BREF DE LÉON X
iterarum Romanique sermonis elegantiam excolendam ; a fabris narmorariis eo pro materia utentibus tornere sccari ita, ut inscripiones nboleaniur : roando omnibus; qui cœdendi marmoris artem lomœ exercent ; ut sine tuo iussu aut perraissu lapidera ullum nscriptum cœdere secareve ne audeant, eadem illi mulcla adlii- )ita, qui secus àtque iubeo fecerit. Dat. sexto Cal. Septemb. ^nno tertio. Roma.
SOI LES iolFiCES Dl ROME ARTIQUE ET SDR L4 MANIÈRE I>*EN FREHDRB US PUn'.
A Papa Leone X.
Sono molti, padre beatissimo, che misurando nel loro debQe giuditio le grandissime cose, che delli Romhni circa l'arme, et délia cittàdi Roma circa 1 mirahile artifîcio, riccliezze, omamenti et grandezza delli edifîcii si scrîvono, più presto estimano quelle fabnlose, che vere. Ma altramente a me sole avenire et aviene. Perché considerando dalle reliquie che anchor si veggono per le ruine di Roma, la divinitate di qnelli animi antichi, non estime
1 . Il exute deux textes origioaox de ce projet de Rapport au pape ; Tun, qui, ainsi qptt ao* raTons déjà dit, se trouTait dans la bibliothèque du marquis Scipione Maffei, fut publié poorli première fois en 1733 par les firères Yolpi, à Padoue, dans les œuTres du comte BaldaiHre Castiglione. L'juitre, rédigé postérieurement et que nous pubUons loi, se trouTe dans la btbfio* thèquexoyale à Munich et n*a jamais été publié. (Test un manuscrit in-4, qui fut tronré en 1 834 ftt M. Gubath, dans un coin de 1» bibliothèque; aujourd'hui il est coté Cod, JL 37. b.; on Ta, depuis peu, relié à la suite d'un manuscrit du même temps, contenant une traduction de TitruTe, par M. Fabio CaWo. Ce second texte contient 69 feuillets, dont plusieurs sont entièrement blancs ; quelques-uns atec des plans de bâtiments antiques, atec leurs noms, notamment au folio 57. b : Curia, Ba^liea, Prigione^ Foro greco, Pùrtiei dopiiy Botighi o fi>ndki.là Cufia et la Prigione sont des bâtiments ronds. — "Au 58 b., autre dessin du même Fors greeo ; puis Batiliea Caleidica, Botiche, Strada ehe va in foro, etc. C'est donc une partie du Càpitole. — Au folio 59. b. on Toit les places des mêmes édifices, et de plus le Foro loCrno et un chemin voism da Forum. — Au folio 63-66, texte sur la construction des templeSy^avee dessins. — Am folio 67-69, notes sur Varchitecture et table. • *
Qnaql au manuscrit qui contient la lettre de Raphaël, il n'a qne 1 S feuillets à S4 lignes p« page, avec des mots soulignés qui indiquent des corrections à faire, et qui aussi, qaeiqaeiioit, ont été faites sur des ratures d'une écriture plus fine que le corps du manuscrit. FtnsîairB feuillets étant chiffrés 21-24, on doit en conclure qu'originairement le manuscrit STait on piss grand nombre de feuillets; cependant le premier et le dernier sont restés blanct*
Tor di ragione credere, che moite cose di quelle clie a noi paiono
ipossibili, che ad essi erano (corrigé avec une écriture fine :
jparessero) facilissime. Onde essendo io stato assai studioso di
^jaeste tali antiquitati, et havendo posto non piccola cura in
^iercarle minutamente et in misurarle con diligentia, e leggendo
^ continuo di buoni auctori et conferendo Topere con le loro
scripture, penso haver conseguito qualche notitia di queU' antiqua
«urchitectura. U che in un punto mi da grandissimo piacere, per
la cognitione dt tanto excellente cosa, et grandissimo dolore,
^edendo quasi il cadavero di quest' aima nobile cittate, che è
stata regia del mondo, cosl miseramente lacerato. Onde se ad
ognuno è débita la pietade verso li parenti et la patria, mi tengo
obligato di exponere tutte le mie piecole forze, acioche più che
si puô, resti viva qualche poco di imagine e quasi un' ombra di
questa, che in vero è patria universale di tutti i Ghristiani, et per
un tempo è stata nobile et potente, che già cominciavano gli
homini a credere che essa sola sotto il cielo fosse sopra la fortuna;
e, contra 1 corso naturale, exempta délia morte, et per durarc
perpetuamente. Onde parve che 1 tempo, corne invidioso délia
gloria delli mortali, non confidatosi pienamente delle sue forze
sole, si accordasse con la foHuna et con li'profani et scielerati
barbari, li quali alla edace lima, e venenpso morso di quello
aggiunsero Tempio furore del ferro et del fuoco ; onde quelle
famose opère che oggi di più che mai sarebbono florenti et belle,
furono dalla scielerata rabbia et crudel' impeto di malvagi huo«
mini, anzi fere, arse et distrutte, ma non perè tanto che non
vi restasse quasi la macchina del tutto, ma senza omamenti, et per
dir cos\, l'ossa del corpo senza carne. Ma perché ci doleremo noi
de' Gotti, de' Vandalli et d' altri perfidi inimici del nome latino^ se
quelli che, corne padri et tutori dovevàno diféndero queste
povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno atteso çon ogni.
studio lungamente a distrugerle et a spegnerle. Quanti pontefici,
padre santo , quali havevano il medesimo offîcio che ha V. San-
tità, ma non già il medesimo sapere, ne 1 medesimo valore et
grandezza di animo, quanti, dico, pontefici hanno permesso le
510 PKOIST D*DN aAPPOBT K RÂfKABL â LÉON X.
Faine et disfacimenti delli templi Àntidd, deHe statue, <deUi «rdâ et ^tri edificiiy gloria delli kur fondatoii. Quanti bamo çompoitalio, cbe solamente per pigliare terra pozzolana si sîano scaTaitî i ^m^ démenti? Onde in poco tempo pei li edificii soba venuti a terra? Quanta calcina si è fatta di statue et d'altri (Muameiiti autiohi? clie ardirei dire, che tutta questa nova Roma^ die hor si vedet quanto grande ch' ella vi sia, quanto bella, qnaato oraata di pailazzi, di cbiese et di altri edificii, sia fabiicata di calcina fatta di mai*nû antichi. Ne scnza molta compassione posso io ricordarmî^ elle poi cli*io scmo in Roma, che anchora non sono dodîci anm, son State ruinate moite cose belle, corne la meta cb'era nella via Alexandrina, l'arebo che eraalla eatrata délie therme Dioeletiane et el tempio di Cerere nella Via Sacra, nna parte del foro tcanâ'torio, che pochi dà sono, fu arsa et dâstrueta e de li marmi fatlone calcina, ruinaia la magior parte délia basilica del foro....*. (place vide pour un ou deu$ mots) oltra di questo tante colonne rotte e fesse pel mezzo, tanti archiftravi, tanti belli frizi spezzati cbe è stato per una iofamia di questi tempi Thaverlo sostenuto ' et ebe si potria dire veramente cb'Ànnibale non che altri fcffiano pio. Non debbe adunche, padre santo, esaer tra gM ukimi pensieri di Yostra Santità lo baver cura cbe qnello poco cbe resta di questa antica madré délia gloria et nome Italiano, per iestimonio dî qnelli animi divioi, che pur tbalbor con la memoria loro excitano et destano aile virtù li spiriti, che hoggi di sono tra noi, non sia extirpato in tutto, e guasto dalli maligni et ignorant!, cbe f>ur troppo si soBO insino a qui.facte ingiurie a qnelli animi, che col * sangue loro parturirono tanta gloria al mondo et a qçiesta patria et a noj, ma più presto cerchi Vostra Santità, lassaado vivo el paragone de Ix antichi aguagUarli et snperarli ; corne ben fa con magui edificii, col nutrire et favorire le viituti, et risyegUare gl'> ingegni, dar premio aile virtuose fatiche, spârgendo elsantissirao semé délia pace tra b principi Ghristiani. Per chë <^ûBia dalla calamitate deUa guerra nasce la destrutione, nuaa di lutte te
1. Dans la première rédaction| Raphaël arail ajoqté t « Musimimente da M. BartolOmco déHa 'BoVere. » -
PftOJfiT DtJN RAPPORT »Ë RAPHAËL A LÉON X« Zl t
discipUne et arti, cori dalla pace et concordia nasce la felicitate ù, popoli et ag^unge àl colmo della excellentia. Corne pur pcr el ^viiio cpnsiglio et anctorita di Vostra Santitâ speriamo tutti> che s'habbia a pervenire ai secol nostro ; e questo è lo esser veramente pastore cicmeatissimo, «azi padre optimo di tutto il mondo.
Ma per ritomare « dir di quello, chB poco avanti ho tocco, dico, che havendomi Vostra Santità comaadato che io ponessi in diseffào Roma antîcha, quaiito cognoscier si puô per quello, che og^ dl'SÎ vede, Con gli edificii, che di se dimostrano tal reliquie, che per vero argumeato si possono infallibilmente ridurre nel termine proprio corne stavano, facendo queili menibri, che sono in tutto ruinsUi ne si veggono punto, conrispondeati a quclii che restano in piedi e che si veggono. Per il che ho usato ogni diligentia â me stata possibile, acioche, Taniino di Vostra Santità, et di tutti gli a]tri che si deletteranno di questa nostra fatica; restino senza confusione beu satisfatti. Ë ben ch'io habbia cavato da molti auctori Latini quello ch'ro intendo di dimostrare, tra gli altri nondimeno ho principalmenté seguitato P. Victore, el quai per esser stato degli ultinaii, puô dar più particular notitia délie ultime cose, non pretermettendo anchor le antiche, et vedêsi che concorda nel scriver le regioni con alcuni marmi antichi nelli quali medesimamente son descripte.
Ë per che ad alcuno potrebbe parère che diffîcil fosse el cogno-sciere li ediûcii antiqui dalli moderni, o 11 più antichi dalh meno antichi, per non lassar dubbio alcuno nella mente di chi verra haver questa cognitione, dico che questo con poca fatica far si pu6. Per che di tre manière di edificii solamente si ritrovano in Roma^ délie quah la una è di que buoni antichi, che durarono dalli primi imperatori sino al tempo. che Roma fu ruinata et guasta dalli Gotti et da altii barbari, l'altra duré tanto che Roma dominata da Gotti et anchora cento anni di poi^ Taltra da quel tempo sino alli tempi nostri. Li cdiiieii adunqua moderni sono notissimi, si per esser novi, coi^ç per non essere anchora in tutto giunti ne all(^ excellentia, ne a queUa inmensa spesa, che nelli antiehi si
vede et considéra. Cbe avcgna clie a di nostri rarcliitectura sia iholto svegliata et veduta assai proxima aUa maniera delli antich^, corne di vede per moite belle opère di Bramante. Niente di meno li oAïamenti non sono di materia tanto pretiosa, come li anticlù, che con infinita spesa par che mettessero ad eSetto cio, clie imaginarno e che solo el lor volere rompesse ogni difficultate. Li edifîcii poi ^el tempo delli Gotti sono talmente privi d'ogni gratia, senza maniera alcuna, dissimili dalli antichi e dalli moderni. Non è adunqne difHcile cognosciere quelli dcl tempo delli imperatori, li quali son li più excellenti e fatti con più bella maniera e magior spesa et arte di tutti gli altri. E questi soli intendiamo di dimostrare, ne bisogna cbe nel animo di alcuno nasca dubbio, che tra U edificii antiqui li meno antichi fossero men belli, o inen bene intesi, o d'altra maniera. Perche tutti eranod'una ragionc. E ben chè moite yolte molti edificii dalli medesimi antichi fossero ristaurati, coitie si legge che nel medesimo luoco dov' era la casa aurea di Nerone, di poi furono edificate le therme di Tito e la sua casa, e '1 Amphitheatro, niente di meno erano facti con la medesima maniera e ragione, che gli altri edificii anchor piit antichi che '1 tempo di Nerone e coetanei délia casa aurea. £ ben che le lettere, la scultura, la pictura e quasi tutte Taltre arti fossero lungamente ite in declinatione , et pcggiorando fijio al tempo degli ultimi imperatori, pur Tarchitectura si osservava et manteneasi con bona ragione, et edificavasi con la mcdcsima maniera che prima : e fu questa tra le altre arti l'ultima, che si perse, e questo cognoscier si puô da moite cose, e tra Taltre da l'arco di Costantino, il componimento del quale è bello e ben fatto in tutto quel che appartiéne ail' architcctura, ma le sculture del medesimo arco sono sciocchissime, senza arte o disegno alcuno buono. - Quelle che vi sono délie spoglie di Traiano .e di Antonio Pîo sono excellentissime e di perfetta maniera. Il simile si vede nelle therme Diocletiane, che le sculpture del tempo suo sono di malissima maniera et mal facte, e le rellquie di pictura che si veg^no non hanno che fare con quelle del tempo di Traiano e di Tito. Et pur Tarchitcctura è nobile et ben intesa. Ma poi, che Roma in
PROJbT D*UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X. »I3
lutta dalli barbari fu ruînata, arsa et disti*utta, parve che quello incenâio et quella misera ruina ardesse et ruinasse insieme cou li edificii anchora Tarte dello edificare. Onde essendosi tanto mutata la fortuna de' Romani, et succedendo in.luoco delle infinité victorie et triomphi la calamitate et la miseria délia servitù, corne non si convenisse a quelli, che giâ subiugati et facti servi altrui, habitar di quel modo et con quella grandezza, che facevano quando essi haveano sugiogati li barbari, subito, con la fortuna si mutô el modo dello edificare et habitare, et apparve uno e^tremo tanto lontano da Taltro, quanto è la servitute dalla libertate ; e ridusse a maniera conforme alla sua miseria, senza arte, o misura, o gratia alcuna, et parve che gli huo,mini di quel tempo insieme con Timperio perdessero tutto lo ingegno e Tarte, et divennero tanto ignoranti, che non sepperu far pur li mattoni cotti, non che altra sorte di ornamenti, e scrustavano li mûri antiqui per tome le piètre cotte, et in piccioli quadretti. riducendo li marmi, con essi muravano, dividepdo con quella mistura le parete, come hor si vede nella torre, che si chiama delle Militie. £ cosi per bon spatio di tempo seguitarno con quella ingnorantia, che in tutte quelle cose del lor tempo si vede, et parve che non solameuite in Italia venisse questa atroce et crudel procella di guerra é di distrutione, ma si distendesse anchora in Grceia, dove già f urno gT inventori e li perfetti maestri di tutte Tarti onde anchor la nacque una maniera di pictura et di scultura et architectura pessima c di niuno valorc. Cominciossi di poi quasi per tutto a surgefe la maniera delT architectura Tedescha, che, come anchor si vede nelli ornamenti, è lontanissima dalla bella maniera dcUi Romani et antichi , li quali oltra la macchina di tutto lo edificio , haveano bellissimo le comice, li fregi e gli architravi, le colonne j et i capitelli, e le base et in somma tutti gU altri ornamenti di perfetta et bellissima maniera. E li Tedcschi, la maniera delli quah in molti luoghi anchor dura, spesso per ornamento pongono un qualche figurino ranicchiato et mal fatto , et peggio inteso per mensola, a sostenere un travo, et altri strani animali e figure el fogliami fuor d*ogni ragione. Pur questa architectura hebbe
. qualclie ragione , pcro cho hacque dalli arbori non anclioi taglidti, li quali piegati li rami, et rilegati insieme, fdnno li lo tèrzi acuti. E ben che questa ragione non sia in tutto da sprezzarc pur 6 débile , {)erchè molto più reggerebono le capanne fatte travi incatenati, et posti a uso di colonne, con 11 colmi loro e coprimenti, corne descrfve Victruvlo délia origine de Toperî Doricâ, che li ievti acuti, li quali hantlo dui centri : et ànçhora molto più sostiene, secondo la ragione mathematica, u mezzo tondo, 'il quale ogni sua linca tira ad un solo cehtro :^ et oltra la debolezza, el terzo acuto non ha quella grafia ail* occhio nosti*o, al quai place la perfectione del circulo : et vedes che la natura hon cerca quasi altra forma. Ma non è necossari parlar deir architectura Romaua, per farne paragone can la bar bara, perché la dilferentia è notissima : ne aachor per discrive rordinc suo , essendone già tanto* excellentemente scrîpto pe Victinivio. Bastî adunque sapere, che li edifîcii di Roma insino a tempo degr ultimi imperatori furno sempre edificati con bona. ragione di architectura e perà concordavano con li più antiqui,' onde dillicultà alcuna non è di discernergîi da quelli che furono- ^ol tempo delli Gotti et anchora molti anni da poi; perché furono questi quasi dui extremi dircttamente oppositi ne anchor dallL nostri moderni, se non per altro, al meno per la novità, che li fa. notissimi.
Havendo dunque abastanza dichiarato quali ediQcii antiqui di Roma son quelli che noi vogliamo dimostrare, et anchora corne facil cosa sia cognosciere quelli dalli altri, resta ad insegliare il modo che noi havemo tenûto in misurarU et disegnarli, aciochè chi vorrà attendere alla arcliitectura sappia operar Tuno c Taltra senza errore. E cognosca noi nella discriptione di questa opéra nbn esserci governati a caso e per sola pratica, ma con vera ragione. E per non baver io insino a mô veduto scritte, ne inteso che sia apresso alcuno anticho el modo di misurare con la bussola délia calamita, el quale modo noi usiamp, estimo che sia inveù* tione de' modemi, Perà parmi bene insegnar con diligentia Toperarla a chi non la sapessc. JParassi adunque uno instrumento
PROJET D^CN t)A^PORT DE RAPHAËL A LÉON X. St8
tondo <^t piatiO} corne uno astrolabio» el diametro del quale sarà
dui palmi) o più, o metiO) corne piaoe a chi lo Tole operare* Ë la
circonferentia di qnesto ikistrumento partiremo in otto parti
gitiste, et a ciascuna di quelle parti poremo el nome d'un degli
Otto venti^ dividendoli in trenta due altre parti piccole^ cho si
chidmarono gradi, cosi dal grado di Tramontana tireremo una
linea dritta per mezzo el centro dello instrumento fîno alla cir-
cumferentiai e questa linea ail' opposito del primo grado di
Tramontana farà el primo di Ostro. Medesimamente tireremo pilr
dalla circumferentia un altra linea, la quai, passando per el centro,
intersecherà la linea di ostro e di tramontana e farà intomo al
centro quattro angoll retti , et in un lato délia circumferentia
lignera il primo grado di Levante e nell' altro il primo di
Ponente. Cosi tra queste linee, clie fanno li supradetti venti prin«
cipali, restera el spatio delli altri quattro venti collaterali, che sono
Greco, Lybeccio, Maestro etSyrocho. Equestisi dîscnveranno con
li medesimi gradi e modi, che si è detto delli altri. Facto cosi nel
punto del centro, dove si intersecano le linee, confîcaremo un
ambilico di ferro, corne un chiodetto, dirittissimo et acuto, e sopra
questo si metta la calamita in bilancia, tome si usa di fare nelli
orioli dal sole, che tutto d\ veggiamo. Di poi chiuderemo questo
luoco délia calamita con un vetro, overo con un como subtilissimo,
e trasparente, ma in modo che non tocchi, per non impedire el
moto di quella et aciochè non sia sforzata dal vento* Dippoi per
mezzo dei instrumento corne diametro, manderemo un indice, el
quai sera sempre dimostrativo, non solamente delli oppositi
venti, ma anchora delli gradi, come Tarmille nello astrolabio,"*» ^
que«tQ si chiamera traguardo, e sera acconcio di modo, che si poterà volgere intomo, stantc fermo el resto^ dello instrumento. Con questo adunque misuraremo ogni sorte di edificio di che forma si sia, o tondo, o quadro, o con strani angoU e svolgimcnti quanto si voglia. Et il modo è taie, che nel luoco che si vole misurare, si ponga lo^strumento ben piano, aciochè la calamita radi al suo dritto e se acosti a quella pareté che si vol misurare, quanto comporta la circunferentia dello instrumento»
E questo si vadi volgento tanto , che la calamita stii ginsta verso el vento signato per Tramontana, e corne è ben fermata a questo verso, si indrizzi el traguardo eon una regola di legno, o di ottone giusto a fîlo di quella parete, o strata, o altra cosa, che si yoglia misarare, lassando lo instrumento fermo, aciochè la calamita servi ei suo dritto verso Tramontana. Di poi guardisi a quai vento et a quanti gradi volta per dritta linea quella parete , la qnale misurerassi con la canna, o cubito, o palmo fino a quel tcrmioe che '1 traguardo porta per dritta linea, e questo numéro si noti, cioè tanti cubiti, a tanti gradi di osti'O, o syrocho, o quai si sia. Dippoi ché '1 traguardo non serve più, per dritta linea devesialbor svolgerlo, cominciando Talti^a linea, che si ha a misurarc dore termina la misurata, et cosi indriziandola a quella medesimamente notar li gradi del vento, e '1 numer délie misure, fin tnnto che si circuisca tutto lo edificio. Ë questo pen^amo che basti, quanto al misurare ben, che bisogna intendere le altezze, le quali facilmente si misurano col quadrante, et li edificii tondi, el centro delli quali si ritrova da ogui minima parte del suo circulo, corne insegna Ëuclide nel terzo.
Havendo misurato di *quel modo che si è dicto, e notate le misure, e prospecti, cioè tante canne, o palmi, a tanti gradi di tal vento, per disegnar poi bene el tutto, è oportuno haver una earta délia forma e misura propria délia bussola délia calamita, e partîta apunto di quel medesimo modo, con li medesimi gradi delli venti, délia quai si puô Thuom servire, corne io dimostraro. Piglisi adunque la carta sopra la quai si vol'dissegnare lo edificio misurato. Ë primamente si tiri sopra essa una linea, la quale aerva quasi per unft maestra al dritto di tramontana ; poi se gli sopraponga la carta dove è disegnata lo exemplar délia bussola, con la quai si misura; et indrizzi si di modo che la linea di Tramontana nel exemplare dissegnata se congiupga con la linea, che è tirata nella carta, ove si vol dissegnar lo edificio. Dipoi guardisi nolla cosa misurata el numéro delli piedL notatovi, misura^Mlo e ]i ^radi di quel vento verso el quai' è indrizato el mnro^o^ via, che si vol disegnare, c cosi trovi^i el medesimo grade di quel
Tento nel exemplar délia bussola dissegnata, tenendolo fermo Gon la linea di tramontana sopra Taltra linea descripta nella carCa, e tirisi la linea di quel grado dritta che passi per el centro dello* exemplar dissegnato , e discrivasi nella carta dove si vol dlssegnare. Di poi si riguardi, quanti piedi furono traguardati pel dritto di quel grado,. e tant! se ne segnino con la misura delli piccoli piedi su la linea di quel grado. E se verbi gratia, si trs^guardô in un muro piedi b*enta a gradi sei di levante, misurinsi piedi trenta e segninsi. Et cosi di mano in mano ; di modo, che con la pratica si farà una facilitate grandissima; e sarà questa quasi un disegno délia planta, et un mémorial per dissegnar tutto il resto.
£ per chè el modo del dissegnar, che più si appartiene allô architecto, è dififerente da quel del pictore, dire quai mi pare conveniente'per intendere tutte le misure etsapere trovare tutti li membri delli edifici senza errore. El dissegno adunque delli edificii pertenente al architecto, si divide in tre parti, délie quali la prima si è la pianta; o vogliam dire el dissegno piano, la seconda si è la parete di fuora, con li suoi ornamenti, la terza è la parete di dentro, pur con li suoi ornamenti. La pianta si è quella che comparte tutto el spatio piano del luoco da edifîcare, o voglio dir el dissegno del fondamento di tutto lo edificio, quando già è rasente al pian' délia terra. Et quel spatio, ben ch' el fosse in monte, bisogna ridurlo in piano, e far che la linea délia base del monte piana et posta in piano, sia paralella a tutti li piani dello edificio, e per questo se deve pigliare la linea dritta délia base del monte, e no la curvita dell' altezza, di modo, che sopra quella caggiano in piombo et in perpendicolo, tutti li mûri dello edificio, et chiamasi questo disegno, come è dicto, pianta; quasi che cosi questa pianta occupi el spatio del fondamento di tutto lo edificio, come la pianta del piede occupa quel spatio che è fondamento di tutto el corpo. Dissegnato che sia la pianta e compartita con U suoi membri con le larghezze loro, o in tondo, o in quadro, o in quai' altra forma si sia, devesi tirare, misurando sempre con la piccola misura el tutto, una Imea délia lar-
tiiS PROJET DUN RAPPORT QB RAPHAKL A I^BON %.
ghezza délia bas&di tutto lo édiQcio, e dal punto dl mexzodi questa tit*ata un' altra Hnea dritta, la quale faccia da l'an canto e da Taltro dui angoli retti, in quosta sia la linea del mezzo dello edificio dalle due extremitati; dalla linea délia lai^hezsa.tirinsi due linee paralelle perpendiculari sopra la linea délia basi, e qucste due linee siano al te quanto ha da essere lo edificio, che in tal modo faranno l'altezza dello ediflcio, Di poi tra queste due linee extrême, che fanno Taltezza, si pigli la misura délie colonne, delli pilastri, délie finestre e de gli al tri ornamenti dif^segnatinella meta dînante d^Ua pianta dello ediflcio; e faciasi el tuttosempre tirando da ciascun punto délie estremitate délie colonne, pilastri, Tani o ciochè si siano, linee paralelle da quelle du(^ extrême. E di poi per el traverso si ponga l'altezza délie bas& délie colonne, delli capitelii, delli architravi, dclle fine9tre, fregiv comice et tal cose, £ questo tutto si faccia con linee paralelle della linea del piano dello ediiicio. £ in tali disegni non si diminuisca nella estremitate, anchora che lo edificio fosse tondo, ne anchora se fosse quadro, per farli mostrare due faccie, Per cbe lo arcbitecto della linea diminuata nonpuèpigliare alcuna giusta misura, el cbe è necessarîo a tal' artificio, che ricerc^ tutte le misure perfette in facto, et tirate con linee paralelle, non cou quelle, che paiano, e non sono, e se le misure facte tat horsopr» pianta di forma tonda scortano, over diminuiscooo, subito si tro*vano nel dissegno della pianta, e quelle, che scortano nella pianta, come volte» archi, triangoli sono poi perfette nelli suoi dritti disegni, £ per questo e sempre bisogno baver proute et apparechiate le misure giuste di palmi, piedi, diti et gràni fine aile sue parti minime. La terza parte di questo dissegno si à quella che havemo dicto e chiamata parete di dentro, cou U suoî ornamenti. E questa è nccessaria non meno cbe l'altre due , et è fatta medesimamente dalla pianta con le linea paralelle, oome la parete di fora; e dimostra la meta dello edificio di ^entro, come se fosse diviso per mezzo, dimostra el cortile, la conres^ pondentia dell' altezza della cornice di fora, con le cose di dentro, l'altezza d«Ue fiiiestre, délie porte, delli archi e dell^ volte, q «
PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉO?^ X. Ui^
I:K)ctc, o cnicitra, o che altra fo^gia si sianp. In somma con questi ^re ordini, over modi, si posspnô considerare minutamente tutte Iç parti d'ogni edificio dentro e di fora.
E questa via havemo seguitata e tenuta noi, corne si ircderi ^el progresse di tutta questa nostra opéra. Et aciochè più cliiaxamente anchora si intenda , baveoio posto qui di sottp in dise? gno un solo edificio dissegnatp in ti)tti tre questi pio4i^
La partie inférieure de cette feuille est laissée vide et devait contenir les dessins du plan, de Télévation et de la coupe, lesquels manquent également dans les deux projets du rapport '. La continuation du texte, écrite d'une autre main plus légère et sur un papier plus fin, est ainsi conçue : Et per satisfare anchor più compitaxnente al dessiderio di qunlli che amano di yedere et comprendepe bene tutte le cose, che saranno djssegnate, havemo oltre li tre modi di arcliitectura, proposti et sopra ditti, dissegnato anchora in prospectiva alcuni cdificii li quali a noi è paruto che cosi ricerchino acciochè gli occhi possino yedere et giudicare la gratia di quella similitudine che se gli appresenta per la bella proportione et simetria delli edificii il che non apar nel dissegno di quelli, che son misuratî architecticamente. Per che la grossezzade* corpi non si puô dimostrare in un piano, se quelle parti che si hanno da veder più lontane non diminuischano con proportione secondo che Vocchio naturalmente vede , il quai manda li raggi in forma di pir^mide et neirobiecto aplica la base et in se retiene lo angolo délia summita secondo il quai vede ; perô quanto Tangolo è minore
1 . Ce projet de rapport, qui s'arrête ici à la fnoitié de la page, ne contient pas la fin de la première rédaction, qui est ainsi conçue : ■ $e poi nel riroanente io ayero tanta yentura, quanta mi TÎene in ubbidire e servire a Yostra Santità, primo e supremo Principe in terra della Cristianitn, sicomc ï)otrô dire d'esscr fortunatissimo fra tutli li suoi più divoti scrvitori ; cosianderd predicando di riconoscere Toccasione di essa mia aTventura dalla santa mano di yostra Beatitudinc; alla quale bacio umilissimamente li santissimi piedi. •
2. 11 paraîtrait que les dessins d'architecture, qui se trouvent réunis à la traduction du Vitruire par Fabio Calvo, et que nous avons mentionnés ci'dessus, devaient faire partie. du plan de la •Rome antique exécuté par Raphacl.
tanto Tobbiecto veduto par minore, et cos^ più alto et piu basse, dextro et sinistro secondo Tangolo.
Et per mettere nella parete diricta un piano sopra il quale 1 cose più lontane si vegghino minori con la sua débita propor tione, bisogna intersecare li raggi Pyramidali delli occbi nost con una linea equidîstante da esso occbio per che co&\ si ved naturalmente et dalli punti dove questa linea interseca li raggi, coglic misura giusta del... (iti récriture est altérée et illisible con quella proportione et intervallô, che fa parère li obiecti.ch si veggono, lontani più o meno, seconcio la distantia cbe'l pictore over prospectivo vol dimostrare. Cos\ noi questa ragione et 1 altre necesarie alla prospectiva havemo observati nelli dise
che lo ricercavano riraettendo le mîsnre architectiche alii altri tre primi con li quali sarebbe impossibile o almeno dil!icilissim(K ridurre tal cose nelle proprie forme, che misurar si potessero, benchè in eSecto la ragion délie misure pur vediamo. £ bench^ questo modo di dissegno in prospectiva sia proprio ilel pictore, ^ perô convenicnte anchora al architecto.
Perché come al pictore convien la notîtia délia architectura per* saper far li omamenti ben misurati et con la lor proportione. Gos) ail' arc|iitecto si ricerca saper la prospectiva per che con quella exercitatione meglio immagina tutto Tedificio fomito coa li sui omamenti.
De' quali non occorre dir altro se non che tutti derivano dalli cinque ordini che usavano li antiqui cioé Dorico, lonico, Gorintho, Toscano et Attico et di tutti il dorico è il più anticho il quai fu trovato da Doro Re di Achaia. edificando in Argo un tempio a Junone. Di poi in Jonia facendosi il tempio di AppoUine misurando le colone Doriche con la proportione del homo onde servô simetrie et fermezza et bella misura senza altri ornamenti. Ma nel tempio di Diana mutarno forma, ordînando le colonne con la misura et proportione délia Donna et con molti ornamenti nplli capitelli et nelle basi et in tutto il troncho^over scapo, ad imitatione di feminile statura lo composero. E questo- chiamaron lonico ma quelle che si chiamano Corinthic sono pîus velte, et più dcli-
PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X. Îi2l
cliatc ctfattc ad imitatione délia gracilîtà et sottigUczza virginale. Et fa d'esse inventore Calimacbo in Corintho, onde si cliiamano Corinthie. Délia origine deJle quali et forma scrive difusamentc Victruvio al quai rimettemo chi vorrà havcrne maggior notitia. Noi secondo che occurerrà dichiareremo li ordini di tacce presuponcndo le c6se di Victruvio '.
Sono iBinchora due altre opère oltra le tre dicte eioè Attica et Tosran^ le quali non furon perô molto usate dalli antichi. L'AttitcSi hà le colonne facte a quattro faccie, la Toscana è assai simile alla Dorica corne si vederà riel progresso di quello che noi intendetno fare et moslrare. Et troverannosi ancliora molti edificii composti di più manière, corae. di lonica et Gorinthia, Dorica et Corinthia, Toscana et Dorica secoudo, che più parse raeglio al'ar- \hefice per concordar li edificii apropriati alla loro intentione et maxime ncUi templi.
* Cette phra#, toit qn'pUe ait été mal lue dans le manuscrit, soit que Terreur vienne de Kaphaël lui-même, ue présentant aucun sens, nous croyons devoir la répéter ici en la complétant : 0 Noi, secondo che occurrerà) (lichiareremo U ordini, che qui ii tace, presuponendo noie le cose di Victruvio. >
POÉSIES LATIiîES ET ITALIENNES EN L'HONNEUR