ILL"« ET R"'' S
Le cose mie vanno a mal cammino, corne a presso V. S. intenderà.
Per questo che io ritraggo ; gli agenti del S** Gosimo hanno fatto instantia con la Cesarea M'*^ che io venga in potere di sua Ex^'^liberamente; onde quella pare che habbia scripto qui al Sig. Alex® che contentodel mio riscatto, voglia mettermi in potere del S*^ Gosimo et al Rieti come non obstantè che tutti li agenti suoi di Italia, et gran parte di quegli di Spagna consiglino che io sia mandato a Sua M*^ non se ne è risoluto per evitare charico da volere trarne da me denari , et pero che rimette nel S** Gosimo et suo consiglio liberamente il deliberarne in quel modo giudicheranno più convenirsi alla conservatione dello stato et alla giustitia. A questo intendo essere stato risposto dal Sig. Alexandro che non è per manchare mai di quello gli ordinerà Sua M*^*
350 CHRONIQUES SIKNNOISES.
et se bene cognosce patirne nello honore , sendo noto che
egli hâ promesso salvarmi la vita, con tutto che è per cod-
segnarmi , hauto perô prima il suo riscatto , secondo la
commissione di Sua M*^"^ in che non ha corrisposto alla opi-
nione et fede havino in Sua S**'^ , cedendo si presto alla parte
dello honore, purchè lo utile le sia conservato, e di poi
stato ricercho quanto è il mio riscatto per accordarnelo in
qualche modo etcavarmi di mano sua et ha risposto secondo
la verità che io spontaneamente gli ho offerto scudi SO"'** ;
ma che non ne yuole manco li 60°^'*^ et tutti in denari con-
tanti , o promesse sicure di mercanti fuora di questa terra.
Questa taglia è parsa loro molto ingorda , et non havendo il
modo A pi'ovvederla di présente, si puô tenere per certo,
riscriverranno in Hispagna, oche talecosa è simula ta, et
tra me et il S"^ concordata per salvarmi U vita , o vero che
la è dishonesta , et penseranno che Sua M'^ la môderi per
potere havermi in mano et il S**^ sono certo che si aiuterà
quanto potrà con Sua M'^^ , perché lo utile non gli sia alterato, cosi io doverrô stare nel gradQ sono, sino a questa altra
risposta. Quello che sia per fare di me havendomi in mano
il Sig'^Cosimo non sô; ma lo exito degli altri fa temere
grandemente me et gli amici miei , et tanto più che nel
stlretto consiglio suo, ove si deliberano simili cose non in-
tervengono nostri cittadini et il R"^ Cibo vi puô assai , quale
si tiene da me offeso , rcputando che li frutti de' suoi benefizii di Francia gli fussino impediti per mia diligentia et quello che più importa , se il S*^ Gosimo mi volessi in mano per salvarmi , et acciocchè da sua Ex^'^ et non altri havessi , come sarebbe ragionevole, a ricognoscere taie obbligo, si saria lasciato intendere al Sig. AIex^ quale per suo honoré ha mostro insino qui desiderare la salute mia. Trovandomi adunque in tanto pericolo délia vita, mi è parso per persona a posta, scriverle la présente, acciocchè ella cognoscmto quanto il caso è grave , possa pensare senza dilatione a' rimedii, quali non credo siano più çhe due,|cioè, o che facciate intendere in Hispagna la mente vostra essere di adherire aile intentioni di Sua M'^^circa questo stato, supplicando poi per la conservatione délia vita mia con offerirgliene sicurtà, o veramente riunirsi perjnezzo di vostra madré col S*^ Cosimo , et con la sorella che sono certo non vi mancheriano' poi di und gratia che viene in loro gran servitio , se con ragiohe et non passione discorreranno la cosa. Ricordo quello mi occorre per non manchare a me stesso mentre ho voce. Ma se V. S'^lascia correre le cose al cammino che le sono indiritte, in brève ioperderô la vita et V. S"* un gran servi tore. Al Tasso credo sarà i;isposto che Ce$are si è lavato le mani di taie negotio rimettendolo al S^ Gosimo, perô mi sono risoluto ordinare, come ella vedrà
352 CHRONIQUES SIKNNOISES.
che tutto gli mando aperto, a Franc^ Dini che con più prestezza puô se ne vada in Hispagna a Granvel , col quale ha dimestichezza , et cerchi di obviare che io.non vada al macello , perché io non recuserei per salvar la vita ridurmi in Napoli ; Hispagna et dove più piacessi a' superiori et condurne meco quattro figliuoli de' quali posso disporre et per facilitare le cose portera provisione di 5000 scudi per impiegarli in Sua S"^ et nel compagno che in tali aiuti è forse da sperare non manco che in qualsivoglia fayori. V. S"* scriva a Granvel , o chi le occorre , quello giudica bene et ricordi al Dini se gli pare , nulla habbia preterniesso , consigliando il modo che da tenere le parrà, neldonativo^ cioè se è bene esso ne parli con Granvel, o pure faccia capo a don Petro con Sales con una lettera di V. S*"** nella prestezza consigli il tutto, perché se.Gesare cercha risolvere questa difûcultà nata col Sig. Âlex^ circa al riscatto, actuni est. Perô V. S"* rimandi indielro qui il présente latore et expedisca un suo a Vinetia con le lettere mie et sue, ordinandogli le dia in mano p'^ al C. Covoni , et mandi insieme questa che io le scrivo, perché per non havere a repetere le medesime cose, alla sua mi referisco, ne si allarghi con li suoi havere da me queste notizie o mie lettere che non è a proposito. Scrivendo, ritraggo che il Doria ha scripto qui, che le cose mie si tençhino sospese sino che si habbino
nuove lettere di Sua M*^ come quello che dubita , chc le prime commissioni non fussino già in sullo exeguirsi res ad iriarios deducta est. Fummi alli passati giorni referito che M*"* Lucretia, vostra madré, era molto adversa aile cose mie, mitigatela se si puô. Se col Doria havete amicitia, non fia maie gli scriviate mostrando che possendo Cesare, assicurarsi di me, miei figliuoli et substantie non cognoscete ragione, perché non debba farlo, conciossiachè la morte, mia dispera sette miei figli , quali restano con non poche faculté, offende tutta la famiglia degli Strozzi, che è la piii numerosa di questa città, et tutti li parenti che sono di qualité , et disordina et scompiglia una città che ha nécessita di essere riordinata , et finalmente che il trarre più sangue a questo infermo , che ha bisogno di ristoro infinito , saria extremo errore et passione et non ragione. Raccomandomi, pregando Dio, che questa non sia la ultima lettera che leggerà di mio, Dio la contenti.
Ex arce fi., alli 29 di novembre mdxxxyii.
Di v'^^ r"" S* ,
S^ Ph. St.
354 CHRONIQUES SIENNOISFS.
Àl m''' mag^ Sig. cav. Covoni^
in Fenezia.
SlG. CAVALIERE,
Scolaio farà risposta alla sua quanto a' conti sul vino et l'allpe cosc che voi gli scrivetc, non mi occorre al présente altro se non darvi ragguaglio de' nostri cavagli et il parti to che si è preso di quel Turcho vostro, del quale il sonetto che fia con questa ve ne haviserà. Noi stiamo tutti bene et i fanciugli non perdon tempo. Raccomandatemi a Ruberto et a voi medesimo.
Di Padova, a di xxvii di luglio mdxxxviii.
Tutto V«.
Fra LiONE Strozzi,
Priore di Capua^
Noi vi aspettiamo , dite a Ruberto che io non faro altra riposta alla sua , ma venite di grazia in fin quà.
Il caval vostro da tre gambe infermo L*habîam mandato a pascer la rugiada , 11 quai senza brocchiere et senza spada Go' pië dinanzi sa gîucar di schermo.
Destro e leggier che mai non sa star fermo , Ballando a saltereglî va per strada ; Ginque scudier gli apresenton la biada Ghe son tre gnidaleschi il tiro e '1 vermo.
Bravo a chi '1 potessi havere in guerra Ghe a ogni scontro cascha in ginocchione ; Divotamente poi bacia la terra ,
Mal volentier si leva ove el si pone ; Sia pur un sasso, quanto vuol/sotterra, Se vi da drento el cava del sabione.
Et in conclusione :
Menarlo mai con secho non bisogna Ghe Gosl vivo el pare una carogna.
Le S"^ Pierre Strozzy dira à notre sainct Père que le Roy a entendu par les lettres du S*^ de Roddetz, son ambassadeur, et depuis par le nonce de notre sainct Père, la bonne et entière voulonté que Sa Saincteté monstre par ses bons propoz avoir au bien des affaires du Roy, dont le dit sieur ne la saurait souffisamment à son gré remercier, et que sa voulonté est entièrement deseyer à faire toutes choses à luy possibles pour le bien, honneur et exaltation de notre sainct Père et du sainct siège appostolique, et pareillement de ceulx de la maison de Sa Saincteté , ainsi qu'il a toujours donné à cognoistre en tout ce qu'il a peu, et est délibéré de monstrer par effect en toutes choses à luy possibles, et qu'il ne ferait pour personne du monde, ce qu'il ferait pour corn-
plaire à Sa Saincteté, laquelle il croit fermement n*ajouster foy aux calumnyes que Ton tasche de mestre sur le dit S** Roy, de la descente du Turcq en la chrétienté, pour en tant qu'il est assez informé de la payne que le dit sieur a toujours prins pour l'en garder, et que pour ce faire, il avait naguères depusté le S** Beuyron, son ambassadeur, lequel, s'il eust peu arrivé par devers le dit gran Seigneur, eust, suivant sa charge, comme il est à présumer, empesché la venue du Turcq en Hongrie. Mais l'exécrable assassinement qui a été faict, contre le droict des gens et le serment contenu en la tresve, en la personne du S*^ Beuvron et en celle du S** Gesare Fregose, empescha ce bon effect, dont le dit S** Roy entend avesqué plus grande affection la réparation qu'il ne faut, la restitution des choses que luy sont injustement occuppées, et ne luy sçaurait présenter party auquel il voulust entendre que la réparation des susdits ne fust premièrement faicte, car il n'a point de désir d'augmenter ses seigneuries, se contentant très bien de ce qu'il a pieu à Dieu lui en donner, et cognoissant qu'il a assez charges pour s'en bien acquitter, sans en prendre de nouvelles , et que tout ce à quoy il tend n'est que à la satisfaction de son honneur, dont il a touiours eu et a plus de iallousyes que de choses qui sont en ce monde.
Au regard du despost de l'Estat de Millan et autres inven-
tions pour venir à la satisfaction et contentement du dit S*^ Roy, il a esté à tout tant bien respondu par cy devant qu'il n'est plus besoing de parler du dit despost comme de choses non faisables ny agréables à aucune des parties, et quant au surplus, le tout a été si bien disposé qu'il ne faut plus reitérer en aucunes disputes, praticques ny difficultés, mais de plain bont venir à la conclusion, et pryera le dit S"" Pierre Strozzi, Sa Saincteté de vouUoir employer en cest endroict son bon jugement et prudence, et en ce faisant ne vouUoir charger sur le dos de celuy qui s'est tousiours mys en tout devoir la faute et coulpe d'aultruy, et croire que le dit S** Roy ne sera jamais en nul temps pour reffuser raison, quant il cognoistra que on la lui vouldra faire.
Quant à Marsan, la prinse en a été faicte sans le sceu du dit S"" Roy, et n'a vouUu consentir que ses armées y demoureassent; toutefoys le dit S*^ Strozzi pourra remontrer le danger qu'il y a que ceulx qui sont dedans, se voyant habandonnés des chrétiens, n'en fassent marché avecques le Turcq, auquel on menasse, affin que Sa Saincteté y preygne quelque bon advis.
11 ne parlera du faict du roy de Navarre et du duc de Gleves, ainsi que le Roy lui a dict de bouche.
11 ne dira au duc d'Urbin la bonne voulonté que le Roy lui porte, afin de le retenir au service du Roy, lui déclarant que
APPENDICK. 359
le dit S'' Roy le secourra de si bonne somme d'argent, quant il en sera bcsoing, pour que il ait de quoy se deflendre de cculx qui lui vouidront courrir sus.
Faict à Sainct Germain en , le 9' jour de febvricr,
l'an mil cinq cent quarante-quatre.
j4Uo délia dondzione e consegna delf edi/lzio délia CiUor délia , fatto dagli agenti del lie Cristianissimo alla Signoria di Siena*.
In nomme Domini nostri Jesu Ghristi, eiusque gloriosissimae semper Virginis Matris Mariae, Amen. Anno ab eius-
* Ippolito da Correggio, mandato a Siena dal daca Ciosiiiio, per trattare dei capitoU delF accordo fra î Senesi e gli Spagnoli , già rîtirati ed assediati nella cittadella , aveva dopo qualche difficoltâ concluso , che le genti spàgnole e fiorentine , restituite in prima le armi e le manîzionî pubbliche, uscîssero sicure délia città e del dominiodi Siena, ed abbandonassero le terre fino dal 16 luglîo di quell' anno 1652 occupâte. — Quando il Lansac, a nome del re di Francia , don6 ai Senesi la cittadella , era capitano del popolo, come da quesf atto si ritrae, Giu- Ho Salvi , uscito da quella iiamiglia , che, e per le discordie Ira Fordine de' Nove e de^ Popolari , e per il favore del duca d'Amalfi, ministro in Siena per Carlo Y , era sali ta a grandissima autorità nella Repubblica. Nella congiura contro i Francesi, guidata segretâmente dal duca Gosimo per mezzo di Leone Ricasoli, suo ambasciatore, vedesi il Salvi , rivestito ancora di quelF autorità, esserne il capo, e, perché privo di quelF audacia e di quella fermezza d'animo che in simili imprese si ricerca, essere scoperto e preso , e con altri complici , per volontà e comando del re di Francia , miseramente décapitato. (V. Sozzini, p. l!29 e 142.)
dem salutiferà incarnatione nûllesinio quingentesimo quinquagesinio secundo , indictione décima , secundum stilum notatiorum universitatis inclitae civitatis Senaruni , die vero Veneris, quinta mensis Augusti, Julio Tertio pontifice maximo. Universis et singulis praesens publiciim instrumentum inspecturis, lecturrs pariter et audituris, notum sit, qualiter illustrissimus dominus, dominas Lodovicus de Sancto Gelasio, dominus de Lansach, unus ex nobilibus camerae Régis christianissimi , destinatus ab eo ad restituendum et pro restituendâ libertate reipublicœ Senensi ; pi*aesentibus reverendo domino Henofrio Gamaiano, agente sanctissimi domini nostri Julii Tertii, summi pontificis ; reverendo domino Petro Gelido, agente illustrissimi ac reverendissimi domini cardinalis Ferrariensis ; reverendo domino Francisco Goscio, reverendissimi domini archiepiscopi Senensis vicario generali; illustrissimo domino JEnek Piccolomineo, et magnifico domino Hieronimo de Pisis , milite suœ christianissimae Maiestatis praefatœ; ingressus arccm, quam Cittadellam dicunt, constructam ab agentibus Garoli Quinti imperatoris extra et prope mœnia civitatis Senesis, in loco qui vulgariter dicitur di San Prospéra, et possessionem arcis seu Gittadellae huiusmodi adeptus, eiectisque inde militibus eiusdem Garoli Quinti imperatoris ; et advenienlibus illuc illustrissimis ac excellentissimis DD. Prioribus, Gu«
beruatoribus, et Capitauco populi inclitœ civitatis Senensis, adsociatis ab universo clero Scncnsi , ab amplissimo Baliœ collegio , et ab aliis magistratibus iusdiccntibus , ofSciaUbus, et universo populo eiusdem reipublic» Senensis ; vice et Domine suœ christianissimœ Maiestatis, et ut exequatur ipsius mandatuni : benignâ ac hilari fronte gratias pcr prius agens omnipotenti Deo, et invocato nomine sanclissimae et individuae Trinitatis, arcem et Cittadellam huiusmodi, titulo et causa donationis, ex niera regià benignitate, et animiliberalitate, dédit, donavit, cessit et concessit, et actualiter assignavit et consignavit, cum omnibus et singulis iuribus et pertinentiis suis, <;um tormentis, et omnibus aliis instrumentis bellicis, et aliis quibuscumque rébus et bonis in eâ existentibus, Senatui Populoque rcipublicœ Senensi; et pro eo, dictis illustrissimis et excellentissimis dominis Prioribus , Gubernatoribus et Capitaneo populi; praescntibus, recipientibus et acceptantibus magnifico et generoso équité, domino Julio Salvio, dignissinio et illustrissimo domino et illustrissimo Capitaneo populi ; nec non Marco Antonio de Avvedutis, Alexio de Pasqualibus, Deifebo de Porrinis, iEmylio Beccarino, Georgio de Vieris, domino Adriano Burghesio, et Caesare de Pasquinis, In prsesentia illustrissimis dominis dicts reipublica" Senensis; praescntibus, recipientibus, stipulantibus pro Se-
natu Populoque reipublicae pr<edictœ : deditt|ue eis liccntiam, et onmimodum potestatem, ut taniquam veri et proprii Domini, de eâ Cittadellâ praedictâ, sive arce, devastandi, destruendi et disponendi ; et modo et forma quibus ipsi voluerint, et eis placebit ; et immortales gratias agentibus omnipotenti Deo, et immaculatissimae ac gloriosissimae eius Matri, semper Virgini Mariœ, et suae christianissimae Maiestati ; cuius beuignitati et altitudiui pro tam immenso munere et beneficio, vice et nomine reipublicae prsdictœ perpetuam devotionem promittentibus , seque perpetuo et liberos et gratos fore, et esse erga eamdem christianissimam Maiestatem, omnibus melîoribus modo, via, iure, causa et forma quibus potuerunt; rogantes me, notarium publicum infrascriptum , quod de praedictis omnibus publicum conficerem instrumentum.
Actum in porta principali Cittadellâ; praedictœ, coram et praesentibus magnificis dominis comité Camillo de comitibus de ilcio; domino Francisco Tantuccio, équité Hierosolimitano; Andréa de Spannocchiis ; domino Calisto Cerino; JEnek Savrno; domino Joanne Placido, et Joanne Baptistâ Bellantio, patritiis Senensibus, testibus vocatis, adhibitis et rogatis. Ego Lucas Salvinus, notarius publicus Senensis, de praedictis requisitus, rogatus scripsi.
SlG. ILL"',
E vcnuto ad me M^ Ambrogio , et credo che ne habbia riportato tutto quello che desideravono. Et mi è fatto torto quando di me si pensera cosa, che non sia honorata et conforme ad quella affettione che ho sempre dimostra alla republica vostra.
' Ho teuuto con M' Salustio un proposito , che a me pare molto necessario et utile aile cose vostre. Credo cbe Fhaverà scritto a v^ S"^ , onde io li dirô solamente che la città non puô far cosa migliore per la pace et per la guerra ; quello che molto prima ci era notissimo, cioè Taffettione infinita, ch' ella porta alla patria sua , et nostra , et Y infinito desiderio, ch'ella ha di porgerle qualche giovamento, et aiuto, del che rendendole humilissime gratie , le restiamo senza fine obligati : supplichiamo v''^ Ecc" humilissimamente, che si degni ( co'me fino a qui ha con molta amorevolezza fatto) di volere con lo ottimo giudicio suo , et con quello de' nostri più intendenti cittadini, et che a lei parranno a proposito, correggendo i nostri capitoli ridurgli a tal forma,
ch' ei si possano prcscntarc alla M*'^ délia Regina , la quafe vuole per sua céleste bontà degnarsi di leggergli al Re ; et yra £^^za ioterpoDga benignamente Tautorità sua , acciocchè quel Dostri cittadini, che costi sono, vogliano sottoscrivendogli esser contenti , che noi siamo uniti cou ioro ; ma perciochè molti si truoyano, che sebene hanno ottimo animo , et non mancano ( quando viene il bisogno ) di spendere prontamente parte delIe facoltà Ioro, per aiutar la causa comune , non si curano di esser palesati per qualche Ioro honesto riguardo; v" Ecc" si degnerà ricevergli in quel modo , che lor parrà , i quali saranno segretamente forse non meno giovevoli alla causa comune , che quelli sono , che palesamente operano, assicurando v"^ Ecc^ che molti ne son qui, che faranno in effetto giovamenti notabili , et pur non si curano per hora d'esser nominati : nondimeno suplichiamo .humilissimamente v^^ Ecc" che si degni far opéra, che quelli , che di già si sono dichiarati ne hanno in cio rispetto, o timoré alcuno, si contentino (corne haviam detto) sottoscrivendo i nostri capitoli, per allungarsi la vita quanto è possibile ad un tratto et non a poco a poco, et advertirne subito il maresciai di Brissac che sendo cessato Toccasione de mali tempi, tengo per sicuro verra al soccorso vostro : et io alhora non mancherô fare dal mio canto quello sarà possibile : et quando non
venissc , sarete excusati da Dio et dagli homini , et potrete con scarico di conscientia et con V aiuto di tutti i ministri del Re, et.mio particulare, pigliar quel partito che vorrete : et in questo mentre negotierete i modi d'uno accordo più sicuro et con riputatione. Dio non mi faccia mai bene, se questo lo dico mosso da altro che dal ben vostro, et dal amor vi porto.
Sarebbe necessario inviarlui, uno per la città, et uno per noi altri ministri regij al maresciai di Brisac , con prometterli tempo idoneo a camminar sino ad Siena. Il tempo délia presentata vorrebbe essere un mese. In diece giorni si troverà modo di advertirli. Ne perô intendo si cessino le pratiche , che hanno el bisogno d' un tal tempo a risolverle. Tenetemi in vostra gratia , et sperate da me ogni bene che possa venir da uno che sia nel stato mio. Et senz' altro a v~ S. ill*"** mi offro et raccomando.
Di Montalcino, il di ij di marzo mdliiii.
Alli servitij di v"^ s"** \IV^.
C^ PlETRO StROZI
Vin.
Lettera scritta dal duca di Firenze al s i/o amhasciatore in Roma sopra le case di Siena^ a di i2 magffio 1 554 *.
Il fin Dostro di qiiesta impresa di Siena (corne Dio sa , e da principio fu dichiarato per nostre lettere ai Se-
* Fa ribrezzo il sentire dalla bocca di Gosimo chiamare Iddio in testimonio délia dirittura délie sue intenzioni nella guerra di Siena , e che quegli che aveva assodata la tirannia nella propria patria , e senza vergogna , con ogni artifîzio ed inganno cercato di allargare il proprio stato , voglia far credere al mondo di essersi mosso a guerreggiare i Senesi per il l>ene loro e délia loro liberté , e per toglierli dalla oppressione dei Francesi. A queste menzogne rispondono i Fatti , e quel che avvenne' dopo la resa di Siena. Avanti a questo documento era dal Sozzini riportata la lettera di Gosimo ai Senesi , e la loro risposta : i qualî documenti , perche pubblicati per le stampe , e nelle Lettere de' Princi pi, e nelle memorie del Pecci, e in ultfmo dal Moreni fra le note alla storia délia guerra senese, scritta in latino dal Bargeo , abbiamô creduto bene di tralasciarli, e di aggiungere invece due lettere in risposta a questa del Duca : una di Piero Strozzi , tratta dal diario Ms. di Annibale Simoni , [che la riporta a pag. 277 e seg. ; e Faltra di Alessandro Piccolomini , vescovo di Pienza , e oratore appresso il Papa , copiata da un Ms. délia biblioteca senese , segnato K. IV, 36 , a f^ 81.
nesi proprii), non è stato per altro che pcr libcrar quello stato dair oppressione de' Franzesi , e ridurlô nelF antico csser suo, econservare, per conseguente, il nostro. Con il medesimo fine seguitiamo la guerra ; non senza un infinito e continuo dispiacere di veder ruînare et distruggere quel paese, che ci fu senipre a cuore e in animo di conservare corne il nostro proprio : tutto per colpa di loro stessi / e cagione di chi li pasce di vane speranze ; e si studia di persuadere , che il perdere sia vincere; che le forze nostre, quando ogni ora crescono, sieno deboli ; e che Taver circondata la città e posta in assedio, non sia nulla; promettendo gagliardi soccorsi, con finte provvisioni, e sino con dire, che Tabbiniciare il paese sia segno che Tesercito si abbia a levare ; quando questo vien fatto dalla nazione spagnola non per altro che per esser senza alcuna legittima cagione stati essecutati * alcuni di loro : oltre che non solo essi , ma tutte Taltre nazioni , per Tinusitato procedere di chi ha il governo délia guerra in mano dalla lor parte , vengono pro-
* I Mss. hanno asseguitati , inesplicabile in questo luogo ; laddove il francesismo al qu'aie il sénso ci persuase di dar luogo , è giustificato e chiaramente spiegato per queste parole délia seguente lettera di Piero Strozzi : a Dell' eseeuzione fotta Gontro alli Spagnoii non meritiamo di essere ripresi , perche , » etc.
vocati a fare il peggio che possono; onde ne segue Festrema lor rovina, e li miseri non se ne accorgono.
Noi siamo stati d'animo sendo ora in procinto di far dare il guasto al paese loro, di scrivere, come da principio facenmio, per esortarli alla loro salute : ma, considerato che le lettere vanno in mano solamente di quelli che sono appassionati , e non pensano che ai proprii interessi , curando poco del ben pubblico , ed interpretando le cose al contrario , abbiamo giudicato esser nieglio scrivere a voi , perché siate alli piedi délia Santità di Nostro Signore, per dichiarare e confermare a Sua Santità il fin nostro délia guerra ; et insieme far scusa , che se nel dare il guasto seguiranno incendii , rapine , ruine e morti , sarà per non volere i Senesi conoscer la lor salute, c per colpa di chi gl' inganna e conduce air estrema ruina ; non senza fine ed animo di privarli al tutto délia loro libertà , e dominare quello Stato per altri , come da molti segni possono aver cognosciuto. Acciô che, piacendo a Sua Beatitudine, come padre universale, far officio con Tambasciatore di quella repubblica, e con li cittadini di essa , lo possa fare , dimostrando loro gl' ihganni , le vane speranze délie armate ed eserciti , de* quali non si vede motivo alcuno ; ed il mal fine che hanno quelli che mostrano di volerli proteggere, soccorrere c difendere;
37U CHRONIQUES SIENNOISES.
acciô possino pigliar partito alla lor salute , prima che ne segua la total loro rovina : considerando che nel nuovo ricolto ( se presto non si muteranno ) possono orniai poco sperare ; e che mancando di esso , resteranno del tutto persi, e privi anco délia speranza ( conducendosi alF extremo ) di ritrovar clemenzia nell' Imperatore , ed in noi la voionta che abbiamo d'ajutarli, per conservazione dello Stato loro. E Diovi conservi.
Di Fiorenza, alli 12 maggio 1554.
Il Duca di FiohENZA.
Ris posta alla pfecedente leltera, mandata da Piew Slrozzi air Oraton francese in Rama.
MONSIGNORE 1LLUSTRI8S1M0,
lo ho visto la canzona del duca di Fiorenza delli xii di maggio, diritta al suo ambasciatore ; la quale è piena di insolenzia e imprudenzia, perché il scriver con tanta falsità, e senza rispetto d'un si gran principe, corne è il re nostro, dénota arroganzia troppo insopportabilë : e voler poi dimostrare di fare la guerra a questa repubblica per liberarla, è cosa non meno impudente che ridicula; perché, oltre al non essere verisimile, che uno oppressore délia libertà délia patria sua, nella quale non è giustamente se non eguale agli altri cittadini, desideri quella délie città vicine, si veggono ancora in questa impresa li effetti totalmente contrarii aile sue parole ; procedendo esso contre questo Stato con tutti i modi che sono consueti per distruggere e annichilare un paese, dandolo a fuoco e fiamma tutto, e tormentando e impiccando li abitatori di esso. se
alcuno per sua niala fortuna gli capita nelle jnani. Fanno vero testimonio del fine che esso ha in questa gucrra, ie pateati commesse da molti suoi offiziali alli poveri contadini, che sforzatamente son fatti giurare di osservare fedeltà ed essere buoni sudditi suoi. Quanto alla parte che tocca a me, ove dice, che si fa credere a quei signori che il perdere sia vincere, confesso liberamente , aver ior falto credere che io avevo rotto e disfatto il générale délia cavalleria del duca , e preso prigione il générale délia sua fanteria con sedici insegne, e spesso aver dato qualche buona stretta alli inimici, quando air infanteria italiana e quando alla spagnola ; e cosi essendo andato intertenendo li inimici di questo . popolo, a fine che più volontieri avessi a combat tere per la difesa délia liber ta sua, e per Tonore e grandezza del mio principe. Confesso anche Taver persuaso a questi signori , che sino al di d'oggi io non avevo perduto il minimo de' loro Castelli, ne avère perduto ne insegne, ne fanti, ne cavalli, né ricevuto danno alcuno; e che io ho detto di non essere assediato, e che tutto il mondo entrava e usciva di giorno e di notte a suo piacere. Mi accuso similmente colpabile in aver pasciuto di vane speranze circa il soccorso : pur son degno di scusa, perché anco io mi son creduto che dovesse venire ; ma conoscendo ora, per la medesima canzona di sua Eccellenza, ch'è bene
avvisata d'ogni parte, non esser vcrità chc si niuova persona per soccorer questa repubblica, nie ne dolgo infinitamente; e starommene senza dir più motto, aspettando insieme con questi poveri cittadini quel soccorso sicuro e certo ch'è solito venir da Dio, per conservare la giustizia e la ragione fra gli uomini : per il quai mezzo si spera di non avère a capitare aile mani della pie ta di sua Eccellenza. Délia esecuzione fatta contro agli Spagnoli non meritiamo d'essere ripresi, perché sua Ecccllenza ha dato principio, e noi abbiamo tollerato un pezzo quanto s'è potuto : in ultinio ha desiderato voler fare a mala guerra, e particolarmente con li Senesi, per coiiservazione delli quali noi siamo qui ; corne appare per la forma della capitolazione che ci ha fatta inviare sua Eccellenza, la quale ha torto a voler dar giudizio del mio procedere nella guen*a, non essendo pur una volta stato in queste sue^fortificazioni : cosa, Monsignore, che mi fa sperare ancora che sua Eccellenza potrebbe ridursi al segno della ragione, parendomi, che questo modo di procedere tiri al cammino di un buon gonfaloniere di giustizia, piuttosto che d'un gran principe assoluto, come sua Eccellenza ha voluto far credere al mondo fino ad ora.
Di Siena, alli 24 di maggio 1554.
374 CHRONI0UF.S SIENNOISKS.
/titra ris posta alla lettera del duca di Firenze, diretta dalt
Oratbre délia repuhblica senese a papa GiuUo III.
Beatissimo Padre,
Trovandomi qui per mantenere la grazia di Vostra Santità alla mia Repubblica di Siena , sempre stata reiigiosa e devotissima alla Scdia Apostolica Romana ; ed avendo ve-
duto una lettera del duca di Fiorenza al suo oratore,
quate si va leggendo per tutta Romà, scusando i mali portamenti çuoi nella guerra, e li ingiusti motivi con il continuare di fare distruggere il paese nostro a guisa e peggio di Turchi, non perdonando agli abbruciamenti délie chiese, a' vilipendii dei sacramenti, ne a* nibamenti di campane e altre cose sacre, oltre al taglieggiare le donne, spargere il sangue délie pîccole créature, predare, amqiazzare bestiami e persone che vengono a Roma , con refuggirsi i malfattori nello Stato ecclesiastico e su gli occhi di Vostra Beatitudine; e volendo con parole vane riverciar la colpa sopra i Senesi, dicendo che non
s'avvedono del bene ch' egli cerca di farli , e liberarli dalle forze francesi : mi è parso , corne buon cittadino di quella patria e fedele oratore, pregarla con questa, che, corne giustissimo, voglia intendere Taltra parte; e quella' parte, che per via di madré ha dato origine a Vostra Santità , e che sempre, non pur ora, è stata affezionata e desiderosa di far servizio a quella , e tutta casa sua.
E per dire prima, secondo la verità e buona coscienzia, è possibile che il duca di Fiorenza si persuada che le azioni sue non sieno state vedute non solo da' Senesi e dal Re Cristianissimo e da tutti i suoi devoti, ma da tutto il mondo? Che sotto colore di certa capitulata çonfederazione, facendo promettere a' Senesi che mai darebbe ajuto contra di loro (per il che messer Leone da Ricasole, suo oratore, in consiglio di Siena voleva depositare la testa), non pur Tanno passato diede passo e vittuaglie air esercito impériale, ma artegliaria, salmaria, guastatori, e piatto al Vicerè, ed in ultimo genti con le bande délia sua insegna , e tutti favori che arebbe fatto e fa oggi air esercito suo. Dipoi, per vie di corruzioni e d'uomini tristi e poveri, come si trova in ogni terra, ordino trattati di pigliare e incendere di notte furtivamentc Siena. La quale, sebbene ha avuto dalla magnanimità di Enrico II, Cristianissimo Re, protezione c ajuto, non perô
han mai quelle genti niesso pur un passo nel dominio suo; perfino che di poi si scoperse un altro trattato per via di soldati forestieri, corne egli volcva pigliarc la città, o almeno i forti fabbricati fuori di quella, che non si guardavano; ed in ultimo, con forse seimila fanti, una notte, essendo molto vicino il suo confine, venue a pigliarli senza che i Senesi se ne guardassono , confidati nella capitulazione, e nelle sue buone promesse, e nella loro innocenzia di non averli mai dato causa, ne veduto che li fosse data dalle forze franzesi, quali i Senesi per defensione délia libertà loro hanno ricevuto molto volontieri. E poichè a' 26 di gennaro fece tal niotivo, abbi perseverato nel danueggiarli , e cercato con tutte le forze e ingegni di saccheggiarli, si pensi di dare ad intendere a tutto il mondo, con una lettera mascherata, di farlo per loro bene, incolpando délie crudeltà la nazione spagnola, quale si è portata ad uso di soldati non volendo obbedire a' suoi commissarii e altri, che contra a ragione hanno impiccato, bruciato e ruinato le case per pigliar i chiodi, ed altre cose che forse a chi stà lontano non sono referte; e di più, tentare di darlo ad intendere a Vostra Beatitudine, ch'è Dio nostro in terra , conie se Ella e Quel de' cieli non avessero occhi a vedere il tutto, e cognoscere i segreti del cuore, non tanto questi, ormai che sono palesi ad ognuno. lo non posso certo
«gliarmi c restare stupefatto, corne, atteso i Ha questo suo csercito, de* quali non si -T^iusti a' di di cristiani, ne più scel- Totila o d'Âttila, si pensi ora di perv^nesi di volerli far bene, e liberarli; e volere aino aile mercc sue, che sempre gli ha ingannati; deir Imperatore, che cosi di fresco li volse fabbricare la cittadella, e poi distruggere. E sai che non dice : che se presto i Senesi non si ravvedano, li darà il guasto, e che non se li potrà impedire. Il guasto, Padre Santo , che ha potuto darci , ce l'ha dato ; e si pensi che da Dio ne sarà punito, e si accorgerà fra pochi di , coir esercito del Cristianissimo, che sarà in campagna a* suoi danni, e coll' arniata di Marsilia già comparsa a' porti nostri, chi averà più bisogno di riparo alla sua ruina, e chi sarà stato pasciuto più di vento e di vane speranze. Non si avvede, se ben questo non seguisse, ch' egli è scritto : Feh homi'ni per quem scandahm venit; e che con tutta la sua potenza e trattati, fuochi e ruine, non ha mai preso una terra, e che i più deboli hanno preso delle sue? e che in tutte le fazioni successe, i mille hanno vinto i diecimilia? e che non è abitazione cosi grande in Siena che non sia ripiena de' suoi prigionî , senza questi soccorsi che sono in essere? Meglio sarebbe ormai che si ravvedess(* a
non volere opprimere chi non ha dato impaccio a lui , chi ha osservato la capitulazione fino ad un punto, e chi difende la sua libertà scnza danno dcl prossimo ; e pensare di ritrarsi dalle ingiuste offese , prima che venghino tante oppression! del suo paese ; c con il mczzo del buon proponimento, prima innanzi a Dio e di Vostra Santità, procurare che si ponga fine a cosi aspra e vendicativa guerra, che sarà causa che più facilmente ella potrà impetrare clemenzia dal Cristianissimo Re per le cose sue. Ed Ella farà opéra pia e degna di Ici, che una città molto religiosa, civile e devota délia Sedia Apostolica, quale è stata già bastione di Roma contro a* Vandali ed al tri barbari, possa restar nella sua quiète, e nel suo anticoe politico vivere, ed ajutare e servire, secondo il poter suo, a Vostra Beatitudine contra gl' infedeli , ed in quelli casi ch* Ella vorrà valersene; e porrà in pace Italia tutta, e cosi tutto il mondo ail' esempio di essa. Che Nostro Signor Dio ne le concéda grazia, e le dia quel contento che desidera.
A mon cousin le S'' Pierre Strozzi, chei^alier de mon
ordre ^ mareschal de France,
Mon cousin, j'ay promtement dcpesché le S"^ de Montluc, ch*'^ de mon ordre , pour aller résider au Siennoys , mon lieutenant général , et luy ay donné charge d'aller tout droict trouver notre sainct Père et lui baiser le pied, pour sçavoir et entendre de Sa Saincteté ce qu'elle luy vouldra commander, afin de luy obéir selon l'exprès commandément qu'il en a de moy , et seray bien aise que avant que d'aller exercer sa charge au Siennoys et dans la Toscane, il voye et entende comme les choses le porteront à entendre sur le faict de l'entreprise des Golonnays, afin de bien et amplement communiquer et conférer sur le tout, tant avec vous que avec le S*^ Dananson, pour y donner l'ordre et provision que l'on devra estre requis et nécessaire. Et tant est que ces remuemens continuent, et sur tout aiez soin au faict des austres despences, afin qu'il n'en soit fait aucune inutile. Pour les levées qui se pouvaient faire beaucoup plus grande
qu'il ne serait besoing à maintenir la dissension. Remettant le surplus sur le dit S** de Montluc , lequel je vous prie croire de ce qu'il vous dira de ma part en cet endroit , comme vous vouldriez sur moi-même. Et je supplierai le Créateur, mon cousin, qu'il vous ait en saincte garde.
Escript à Paris, le xv® jour d'aoust 1556.
Àllo ill'"*' et ecc"""^ S""* monsignore il marescial Strozzi ,
Prolettor Noslro Oss"'^
111'"® et ecc"" protettor n"" oss''^
Corne vostra Ecc" potrà havere inteso forse dal S***^ Ruberto suo Fratello, la Rep.^ nostra di qui , per levar via ogni confusione nel negotiare, et per tenere le cose trattate più segretc, deputô quattro che havessero autorità di poter risolvere le cose appartenenti al nostro pubblico senza haverle altrimenti a communicare agli altri cittadini , et i deputati sono il S^** Siniscial di Lione , et Gio. Batista Gondi , che hora si truovono in corte , et qui siamo Batista Alamanni et Pier Capponi , i quali facciamo
382 GHRÛMQUES SIENNOISES.
intcndere a V. Ecc" corne la lettera délia Rep^^ accompagnata dalla sua furono cosi grate et care alla M*^ délia Regina, che ben deve haver la Rep^ nostra allegrezza et gloria grandissima , et è la nostra lettera col favor di quella di V. Ecc" piaciuta tanto che non solamente la M^ délia Regina , ma la* M^ del Rè vuol vedere i nostri capitoli et ordini , per confermarli , et darci qui privilegi , che bisogneranno. Hora, et perché i nostri capitoli non sono di quella perfettione, che si richiederebbe , per andare al cospetto d'un tanto Rè, et anco. perché il numéro de' cittadini di qui è molto piccolo, et ancora débile, habbiamo pensato esser necessario mandarli costi, acciocchè la Ecc'^ V. si degni , con lo aiuto degli altri nostri intendenti cittadini , correggerli et riformarli , et si degni anchor di interpor la sua autorità , acciocchè cotesti amatori délia patria gli sottoscrivano , come ha fatto V. Ecc*^, et cosi' si venga a fare , et di loro , et di noi una unione ; et allhora sarà ben degno , che si mostrino i capitoli alla M^ del Rè , et si nominino i cittadini délia Rep" et acciocchè V. Ecc'f sia bene informata di tutto, M*^ Pagolo Antonio Soderini le mostrerà due lettere, che il Gondi ci ha scritte di corte, et baciaudo humilissimamente la mano dell' Ecc^ V. la supplichiamo che si degni havere a cuore questa nostra faccenda tanto importante , et per
rhoDore, et per la utilità dclla nostra patria, et preghiamo Dio che gli doni felice et alta fortuna.
Di Lione, alli xxi di ottobre mdlvi.
M*^ Pagol' Antonio Soderini mostrerà a V. Eco" una copia d'una lettera che la M'^ della Regina , eh' ella scrive alla Rep^ nostra.
Alli servizj di V. Ecc" ill"^,
BatISTA AlAMANNI, j UepiiUli della PlERO CaPPONI, ! R^P'' ï"*^^'-
384 CHRONIOURS SIENNOISES.
Monseigneur, encores que j^aye pryé Mons. Montauson vous dire de ma part en quel estât sont les affaires de pardeçà, et que promptement j'en aye bien au long advcrty Messieurs de Eclno et de Lanssac ; ce est ce que je vous ay bien voullu faire entendre par la présente ; comme j'ay icy le capp"^ Mantillo, Espagnol, son sergent, son capporal et le fils d'un autre cappitaine espagnol , avec le contador gen'^ du costé de Sienne, lesquelz ont esté prins allant de Porthercolea à Sienne, et ausquelz j'ay demandé la raison pour laquelle le cardinal Burgos avait faict prendre Juiian Condol allant à Florence, et depuis estant échappé je le ay faict reprendre sur noz terres. A quoy le contador a respondu que cestait pour ce que le cardinal avait eu indice que le cardinal Caraffe avait donné charges aux Jullian d'aller à Sienne pour la tresve, et pour ce que ceste chose qui touche l'honneur, réputation du S^ cardinal, je
n'ay voulu faillir à vous en advertir, afin que, si bon vous semble, vous en donniez advis à Sa Saincteté et à M. le duc de Palliano, en l'absence du S"" cardinal, et aussi que le cardinal de Burgos a faict donner aux Condol dix ou douze traicts de corde. Vous suppliant me faire entendre par le premier la response qu'ils vous auront sur ce faicte, ensemble votre opinion. Le capp"*® Mantillo m'a promis me faire rendre le bled et le vin qui nous a été prins à Porthercolea, et y a déjà escript au cardinal par son sergent et capporal, ausquelz j'ai donné congé, et en ay laissé aller plusieurs, et entre autres huict qui estaient prisonniers à Grossetto de ceulx de Porthercolea , pour ce qu'ayant le capp. Mantillo prisonnier (lequel m'a respondu du tout), il m'a semblé avoir caution suffisante. Il a été aussi prins prisonnier un gentilhomme siennois, nommé JacomoCinuzzi, auquel ces seigneurs font le procès, comme à l'un des plus grands ennemys qu'ils ayeut en ce monde. J'envoyerai par le premier, au S"" de Silva et de Lanssac, sa depposition ( laquelle je m'assure qu'ils vous communiqueront), avec la patente que lui a faicte le cardinal Burgos, par laquelle vous verrez qu'il déroge entièrement aux cappitulations de la tresve, car il est dict par icelle (comme sçavez) que chacun joyra de ce qu'il tient, tant d'un costé que d'autre, sans aucun empeschement et neantmoins il a
tasché et tasche journellement que mad^ la duchesse de Castries ne baille à ces seigneurs ce qu'elle leur doict, pour raison de la ferme de la Marsicciane, de laquelle ils sont de si long temps en possession ; laquelle chose mérite bien (ce me semble )estre mise en considération, pour ce qu'ayant le cardinal Burgos, outre ça, faict embusquer cinq Espagnols, cinq jours durant, et par eux faict prendre ces gentilshommes français prisonniers sur les terres qui sont en la protection du Roy, et comporte que ceulx de Porthercolea ne m'ont faict aucune restitution des bleds et vins qui nous y ont été prins. Il me semble que pour ce peu d'estime qu'il a faict de l'honneur et réputation du Roy, dont je m'asseure que vous ne vous ressentirez pas moins que moy, je ne doibs laisser aller ceulx que j'ay prisonniers , qu'il n'ait premièrement faict conduire et ramener le S*^ Condol où il a été prins, par ceulx mesmes qui l'ont prins, et les ay faict mesttre entre mes mains, pour en faire la punition «telle que de raison. Voila mon opinion, et me semble que le Roy n'en saurait estre satisfait ; au demeurant, touteffois, je me remetz à votre bon conseil et advis, lequel je vous supplie bien humblement me vouloir mander par le premier , afin que je proccède côme de raison. Je tiendray cependant les dix prisonniers jusqu'à ce que j'ay response de vous.
Ainsi sera faict. Après avoir présenté mes bien humbles recommandations à vos bonnes grâces, je pryerai le Créateur de vous donner,
Monseigneur,
En prospérité très bonne longue vie.
De Montalcino, ce jour de décembre 1556.
Votre bien humble serviteur,
À mon cousin le S'' Pierre Strozzi^ che"'"' de mon ordre
et mareschal de France.
Par ordre du Roy , envoyé par M. de La Chapelle aux Ursiiu, le 1*' may 1556.
Mon cousin, ayant bien considéré Tavis que nous a apporté le protsonotaire Manni , que maintenant mon cousin le duc de Guise se sera acheniyné , avec l'armée de la ligue, pour passer en la Brusse, puis que, par le langaige des ministres de notre sainct Père , Sa Saincteté se résolvait de finir toute entreprise de Naples, faisant mon compte que vous serez demourc avec le reste des forces que vous aura laissées mon cDusin le duc de Guise , tant pour la garde, conservation des forces de l'Eglise et des places que nous tenons en la Toscane et au Piémont, que aussi pour parachever d'aller trouver et prendre celles que l'ennemy occupe encore sur nostre sainct Père, où je désire bien que vous faites tout ce qu'il vous sera possible , afin de contenter Sa Saincteté. A cette cause , j'ai advisé de disposer le S"^ de La Chapelle aux Ursins , gentilhomme de ma chambre, pour aller visiter mon cousin de Guise avant qu'il s'éloigne plus oultre, afin de me
rapporter des nouvelles et des particularités que je désire pouvoir eutendre de lui en en suivant le contenu au mémoire que je luy ay baillé. Ou s'il y a quelques autres points dont je dois parler à mon ambassadeur le S*^ de Saluce , et pourceque le tout vous sera communiqué, je ne vous en ferai la présente plus longue , remettant le surplus sur le S"^ de La Chapelle, lequel vous croirez en cet endroit côme moy môme. Priant Dieu , mon cousin; qu'il vous ait en sa saincte et digne garde.
0^.^^ Aeeui^joÂf,
jLér&r
(gC^ n.^j^^ f^^^rrc
Nous donnons ci-après les fac-similé de trois lettres : lune , de Pierre Strozzi; l'autre, dç Léon Strozzi, prieur de Gapoue, et la dernière, adressée à Pierre Strozzi par Catherine de Médicis. Pour faciliter l'intelligence de ces lettres , nous en avons placé la transcription en regard des fac-sîmile.
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J^ • lôû ' ^r yr /4.^ /-»-/
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