‹ Chroniques siennoises, tr., précedées d'une intr. et accompagnées de notes par le duc de DinoChapitre 10 sur 12 · P^DRE HON · texte numérisé non relu

P^DRE HON

La tardità del mio scrivervi (corne mi s'apparteneva) è suta causata dall' essermi io trovato del continuo in luoghi, donde voi no' potevi ricever mie prima ch' un mese di poi la data, tanto che ne di nuova che io vi havessi scripto, ne di esser mio, o delli amici et servitori nostri (intendendolo permie si vecchie), potevi fare alcuno capitale, variando simil cose in su la guerra hora per hora non che per il spatio d'un mese, et se di poi il mio arrivo in Lione, io mi fussi senti to mal da mettcr penna in sul foglio, non harei aspettato , ad scrivervi , la vostra de' 1 1 di dicembre, assai ben lunga, la quale per infiniti rispetti mi ha dato grandis.

mo

piaccr, ma per duoi max.^; Tuno, perché ci veggo quanto dispiacer voi haresti sentito d'ogni sinistro mio caso et chc havevi di già pensato air honorarmi più di quello ch* io meritavo, la quai cosa credo et cosi morto mi vi harebbe fatto ringraziar, Faltro, perch'io tocco con mano et sono interamente capace, il discorso vostro esser non solamente amorevolissimo, ma pieno di prudentia et di quelle considération!, che debitamente doverebbe aver uno che si trovassi

nel grado mio, et io vi giuro sopra il mio petto baver più volte con qualche amico discorso le medesime cose da voi

scriptemi, et seco concluso, et se seguiremo questo mede-

simo stile, faremo in ultimo content! (come voi dite) Fini-

mici nostri , et non potremo aiutar altrimentri la patria ,

quando il tempo Io concedessi, et non crediate che non paia

strano et difficile a me et tutti li altri nostri metter la vita

a ripentaglio per cose debili et inutili a noi et che poco v'è

gusto di gloria, havendo del continuo avanti alli occhi

ove poter impiegarla utilissimamente, et con tanto honor

et io non so sel perderla allora fussi veramente un acquis-

tarla, nientedimeno gli è stato necessario chMo insino a qui

mi sia opposto a qualche pericolo, constretto et dallo honor\

trovandomi novitio in su la guerra, et dal desiderio di ac-

quistar un poco di credito con costoro, da quali soli pos-

siamo sperar la salute délia patria nostra , e ben vero chc

pcr Tadvenir si puo andar più ritcnuto et colla briglia in mano havendo le considerationi da noi discorse, et io sono^ veramente per farlo bench' il vero modo di preservarsi honorevol mente, et per li bisogni vostri era (come voi scrivete), l'andar et star alla corte procurando i fatti nostri , et io havevo in animo di farlo insino avanti il vostro scriver, ma la fortuna me ne ha levato per hora Toccasione come io appresso vi dirô, ma ho piacer dirvi avanti la causa perch* io mi partii di campo. Fatta la domi li huomini , i quali lui non voleva in verità cassar ancorchè Io dicessi, ma darli al S"* César, vedete che torto notabile era questo, non voglio dirvi li casi ch' accaddono et le parole che andorno attorno sopra tal materia che saria lungo , ma furno tali che accrebbono Tinvidia et odio del Conte inverso di me ; trovandomi in questo termine col générale, et vedendo apertamente tutto procéder da invidia et desiderio di abbassarmi et tormi quella poca riputatione che col sangue mio et delli amici miei m'ero guadagniata,sdegniato di buona sorte feci proposito non voler più star sotto lui ; disperato del poter far mai più in quel campo opéra buona sotto un superbo malevolo, et maligno, al quale spesse volte sta il torre et dar la riputatione ad uno colle sue relationi , ancorchè false, cosi li dimandai licentia di andar sino alla corte, allegandoli per causa di gita il voler io procurar

dalla MJ"* del Re Fintero pagamento délie mie genti, ma la verità era che io non mi curavo star più in campo sotto lui , et sapcndo il Prior di Ronia esser alla corte, et tuctavia negotiar sopra le cose nostre; secondo ero dallui advisato, di continuo per le sue mi chiamava ad se, volevo unirmi seco, et di compagnia tentar, se havessimo potuto , la fattione di Racunisi. Io mi pensavo ch'l Conte Guido si corne mi dimostrava la cera, colle parole insieme, mi tenessi più caro, et mi amassi molto più di prima, ma ero in errore et me n' accorsi assai presto, perch* essendo ordinato di corte che non si pagassi in Piamonte piil che 5,000 fanti italiani, et excedendo il numéro de' fanti ch'erono stati pagati innanzi tal somma di cinquemilia, fu necessario far una limitatioue di genti, togliendo egualmeute a ciascuno secondo la sua condotta, a' colonnelli di mille fanti si levava dugento homini, a quelli di cinquecento, cento; venue il di délia paga, il Conte Guido mi dice non potermi dar che paghe cinquecento, che erono treceuto meno di quello che mi si aspettavono, domandàli perché faceva peggio a me che alli altri par miei, non mi seppe altrimenti risponder, se non che faceva a sicurtà meco per non vi esser danari, et per esser io servitor del Re, et parole generali, aile quali io risposi d'una maniera che s'avvidde ch' io non beevo grosso, et che io m'ero accorto a che cammino lui andava meco, perché

qucsto non era altro chc un tormi la ripatazionc co* soldat!, tormi ogni via et modo di poter più far opéra buona et finalmente ruinarmi in quel mestiero, levan far bene alcuno. Questa era la mia intentione per questa vernata, niossa dalle sopradette cause, condussimi insinoa Lione malato, et aggravandomi il maie, ricereai M/ Ant.^ Berardi che pigliassi pena di trasfcrirsi avanti me in corte, a fine non si havessino là ad maravigliar perché io mi fussi partito di campo, et non saperne causa alcuna, et perché M"*. Ant^. andassi con qualche pretesto , li ordinai domandassi rintero pagamento délie miegenti, il che M/ Ant.^ esegui, come é il solito suo, gentilissimamente et ottenne quanto et seppe per medomandar. In questo mentre il Conte Guido comparse in Lione per andar alla corte, et appunto era successo il caso di Casale, per il che il M.*"^ Tornù non voile lassarlo passar più avanti, dicendo che meglio saria stato il tornar adietro per li disordini che poterono nascer in Piamonte, che andar alla corte, cosi il Conte si fermô in Lione sino che dal Re venissi ordine di suo andar e ritornar al campo. Fu expedito dal Re Monsignor di Brisac con commessione di far subito tornar il Conte in Piamonte, et a me furon dal detto portate letter credentiali et per parte del Re et Gra. M.^ exposto, che-io non pigliassi più pena di andar alla corte ; ma tornassi al campo , che questo era il

servitio del Re. lo ero nel letto nialato , et risposi a Brisac, non potcndo dir altro, che subito potessi reggermi in piedi, me ne tornerei in campo. Ho volsuto contarvi tucto per ordine, afinc che, oltre a questa mia nécessita di tornar al campo, voi conprhendiate ancor qualche altra cosa, et tenete per certo che io vo hor in Piamonte , corne la biscia air incanto , se non per altro perché io so il Conte volemii maie, et ogni di per la sua rabbia et invidia, et malignità mi vorrà peggio. Hor il caso mio è qui, et io non saprei excogitar modo di levarmi honorevolmente di Piamonte, se Timpresa di Toscana non si havessi ad far ; la quale harebbe bisognio di esser persuasa a costoro da un par vostro, che sapresti allegar tucte le ragioni et toccar i tasti che piacessin loro, et siate di autorité et fede appresso delRe et Gra. M^.Et per mia fe che se voi non fateun volo insin quà, io non so chi si possa piguer questa pedona. Potrebbe ben esser che il Re ingrossassi a primavera ni Piamonte, onde noi ci spignessimo avanti , se questo fusse ( che par molto ragionevole), io crederei che noi facilmente potessimo pcrvenir allô intento nostro, accostandosi al paese; et io trovandomi con costoro con qualche credito et riputatione penserei poter allor operar moite cose in vostro benefitio. Perô in questo mentre, poichè altro non veggo da far, attcnderô a guadagniarmî piû credito et fede co* patron! che

io possa, per spcndcrla di poi iielF occasione; havendo tuttavia in consideratione, ove si convcnga a noi il mcttcr in nianifesto pcricolo le vite nostre; se ad voi verran in mente cose alcune da advertirmi, e cohsigliarmi, o comandarmi, circa tal materia, o altra, vi prego me nediate adviso et presto, perché io desiderod'ixitender il parer et volontà vostra sopra di me, hora che voi havete inteso corne passano i casi miei; perô siate contento advertirmi questa volta di quanto vi parria dovessi far, havendo rispetto alF utile et honor insieme. Io mi partirô domani, che il Conte Guido per ogni lettera ch' egli scrive quà al G'% mi fa sollecitar, ed dir che le bande non stanno bene senza me, credo che gli paia che tucta via io me ne vadia alla corte, cosà che li dispiacerebbe piutosto ch' altrimenti ; ma non posso, che sono stato troppo impedito; trovomi dal maie aucora sbattuto et mal gagliardo, nientedimeno non voglio guardar a cosa alcuna, per mostrarmi desideroso di servirli et obedirli. Voi mi scrivete che mi faresti provveder in corte di a. 100. il mese, del che io vi ringratio et conosco quanto voi siate carico, et che fa te per me più di quello che voi pote te , non andando di présente alla corte vengo a liberarvi di tal peso; ma non voglio mancar di dirvi che se voi potessi farmi provvedere a Neri di qualcosa honesta et comportabile il mese , mi accomoderesti tanto ; che se Io potessi qualche

volta veder, non dubito punto lo faresti; perô io mi rimetto m voi , che quando non mi adiutcrete , penserô lo facciate per non potér, et non mai per altra causa.

Il C" Tornù è in qucsto regno hoggi in grandissima existimationc , et per sua mano passano negotii di grandissima importanza , perô non sarebbe for di proposito , che toi con letter lo intrattenessi , et Tintrattenimento non vorrebbe esser per cerimonia, ma sustantialmente , come sarebbe Tadvisarlo di costà , quando avete nessuna notitia , che vi paressi degna di esser scripta, perché il C tiene gran conto di haver notitia d*ogni banda, quali gli servono al farsi honor in corte , et io vi so dir che Gian Giovacchino per haverli dato qualche notitia è forte dallui commendato, et amato, -et nominato per buon servitor del Re, voi siete tanto intéressa to con costoro, che per ogni via bisognia intrattenerli et fare il fedel servitor, et li modi son questi. Ib vi scrivo tal cosa advertito dal Fondulo , il quale è galantis.*" persona, di spirito, et ci porta straordinaria affettione, secondo che per li effetti ho veduto. Lui mi ha dette pîù oltre, che se voi volessi una cifra , per quando havessi alcuna cosa importante, vi si manderia, saranno qualche volta simil servizij reputati maggiori , che il prestar mille, o dumila ^. et a voi non costeranno niente.

E mi rincrescie havervi a dir come io ho hauto miova di

campo, chc Bas."^ Bracciolini di poi mia partita arrivé là, et poco doppo fu amazzo da certi Pistolcsi délia fattione contraria, quali stavano nel mto colonnello , ancora che il motor, che fu Franc^d'Abra, non stava meco, questo disordine eseguito per non vi esser io, et quel che mi dole, bisognerà starmene cheto , per non mi perder la fattione cancelliera, quale passa quaranta homini nel mio colonnello, parmi comprendere che il Bâti , ancor che non si trovassi alla morte , habbia participatione neir haverla consigliata. Habbiam perduto un buono amico, et una gentîlissima persona , et bisognia haver patientia.

Cechino del Tessitor è guarito del tucto, et sta benissimo. Hebbe una archibusata che li passô una coscia da banda a banda ; ma non tocc6 Fosso. Hebbe tal colpo per mio conto , come voi una volta saperete. Se havessi visto di lui quel che viddi io, credo ne saresti innamorato. E coraggiosissimo et amorevolissimo di noi ; desideravo poterli dare una banda ; ma non ho comodità , et che più mi duole non veggo modo di poterlo far cosi presto , per haver Niccolô Strozi senza luogo , Gualterotto Strozi et Svobiliotti similmente , persone a chi si ricerca il grado sempre che venga l'occasione.

Con questa sarà una alla signora Béatrice ; piacciavi di accompagnarla con una vostra , afinchè ella habbia miglior

ricapito; se voi farete nicntc, la vostra non sarà vendetta, ma ingiuria, dubito bcne che'l lèpre si vendichçrà con noi, essendo a Firenze, corne si dice.

In questo punto è comparso una vostra del ultimo di dicembre, et la malevoLentia del Conte era stata scoperta da me in altri conti, come voi vedete, maravigliomi bene ch' egli habbia tanta faccia di voler attribuir al S*" César quella impresa , non essendosi mai accostato il S*" César aile mura di Racunisi ad un miglio. Quanto allo esser entrato dentro fù cosa troppo manifesta , il Conte non ardirebbe parlar di simil farfalloni, dove fussin soldati, o la priesentia mia. Voi mi havete tocco per questa ultima un tasto che forte forte mi piacerebbe ; et questo saria Tandar in Piccardia, perché cosl io mi leverei disotto al Conte , et correrei men rischio et harei délie comodità di star alla corte essendovi vicino , et far tucto quello che voi volessi. Bisognia che voi siate quello che procuriate questa cosa et la domandiate di grazia a costoro ; io ho ordinato a Neri chè ne parli caldamente con Tornù a fine che il C ne scriva alla corte et che io sia chiamato , perché non sta bene ancor essendo lor servi tore , il proponer simil cose. Io non vi potrei mai dir quanto questa cos^ m'entri et vadia a gusto, perché io ci veggo in qualche parte la satisfattione vostra et in poco tempo ci sarebbe Tintera, con honormio. La cosa

è facile a riuscir, perché io vi so dir che il Re vi desidera mille Italiani , se Neri non potrà concluder per lui , ve ne darà adviso , et voi bisbgnerà la chiedate di quà per spetiale grazia, et senza dubio alcuno la obterrete, fondandovi in su Tornù, et il Gra. M^ che sono tucti nostri ; oltra di questo Tornû mi par mi habbia mosso grande affettione. Potresti allegar per causa di tal domanda qualche causa sottile,come sarebbe humori del Conte Guido per conto del duca Âlessandro; ma questo vi ho detto per ricordarvi ciochè mi viene in mente, non penso vi habbia ad mancar modo di obtener questa cosa volendone far diligentia , et vi prometto che in brève voi et io ne rimarremo contentissimi.

Io non voglio per questa esser più lungo, che dubito esser stato fastidioso ; pregovi al cercar di preservarvi , et state pur di buona voglia sopra di me , se quello amico di Crema capiterà in paese, ne harete notitia , et Dio volessi che non venissi, et non si havessi speso que' dugento, habbiatevi cura voi sopratutto, che fatto voi , sarebbe finita la festa ; la sicura per Vinetia e l'usar Tacqua piutosto che la terra ; altro non mi occorre. Raccomandomi infinit"'^ voUe ad voi et vi prego salutiate tucti li nostri per mia parte.

Di Lione, alli 10 di gennaro 1536.

C PlETRO StROZI.

Padre hon"^',

GomparsoD qui Bcrtino e*l Gilucca , et molti altri soldati fiorentini in numéro forse dodici , et stamattina si sono partiti per la volta del canipo franzese ; sonmi ingegnato se ne vadin da me assai ben satisfacti , perché colle parole li ho facti capaci ad un per uno , che se io havessi mancato ad quello , che si eroh promessi di me , Tho facto per impossibilité j et non per non conoscere quanto io sia tenuto et obligato loro , et in particular ho usato a lungo tat termine con Spagnoletto, col quale non possiamo negar di'non haver straordinaria obligatione.

Io mi maraviglierei molto, che andando la sposa in Fiorenza, voi potessi più ragionàr di far assetto, o compositione alcuna , et parmi quasi un miracolo che César vi muova ancor simil pratiche, perché essendo il duca Alexandro stabilito suo genero, non so con quali ragioni vi potrà mai persuader di haver in animo di restituirvi la libertà ; la quale solamente insino a qui é stata si obstinatamente da voi chiesta , posposti tucti li altri privati comodi ; né qucste

sicurtà (che voi mi scrivete vorrebbe trovar per Tuna parte et Taltra), mi so immaginar corne s'harebbono ad esser, non hayendo più col Duca ad temer che S. M*^ gli lievi lo stato per error ch*ei commetta , trovandosi suo genero. Credo che sarebbe quasi tempo che noi ci risolvessim'o ad non esser mai per tornar nella patria nostra per mezzo dell* Imperator, et le restitutioni di rebelli, interventi del Zapada , giuramenti di fortezze, sono piutosto demostrationi che facti , per intrattenerci conr spazzo in sîno ad tanto che pretérisca ogni occasione di nuocer per quello stato. in somma Gesar ha declarato pur troppo voler che Fiorenza sia tiranneggiata, casandovi una sua figlia.

Et assettate pur seco le cose come voleté , et tiratele dove potete, sempre vi toccherà per suo mezzo ad star fuora con perdita in ultimo de* béni et in pericol continuo délia vita, non obstante le sicurtà et cautele che vi potessin esser dallui date, et questo è il mio creder, et penso anche sia il vostro, havendovelo pur moite volte udito dire , et essendo cosa accompagnata da tucte le ragioni.

Voi mi dite che le cose franzesi vanno lente , et secondo il vostro scriver, paion Timperiali molto più gagliarde, tucti li altri mi scrivon il contrario , et di Francia ho una lettera de' cinque di questo da Vincentio , quale molto particolarmente scrive Tordine, preparationi et genti del Re , che se

fusse vero quello che et da ViDcentio et da altri amici andavo ritraendo, non sarebbon cosi da vilipender le forze franzesi corne voi dite, nientedimeno io credo ad voi, quai so havete modi assai d'intender la verità. Ricordovi air havervi bonissima cura , hor che voi siate spogliato d'homini, et ad pensar che ne voi , ne noi habbiamo ad viver del continuo in questa forma, che questo è un morir al giorno mille volte, senza mia^minima satisfactione d*aninio. Noi stiamo bene, et siamo in luogo sicuro, et ad voi infinité volte ci rac"^.

Di Soriano, alli xiiii di apr. mdxxxvi.

O* PlERO StROZI.

Àllo iW^ et r*"^ c" Salviato, s"^ suo observ'^%

, in Ferrarese.

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