SONETTO LXXVI
Privo d' ogni conforto, spew ch' ella gV impetri di rivederla nel cielo.
Da' più begli occhi e dal più chiaro viso Che mai splendesse, e da' più bei capelli, Che facean 1' oro e '1 sol parer men belli ; Dal più dolce parlar e dolce riso;
Dalle man, dalle braccia che conquise, Senza moversi, avrian quai più rebelli Fur d' Amor mai; da' più bei piedi snelli; Dalla persona fatta in paradiso,
Prendean vita i miei spirti : or n' ha dilelto Il Re céleste, i' suo' alati corrieri; Ed io son qui rimaso ignudo e cieco.
Sol un conforto aile mie pêne aspetto : Cir ella, che vede tutt' i miei pensieri, M' impetre grazia ch' i' possa esser seco.