SONETTO XIX
Non at'ende pace , né disinganno del suo amore, so non che dalla morte.
Quanlo più m' awicino al giorno estrcmo Che' r umana miseria suol far brève, Più veggio '1 tempo andar veloce e levé, E '1 mio di lui sperar fallace e scemo.
r dico a' miei pensier : Mon mollo andremo D' amor parlando omai ; ch '1 duro e grève Terreno incarco, corne fresca neve, Si va struggendo ; onde noi pace avremo :
Perché con lui cadra quella speranza Che ne fe vaneggiar si lungamente, E '1 riso e '1 pianto e la paura e l' ira.
Si vedrem chiaro poi corne sovenle Per lecose dubbiose altri s avanza, E come spesso indarno si sospira.