SONETTO LVI
Nell' ultimo di in ch' ei la vide, tristo presagi a se stesso grandi sventure.
L' ultimo, lasso, de' miei giorni allegri, Ghe pochi ho visto in questo viver brève, Giunt' era ; e fatto '1 cor tepida neve, Forse presago de' di tristi e negri.
Quai ha già i nervi e i polsi e i pensier egri Gui domestica febbre assalir deve, Tal mi sentia, non sapend' io che levé Venisse '1 fin de' miei ben non inlegri.
Gli occhi bclli, ora in ciel chiari e felici Del lume onde salute e vita piove, Lasciando i miei qui miseri e mendici,
Dicean lor con faville oneste e nove : Rimanetcvi in pace, o cari amici.
Qui mai più no, ma rivedrenne altrove.