‹ De l'Amour Édition revue et corrigée et précédée d'une étude sur les oeuvres de Stendhal par Sainte-BeuveChapitre 32 sur 163 · L'ULTIMO DI

L'ULTIMO DI

ANACREONTICA

A ELVIRA

Vedi tu dove il rio Lambendo un mirto va, Là del riposo mio La pietra surgerà, Il passero amoroso. E il nobile usignuol Entro quel mirto ombroso Racoglieranno il vol. Vieni, diletta Elvira, A quella tomba vien, E sulla muta lira, Appoggia il bianco sen. Su quella bruna pietra, Le tortore verran, E intorno alla mia cetra, Il nido intrecieran. E ogni anno, il di che offendere M'osasti tu infedel, Farò la su discendere La folgore del ciel. Odi d'un uom che muore Odi l'estremo suon, Questo appassito fiore Ti lascio, Elvira, in don. Quanto prezioso ei sia Saper tu il devi appien; Il di che fosti mia, Te l'involai dal sen. Simbolo allor d'affetto, Or pegno di dolor, Torno a posarti in petto, Quest'appassito fior. E avrai nel cuor scolpito, Se crudo il cor non è, Come ti fu rapito, Come fu reso a te.

S. RADAEL.

O lasso Quanti dolci pensier, quanto desio, Menò costui al doloroso passo!

Biondo era, e bello, e di gentile aspetto; Ma l'un de' cigli un colpo avea diviso[89].

DANTE.

[89] Pauvre malheureux! combien de doux pensers et quel désir constant le conduisirent à sa dernière heure. Sa figure était belle et douce, sa chevelure blonde, seulement une noble cicatrice venait couper un de ses sourcils.