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PRÉAMBULE DU COURS DE CREMONINI SUR LE TRAITÉ DE L'AME

(D'après le ms. de Saint-Marc, cl. VI, n° 190.)

Explicaturi libros Aristotelis de Anima, quamvis illis auditoribus eos exponamus quos a rectse veritatis tramite, quem aperit christiana religio, deviaturos nec timeridum est, nec potest credi, ob sanctas et religiosas institutiones in quîbus vivunt, tamen ob noslrum legendi mu nus, non debemus sine prœfatione hujusmodi contemplationem aggredi. Estote igilur admoniti nos in hac pertractione yobis non dicturos quid sentiendum sit de anima hurnana, illud enim sanctius me et vere prsescriptum est in Sancta Romana Ecclesia, sed solum dicturum quod dixerit Aristoteles. Per sapientiam enim certe insipientiam assequeremur, si magis Aristoteli quam sanctis viris credere vellemus. Aristoteles enim unus esthomo, et dicit Scriptura : Omnis homo mcndax, Deus veritas; quare veritatem ex Deo ipso et ex sanctis hominibus, qui ex Deo locuti sunt, accipere debemus, atque illam semper et constanter anteponere omnibus aliorum sententiis, quamvis viri qui illas protulerint sint apud mundum in existimatione. Rationes omnes quibus Aristoteles de anima loquens videtur esse veritati contrarius solvunt prœcipue theologi, ex quibus S. Thomas et alii ipso recentiores; quare quotiescumque continget ut aliquid dicatur minus consonum veritati, habebitis apud istos quid sit respondendum, et ego illud opportune memorabo, quancloquidem in his libris hanc sum expositionem scripturus, ut nihil dissimulem eorum quee ab Aristotele dicuntur, et dictorum fundamenta, prout ex ingenio potero, aperiam ;

quandocumque tamen aliquid accidet, quod a verilale christiana sit remotum, illud admonebo, et quomodo allata fundamenla sint removenda, declarabo.Scitole tamen quod non sunt multa in quibus Arisloteles dissentiit a verilale, et illa non sunt ita demonstrata, ut non possint haberi demonstrationum resolutiones. Hic igitur est modus nostrse expositionis, quam non aliter facere debemus ex sacrorum canonum decreto.

LETTRE DE L'INQUISITEUR DE PADOUE A CREMONINI, ET RÉPONSE DE CREMONINI.

( De la Bibliothèque du Mont-Cassin, n° Ù83.)

Letlera deW inquisitor di Padova at Sor Cremonino.

La Santità di N. S. mi ha ordinato ch' io facciasapere a V. S. che nella sua Apologia non solo non ha sodisfatto alla corretlione del 1° libro inscrit to Dispulatio de Cœlo, secondo la dispositione dei coiiwlio Lateranense, ricogliendo la ragione d'Aïistotile, confutandolo, e manifestamente difendendo la Sede Catholica, ma d'avantaggio ha di proprio senso inventato certi modi di dichiarationi e distinzioni che conlengono assertioni degne di censura, corne si puô vedere dalle osservazioni che gli ho fatto avère. Per lanto V. S. correga per se stessa il primo libro, secondo il prescritlo del concilio Lateranense; et essendo questo debito suo e non dei Theologi e d'altri, V. S. Io deve fare cosi per obligo diconscienza, essendo quel philosopho christiano e calholico che dice di essere, corne per slimolo di riputatione, volcndo esser tenuto dal phi losopho christiano e non ethnico. E di più, V. S. levi dall' Apologia e rivochi quei modi d'esplicare e di distinguere che di propria mente ha rese per dichiaratione délie pro-

positioni chefurono notale e censurate nel 1° libro, porche non sodisfanno ail' ordine cheli fu dato, ne si devono pcr se stesse tolerare. Per tanto essendo neccssario per ovviare a quei mali che la lotlura di cletli libri puô causarc, V. S. corregail 1° libro, secondo il prescritto che le fa or^ dinalo in conformità del conciiio Lateranense, e levi et rivochi dal II0 gli errori ed assertioni degni di censura clio V. S. ha scritti di proprio senso, insieme con quei modi che ha tenuti in dichiarare la sua intenzione in dette cose; altrimenti mi scrivono da Roma che si verra alla proibizione di detti libri ; ne in questo negotio si prétende altro che l'onor di Dio e la salute délie anime. In oltre si pone in considerazione a V. S. che la relratazione in cose concernenti alla fede deve esser chiara e manifesta, e non involuta ne ambigua, ed altri uomini di valore hanno esposto Àristotile in questa Università di Padova, con lutto che tenesse l'anima mortale, provavano non di meno insieme Aristotile essersi ingannato intorno a ciô, et in lumine naturali, e egregiamente confutarono le sue ragioni, in principiis philosophise, e tra gii altri il Pendasio a nostritempi, uomo di molta dottrina e pietà. Che è quanto mi occorre farli intendere in scrittura, oltre al ragionamento havuto seco a longo in tal proposito. V. S. dunque mi rispondi in scrittura distintamenle a quanto io le scrivo, a fine che ne possi dar conto a Roma per venerdi prossimo futuro. Dio ia conservi. — Dal St0 Uffizio di Padova, il 3 luglio 1619.

Rtsposta.

Ho vista la leltera che mi scrive V. Paternilà, nelh quale trovo due cose : unaè 1' avisarmi, incitarmi e persuadermi aprocurar di dar soddisfazione ail' osservazioni vênute novamente intorno a miei libri. La ringrazio del

bon affetto, e credo che ella sappia ch'io 1' altra volta, secondo 1' ordine de Sua Santià, fui prontissimo, e deve credere che ancor ora sono il medesimo ad ogni conveniente richiesta. L'altra cosa è quello che mi propone doversifare; del che di passo in passo le dirô quello ch'io possa fare. Vederô poi l'osservazioni più tosto ch'io possa, essendo hora un poco risentito, si che non posso attender a studio, e farô con V. P. per adempimento di quanto occor rerà.

Quanto a metter mano nel I" libro, non posso farlo assolulamente, per che allora che si trattô, fu concluso di ordine di Nostro Signore che si facesse con 1' occasione dell' Apol gia corne s'è fatto; e ciô fu saputo in Senato, e si tien per certo, si che io non ho authorilhà di metter mano nel libro.

Quello ch'io posso fare è questo : nell' ultima parte che darô fuori De cœli efficientia, havere riguardo ad ogni cosa che accaderà, e far quanto convenga per farmi cognoscere quel philosopho cattolico e chrisliano che dico di essere, et che so che V. P. sa chi io sono, che qui mi vede ogni di essa Fesser mio, et non ha da stare a Dio sa quali relazioni. Quanto ai modi d' esplicare chedice, credo questi saranno a parte notati nell' osservazioni, vederô e sarô con lei. Vedremo anche insieme il Concilio Lateranense, e cosi farô quello che occorrerà. Ma quanto al mutar il mio modo di dire, non so corne poter io promettere di transformai' me stesso. Chi ha un modo, chi uno altro. Non posso ne voglio retrattare le espositioni d'Arislolile, poichè l' intendo cosi, e son pagalo per clichiararlo quanto l' intendo, e nol facendo, sarei obligato alla restitutione délia mercede. Cosi non voglio retrattare considerationi liavutecircal'interprelazione ch' abiatefatte délie loresplicazioni, circa 1' onor mio, l'intéresse délia Cattedra, e per tanto del Principe. Ma vi è rimedio ; ci sia chi scriva il

contrario; io tacerô, e non procurerô di respondere altro. Cosi al Suessano fu fatto scrivere il libro De Immortalitate, contra il Pomponazzo.

Quanlo aile cose dell' anima, ora non è tempo; quando farô il comento, mi porterô da bon callolico, e non inferiore di pietà christiana ad alcun altro philosopho.

TABLE ALPHABETIQUE

Abd-el-Moumen (l'émir), 15.

Abd-el-Wahid cl Marrekoschi, historien, parle d'Ibn-Roschd, 9.

Abélard, réfute l'unité des âmes,

Aboulwalid Mohammed Ibn-Jioschd, grand-père d'Ibn-Roschd, 12 s.

Abraham de Balmès, 380.

Abraham Bibago, 198.

Abou- Abdallah Ibn-Ayyasch, 23.

Aboul-IIosein Ibn-Djobeir, 24-.

Abu'.acer, voy. Ibn-Tofail.

Achillini, 3G0 s.

Adam de Marsh, 202.

Ahron ben Elia, 195 s.

Albert le Grand, 231 s., 2G8 s.

Albcrli (Louis). 404.

Alexandre d'Aphrodisias, 129, 134 s., 354 ss.

Alexandre de Ilalès, 224, 261.

Alexandristes, 354 s.

AlfarabùM, 95, 109, 14^»

Alldndi, 92, 94.

Almansour (le hâdjib), persécute les philosophes, 5 s., 36.

Almansour (Iakoub), 19

Alpetrangi, 206, 208.

Alphonse A, a-t-iî fait traduire

Amaury de B'ene, 222 s.

Ambrogio Leone, 399.

Anaxagorc, Aristote lui emprunte sa

théorie de l'intellect, 125.

André, secrétaire de Michel Scot.

Ansari ( El- ) biographe d'Ibn- Roschd, 8, 9, 163, 164.

Antéchrist, associé à Averroès, 296,

Armengaud, fils de Biaise, 217.

Arnauld de Bresse, 284.

Arnaud de Villeneuve, 264, 297.

Augustin (saint), agile la question

de l'unité des âmes, 131.

Avcmpace, voy. Ibn-Bâdja.

Avcnzoar, voy. Jbn-Zohr.

Avicébron, voy. Salomon-ben-Gabi-

rot.

Aviccnne, voy. Ibn-Sina.

Bagolini (J. B.), 378 ss.

najazet If, averroistc, 41.

Barbaro (Ermoluo), 394 s.

Larozzi (Pierre). 353, 367.

û82 TABLE ALP

Bazilieri (Tibère), S51.

Bembo, 363, 374, 387.

Benvenuto d'imola, 250 s., 300, Ap-

pend. III.

Bérigard, 419 s.

Bernard de Trilia, 248.

Bernard de Verdun, 21 9 Bclti (Claude), 351. Biel (Gabriel), 320.

Bonnet (Nicolas), 320.

Bouchermefort (Adam), 346.

Brasavola (Antoine), 407 s.

Bruyerin-Champier (3. B. ), 382,

Buffatmaco, 301, 305 s.

Burana (Jean-François), 380.

Blindait, 320.

Burleigh (Walter), 320.

Cajetan (Thomas de Vio), 351.

Calaber (Magister) , 405 s.

Casaubon, ce qu'il dit d'un manuscrit arabe d' Averroès, 80 s.

Calonyme ou Calo, 130 ss.. 216, 381 s

Campo Santo de Pise (Averroès au),

Cardan, 297, 418 s.

Cecco d'Ascoli, 328 s.

Césalpin, 416.

Christophe Colomb, cite Averroès,

Cœlius Rhodiginus, 273, 398.

Cotliget, 15, 7G, £17 s.

Contarini (Gaspard), 364.

Cremonini, 322, 324, 408 ss., App. V, VI.

HABÉTIQUE.

Dant», 249 ss., 302, 303, David de Dinant, 220 ss.

David Kimchi. 183.

Destruction de la Dtslruclion, C5.

Disciples d'Ibn-Roschd, 39.

Dominique Gondisalvi, 201.

Duns Scot, 260 s., 299.

Duplessis-Mornay, 428, 431.

Durand de Saint-Pourçain, 248.

Dhèhébi, 8, 9.

Ekhart (Maître), 261, 266.

Èlie del liledigo, 197, 382.

Epicuriens, 155, 285 s.

Erasme, 274.

Etienne de Provins, 206 s.

Fakhr-eddîn Ibn-al K'naiib Razi, ses rapports avec Ibn-Pioschd, 40 s.

Fava (Nicolas), 346.

Ferrare (école de), 407 s.

Ferrari (Jérôme), 339.

Franciscaine (école), 259 s.

Frédéric II, 187, 208 s., 286 ss., 297. Frère de la Sincérité, 31, 104.

Gàddi (Taddeo), fresque représentant Averroès, 308 ss.

Gaetano de Ticne, 346 ss.

Galien (commentaire d'Ibn-Roschd sur), 77 s.

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