SONETTO XXXVIII
Non abbia più privilegj quel Lauro, che di dolce e gentile gli si fece spietato.
L' arbor gentil che forte amai nioU' anni , Mentre i bei rami non m' ebber a sdegno, Fiorir faceva il mio débile ingegno Alla sua ombra, e crescer negli affanni.
Poi che, securo me di tali inganni, Fece di dolce se spietato legno, V rivolsi i pensier tutti ad un segno, Che parlan sempre de' lor tristi danni.
Che porà dir chi per Amor sospira, S' altra speranza le mie rime nove Gli avesser data, e per costei la perde ?
Ne poeta ne colga mai, ne Giove La privilegi ; ed al Sol venga in ira Tal che si secchi ogni sua foglia vcrde.