SONETTO LXXIII
Pensando che Laura é in cielo , si pente del sao dolor eccessivo, e si acqueta.
Spinse amor e dolor ov' ir non debbe, La mialingua avviata a lamentarsi, A dirdi lei per ch' io cantai ed arsi, Quel che, se fosse vér, torto sarebbe ;
Ch' assai '1 mio stato rio quetar devrebbe Quella beata, e '1 cor racconsolarsi Vedendo tanto lei domeslicarsi Gon colui che, vivendo, in cor sempr' ebbe.
E ben m' acqueto e me stesso consolo ; Ne vorrei rivederla in questo inferno ; Anzi voglio morire e viver solo :
Che più bella che mai, con V occhio interno, Gon gli angeli la veggio alzata a volo A' piè del suo e mio Signore eterno.