‹ Turcs et MonténégrinsChapitre 138 sur 163 · Castrati — Prenc Bitli · texte numérisé non relu

Castrati — Prenc Bitli

Al principio del monte di Chuzzi sopra Grudde in un taglio

del monte che posto frà duoi fà una coliina beilissima che ressiede sopra ad’ una spatiosissiina pradaria, vi è fabricata la piccola città di Medun, piazza ben si di sito fortissima mà mal guardata et quasi destrutta. Habitan dentro Turchi, commandati dall’ agga o desdaro, possono essere da doicento habitanti gente bellicosissima. Qnivi prima il Turco s’habbi impadronito di Podgorizza, dell’ Albania, di Monténégro, à questi paesi menlre che l’Ill®0 S. Conte Gioanni ressedeva in Zabiach et dominava, si ricoverono alquanti Turchi commandati da un tal Mraher Aggà, capo loro. 11 quale ben spesso veniva à qualque faflioni d’arme con la gente del Cernovichio, che tenlava di scacciarli da Medun. Concorse in ajutlo de Turchi gran genle da diverse parti, et per benchè in una fattione sanguinosa fatta trà ambi duoi li campi Mrahor vi lasciasse la vita con molli suoi de principali, restorono perô padroni del luoco li Turchi ; da qui cominciarono li danni del Cernouichio et la perdita del suo stato. Trovasi per ancora nelle mie mani la lama d’una beilissima semitara d’esso Mrahor Aggà acquistata dal Cernovichio nella meda fattione et donata poi à suoi cognati gentilhuomini à Cattaro.

A confini di Pech, che è quattro giornate discosto da Cattaro, che è sedia patriarchale de calogieri di rito serviano et greco, dove ressiede il Patriarcha Gioanni, con gran pompa guardato et custodilo da Turchi gianiceri, otlenuti dalla Porta di Costantinopoli, et da lui mantenuti a proviggione in suntuosissimo pallazzo, è richissima et beilissima chiesa che tiene con grande veneratione diversi corpi di santi Greci ; dove si îrova un corpo santo del rè Millutin di Servia, che è tenuto in veneratione per li molli miracoli che hà fatto, detto da loro Suetti Cragli. Questo patriarcha commanda in spirituale (a quelli perô che sono di rito servo à tutla la Servia, Podgorizza, à Monténégro et à Zappa. Fù tenire et contado di Cattaro corne si dirà avanti. Trovasi un spatiosissimo piano copioso di molli et grossi villagi, bagnato da molli flummi, non di troppo momento, ripieni

perd di pesce, luoco amenissimo et fertile, chiamato Plaua, habitatogià da gran numéro di commodissimi habitatori^ destrutti hora per la maggior parte dalle rapine et exlorsioni di quelli di Climenti montanari co’ quali vicinano; conducono tal giorno per ducento cavalli di lane fin’ à Cattaro, standovi discosto per Ire sole giornate, oltre diverse allre sorte de merci, corne cere, formaggi et formenti, lornano nondimeno ad babitarlo li medemi originali habitatori da diverse parti di Turchia per commandamento del Turco rich^amali, hauendo fabricato di nuovo, corne si dira avanti una forlezza à conlîni di Climenti , che serva per freno à questi ladri ei per quiete di questidi Plaua.

Trapane commandata da Drogoe Lacou’ ....

Slatka

Pcrihna Voianou’.

Tresgnicni

Andria Boios

Slarieka

Yuceta Raizeu. . . .

Bosechi

Vucassin Raizeu’..

Cechugni

Omitthar Jouou’. .

Ciulichi

Laco Milou’ ......

Cormasi

Vuchssan Lallecin

Parnosieniza

Tomas Bratichieu’

Seoze

Hotas Nicollin ....

Lug

Boio Lalou’

Arsaniza

Nico Milou’

Ulottin piccolo

Pero Juanceu’. . . .

Ulollin grande

Pecin Boioru’ ....

Jouoino

Boio Yuain

Comorani

Vuchssan Yicou’. .

Francouich

Rado Vuchou’....

Hibasi

Yulatco Juuanou’.

Crusceno

Dabiseu’ Bracou’. .

Grad

Vuch Henessin . . .

Trepka

Laie Nicou’

Dossago

Laie Boiou’

Gustigne

Belle Juuanou’. . .

Quivi come s’ è detto di sopra, discosto da Gusligne tre hore di caniino et da Climenli altre tante, in luoco di silo fortissimo sopra ad una piccola collina, aile fin dell’ anno 1612 il Gran Turcho fabricè un forte, denominandolo Città Nova, di grandezza d’ un campo di lerreno di circuito di quattrocento passa, coutesto di grossissimi travi inpironadi et riempito di terra pieno con fossi à torno larghi, dove bà condotto l’acqua et fattovi tre ponti levatori, pouendovi dentro ducento soldati à piedi et cinquanta à cavallo alla guardia. Questa fabricha ô stata fatta ad’ instanza di Sem Zauss, Turcho principale di Podgorizza, perché havendovi egli il timaro in Plaua, ne podendolo godere trà perché era dislrutto da Climenli, trà perché anco non vi podcva andare sicuratnenle, diede ad intender in Costantinopoli al Gran Sigr per mezo dell’ Hlm» S. Nasuf Passa de cui porlinari etcortegiani souointeressati nel timaro di Climenli, chô per voler reprimer il furore di questi ribelli et tenerli à freno et in devotione, si facesse la fabricha la quale ottenne. Non perô possono quelli che la guardano obstareà quelli diClimenti che non vadino à robare et depredar per tutto.

Si ô detto di sopra de ribelli montanari in universale; convien dunque hora scender à particolari per descriver li siti, li costumi loro, le fatlioni, et quelle che sia frà di loro del 1612 et 1613 avvenulo di notabile.

Oltre chè, come si è detto altre volte, questa gente (che là il numéro di cinque mille trecento ottanta combatlenti) viene ad’ esser forte per la naturale habitatione et silo di monti forti et inaccessibili. Tutta volta la maggior fortezza loro stà nell’ unione, vedcndo si ché da poi che delibcrono per consiglio frà di loro fatto di non dar il tributo ordinario al Ré, molto meno le dovute provigioni à particolari spachi, come si è scrittadi sopra, tutto questo avvenne per esser troppo da Turchi tirraneggiali, conclusero cou giuramento, il quale frà di loro viene osservalo assai , di non abbaudonarsi 1’ un l’altro, ma stando uniti soccorrere à chi ne sarcsse bisogno, et non dar mai adito a Turchi frà

di loro. Ridotti per questa via in stalo più commodo, levata la tirranide turchesca, non potendo raarcire nell’ otio, datisi à rapine, andando à lurme in dentro frà il paese turcho lino A Filipopoli et depredando al peggio borghi, villaggi et caravane di mercantie, s’hanno talmente arrichili chè frà di loro et per il più frà Climenti trovarassi in cento ottanta otto case, che vi sono, cenlo dua fornimenti almeno per una da cavallo , d’argento indoratOj cioè simitara, briglie, pellorali et in tal uno fino selle con lame d’argento et gioielate, chè tal’ un fornimento valerà cento cinquanta fino ducento zecchini d’oro, cavalli di granvaluta, tazze, tazzini d’argento et oro, ollre un infinità d'animali minuti et grossi. Yanno armati per il più di spada, targa et giavarina, con un infinilà di fiombe da loro manegiate esquisitamenle, rari archobuggi trovansi frà di loro, con tutlo che quelli che vi sono per havergli guarniti facciano polvere assai buona da per se. Frà tutti li montanari non vi saranno mai cento archobuggi. Questa gente è cosl agile, cosl brava, ardita et presta et con si bel modo si mette ail’ ordine per combatlere, che rende meraviglia à chi la mira. Vedendosi frà di loro venir à schiere armati per scaramuzzare, cedere et incalciarsi, schivare et inconlrare, ordir sguati et procurarne il scampo, chè veramente paiono pratichissimi et molto esperti,si chè riescono soldati velerani, esercitandosi in simil démonstration! quasi ogni festa, et per il più le principali. Il più di loro caminano scalzi, si chè à chi li vede per quelle balze paion gamoze. Fù et è sollecitata continuamente da infiniti richiami la corte di Coslantinopoli de latrocinii, depredamenti et ribeliioni di questi montanari, chè finalmente il Gran Turcho si ressolve ispedire contro di loronel 1612 un Passà figliol di quel Mehemel Passé, che fù amazzato al Divano, che vuol dire ail’ audienza, il quale fù investito nel passaluch di Bossna. che ressiede à Bagnaluca, dandoli il sangiacato di Herzegovina in Arpaluc, che significa in turco biava da cavalli. Questi si condusse à Podgorizza et

messse insieme da diverse parti da vinticinque mille combatenti, da dove ispedi à Caltaro un suo aggà et confidente accompagnato de molti Turchi principali di Podgorizza et lettere credentiali, dirette ail’ Illm° S. Rettore, scrivendo à parte al Bolizza autore sopradello che li dovesse recapitare. Era in regimento ail’ hora lTIlmo Sig. Gieronimo da Mollina, il quale corne sollecitissimo gentilhuomo e mollo provido veiso le cose publiche, havea già prima che fosse venuto il Passà avisalo à Venetia il Serm® Senato di quanto occorreva, dal quale fù mandato un présente di valuta honoratissimo per il detto personnaggio , hora lelte che hebbe le lettere et vedute che erano scritte dal chiechaia del Passà, che doppo le allre particolarilà et complimenti le chiedeva à nome del suo Sigr il présente ordinario, le fù anco risposto, che il présente che se le conveniva corne sangiaco del ducato di Herzégovine era in pronto, mà chè vedendosi la lettera scritta dal suo chiecheia, che non si sà chè sia egli sangiaco taie, dovesse avisare di nuovo et far sigillare la lettera del sigillo muhur, overo testa desso Passà, dicendo che si conlentava cosi, et il tullo per opro del detto Bolizza fù operato et fallo. Venuta di nuovo la letera cosi sigillala furono licenciât! li Turchi cou la consegna del présenté pur ordinario di Ilerzegodna, in conlracambio del quale fù mandato ail’ lllmo Rettore un bellissimo cavallo. Frà lanto il Passà col esercito sudetto, doppo haver lentato più volte molti espedienli contra li ribelli, finalmente essendosi trattenuto per ispalio de lie mesi à Podgorizza, vedendo di non poter operare, ne farli danno alcuno, à tradimento brucciô la villa di Biellopaulichi et fece schiavi da ottanta anime trà putli e donne et pocaquantilà d’animali, essendosi salvati gl’ huomeni col resto negl’ altri villaggi, e cosi si rissolse di partire, dove nel sbaridarsi il campo e marebiare dal li monlanari furono lagliati à pezzi più di trecenlo Turchi spachi con li cavalli e bagaglie e fini la guerrasenz' altra fattione notabile.

L’anno 1613 fù ispedito daCostantinopoli contro li mou-

tanari ribelli Arsolan Passà con selle sangiachi, cioù quel di Presren, di Pech, di Duchagin, di Charagnich, di Elbassnn, di Zadrimia et di Scuttari, che conducendo seco l’ordinario di sangiachi, et coadunalo da diverse parti il campo, facetidovi esser anco quelli del Monte Negro, havea messi insieme quindeci milia combattanti, se bene vi correa voce che fossero più di sessanla mi Ilia- Questo campo stelte otioso perispatio di vintiquattro giorni, senza far altro, et poi cllevalosi il Passà da Podgorizza et messi ad’ uno li spachl et diversi pedoni del paese, s’inviô verso à Climenti et ivi dimorô dodeci giorni senza far allro, solo che havuto a nova per ispie, che vi erano nascosli alquante famiglie di Climenti in alcuni altri villaggi, quesle fece far schiavi, et furono ottanta anime frà put ti e donne. L’altro villaggio di Climenli s'accordô in quindeci schiavi et mille ducali et montre spettava l’effetto dell’ accomodamenlo mandô cenlo cavalli à Podgorizza per rifrescamento. Quelli di Climenli aspeltorono li Chiriazi ad’ un passo stretlo et amazzarono da trenta Turchi con cinquanta cavalli, di che impaurilo il Passà, piangendo e dubilando di peggio, se ne parll da Climenti senza far altro el se ne venue à Podgorizza et subilo mandô à chiamare in aiuto quelli di Castel Nuovo, et andô con essi loroet cou tutlo il campo à depredare Vassoevichio villaggio di otlanla cinque case, corne si è detto, duve non fece impresa di rillievo,solo che robô da sessauta anime frà putti e donne, che erano fugili per salvarsi in altri villaggi vicini; gl’ huomeni non dimeno délia villa se ne vendicarono, poichè dal suo rilorno verso Podgorizza gli furono alla coda, tagliarono à pezzi da vinli Turchi et traltenero da trenla cavalli; s’accordô alla fine con quelli di Hielopaulichi in mille ducali et dodeci schiavi. E pure li uiedesimiquamîo fùlicenciato il campo furono alla coda al sangiaco di Cazanich et quello di Pech, gli amazzarorvp da settanta Turchi et tolsero da ottanta cavalli et seguitarono anco il Passà al suo partir di Podgorizza, spetlalolo in un. boscho, che ô passo strelto e di partito angusto nominato

Chuseplug, li amazzarono da quaranta Tarchi et tolsero da sessanla cariaggi Irà mulli et cavalli, carrichi di robe et bagaglie et tanto 6 seguito in due anni frà li ribelli et quesli canipi, rissolvendosi le fattioni in fumo. Di modo chi* banno contracambiato li ccnto cinquanta due schiavi dal Passà fatti et salvati per accordo con mille ducati,con cento sessanta Turehi che li amazzarono, et ducento vinti cavalli arrestati , frà quali sessanta con bagaglie et carrichi di robe, restando nel resto in pace, godendo le robe, I’havere et le case proprie. Questo si dice esser successo Irà li montanari et il Passà fino li X novembre 1613.

Al tempo che 1’ Illmo S. Zan Marco da Molin fù Rettore e Proveditore in Caltaro, venne à Podgorizza il sangiaco di Scuttari Alli Beg Memetbegiovich, nepote del gran Feris Passà che fù cosi gran capilano in Ongaria, fù del medemo Ili“° S. Proveditore cortegiato col présente ordinario che le accompagné fino à Podgorizza. Il medemo Bollizza autore, corne conoscente et amico del sangiaco, che altre volte montre fù luogotenente del suo fratcllo Uibraim Beg, che fù Passà in Canissa dove morse, accolsi in casa à Catlaro amalato et più giorni lo trattenne, dal quale fù anco con pari benevolenza corrisposto ail’ 111“° S. Proveditore passando frà di ioro diverse lettere di complimenti. Hora volendo questi havere l’ordinario tributo présente et altro da quelli del Monte Negro, ne essendoli coulribuito, ne dato, coadunati insieme da tre milia combaltenti, frà quali vi fece venire quelli di Chuzzi montanari et hora ribelli, volse tentar d’haver per forza et per via di ferro, quello gli era negato à parole. Onde passato il guado délia fiummara Morazza, et venuto à Glicscopoglie per entrare in Monte Negro, pose à foco et fiauuna la villa di Slagnevich et di Goriza et mentre s’avviava verso il monte, fù iucontrato da quelli del Monte Negro, che posti insieme guardavano quel passo difficile et forte, et venuti seco al fatto d'arme lo ruppero et fugarono,

chè à pena il Sangiaco ferito d’una giaverinata si salvè sopra un buon corsiero. Furongli tagliati à pezzi da cento Turchi, frà quali il suo chiechaia et luogotenente nominato Saban Chiechaia, huomo valoroso, et se non li tolleva l’obscurilà délia notte capitava a male tutto il resto del suo campo. Hora dovendo gl’ordinarii portalettere, che sono huomeni del Monte Negro, corne si è detlo, passare per l’ordinaria strada vecchia di Chuzzi instituila lino da principio chè si cominciô per via di Cattaro ispedire lettere per mandare a Costantinopoli, furono li primi, che venivano con li dispacij publici pur da quella volta e non sapevano l’accorso caso, malamente trucidati, che perô da li in poi non se ne volse arisicare à passare per quella strada alcuno ; e perché in negotio di tanta consequenza si doveva provedere con sollecitudine cosi ricercaudo il bisogno et intéresse publico, trovarono un’ altra strada per via di Herzegovina che è più longa délia strada vecchia sei giornale (Fandare et di ritorno d’està, et d’inverno otto, corne dalla descrilione à suo luogo si vedrà, oltre che è di maggior spesa, perché se li portalettere, cioè capi, sono pagati per la strada vecchia d’està quindeci tallari per cadauno per andare, et d’inverno vinti, li medemi per la strada nova si pagano d’està vinti et d’inverno vinticinque. Nelli quali viaggi novi vi spende di più il prencipe ail’ anno ducati cinquecento. La ragione è In pronto perché posto che vadino due dispacij al mese da Cattaro et che per ogni dispacio vi vadino due capi (e vi sarà tal volta che vadino tre, quattro et cinque) sono vimi ducati di più dell’ andare et di ritorno altre tauti. Si chè ail’ anno summano- cinquecento ducati di più, oltre l’importanza et il prezzo inestimabile del tempo, correndovi sei giornate di più l’està, et d’inverno otto, corne si ô detto di sopra. Et per che meglio s’intenda questo negotio, et provi sensatamenle, si descrivono qui sotto li villaggi d’ambedue le strade et quelli posti sotto al commun’ arbore, si vedrà la qualité delle strade, con li nomi de luochi et la differeuza che vi passa trà quelle.

l’arbore.

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