PALAZZO DI PIAZZA
Pugnale n® 1 di Milano con fornimenti verdi con viticci tocchi d'oro, manica di vergola d'argento filato, fodera di velluto (pag. 14). — Pugnale n® 1 lama straforata con fornimenti rossi, con viticci tocchi d’oro, fodero di ve’luto nero (pag. 14). — Pugnale n" 1 con fornimenti a cartoccio tocchi d’oro, fodero di velluto nero (pag. 14). — Pugnale n® 1 con manica et fornimenti neri, lavorati alla domaschina tocchi d’oro et d’argento, con fodero di velluto nero con due ghiere et puntale lavorato similmente, et sopra fodero di quoio giallo (pag. 14). — Pugnale n® 1 da presa lavorato alla domaschina con fornimenti lavorati simili con fodero di velluto nero (pag. 14). — Apostoli d'argento alti braccia 1/2 l'uno in circa n® 8 ; pesorno libbre 155, once 1, danari 18 (pag. 21). — Cassetta n® 1 d'argento, lavorata e dorata con figure di bassorilievo con cinque aovati di cristallo orientale, con sua piedi di lunghezza braccio 1/2 et larghezza 1/3 in circa, in cassetta di velluto rosso; peso libbre 15, once 11, danari 6 (pag. 22). — Vaso d’argento n® 1 ail’ antica tocco d'oro con piede basso et dua maschere sotto il manico ; peso libbre 2, once 3, e danari 12, in sua custodia di quoio nero (pag. 22). — Pace n® 1 d’argento dorata con la Natività di Nostro Signore di bassorilievo, con suo manico ed un cherubino in cima ; peso libbre 3 e danari 12 (pag. 22). — Vaso n® 1 d'oro massiccio smaltato di bianco, corpo a guisa di chiocciola marina con piè alto et una figura, et nel coperchio uno Nettuno acavallo in sur un mostro marino, con altro coperchino et una pallina; peso libbre 4, once ne danari 12, in una cassa di quoio nero tocco d’oro ; d’altezza detto vasodi braccia 1/2 (pag. 22 a 23). — Tazza n® 1, d’oro massiccio a nicchi con quattro teste di ghiozzi intorno ail’ orlo di detta tazza ; pesb libbre 3, manco danari 5 ! ha una cassa di quoio rosso con arme de' Medici e Toledo (pag. 23). — Tazza n® 1 , d’oro massiccio buglionata con due manichi entrovi i
due maschere ; pesb once 1 1, danari 15, in sua cassa di quoio nero, con arme de’ Medici et cordone pagonazzo (pag. 23). — Vaso n" 1 d’oro massiccio ail’ antica per inanio ' un Kreolc ; jxsô libbre 3, once 4, danari 2 ; in sua cassa di quoio pulita (pag. 23). — Vaso d’oro massiccio n® 1 con due manichi a serpe ; peso libbre 1 , once 11, danari 4 (pag. 23). — Pace n® 1 d’oro massiccio dei tre Magi , di bassorilievo messa in ebano ; pesb tutto con l’ebano insieme libbre una, once 7, danari 9 (pag. 23). — Tazza n® 1 d’oro massiccio con piede alto, con una Stella nel fondo con suo coperchio di cristallo orientale con ghiera d’oro ; peso senza detto coperchio libbre 1, once 1, danari 3 (pag. 23).
— Vaso d'argento ail’ antica a uso di mezzina imperfetto, con suo piè spiccato, cominciato da Benvenuto et non finito, pesb libbre 6, once 6, danari 18 (pag. 24).
— Coppa d’argento dorato n® 1 et lavorata con suo coperchio, sopravi uno Nettuno; pesb tutto libbre 4, once 7 (pag. 25). — Secchia n® 1 d’argento, dorata et lavorata, con suo manico a serpe, e per il corpo maschere, et posa in su tre piedi simili; pesb libbre 8, once 9, danari 18 (pag. 25). — l'esta n® 1 di bronzo senza busto ail’ antica di mano di Donatello (pag. 20).
— Ouadri n® 2 di bronzo délia Passione di Cristo, , c
uno grande et uno minore (pag. 29). — Scettro n® 1 d'argento con uno giglio sopra la palla rosso in una veste di quoio, che si fece quando prese la Corona Reale a Roma (pag. 35). — Testa n° 1 di bronzo del Granduca felice memoria in su una basa di legno (pag. 37). — Testa n® 1 di bronzo délia felice memoria délia "duchessa (pag. 37). — Torso n® 1 di bronzo grande al naturale (pag. 38). — .dlULXlii3&>.a&2. 7
appiccicati insieme (pag. 39). — Pugnale n® 1 alla todesca con manico d’osso rosso, fode. o d’argento, con dua catenuzze storiato ed indorato, con uno puntarolo con ghiera d’argento dorato (pag. 40). — Bicchiere n® 1 ail’ antica d’oro massiccio lavorato a figure, con dua manichi in sua veste di quoio nero ; pesb il bicchiere once 1 1 , danari 1 1 (pag. 40). — Vasetto n® 1 d’oro massiccio con dua nicchi dalla bocca et dua chiocciole per manico; pesb libbre 2 e danari 17, in sua veste di quoio rosso (pag. 40). — Vasetto n® 1 d'oro massiccio liscio, con dua manichi che hanno una maschera sotto ognuno di essi manichi ; pesb once 9
e danari 17, in sua veste di quoio nero (pag. 40). — Vflftn a Un todesca d’argento dorato con suo coperchio con tre figure di satiro dal piede ; pesb libbre 1 , once 9, danari 12, in sua veste di quoio nero (pag. 40). — Fiasche d’argento n® 7, con loro catene et coperchio, che dua grande con maschere et arme de’ Medici nel corpo, et delfini, et dua alquanto minori con dua ramarri, attaccatovi la catena, con arme de’ Medici nel corpo, et altre due alquanto minori lisce senz' altro, et un’ altra minore; pesorno tutte libbre 45, once 6 e danari 20 (pag. 41). — Pugnali pistolesi n® 7, a più fogge e grandezze, con loro fornimenti et foderi (pag. 42). — Ramarro n® 1 , che ha in bocca una lucertola inj>u una tavoletta tutto di bronzo (pag. 42). -
Croce di bronzo col Cristo di rilievo (pag. 43)- Torciere d’argento, grande di braccia 3 i11 circa, lavorato tutto con arme di pâlie, che a una è spiccata una palla; questa l’abbiamo avuta per rappiccare, posano in sur un piè fatto a triangulo, che hanno in sur ogni canto l'iminagine del Capricorno, ascendente delgran-
APPENDICES
duca felice memoria; pesorno libbre 172, once 2, danari 6 (pag. 48). — Scudi 4, con arme de’ Medici tre, et una dell’ Imperatore (pag. 62). — Scudi d’acciaio n° 3, forniti di velluto (pag. 63). — Quadro di bronzo lungo 3 braccia, alto braccia 1 1/3 entrovi figure di bassorilievo (pag. 64). — Statua di bronzo. che gli manca un braccio, alla braccia 2 1/2 in circa ([«g. 66). — Quadro n° 1 di métallo di bassorilievo di bracçia 1 1/2 dentrovi più figure (pag. 67). — Angioli
duoi di rame, che hanno in mano un candeliere per uno (pag. 69). — Pezzo di fregio di métallo di figure di bassorilievo di lunghezza di braccia 2 in circa (pag. 69). — Teste di métallo n° 3, dua d'uomo, et una con la bocca aperta fa una vecchia (pag. 69). — Nettuno n° 1 di métallo in su dua cavalli di métallo di bassorilievo (pag. 69). — Torciere di métallo n° 1, con quattro teste di Capricorno, et si posa in su una basa che ha 4 testuggini (pag. 76).
Relevé de quelques travaux exécutés par Cellini pour le cardinal de Ravenne.
A di 18 di settembre 1549.
A di 12 di Marzo 1547. Il Serenissimo Cardinale di Ravenna de’ dare per insino dal 1540 del mese di Settembre in Ferrara per queste opéré fattegli, e prima :
Per uno Cavallo di cera, di grandezza di braccia uno, su di esso una figura, e tre sotto, tondo, finito,
scudi dugento . Sc. 200.
E più per uno modello di cera d’una galea alla ricca, grande, di dua terzi di braccio, scudi cinquanta . » 50.
E più per uno modello d’ uno bacino e
boccale, con moite figure, scudi cento. » 100.
E per 300 Disegni di diverse opéré, scudi
cento . » 100.
E per uno suo Ritratto grande di cera,
scudi cento . Sc. 100.
E a di 17 d’Agosto 1549 scudi cento d’ oro in oro per conto d’una Saliera d’argento, già cominciata per il Cardinale Salviati ; e il detto Cardinal di Ravenna me gli ha pagati a buon conto per l’argento e parte di fattura. » 107. 1
E a di 18 di Settembre 1549 in Firenze.
Per uno modello di uno Tempio, dove s’aveva accomodare dua Sepolture, ricchissimamente fatto con moite figure detto modello, disegno e cera, per mia fattura scudi dugento. » 200.
E per il modello di dua tazze di cera
con figure tonde, scudi cinquanta. . . » 50.
( Biblioteca Riccardiana.)
Les deux inventaires des vaisselles et joyaux du Cabinet du Roi dressés à Fontainebleau en 1560 et 1562. Ouvrages de Benvenuto qui s’y rencontrent. Transfert au château de la Bastille de tous les objets précieux composant le Cabinet de Fontainebleau. Inventaire alors dressé des armes du Roi. Indication des pièces d’orfèvrerie qui furent détruites par son ordre en l'année 1566.
La Bibliothèque de l’Arsenal, à Paris, possède sous le n° 5163 le manuscrit de ces inventaires. C’est un volume de la grandeur d’un in-40, composé de quarante-cinq feuillets écrits au recto et au verso (r). Sur les deux plats de la reliure on voit, au centre, l’écu fleurdelisé de France, surmonté delà couronne royale et entouré du collier de Saint-Michel. Aux quatre
(1) Il y a de plus trois feuillets blancs, dont deux au commencement et un à la fin. Un double de ce manuscrit, identique de tous points, jusqu’à la reliure, se trouve à la Bibliothèque Nationale (Fonds français, n° 4732) ; celui-ci n'avait pas échappé à M. Labarte, qui l’a cité plusieurs fois. M. Paul Lacroix avait antérieurement fait connaître la première partie du manuscrit de l’Arsenal. Voir plus loin, page 390, note.
angles sont autant de médaillons. Dans le premier et le quatrième, le relieur a peint une devise de Catherine de Médicis, des flammes avec cette légende : « Ardorem cxtincta testantur vivcre fia m ma. » Le second et le troisième sont occupés par des armoiries : l’écu qui s’y trouve représenté indique l’alliance de la Reine mère avec le feu Roi Henri II, puisqu’il est parti aux armes de France et aux armes personnelles de Catherine de Médicis. Le chiffre de la Régente, X, est parsemé sur chacun des plats , alternant avec celui du jeune Roi , le K , surmonté de la couronne royale : Karolus Rex , Charles IX.
M. Armand Baschet, qui met avec tant de bonne grâce son érudition au service de ses amis, et qui se montre toujours si libéral envers ses confrères en re-
APPENDICES
cherches, nous ayant signalé ce curieux document , nous y avons retrouvé, selon que la date pouvait le faire espérer, la trace de l’orfévre florentin, et nous avons eu occasion d’en tirer quelques indications à propos de la Salière de François I" (i). Ces inventaires peuvent, en outre, donner matière à plusieurs rapprochements qui ne sont point étrangers à notre sujet , et il nous a paru qu’il ne serait pas hors de propos de les étudier ici.
Tout d’abord, voici le protocole du premier :
« Inventaire des vaisselles et joyaux d’or et argent dore', pierres, bagues et autres choses précieuses trouvées au Cabinet du Roy à Fontainebleau, faict par nous Jehan Babou, Sr de la Bourdaizière, et Tristan Rostain. Sr de Brou, gentilshommes ordinaires de la chambre dudict Seigneur, M“ Florimond Robertet, son conseiller secrétaire d’Estat et de ses commandemens et finances, et Nicolas le Gendre, Sr de Villeroy, aussi son conseiller et secrétaire de ses finances, en vertu et suivant la commission dudict Seigneur, de laquelle teneur est escripte à la fin de cedict présent inventaire, à la confection duquel avons vacqué depuis le vingtcinquiesme jour de janvier l’an mil cinq cens soixante jusques au quinziesme jour de février audict an, et quant à la prisée des choses susdictes, elle a esté faicte de l’ordonnance du Roy et de la Rovne sa mère, par François du Jardin, orfevre d’icelluy Seigneur, Pierre Redon, orfevre et vallet de chambre du Roy de Navarre, et par Henry de Boux , aussi orfevre d’icelluy Sr Roy de Navarre, en la présence de nous cy dessus nommez, et aussi de nous Charles de Pierremur, Sr de Lezignv, conseiller, et m® d’hostel ordinaire du Roy, et de Charles le Prévost, Sr de Grantville, aussi conseiller d’icelluy seigneur et intendant de ses finances, depputez pour cest effect par le Roy et ladicte Royne sa mère, suivant la commission que pour ce nous a esté expédiée, laquelle est aussi transcripte au bout de cedict inventaire; ayant ladicte prisée et estimacion esté faictes par les journées escriptes en marge de cedict présent inventaire, et aux pris qui sont escriptz au bout de chascun article : toutes lesquelles vaisselles, bagues, joyaux, meubles précieux et autres contenus en cedict inventaire, après icelluy et ladicte prisée parfaictz sont demourez en la charge et garde de madame de la Bourdaizière Françoise Robertet, suivant le vouloir et exprès commandement de ladicte Royne faict à nous susdicts Srs de Lezigny, de Rostain, d’Alluye et de Granville, le XX de février mil Ve LX. »
La première commission du Roy, datée d’Orléans, XXIIII'jour de janvier 1560, est donnée aux sires de la Bourdaizière, de Rostaing, d’Alluye et Nicolas Le Gendre, sieur de Villeroy. (Folios 35 v° et 36 r°.)
La deuxième commission est datée de Fontainebleau, XXIIIe jour de février 1560. Elle confirme la première touchant l’inventaire :
« . à quoy vous avez commencé à besongner, mais
d’aultant que nous avons advisé pour certaines bonnes causes et considérations h ce nous mouvans taire avalluer et estimer icelles bagues, joyaulx et pierreries et autres choses précieuses dudict cabinet. A ces causes nous avons commis et depputez . »
Ce sont alors les sieurs de Lezigny, de Granville et le Prévost, qui sont commis pour faire faire l’évalua¬
tion par les orfèvres Françoys du Jardin, Pierre Redon et Henry Deboux. (Folio 36 r° et v°.)
Par un troisième acte de sa volonté, le Roi, de Fontainebleau, à la date du dernier jour d’avril 1561, déclare que les inventaires et estimations ayant été dressés par lesdits personnages, les vaisselles, joyaux, etc., ont été réunis
« . es mains de nostre très honorée dame et mère
et de Nous qui les avons baillées en la charge de nostre chère et bien aimée dame Françoise Robertet, femme du sieur de la Bourdaizière, de toutes lesquelles vaisselles, joyaux, pierres, bagues et autres choses précieuses dessus dictes, Nous avons iceulx sieurs de la Bourdaizière, de Rostaing, d’Alluye, de Villeroy, de Lezigny et de Granville, et semblablement iceulx du Jardin, Redon et Deboux, en tant que besoing seroit, deschargez et deschargeons par les présentes que nous avons pour ce signées de nostre main. » (Folios 36 v° et 37.)
Arrivons maintenant aux détails de l’Inventaire :
La première vacation est datée « samedy XVe février » ; la seconde, « dimanche XI'/ dudict moys » ; la troisième, « mardy XIX dudict moys » ; la quatrième, « jeudi XX dudict moys ».
Plus de mille pièces sont relevées, soit séparément, soit en groupe, par les commissaires et experts du Roi et de la Reine. Le premier article fait tout de suite penser au concours qui eut lieu à Rome entre Benvenuto et Tobia pour la monture d’une corne de narval :
« N° 1. Une grande licorne émorcée par le bout, garnie d’or et soustenue sur trois testes de licorne d’or par le pied, pesant ladite licorne seulement, dix-sept marez une once et demye, et ayant de longueur cinq pieds troys poulces, en ce non compris une petite garniture qui est au bout, laquelle avec ladicte garniture des sudicts troys testes de licorne poisant ensemble vingt troys marez et demv, estimées quinze cens quatre escuz, cy XVe IIII. »
Or, Benvenuto a décrit non -seulement sa composition, mais encore celle de Tobia. Dans son dessin, il avait exécuté une tète qui procédait à la fois de la nature du cheval et de celle du cerf, et qui figurait par conséquent la tête de la licorne elle -même, semblable à ce qu’on imaginait que devait être celle de cet animal fantastique ; et il la fit d’assez bonnes proportions pour que la corne pût y être fixée comme à sa place naturelle. Voici, d’autre part, ce qu’il apprend de la composition de son rival : « Le dessin de Tobia avait la forme d’un chandelier sur lequel, en guise de chandelle, s’emboîtait cette belle corne. Le pied du chandelier était composé de quatre petites tètes de licorne d’une très-simple invention. » L’inventaire de 1560 dit : « Une grande licorne . sou¬
tenue sur trois testes de licorne d'or par le pied. » Cellini se trompait-il dans son souvenir sur le nombre de ces petites têtes formant la base, ou Tobia a-t-il modifié son projet sur ce point? Il nous semble que ce détail importe peu , et que les deux descriptions se rapportent d’ailleurs si bien, que les deux pièces doivent être identifiées. L’objet avait été commandé pai Clément VII pour être offert à François Ier, à l’occasion du mariage de Catherine de Médicis avec le
(1) Voir pages 174 à 179.
APPENDICES
Dauphin ; il est donc tout naturel qu’il se retrouve dans le Cabinet de Henri II, quand Charles IX en fait dresser l’inventaire.
Dans la quantité des pièces relevées par les mandataires royaux, on remarque un grand nombre de crucifix, dont quelques-uns émaillés et enrichis de pierreries, et plusieurs reliquaires :
« N° ii. Reliquaire avec un Dieu le Père bénissant et une Notre-Dame à sa dextre, or et argent doré, avec pierreries. #
Une note marginale dit :
« Ledict reliquaire a esté prins pour porter à Reims et en faire présent à la grande église au sacre du Roy, le XXV mars 1 56o. »
Un autre reliquaire (n° 15) est
« . en façon de navire où sont les onze mille
vierges, portant les armes de la feue Royne Claude. »
Il faut noter aussi :
« N" 17. Ung St Martin achevai, d’argent doré, avec ung diable d’ung costé et ung ange à l’autre costé qui luy porte son armet et plusieurs armoiries.
« N° 21. Deux anges d’argent doré, portant chascun ung reliquaire aux armes de Bretagne. »
Ces deux reliquaires furent donnés à la chapelle de l’Ordre du Saint-Esprit par Henri III, qui fit appliquer sur leur base les deux écus accolés de France et de Pologne. Ils se trouvent aujourd’hui au Louvre (Galerie d’Apollon). M. Barbet de Jouy les a décrits dans sa Notice du Musée des Souverains (n°‘ 76 et 77).
Puis viennent des paix, des tableaux d’autel, dont plusieurs sont indiqués comme « ouvraiges de juif ». Des pièces diverses sont marquées « de taille d’ Espaigne » ou « façon d'Allemaigne ».
Des objets de toute provenance étaient donc arrivés comme présents au Cabinet du Roi. C’est ainsi que nous croyons pouvoir reconnaître un coffret de Valerio Belli , inventorié sous le n° 80 :
« Ung grand cofTre d’argent doré avec des cristaulx à jour, soustenu de huict pommettes d’argent doré, pesant quarante huict marcz, estimé IIIe IIIIXX IIII. »
Vasari rapporte que Clément VII offrit le coffret de Valerio à François Ier, quand il vint à Nice et à Marseille à propos du mariage de Catherine de Médicis. Cette magnifique pièce est aujourd’hui conservée au Cabinet des gemmes, à Florence. M. G. Milanesi dit qu’on la voit figurer pour la première fois sur un inventaire florentin de 1635, sans que la provenance en soit indiquée. M. de Reumont pense qu’elle a été apportée à Florence par Christine de Lorraine, lorsqu’elle épousa, en 1589, le grand-duc Ferdinand Ier, et que cette princesse l’avait reçue en France comme présent de Catherine de Médicis, sa parente (1).
Dans l’inventaire de Fontainebleau, nous relevons encore les n°‘ 102 et 103 :
« Ung grand bassin d’argent doré cizelé, pesant onze marcz, estimé CX. »
« Ung vase de mesme ouvraige que le bassin, pesant dix marcz, estimé C. »
Selon toute probabilité, ces deux pièces sont le bassin et l’aiguière de Benvenuto offerts par le cardinal de Ferrare à François I*r.
Sous les n°‘ 107, 109 et 112, nous avons déjà reconnu la Salière de Benvenuto, puis une coupe dont le couvercle est surmonté d’un Saint Michel, et unvase à boire, lesquels figurent aujourd’hui au Trésor de Vienne et ont été donnés par Charles IX à Ferdinand d’Autriche. Nous avons résumé plus haut toutes les circonstances relatives à ce présent (1).
Dans le Cabinet du Roi figuraient aussi :
« N° 76. Deux rosiers d’or, envoyez aux Roynes par le Pape, l’ung enrichy d’ung saphiz pesans deux marcz et demy, estimez IIIe LII. »
Et une quantité de Pater noster analogues à ceux que Benvenuto avait montés pour le cardinal de Ferrare. En marge de l’un de ces articles on lit :
« Le dict dizain d’agathe, après en avoir osté le pillier d’agathe et celluy de cristal, a esté envoyé à la Royne d’Espaigne le 11° de mars i56o. »
Parmi les livres, on ne peut négliger celui qui est relevé au n° 739 :
« Ung grand livre couvert d’or, taille d’espargne, enrichy par les bords de plusieurs petit rubiz, dans lequel il y a trente pseaulmes traduits par Marot, estimé IIe XXII1I. »
D’après les descriptions sommaires qui en sont données, bon nombre de pièces ornées d’émaux de bastaille étaient certainement antérieures au seizième siècle. « N° 97. Ung coffret d’aymaux bastailles fort antique. » D’autres, « ouvraige de Limoges », devaient avoir été exécutées pour François Ier. A côté de plusieurs gemmes antiques, on remarque des manches de poignard enrichis de pierreries ; puis des camées , les uns chrétiens : « Ung lappis oh il y a un Saint Michel, la teste, les bras et les jambes d’agathe garny d'or » — « une agathe carrée oie il y a ung Saint Jhiérosmc » ; les autres profanes : « Une cassidoine gravée d' ung Mars et d'une Vénus prins en adultère »
Enfin, nous noterons encore une quantité étonnante d’enseignes qui semblent avoir été des ouvrages analogues à ceux que Cellini raconte avoir exécutés. Plus d’une de ces pièces devait sortir de l’atelier du petit Nesle. Mais rien ne permet de les identifier avec les ouvrages de Cellini, comme nous avons pu le faire pour le bassin et l’aiguière du cardinal de Ferrare, et surtout pour la salière de François Ier.
Les vaisselles et joyaux du Cabinet du Roi, ainsi inventoriés, furent donc, à la date du dernier jour d’avril 1561, laissés d’abord à la garde de la « dame Françoise Robertet, femme du sieur de la Bourdaizière ». Mais, l’année suivante, le jeune Roi ou ceux qui pensaient pour lui (car il n'avait alors que douze ans) durent songer que ces trésors n'étaient plus en sûreté à Fontainebleau. Les ambitions qui s'agitent
(1) Voir Vasari, édition G. Milanesi, t. IV, p. 380, notes.
(1) Voir pages 174 et suiv.
APPENDICES
autour d'un prince mineur allaient susciter les guerres civiles et religieuses qui devaient longtemps ravager et ensanglanter la France. Les objets précieux composant le Cabinet du Roi furent, sur l'ordre de Charles IX, transportés de Fontainebleau à la Bastille. Les actes inédits (1) qui relatent les circonstances de ce transfert nous ont paru trop intéressants pour ne pas être publiés. On va voir d’ailleurs qu’ils sont étroitement liés à notre sujet.
Ensuict la teneur d’une autre commission adressant au Sr de Villeroy (v° du feuillet 37).
Charles par la grâce de Dieu Roy de France a nostre ame et féal conseiller et secretere de nos finances, Me Nicolas Legendre, Sr de Villeroy, salut et dilection. Pour ce que nous avons advise en ce temps plain de troubles et de pilleries et incursions que font diverses personnes séditieuses et rebelles, faire retirer de nostre maison et chasteaude Fontainebleau toutes les bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses qui y sont a nous appartenans, pour les faire porter en nostre chasteau de la Bastille a Paris, ou elles seront plus seurement que audict lieu de Fontainebleau et pour aller recevoir lesdites bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses de nostre chere et bien amee dame Françoise Robertet, femme du Sr de la Bourdaizière, gentilhomme ordinaire de nostre chambre et gouverneur de la personne de nostre tres-cher, tres-ame frere le duc Danjou, en la charge et garde de laquelle tous les susdicts meubles ont este délaissez soit besoing commectre quelque bon et notable personnaige et à nous seur et feable. A ces causes vous avons commis, ordonne et deputte, commettons, ordonnons et deputtons par ces présentes pour vous transporter audict lieu de Fontainebleau, et la vous faire représenter par ladicte dame Françoise Robertet tous les susdictes bagues, joyaulx et pierreries et choses précieuses selon linventaire qui en a este faict le vingt quatrième février mil vc soixante, lequel vous sera exhibe par ladicte Robertet, a laquelle nous mandons et enjoignons dainsi le faire et de vous délivrer ou faire délivrer toutes et chacunes les choses contenues en... reserve les pièces que depuis ledict inventaire faict nous avons faict prendre selon quil est cotte et signe en marge dudit inventaire dont et de tout ce que ladicte dame Robertet vous exhibera et délivrera de toutes les bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses vous luy baillerez certiffication, signee de vostre main, qui sera inseree au bout dudict inventaire pour en vertu dicelle luy faire expedier lacté qui sera necessaire pour la descharge de la charge et garde que nous luy en avons baillee, lesquelles bagues, joyaulx et pierreries et choses précieuses par vous receues, vous ferez mener et conduire en nostre chasteau de la Bastille a Paris et mectre en la chambre qui a este préparée a ceste fin. Appelez pour en veoir le Sr de Gonnort, chevalier de nostre ordre, Me‘ Rene Baillet, president en nostre cour de parlement de Paris, et Claude Guyot, mc ordinaire en nostre chambre des comptes, ou les deux seuls qui vous bailleront une certiffication signee de leurs mains de toutes
(1) M. Paul Lacroix (le Bibliophile Jacob) avait eu l'heureuse pensée de donner, en 1856, dans la Revue universelle des Arts , l'inventaire de 1560. Par une note insérée à la fin de sa publication, il annonçait le projet de faire paraître ultérieurement l'Inventaire des objets précieux transportés au château de la Bastille. Mais ses nombreux travaux le détournèrent sans doute de ce projet, et la seconde partie du précieux manuscrit de l’Arsenal est jusqu’à ce jour, croyons-nous, demeurée inédite.
les choses que vous aurez mises en ladicte chambre, de laquelle chambre ledict Sr de Gonnort retirera les clefs pour les nous apporter et estre gardées en nos coffres jusqua ce que nous ayons advise de faire retirer lesdictes bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses de ladite chambre pour les renvoyer audict lieu de Fontainebleau, ou autrement en disposer ainsi quil nous plaira de ce faire. Vous avons donne et donnons plain pouvoir, puissance, auctorite, commission et mandement, mandons et commandons a tous nos justiciers, officiers et subieetz que a vous en ce faisant soyt obey. Donne au camp devant Rouen, le XXIIIe jour doctobre lan de grâce mil cinq cens soixante-deux et de nostre régné le deuxieme. Signe par le Roy, la Royne sa mere présente. Bourdin.
Procès-verbal (folio 3S r").
Lan mile cinq cens soixante deux, le jeudy vingtiesme jour doctobre, de la partie de hault et puissant seigneur messire Tristan de Rostaing, chevalier gentilhomme ordinaire de la chambre du Roy, baron de Brou, de la Guerche et Villemonble, seigneur de Thieulx et Vaux, Nous Guillaume Guérin et Remv Morizet, notaires du Roy nostre sire et de la Royne mere au Chastellet, bailliage et antiens ressortz de Meleun, avons este appeliez pour nous transporter avec luy jusques au lieu de Fontainebleau pour veoir faire la révision et représentation des bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses estant au cabinet du Roy audit lieu de Fontainebleau et iceux mectre et délivrer es mains de messire Nicolas Legendre, chevalier seigneur de Villeroy, conseiller et secretere des finances dudict seigneur a la descharge de dame Françoise Robertet, femme du Sr de la Bourdaiziere, gentilhomme ordinaire de la chambre dudict seigneur et gouverneur de la personne de Monseigneur le duc d’Anjou, en la charge et garde de laquelle tous les susdicts meubles ont este délaissez et en suivant le mandement et commission du Roy adressant audit Sr de Villeroy en date du XXIIIe jour d’octobre lan de grâce
mil Ve soixante deux . Ce que luy avons accorde et
pour ce faire nous sommes cedict jour transportez avec luy jusques audict lieu de Fontainebleau, et le lendemain vendredy trentiesme jour dudict mois doctobre audict an. Icelluy Sr de Rostaing, en lapresence dudict Sr de Villeroy et de nous notaires susnommez, sest transporte jusques au chasteau dudict Fontainebleau et v estant ledict Sr de Rostaing en la présence que dessus estant garny de clefs dudict cabinet a faict ouverture des huis dicelluy cabinet et entrez en icelluy auquel lieu nous a este présente par ledict Sr de Rostaing pour et en l'absence dicelle dame de la Bourdaiziere ung inventaire double et semblable, faict desdictes bagues et choses précieuses le XXIIIe jour de février mil Ve soixante. Signé Jehan Babou, Legendre, Robertet, Depierrevives et le Prévost, et plus bas, Charles et au dessoubs Delaubespine, pour dicelluy inventaire faire lecture et diceulx meubles faire délivrance audit Sr de Villeroy suivant la commission et mandement du Roy nostre dict seigneur. Donne au camp près Rouen, le XXIIIe jour doctobre lan de grâce mil Ve soixante-deux signee par le Roy, la Royne sa mere présente. Bourdin.
Et pour fournir audict mandement et commission a ledict Sr de Rostaing faict délivrance audict Sr de Villeroy desdicts biens meubles, selon le contenu audict inventaire, fors et excepté ceulx qui sont déclarez des articles qui sensuivent, qui se sont trouvez de deffault premièrement ung rubiz balay faisant partie du xxve
APPENDICES
article dudict inventaire; des perles faisant partie du 11e iiii^m® article,... une bouteille dor en larticle 111e lxxvi prisee quinze escus,... une enseignedune Lucresse sur ung camahieu,... ung camahieu de Bacchus,... ung cadran dor, quatre petits flascons...., une couppe dor a deux anses,... ung grand livre dor esmaille,... une peinture du Roy François deuxiesme .
De tous lesquels bagues, joyaulx, pierreries et choses précieuses contenues audict inventaire, ledict Sr de Villeroy sest charge fors et excepte ceulx dessus déclarez qui se sont trouvez de deffault comme dict est et aussy fors et excepte ceulx qui ont este prins et distraits dudict inventaire portant descharge sur chacun article dicelluy inventaire lesquelles bagues, joyaulx et choses précieuses pour accélérer la besongne et faire bonne diligence de les faire mener et conduire a Paris nont este faisans la délivrance diceux prisés. Et en ce faisant et par nous notaires dessusnommez este vacque par l’espace de cinq journées tant a aller sesjourner que retourner dont et de toutes lesquelles choses, dessus déclarées, lesdicts Srs de Rostaing et de Villeroy nous ont requis lectres en ceste forme pour leur servir et valloir en temps et lieu ce que de raison ce que leur avons octroyé, ce fut faict ledict an et jour que dessus.
Signé : Guérin, Morizet.
Cette fois, on compléta l'inventaire des « bagues, joyaulx et choses précieuses » en dressant aussi un inventaire des armes (fol. 39 r° et v", et 40 r°) :
Ce sont les cymeterres, espees, dagues, poignartz et trompes qui ont este trouvez au Cabinet du Roy a Fontainebleau. Oultre les bagues, joyaulx et pierres précieuses contenues en linventaire faict diceulx qui estoient demourez entre les mains du Sr de la Bourdaiziere, depuis la mort du feu Roy Henry, selon qu’ils sont cy après déclarez.
Nous signalons ce très -curieux document aux personnes qui étudient spécialement les armes et armures, et pour leur en indiquer l’intérêt, nous en relèverons quelques pièces :
Premièrement ung cymeterre garny dor et de plusieurs diamantz rubiz et turquoises avec sa saincture esquels y a quelques pierres perdues, et est celuy que le baron de la Garde apporta au feu Roy François.
Ung autre petit cymeterre ayant la poigne et le fourreau dor nelle tout couvert de maulvais rubiz spinolles rougeolles et turquoises e fut donne au feu Roy Henry par feu Mons. le mareschal Strossy.
Une espee ayant le pommeau, la garde, le bout recouverts de feuillage dor esquels y a deux camahieux et plusieurs petits diamants et rubis et le fourreau de taille dargent qui est lespee que le feu Roy Henry portoit a l’entree de Paris en laquelle y a quelques pierres perdues.
Ung poignart ayant la garniture et le fourreau dor esmaille de croissans et des devises du feu Roy Henry.
Une grande trompe dargent dore faicte de relief garnie de plusieurs plattes d'argent dore faictes aussy de relief.
Lesquels meubles cy dessus déclarez ledict Sr de Villeroy a permis pour iceulx porter a Paris avec ceulx contenus audict Inventaire du 24e jour de février v° soixante. — (Fol. 40 v°.)
Après la révision, représentation et délivrance faicte... ont este trouvez oultre les bagues et joyaulx contenus audict inventaire les bagues et joyaux ci-apres déclarez : — (Fol. 40 r°.)
Premièrement une table dor carree a laquelle est taillée une mappemonde de Orose.
Ung tableau dor auquel y a une Nostre-Dame de Pitié a laquelle y a une oraison Nostre-Dame du ciel et de la terre.
Ung enseigne dor ou y a une histoire de la manne faicte de rubis et esmerauldes.
Ung autre enseigne dor ovalle ou est figure un Mars. Venus et Cupido.
Ung autre enseigne dor ovalle faicte en façon de sphere et ung roulleau esmaille de blanc a laquelle y a une commette sur ung fons daeyer et quatre estoilles...., etc.
Lesquels bagues et joyaulx ledict Sr de Villeroy a prins pour iceulx porter a Paris avec ceulx contenus
audit Inventaire . le ier jour de nov. mil v° soixante-
deux.
Le Sieur de Gonnort prit à la Bastille livraison de tous ces objets :
Nous Arthur de Cosse Sr de Gonnort chevalier de lordre du Roy conseiller en son prive conseil, Rene Baillet Sr de Sceaulx aussy conseiller dudict seigneur et president en sa court de Parlement a Paris, et Claude Guyot Sr de Charmeaulx conseiller dudit seigneur, secretere de sa Chambre et maistre ordinaire de ses comptes, certifions au Roy nostre souverain seigneur et a tous aultres quil appartiendra que messir Nicolas Legendre chevalier seig. de Villeroy.... a représenté les pièces dor dargent pierres précieuses et autres joyaulx, etc....
Toutes lesquelles pièces désignées excepte celles trouvées défaillir comme cy dessus est dict ont este en nos présences mises en lune des chambres du chasteau de la Bastille a Paris au dessus de la chambre préparée pour mectre les finances du Roy et sur les tablettes des armoires appropriées pour cest effect.... (Fol. 41 v° et 42 r°.)
Quatre ans plus tard, les besoins d'argent forcèrent le Roi à faire fondre une partie des objets précieux provenant du Cabinet de Fontainebleau (fol. 42 r° et v°) :
Charles par la grâce de Dieu Roy de France, a nostre ame et féal cousin le Sr de Gonnort chevalier de nostre
ordre . superintendant de nos finances, salut et dilec-
tion.
Comme nous avons advise de faire fondre aucunes vielles bagues joyaulx et pièces dorfevrerie de nostre cabinet estant de présent au chasteau de la Bastille a Paris contenues au mémoire et inventaire particulier signe de nostre main que nous vous avons envoyé prins et tire de linventaire general des bagues joyaulx et pièces dorfevrerie de nostre cabinet et retirer les pierreries de celles desdictes pièces qui sont spécifiées audit inventaire particulier. A ceste cause nous vous mandons et commettons par ces présentes que lesdictes pièces vous avez a prandre et retirer de nostre cabinet et icelles délivrer et mettre es mains de nos amez et feaulx conseillers Me‘ Anthoine Nicolai premier et Guillaume Bailly second president en nostre chambre des comptes et Claude Guyot Sr de Charmeaulx .
Affin de les faire rompre fondre et mettre en lingots lor qui sen tirera pour icelluy estre employé es lieux et les effects qui vous ont este et seront par nous ordonne et raporte en nos mains les pierreries qui en ifuront este tirees . etc.
Donne a la Charité le XIIe jour davril lan de grâce mil cinq cens soixante six.
Robertet.