vedrà diflicultà vie ancor maggiore nela pictura e cum più magistero.
Chi sarà quel che possa el chiar colore lucido e trasparente de un rubino contrafar mai o el suo vago splendore?
Chi è quel che possa el sol in sul mattino dipingere mai^ o un specchiar del' acque cum fronde e fior vicini al lor confino?
Quai mai si excellente al mondo nacque che un bianco giglio faccia, o fresca rosa cum quel bel pur ch' a natura piacque?
El paragon se trova : ove ogni cosa viuta riman ne si pu6 causare al paragon sufflciente chiosa.
Insomma ei che fa? cerca ingann
al' occhio la pictura : e quel che è piano
tueto rilieTO al senso dimostrare, Et dô che la natura per lontano,
0 dapresso dimostra, cum chiar stile^
fingere e dimostrare al senso humano.
Nela cui arte splendida e gentile
nel secol nostro tanti chiar son stati,
che ciascuno altro fan parer cosa vile. A Brugia fu tra gii altri più lodato
il gran Joannes^ el discepol Ruggero
con tanti d'alto merto dotati.
Délia cui arte e sommo magistero
di colorire fumo si excellent!^
che han superato spesse tolte il vero. Ma neil' Italia in questa età présente
vi fu il degAo Gentil da Fabriano,
GioYan da Fiesol frate al bene ardente, E in medaglie ed in pictura il Pisano,
frate Filippo e Francesco Pesselli,
Domenico chiamato il Veneziano, Massaccio e TAndrian, Paolo OccelH,
Antonio e Pier si gran dlsegnatori,
Pier del Borgo antico plu di quelli.
Due giovin par d'etate e par d'amori,
Leonardo da Vinci e'I Perusino,
Pier délia Pieve, che son divin pittori, E'I Ghirlandaja, e'I giovin Filippino,
Sandro da Botticello e'I Cortonese
Luca d'ingegno e spirto pellegrino.
Or lasciando d'Etruria il bel paese
Antonel da Sieilia, nom cosl chîaro,
Giovan Bellin, che sue lodi distese.
Gentil suo fratre e Gosmo gli sta a paro.
Ercule ancora e molti ch' io trapasso,
non lasciando Melozzo a me si caro, Che in prospectiva ha steso tanto il passo.
poscia in scultura l'alto Donatello
como il dimostra il bronzo e il dure sasso, E il vago Desider si dolce e bello,
Messer Jacopo detto délia fonte,
e il buon Vecchietlo, e'I Rossellîn con quello
ViUorio di Lorenzo, e il chiaro fonte d'umanitate e innata gentilezza, che alla pittura e alla scultura è ud ponte,
Sopra del quai si passa cum destrezza,
dico Andréa da Yeirocchio^ e Andréa da Roina à gran compositore e cum bellezza.
Antonio Riccio el quai tanto si noma^ et in bassorillevo el chiar Senese summo architecto cum sua degnia chioma.
Ambrosio da Milan di cui en palese li mirabil fogliami ond' egli agguaglia gli anticbi in ciô : cum le lor mente accese
Hor de chi pinse> sculpse : pinge et intaglia l'opre nel mondo ognhor se vede e mira el nome loro in quanto grado saglia.
Quai dunque ë quel, cbe non se accenda in ira, se ha flor de ingegno in questo secol vile non Talzi, quanto è el merto ch' se tira?
Fra i Greei solo a nobile e gentile era concesso un si chiaro exercitio molti Philosophant! usar tal stile.
Et perché V è una porta e chiaro initio a risarcir Tinge^o : era per leggie che i padri ai lor figluol nel caro ospitio
Imprender fesser, como ancor se leggie, i'Antigrafice : et a Roma Scipione et Gesare anco e molti di chiar greggie
Fur docti in ciô e sepper sua ragione, ai nostri dl lo antico re Raniero dipinse e a molti chiar lui se prepone.
Queste cose habbiam detto cum sincero Animo a la pictura e per laudare Messer Andréa, che in ciô tien lo impero,
Che fea el Duca d'Vrbino in se restare istupefacto allor quando el vedea le sue picture et arte singolare.
Hor perché ognhor Roberto percotea
le terre del Pulesin, che habbiam detto, el Duca gran disio pei core havea
Darli rimedio, onde da quel diletto partisse ceiermente, e inver Milano andava, hayendo al cor molto dispetto
Ch' ei fosse dal suo exercito lonlano.
cusi gingendo poi a Casalmaggiore^
quindi fermosse et ecco el ParmegiaDo Antiste : in nome detto Sagramore
venire a lui^ e poi Constanzo Sforza^
che contra i Rossi hayea sdegnato el core. Indi poi el numer del venir rinforza
Signor : Ck)nti : e Baron cum chiaro ciglio
per ogni strada, or da poggia, or da orza. Venne ivi da Milan l'alto consiglio
col Signor Lodovico^ e quindi possa
havendo ognuno el suo pensier yermigtio Contra Venetian» per quella mossa
fu consultato^ el Duca ritomasse
in Ferrarese ad ostar Talta possa Dei Veneti e cbe qui temporeggiasse
tanto che Piermaria fusse sospinto
del stato overamente el se accordasse.
Et che indi possa ognun di zel depinto
concorrere a liberare Ferrara
0 in Lombardia cum ordin non distinto
se volgeria la guerra e crudel gara.
Le livre XXQI (chap. 96-99) rapporte comment Roberto Malatesta fit jeter un pont sur le Pô; il raconte ensuite la bataille de Canipo Morte, et enfin la mort du duc d'Urbin. Voici de quelle façon Giovanni Santi termine son dernier chapitre :
lo dioo adunque> el Duca del quale hora se parla, essendo spento de sua yita, che questa nostra etade tanto honora,
Da quella sua famiglia tanto sbigottita fu riportato a Vrbin do?e fu pianto dai figli e dal fratello ; e da infinita
Turba degl' huomin suoi cum nero manto, distante da Yrbin ben mille passi fu seppelito 11 nel tempio santo
Di San Donato e si perché lassasse ogni pompa, fuggendo, solo al cielo havendo voUo i spirli stanchi e lassi.
In el cui tempio el triomphal suo vélo
or giace : or se riposa : e'I suo fratello
pien de alto amore e caritade e zelo Edificar fa un tempio ricco e bello
ai poveri observanti di Francesco
cum un sepolcro^ quai conviense a quello. Et ogni di nel cor più grato e fresco
el buon spento Signore ai senri suoi,
gioria e triompho al chiar nom Feltresco,
quai pensar dei e giudicar tu puoi Finis Deo gratias.
Après cette analyse rapide, entremêlée de citations qui suffisent pour faire juger de la forme et du style de Touvrage, nous croyons devoir encore extraire quelques passages pris çà et là dans la Chronique rimée de Gioranni Santi » où Ton rencontre quelquefois de grandes et belles pensées.
à quanti en varij i casi
Che tal de preda tomar, crede altîero nel hoste suo : che dal' altrui catena spesso è menato stretto pel sentiero..,..
Qui ben se vidde experienza vera,
che per yirtù convien gioria s'acquiste,
pronto a gli aflanni da mattina a sera. Et como in virtù sempre anchor consiste
chiara Victoria^ no nel numer grande :
ehe gente asaai spesse en deffacte et triste
Et un sol hom per volta quel comprende in somma che quel sol nel mondo sia inumcibil per forza : in fama spleude
Beato è quel a cui Yîrtù sol piace, perché tal stil fa l'altrui mente grate^ el cielo e'I mondo a lui fasse eficace.....
Perche i consigli illustri saldi et chiari
vaglion più assai che el numer délie gente : prima è yirtù che fa gl' huomin preclari
Ma visto ho sempre lo imperio eguale in un sok) hosle infra due Gapitani nascere sempre alcun pubblico maie
DE GIOVANNI SANTl. i%\
Como nel ciel la matlutina Stella
riluce in su Taurora, cusi al mondo
de chi more in battaglia, è sempre bella La fama : oprando lui mirabil pondo
contra i nemici^ e chi in Victoria vive^
sempre ha el pensier del animo giocondo
Bello è quel d), che ha felice sera.
non val molt* anni oprar forza et ingegno, s'el fin non corre cum virtute intera
Ahi! quante volte el disperar se apprezza e quando nel valore è sol rimedio, ogni animo gentile morte disprezza
Perché de laude in Thuom non è men merto nel vincer se, che vincer sempre altrui. anzi dal Ciel tal donc a pochi è offerto
Che vale un huom, de lai s'el non se leggie qualche opra illustre^ al mondo mentre vive, quai de gÛ aatichi ogncia volge e rileggie
Ahi \ eruda^ acerba^ inexorabil morte, che tanlo sei più ardita et più' féroce quanto buom tu trov i per vinù più forte !
PENDANT LA DERNIÈRE MOITIÉ DU QUINZIÈME SIÈCLE ET AU COMMENCEMENT DU SEIZIÈME.
Il n'entre pas dans notre intention de publier ici tous les documents qui se sont conservés sur les peintres de l'Ombrie à cette époque ; on peut à cet égard consulter l'ouvrage de Vasari, les Lettere pittoriche perugine d'Annibale Mariottî, la Vita di Pietro Perugino de Baldassare Orsini , et la seconde partie des Italieniiche Forschungen (Recherches en Italie) de G. F. von Rumohr.
Nous devons nous borner dans cette notice à indiquer les dates les plus importantes * relatives à la vie et aux ouvrages de ces maîtres, et à caractériser brièvement leur manière. Au reste, nous ne traiterons ce sujet que d'après nos propres recherches , et nous espérons, par le publication de bien des faits nouveaux, contribuer à faire mieux connaître cette grande école de peinture.
Pour commencer par un aperçu général, disons tout d'abord que l'école de Florence semble avoir eu une influence marquée sur les peintres de l'Ombrie, influence qui ne trouve pas seulement dans le bon voisinage des deux pays sa raison d'être, mais qui se constate encore par un lien direct dans les ouvrages de Spinello, Pietro délia Francesca et Benedetto Buonfigli; le premier tient de près aux meilleurs successeurs du Giotto, le second imita le Masaccio, et Buonfiglio parait avoir été
I. Nous avons empruoté la plupart de ces dates à Touvrage dté ci-dessus : Lettere piU. perug, d'Aiinibale Mariotli.
jçuidé par Benozzo Gozzoli, lorsque ce grand peintre florentin peignait encore dans la manière de fra Angelico da Fiesole. D'un autre côté, les peintres de Sienne, et surtout Domenico di Bartolo, qui exécuta quelques ouvrages pour Pérouse, n'étaient pas restés sans action sur les peintres de cette dernière ville '. Mais, sous Tinfluence de Niccolè Âlunno, et plus décidément encore de Pietro Perugino, d'Andréa Luigi et de Bemardino Pinturicchio, il s'était formé en Ombrie, dans la seconde moitié du quinzième siècle, une école d'un caractère tout particulier. Les œuvres de cette école ont, en quelque sorte, un cachet langoureux et extatique, qui arrive à l'idéal par une imitation naïve de la nature ; ces œuvres-là possèdent un charme qui impressionne vivement, et dont le sentiment religieux est beaucoup plus pur que celui des ouvrages du seizième siècle, et cela par l'absence môme de l'ampleur et de cette véritable beauté de formes, que développa postérieurement l'étude des monuments de l'antiquité.
C'est donc de cette école, dans laquelle se forma aussi Raphaël, que nous allons nous occuper; nous citerons d'abord quelques maîtres précurseurs, en omettant cependant Luca Signorelli, cet artiste si original, si austère et si énergique, qui, quoique appartenant à l'école de l'Ombrie, s'en sépara pour marcher seul dans une voie opposée, et dont l'art, si différent de celui de ses condisciples, fut étudié de préférence par Michel-Ange.
Benedetto di Buonfiglio, de Pérouse. — Quoique Benedetto ne soit point un maître de grande importance, et que, contrairement à l'opinion de Pascoli', M. von Rumohr lui conteste avec raison, dans les Recherches en Italie^ toute espèce d'influence sur le Pérugin, ce Benedetto semble pourtant avoir été, vers le milieu du quinzième siècle, le peintre le plus en renom à Pérouse; il reçut la commission de décorer à fresque la chapelle des Prieurs dans la maison de ville (aujourd'hui la salle d'attente du légat), avec des sujets tirés de la vie des évêques Ludovicus et Herculanus. Le
i. Voyez italienUche ForMchungeny vol. H. p. 221. 2. Pascoli, Vile dei pittori perujinij p. 22.
contrat est du 2 décembre 1454 ' et contient cette clause, que, quand la moitié des peintures sera exécutée, le travail du peintre • devra être examiné et estimé par fra Filippo Lippi, ou par fra Angelico da Fiesoïe, ou par Domenico Vcneziano. Cet examen estimatif fut confie, en eflet, dans Tannée i464, à fra Filippo, qui estima tout le travail à 400 florins *. Mais il ne parait pas que Benedetto voulut continuer son ouvrage, car il porta plainte en justice contre le chapelain et s'efforça de se délier de rengagement qu'il avait souscrit.
A la suite de toutes ces contestations, les Prieurs de la ville passèrent un nouveau contrat avec. lui, en 1469, d'après lequel il devait terminer les peintures dans Tintervalle de deux années. Néanmoins, il reçut encore un à-compte de 180 florins en 1477, et, dans son testament du 6 juillet 1496, il destina une certaine somme à Tachèvement de la chapelle qu'il peignait encore.
Ces peintures sont actuellement dans un très-mauvais état ; on y reconnaît encore quelques têtes-portraits caractéristiques, et parmi un grand nombre de compositions assez faibles, on en remarque une fort belle qui représente la mort d'un saint évêque, qui rappelle beaucoup la superbe fresque de Domenico Ghirlandajo, représentant les derniers honneurs rendus à saint François d'Assise, dans l'église S. Trinità, à Florence, magnifique composition que Ghirlandajo a imitée lui-même d'une fresque plus ancienne de l'école de Gioito \
Il existe, de Benedetto, une Adoration des mages, que l'on dit avoir été peinte en 1460, dans l'église des Dominicains, à Pérou se, avec deux tableaux accessoires représentant la Vierge et l'Ange de l'Annonciation. Ces tableaux sont actuellement dans la sacristie de l'église. Un autre tableau de l'Annonciation, avec saint Luc au premier plan, écrivant son Évangile, était
1. n est conservé dans les Ànnali Deeemf^irali, i454, fol. 127, et il a été imprimé dans les LetUre piU, perug. d'Annibale Mariotti, p. 132. II y a dans ce deraier ouvrage des reaseignements précieux sur les relations des peintres de Pérouse avec ceux de Florence.
2. Cette consultation c&t imprimée dans les LeUere pilt, perug., p. 134; et voyez, quant aux discussions postérieures, jusqu'à la page 136.