SONETTO LXX
Menlr' ei piange, essaaccorre ad asciugargli le lagrime, e lo riconforta.
Del cibo onde 'I signor mio sempre abbonda , Lagrime e doglia, il cor lasso nudrisco ; E spesso tremo e spesso impallidisco , Pensando alla sua piaga aspra e profonda.
Ma chi ne prima , simil , ne seconda
Ebbe al suo tempo , al letto in ch' io langnisco ,
Vien tal ch' appena a rimirar 1' ardisco ,
E pietosa s' asside in su la sponda.
Con quella man che tanto desiai,
M' asciuga gli occhi, e col suo dir m' apporta
Dolcezza ch' uom mortal non senti mai.
Che val, dice, asaver, chi si sconforta? Non pianger più ^ non m' hai tu pianto assai ? Ch' or fostu vivo com' io non son morta.