SONETTO LXXXIII
Sciolto da' lacci d' Amore, infaslidiloc slanco di sua vita, rilornasi a Dio.
Morte ha spento quel Sol cli' abbagliar suolmi, E 'n ténèbre son gli occhi interi e saldi ; Terra è quella ond' io ebbi e freddi e caldi : Spenti son i miei lauri, or querce ed olmi :
Di eh' io veggio '1 mio ben; e parte duolmi. Non è chi faccia e paventosi e baldi I miei pensier, ne chi gli agghiacci e scaldi, Ne chi gli empia di speme e di duol colmi.
Fuor di man di colui che pungc e molcc, Ghe già fece di me si lungo strazio, Mi trovo in libertate amara e dolce :
Ed al Signor ch' i' adoro e eh' i' ringrazio, Chë pur col ciglio il ciel governa e folce, Torno stanco di viver, non chc sazi.o.