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LETTRES DES ÉVÉOIES A CLÉMENT XIII. 9Ô

nostre parti, e colla pietà, e colla dottrina, che tutti, e spccialmente i vescovi , che ne hanno una più certa csperienza, non possono non prender parte su’ di lei avvenimenti ; ed iù siccome quello, che sono stato, sebliene indegno, nel governo ecclesinstico pel coi'so di anni undici , prima da vicario capitolare di Palermo, indi da vescovo di Siracu-sa, èd ora da arcivescovo di questa santa Chiesa, ho maggioii ripro^c del prontto che i padri di essa coinpugnia fanno, c colla parola , e coir esempio , te cou tutti gli esercizi del loro istituto al jxtpolo ; cosi sento maggiore dispiacere delle angustie in cui essi si Irovano lier conto di quei loro Fratelli. Ma quello stesso , che è ad essi unicameute di sollièvo in uno si grave aillizione , lo è ancora a quei , che lier essi si intcressano , voglio dire , la patema sollicitudine ed il tenero alFetto che la t?aiitità Vostra nutrisce per tutti ; ed in parlicolare per coloro che l'aticano sulla vigna del Signore. Quali santi nlTetti sono si vivi nel grand’ animo délia Vostra Santità, che non han bisoguo dello stimulo delle altri suppliche e sollicitazioni. Siccuro intanto, che Vostra Santità accogliera lienignainente é prenderà in buon grado questo testiinonio che io rendo alla veiità, ed insieme le mie premure a favore di un ordine tanto lienemerito délia religione e delle lettere, e tanto utile alla gloiiadel Signore; prego tervosamente il Medesimo di conservare e felicitare per hmga sérié di anni la Sua Santiseima persona per vantaggio délia santa Ghiesa , etc.

Monreale, il 9 Maggio 17.")9i

FRksCESCO , arcivescovo di Monreale. {Coll. V. G.)

Lett re de Jean-Frédéric d’Oslein, archevêque-électeur de Mayence, a Clément XIII.

Sanctissuie Pater,

Frovocatus Sànctitatis Vestræ exemplo et affectu, commendatos inihi habeo patres socletatis Jesu^ tum toto oi'lie dis}ier-

DOCUMENTS. CHAI’. III

SUS, tuni iu nostra arcbidiœci’si domos et cullegia halicntes; quorum Patrum cum a primo suo in lias teiras germanicas ingressu insigne meritum sit , ii([ue etiainnum rom catholicam lelicissimc sua opéra et studio adjuvent, movit me gravis quædam atilictio , quam ex Lusitano illo turliine in nostiu ctiam Germania lualevolorum odiis, quamvis immerentes, j)erpetiuntur. Ego , quemadinodum eorum instituto et laboribus, quibus in crudienda juvcntute, in instituenda plebe, in excolendis onmium animis , in ornando et iUustrando Dei cultu publico desudant , mirifice delector , optoque perpetuoB esse in Germania bos tidei et bonorum morum custodes ; ila dum eorum fama malignis suspicionibus et infamibus libellis obteritur , maxime acaUiolici eriguntur, argumentumque suo errori pntant addi; quoddenique illud siilisidium dejiciatur , (pio<l militanti Ecdesiæ a Ueo esse concessum bactenus experti sumus. Quare cum Sanctitatem Vestram in id incuinbere sua voluntate incitatam cognovi, ut integra societati sua fama constet; et ego eidem societati partibus nostris tam utile deesse patroc.inium nolui; eam porro Sanctitati Vestræ comnicndans, significnnsque nitiil accedere ad labores meos spirituales sulilevandos, ad recreandos bonos, ad elidendam acatholicorum proterviam opportunius , quam si, proinptissimis siimmæ Sedis remediis, ban; operarioriim in vinea Domini societasab ea qua nunc flagrat invidia infamiaque lilK> retur; nequid bis impedimentis catbolica resdetrimenti ferai. Gui malo quam maxime cautum cupio, et Sanclitatis Vestræ pietate fretus sjierü.

Die 10 maii 1759.

Joannies-Fiuderici'S , oKh. Moguntituu.

Réponse du pape à l'archevêque de Mayence,

VE-NERABIUS FRATER, SALLTElf ET APOSTOLICAM BÉXEDICTIOSEM.

Vereri nullatenus debet Fraternilas Vestra quin, ex debito pastoralis soUicitudinis muncre , sacerdotes quoscumque ,

LETTRES DES ÉTÊOUES A CLÉUENT XIII. 101

Christique ministros diligere ac tueri prætermittamus; eos vero potissimum qui eoclesiasticæ disciplinæ scientia morumque sanctimonia fulgentes, tamquam egregii commilitones ao operarii, naviter insudant in agro Domini excolendo, ut catholioæ religionis euUum, divinæ charitatis studium in spii-itu ac veritate promoveant. Quod si societatis Jesu presbyteri , quos enixe commendavisti , sanotissimœ institutionis suœ, quæ contemptui terrenarum rerum innixa , nihil aliud prœ oculis habet quam roagorem Dei gloriam in omnibus semper appetere , studiose sese coniormaTerint, non tam de nostro , verum, quod potissimum est, de præsidio divino dubilare non debent : quidquid enim ex adverso contingat, numquam illos a charitate Jesu Christi poterit separare; quæ quidem oœlestis charitas ipsis quoque in œrumnis angoribusque , siout argentum et aumm examinantur igné, probari gaudet, expectatque démisse ac patienter , quem facere velit Deus ex ipsa tribulatione proventuni. Atque interea apostolicam benedictionem nostram amantissiineimpertimur.

Datum Romæ apud sanctam Mariam Aiajorem, XI Kal. augusti 17S9. Pontificatus nostri anno secundo. {Coll. V. G.)

Lettre d'André Luchesi, évêque de Girgenti, à Clément XIII.

Beatissdio Padre,

Colla più umile vivezza del mio cuore manifesto a V. S. l’estremo cordoglio che a penetrato l’animo mio nel sentire che taluni di pessimaintenzione approfittandosi delle presenti turbolenze , da cui sono agitati li Padri délia compaglna di Gesù su’ domini del re feilelissimo di Porlogallo, banno fatto correre per varie parti del mondo cattolico alcuni libelli infamatori per discreditare tutto il corpo délia religione , tirandole addosso l’ odio universale per facilmente conseguime la totale ruina, lo mi liguro abastanza quale impressione abbia

BOCITJEXTS. CHAP. III.

fatto suli’ apostolico petto di V. S. il videre oosi pessimameote bersagliata una religione tautu bene mérita délia Chiesa cattolica. A me pare che in questa ciroonstanza voglia parlare con troppo calore il sangue di tutti flgli di S. Ignatio che, h coste délia propria vita , banno dilatata nelle parti più remote del mondo la feile di Cristo, e mi eembia, che vogliano perorore in difosa di tutta la communitÀ, le fatiche e i sudori di tanti degni gosuiti, clie coloro aporiolici mininteri hannu aempre pi-omossa e tuttavia promuovono la gloria di Dio e la Kuitificazione de’popoli. I>aconto mio, possoai V. S. attestare, che in questo regno di Sicilia , e particolarmente nella mia diücesi , dove ritrovarsi quattro collegi di gesuiti , tioriace la ooinpagnia di Gesù con quel decoro ed caemplarità che oonviene al proprio istituto. Si vedono da per tutto impiegati li Padri a tare miaBioni , esercizi , prediche , oateohiBml , assistenza a moribond! ed amministratioue del Bacramento di penitenza con tanto frutto spirituale delle anime ohe riescono sollièvo aile cure pastorali di un vescovo. Peronde siccome giudioo che in (jueste ci’itiche circonatanze meritano l’apostolico patrocinio délia S. V., ceai vcugo al uiniliarle divotamente le mie pi-eghiere, allinché a loro vantaggio imptegnasse quelle zelo, clemenza ed autoriUi che conviene ad un vicario di Gesù-Cristo. Frattanto pi-ostrato a auoi sancliBsimi piedi, quali bacio col più riverente ossequio , chiedo umilmente la sua apostolica benedizione e mi rassegno , etc.

Girgeuti, tü maggio 1759.

A.ndru , vescovo di Girgenli. ( Coll. V. G. )

Lettre de r évêque de Patti à Clément XIII.

Beatissimo Padre,

Baciando pria con urailiazione piofunda i piedi sanctissimi di V. S. , stimo conveniente palesare al santo paterno zelo di V. S. quel che in questo regno di Sicilia si sperimenta

tETTRES DES ÉVÉOUBS A CLÉMENT XIU. 103

dell’ esemplarissima religione délia compagnla di Gesù, cotante giovevole alla somma gloria del Signore Iddio, e quanto insieme indefcssamenlc infenfaal bene de’ popoli e pell’ ac(juisto delle scienzfi : ed io per quanto riguarda a me, con umilissima attestazione poseo confessare a V. 8. che sin dagli anni piii teneri svecchiai il latte e délia devozione e délia litteratura, ed anche nella mia gioventù o umanità no ho quasi mai lasciato al plù una vol ta ail’ anno riceveme gli esercizi del santo padre Ignazio in quelle case délia medesima compagnla a tal eflbtto dostinate, con profitto universale non solo delle anime, ma giustomente nella riforma di moltissime i'amiglie d’ ogni carattere, siano nobili, prol'essori , artisiani, ed anche di più basse persone , che ormai si vedeano per la scostumatezza dei capi andar sossopra, anche nei béni tempoiali.

E trovandomi io da tre anne in quà per divina disposizione e per grazia délia Santa Sede apostolica, vescovo délia diocesi di Patti in qucsto suddetto regno, assicuro con divozione alla S. V. che resto col possibile dispiacere di non aver trovato in detta mia diocesi vemn collegio délia compagnla ; tutta volta perd non ho lasciato di valermi de’ padiû délia medesima si per le mission! , cotanto salutari a cui indefessamente sono impegnati, corne pe’ quaresimali. Quindi supplicbevolevi porto al trono délia beneficenzadi V. S. implorando colla divota rassegnazione voglia compiacersi renderconsolata la riferita religione, col suo potente sovrauo braccio, in quelle gravissime alllizioni si trova in (|ualcli6 parte deü’ Europe alla S. V, ben note.

Pailre Santissimo, dalla sua munificenza e dal suo piissimo zelante cuore in benefizio delle anime io confido ottenere, montre di bel nuoro genuflesso ho la sorte di baciarle con venerazione i piedi santissimi e di confe^rmi sino a morire, etc.

Patti , il di 1 1 maggio 1759.

Carlo , vetcmo di Patti. ( Coll, V. G. )

DOCCUE.VTS. CHAF, III,

2* LtHre de l’archevêque de Tan'agone à Clément Xllf.

Beatissime Pater,

Quanta animi voluptate, quantoque oordis solatio Tuœ BeatitudiniR litteras ad pietatis et religionis zelum midequaque redundantes perlegerim, ex eo confici vellem, quod ita constriotus impellar ad grati animi signum erga Beatudinem Tuam üxpriinendum , ut non possim non grates débitas et perjucundas rescripto exponere. Non mea me fefellit opinio , perfeotum enim video quod multo abhinc tempore vulgarat fama, et ipsemet habueram perspectum, eam siquidem benignitatem, eamque vigilem pastoralem curam, illud præsidium atque solamen sæpius expertum, idque paternæ charitatis olTicium, quorum memores Patavini Jesuitæ gratulabundi tcstantur, ut tester ipse, cum vix elapsis annis sex Patavio pertransierim, ibique benignæ Tuæ Sanctitatis beneficontia hospitio me exoeperit redeuntem ex Romaua curia ad Hispaniam; ea omnia et ampliora in dies et cumulatiora, a piissima Tuæ Beatitudinis clementia experturam fore societatem universam, nec dubium mihi, nec ambiguum unquam fuit. Nam qua olim Patavinum collegium charitale esi prosecutus, eam retines, sed ditfusiorem, uti socielati universæ ostendendnm, etiam nunc ad supremiun Ecclesiœ culmen evectus, non sine singulari divinæ providentiœ nutu, ad hœc præcipue difBcillima tempora réserva tus. Dum igitur in deliberando de opportunis remediis ad coercendam procacissimam loquendi et scribendi licentiam Tua Béatitude meditatur, in silentio et spe jactant singuli sociefatis viri cum prophela super Dominum curam suam, omnem sollicitudinem cum D. Petro projicientes in euin, qui, ut ait Joannes : Absterget omnem lacrymam ab ocidis eorum; et quamvis dicantur in sacra pagina, qui persecutionem patientur , ut et qui lugent , quoniam ipsi consolabuntur, ultra solatium in laboribus pro Christo susceptis com-

LETTRES DES ÉTÈOCES A CLÉMENT XIII. lOS

pertum, juxta illud proptietœ, virga tm, et baadus ttm, ipsa me contoiaiasuntj illud ob ionata Sanclitatis Tuæ pietate adhU bendum , quanto citius offiiturum expecto. Perpende ergo , B. Pater, de remedii opportunitate quin moleste feras bas litteras in meæ præsertim gratitudinis pignus rescriptas, et una cum eis me benevole accipe totum in gratiarum aotione diffu* sum, deque tota societatc, ut bene cepisti, beue mercri perge. Hœc enim tui pontiliratus exoïxlia mihi ætemum memoranda spem minime frustrandam spondent. Ipsius societatis, et meæ videlicet partes erunt, assidue Deum precari, ut Sanctitatem Tuam imiversu orbi Christiano conservet inculumem , tuumque pontificatum, tam felici omine auspicatmn, æque diutnrnum reddat ac fortunatum.

Die 12* maii, 1759.

Jacobi's, archiepiscopiis Tarraconensis. {Coll. Lag.)

/.£tlre de C archevêque de Goritz à Clément XIII, Deatissimo Padre,

Fra gli altri vescovi cbe avranno supplicato la Santità Yostra a continuar a proteggere in queste présent! emergenze la compagnia di Gesù tanto benemerita délia santa Chiesa, bo creduto anobe io di soddisfare al mio ministero, coll’ unira le mie reverendissime supplicbe acciocbè la S. V. si compiaecia di far esperimeutare alla medesima gli effetti délia sua patema elemenza, dopu cbe si vedono ura uscire alla luce tant! iinproperi, calunnie e libelli con poca ediilcazione dei buoni , con derisione dei nostri avversari e con danno e pregiudizio délia nostra santa religione. Io mi trovo ancbe per riconoscenza obbligato ad avanzare queste mie umilissime premure alla S. V., poicbè non solamente nella mia ampia diocesi tre o quattro padri zelanti gesuiti ogn’ anuo instituiscono le sacre mission! , danno gli esercizi spiritual!, e mi

90CUVENTS. CHAF. III.

hanno introdotto ne’ luoghi più abitati le scuole délia dottrina crietiana ; ma perché anche in questa niia reeidenza sono testimonio oculare , corne essi da questo loro collegio instruiscono la gioventù nelle scienze e nella pietà, con quale assidua sullecitudine sentono le confessioni, assistouo agi’ infermi e morilxindi , presiedono aile congregazioni de’ nobili e cittadini, e cou quale zelo indefesso in quattro lingue dilFerenti con gli esercizi spirituali e oon le prediche mi servono d’instrumento principale per la santifioazione di questa oiltà ben popolata- £ corne la provincia loro dell’ Aus« tria abbonda di soggetti ragguardevoli yier la pietà e per la dottrina, oosi questo collegio è sempre proveduto di religiosi distinti, che con la loro regolare , umile e mansueta condotta si altirano la stüna, la confidenza e la venerazione di tutti.

Sontissimo Padre! queste provincie dell’ Austria hanno delle obligazioni l)en grandi alla coinpagiila, poichë il Signore si prevalse délia medesima nel decimo sesto secolo per opporsi con petto forte ail’ eresia di Lutero , e per conservar queste popolazioni nella santa religione cattolica.

Questa umilissima supplice io rassegno al trono délia S. Y. ohe illuminata dallo Spirito Santo saprà trovare mezzi opportunl per difendere i discipoli et figli di 8. Ignazio, i quali .avendo operato oose grandi ne’ due seooli passât! continue^ ranno anoora oon la loro spirituali milizia a meritare le grazie a le benificenzePontifioie.

Io mi prevalgo in questo caritatevole incontro per rinovare alla S. V. gl’ attestât! délia mia profondissima ubbidienza e rispetto, col quale le bacio genuflesso i sacri piedi, etc.

12 maio, 1750.

Cahlo-Michele, arcivescavo di Goritt. (Coll. V. G.)

LETTRia PEg ÉVÊ0UE9 A CUÉJIBNT XIII. 10?

Lettre de Thomas Torelli, évêque de Forli, à Clément XIII.

Santisswo Padre,

Ancora qui oon lettere calunniose ed infamatorie son giunte le notizie contra la vencrabile compagnla de’ PP. gesuitiper le coso oocoi-se nel regno di Portogallo, che con tante sporchezze , oon ncgri carboni d’imposture falsissime dipingono medosimi PP. gesuiti di Portogallo : lo che viene a denigiare, più che pece, la rispettabile qualità di detti Padri, contre ogni giustizia , oalunniandoli cosi orribilmente ed in tutto con asseraioni distruttive dello.stato uttimo di raligiosi, che fino adesso , ed anoo di présenté sono il vero exemplare delle virtù si in se stesei corne rispetto a’ popoli di ognl ceto, che sono stati, e sono sotto la loro fruttuosa disciplina, oon la quale procedono cosi utilmente nella educazione délia gioventu , nelle scuole de’ provetti , nelle dolhine e uello amministrazione de’ sacramenti, nelle Chiese, ed in tutt’ i loro portainenti, e in somma uniformi alla loro santissima fondazione, servendo di ottimi apostolioi esempi in questa città , in questa provincia, in lutta l’italia, e l'uori ancora; polendo io testifi> care , che nella reale città di Lisbona e regno di Portogallo ho sempre sentito in tutto il tempo, che per tanti anni ho dimorato in detta città di Lisl)ona, chiamarsi da ogniuno gli medesimi padri gesuiti, gli apostoli. Che se in veruna parte potesse sospettaraialterazioneichenonvièldovremmo tutti confeseare, che tutto ail’ improviso mutatus est color optimus. Ma, Iode a Dio, sperimento io in questa mia patria, di cui sono vesoovo per lo spazio di anni quarantacinque, e decano de’ vesoovi di questa provincia, un’ assidua assistenza in tutte le cose spirituali , negli ospedali , nelle carceri , a’ moribondi di ogni généré e condizione di persone; prevalendomi de’ medesimi padri anco per confessori straordinarj delle monache, et per dare gli esercizi spiritali per gyrum annual* mente a tutti d’ogni condizione, e d’ogni classe.

OOCUICENTS. CHAP. III.

Pero stimo mio obligo per la pura verità, ed a gloria dt Dio testificare lutte queste cose a piedi di Vostra Santità, ed implorare dalla Medesima (juegli opportun! provedimenti, che l’innocenza di detti Padri mérita, e col bacio umilissimo de’ santissimi piedi mi glorio di essere, etc.

Forli, 17 maggio 11^9.

Toumaso , vescovo di Forli. (Coll. Lag.)

Lettre de Gui Orselli, évêque de Césène, « Clément XIII.

Beatissiuo Padre,

Prostrato a piedi délia Santità Vostra col dolore di sentira le calunnie sparse universalmente contre i religiosi délia compagnie di Gesù, ed al sentire, che cib passa il cuore anohe a , vescovi di questa provincia, e di altre, e che questi avanzino a Vostra Beatitudine gliattestati del gran bene, che fanno al prossimo i suddetti religiosi ; cosi bench' io non abbia la sorte d’avere in questa città collegio de' medesimi; pui*e proouro ogni anno di provedermi più voile di detti religiosi faeendoli venire dal collegio di Forli, ed alloggiarli in questa mia residenza, accib s’impieghino per questo mio popolo ed in dare i santi esercizi a tutte le classi distintamente, ed altre volte aile anche monache, corne pure nelle santé missioni, provandonemolto frutto, e gU effetti di esso, corne accade à luoghi, ove sono i detti religiosi, edove vanno, che sempre tutti s’impiegano per la salute delle anime di tutte le condizioni ; nè so mai corne possano essere talmente caricati di tante imposture e calunnie, e dipinti si publicamente tanto divers! da quello, che sono, e che fanno, mentre mai di essi si sente cosa, che possa scemare quella religiosità , che prol'essano. Percib non manco ancora io a questo debito di giustizia c di gratitudine ad un taie profittevole istituto, tutto propagato e dedicato a propagare la maggior gloria di Dio e la salvezza de’fedeli ,

LETTRES SES ÉVÊQUES A CLEMENT Xltl. 109

Con attestare alla Santilà Vostra l’eseilLplare vita di detti religiosi , e delle contiaue fatiche, che usano pel bene del prossimo : ed umilmente inchinalo bacio a Vostra Bcatitudine i santissimi piedi, e supplice per la sua pontificia beuedilione a me ed a questo mio gregge.

Cesena, 17 inaggio 1759.

Gctdo , vescovo di Cesetia.

{Coll. Lag.)

Lettre de l’évêque de Bide « Clément XII J.

Beatissime Pater ,

Intel' curas pastorales certe maxima est, ut episcopi taies adjutures sibi cligant et assumant, qui sanctitate morum lucis exempta præbeant , scientiarum spleudore animos illustrent; et eradiratis perversorum dogmatum zizaniis, doctrinœ puritate vineam Domini ad Ejus majorem gloriam et honorem indefesse exculant, ac sudore suo continuo irrigure satagant. Debeo cum omnibus totius orbis episcopis banc laudem patribus societatis Jesu , (|uod ab illo tempore, quo in principatum et diœcesim meam acciti fuerint, bic ut aliis in regionibus, vere fideles operariosse se probaverint, juventutem in omnigenæ litteraturæ studio , uti et optimis (idei et morum principiis sedulo imbuemio , cateebizando, verbum Dei apostolico fervore prædicando, et juxta sapientissimum institutum i'erventissime contendendo, ut major Dei gluria et proxbni salus ubique et in omnibus, etiam cum impendio propriœ vitæ , promoveatur : adex> ut societas Jesu optime appellari mereatur non solum diœcesium particularium, sed totius Ecclesiæ fulcimentum. Non ignoro, nec miror, societatem Jesu ab incunabulis suis objectam fuisse bæreticorum calumniis. Sentiunt enim hæretici vulnus, quod ab ilia iniligitur ; et cum scuto fidei se defendere non possint , gladium perversæ linguæ et stylum criminatio^

DOCrMENTS. CHAP. Itl.

num aiTipiunt. Illud autem obgtupesco, quod etiam catholici> et forte ii ipsi, qui sanguine societatis ad salutia viam reducti sunt, tanto furore in Patres societatis insurgant, et non solum haereticomm æmuli, sed horutn vindices esse videanlur. Ab aliquo enim tempore ex Maragnonia prtesertim et Lusitania tôt et lam enormia crimina de viris notæ sanctitatis in vulgus sparguntur, ut (|uamvis doctiores et pienliores niendacia et gmvissiinas calumnias manibus palpent, clareque agnoscant ralumnias ejusinodi solum ad extinguenda optima salulis media tendere ; imbecilliores tamen fi eijucntibus conlirmationibuB seilucti, de rumonira horrendorum falsitate dubitar incipiant. Quo fit , ut non solum hærelici probrosa in societatem Jesu dicteria cum jubilo, ceu appinbata, rénovent, sed ipsi etiam catholici Patrum consortia évitent, eorum doctrinam horreant, et sensim ab excipientlis salutaribus eorum adjumentis a\ertantur. Quantum in sanctam Ecclesiam damnum et detrimentum i-edundaturum sit, si strenui ejusinodi pugiles ad pugnarn inhabiles redderenlur, manifestum est perpendenti moderna præsertim tempora , ubi hæresis et prax'itas eo periculosius grassantiu" , quo occultius et suhtilius in omnes fere regiones se insinuant , quin alium ordinem t*eligiosum reperire sit qui fraudes felicius detegat et potentrus impugnet ac societas Jesu.

?lon dubito, quin omnes reliqni episcopi ejusdem mecum mentis, eodem zelo impulsi , Sanctitati Vestrœ demississime mecum suppliraturi slnt , ut Sanctitas V^estra pro emolumento totius Ecclesiæ, ea opportuna remedia, instigante Spiritus Divini illustratione , prompte adhibere dignetur, quæ scanilala tollant , suppressos ele^ent , et instrumentis divins gloriæ suum nitorem et vim cum fructu agendi denuo restituant. Sanctitatis Vestrœ nomen per totum orbem propagabitur. Sanctitas Vestra intendit diœcesium spiritiiale emolumentumî Hoc insignia incrementa arripiet, præsertim in mea dia'cesi hærcticis immixla, quam pro sacris laboribus tulo committei-e possum patribus societatis Jesu. Sanctitas Vestra

LETTBES UES EVÊOUES A CLÉMENT XIII. 4 H

nihil inagis exoptat, quam ut omnes homines in fidc cath<v lica salvi fiant^ Id maxiinam pai'tem efficiel, si apoetolos suoB ex devotUsima societate Jesu in oinnem teifam Cum authentico testimonio ableget, quoil perseculionem patiantur propter justitiam, quam inter tormenta, opprobria et mortis pericula ad ultiinam usque sanguinis guttam impcrturbate defendunt. Optime spero aiQictis Patribusa Sanctitate Vestra, quæ ipsamet innocuum vitSe tenorcm per tôt annos in socictate probatuin , eximium pro scientiis ardorem , catholicœ fiilei propuguanJæ zelum, aliasque heroïcas \irtutes proiic perspectas habet , consultum iri ; quai'C preces meas in favorem sucietatis Jesu iterato ad pedes Sonctitalis Vestrœ prosternons, inter pia et devota oscula, providenUasinue dispositioni peiiitus ac(piiesco, inviolabili lide et veneratione perse\'eraturus.

Uatie Bruututi , 17 inaii 1759.

• Joseph- WiLHELMCS, episcopus ffasileensis,

( Coll. Lag. )

Lettre de Gaspar Argaiz, évêque de Pampelune, à Clément XUl.

Sasctissime Pater.

Jus datum sceleri bis temporibus, pro nostra infelicilate> videmus. Volidissima et furiosissima adversus patres societatis Jesu, in Lusitaniæ rcgno suborta, est nota tempestas; quo jure, seu qua injuria, nescio. Licet révéra injuste et prior in ipsam societatem generalis commota sëditio disconvenientia facit testimonia et documenta , et probationes præsentis hujusmodi tempestatis salis suspectas reddat , talis est conditio erroris vel folsitalis, ut, etiam nullo sibi assistente, consencscat et deQuat. Talis autem è diverse veritatis status, ut, etiam nullis impugnantibus, suscitetm’ et crescat. Sc>cietas enim Jesu , SS“* Pater , quanto magis exagitata , magis splendescil in luce, uti veritas , quanto magis conteritur et oppiignatur ,

UOCUMENtS. CHAP. III.

iiâ

tanto clarior , expulsis nebiüis, in lucem progi'editur; sicul aroinata magis redolent, quanto magis conleruntur. Tarn gtullum est, SS~ Pater, adversus notorias virtutes et assiduos spiritualcs progressas , et labores societatis, et ejusdem institutum argumentari , quain in clarissimum solem mortaïe lumen inferre. Præfatœ tempestatis occasione, societatis inimici et æmulatores, omnino a Deo deserti, maximo hæreticorum gaudio iniquitatem suam prolongantes, in præfato Lusitaniœ regno, bis Hispaniarum regnis, Galliarum, et aliis, ac etiam in ipsa aima ürbe , tôt injustis et famosis libellis, contumeliis , falsitatibus , improperiis ac maledictis eam ubique in præsentiarum insultant, quot oliin et omni tempore in societatem Jesu hæretici et discoli homines , insuflante diabolo, congesserunt ; easdem fpiæstiones, jampridem damnatas et reprobatas suscitantes, ac de novo et inutiliter contra fidelium pietatem in judicium revocantes. Quare optimo jure prœfati famosi lUielli , et alia contra societatem impressa scripta in Matritensi foro pulilico carnificis manu , regalis et supremi consilii jussu , combusta sunt. Alia de manu in manum in Gdelium pcrniciem clam, ut falsa moneta, afieruntur; et dum verbis et scriptis contradicunt quod opéré complere nequeunt; quo i timenl, non depellunt, et inanem clamorem eligunt; ac in male crepiis bonestior iilis videtur pertinacia quam pœnitentia : iis enim sermonibus sine ullo auctore ilispersis , quilms malignibs initiiim dat, incremcntum credulitas, quod cuilüiet etiam innocenlissimo potest accidere, fraude inimicorum falsa vulgantium, crudelis æmulatio in societatis Jesu innocentissimo sanguine, licet inaniter, satiatur.

In defensionem et laudem societatis, infrigore etæstu, die ac noctc in viriea Domini laborantis, et in favorem ejusdem instituti plurima congerere possumus, de spiritualibus ipsiuS exercitiis, fidelium confessionibus excipiendis, doctrinis, sermonibus , missionibus , verbi Dei evangelica præ<licatione , visitandis bt aüxiliandis inGrmis in articulo mortis , in bospitalibüs, carceribus, donaibus privatis ét foris publicis, docenda

LETTRES RES ÉVÉOUES A CLÉMENT Xlll. 113

juventute in litferii cl virtutibus, tam in studiis universitatuni, quam in privatis domibus et collegiis, instituenilis et fovendis congregationibus B. M. Virginis, Sacratissimi Cordis Jesu, S. Aloysü Gonzagæ ^t hujusmodi aliis, ac præcipue in coadjuvandis êpiscopis in omnibus ad docendum populum et ad ministranda sacramenta necessariis. De quibus omnibus testis fidelis adfiii in univei’sitate Vallisoletana , ac etiam in Salmantlna, ubi collegii majoris Conchensis violacea togarx)ndecoratus extiti; et in bac noslra,iinmoSanctitatis Vestrœ, dioecesi Pampelonensi , ubi etiam vicarli generalis ac jiulicis metropolitani munus exercui, ac in sancta Ecclesia Tolctana, Hispaniarum primate , ubi plufibus annis canonicatum doCtoralem obtinui, usque dum Dei nutu et Sanctæ Sedis Apos^ tolicæ gratia, huic sancUe Ecclesiœ Pampelonensi stînire jussus sum , bæc eadem experti sumus: et quæ ubique vidimus oculis nostris, et manus nostræ conlrectavemnt , hæc ipsi Sanctitati Vestræ fidelitcr annunciamus.

Hæc eadem et alia pluiima, SS"* Pater, alia exigenfe causa, Bostro Catholicu regi in adjuncto libello, anno 1733, oblato retuli ; (}uem ut non rescriliam, ipsi us copiam ad Sanctitatem Vestram remitto*, ac apud se legi mandet exoro; ac in supremo et altissimo Sanctitatis Vestræ tribunali , ubi securitas alla affluons et jus supra omnem Injuriain positum, et ubi sine gratia et offensa judicatur, humiliter et reverenler expono. Obeant crgo, et recedant voces illæ gai‘rulantium et falsa vulgantium, cæteraque omnia improjæria in societatem invecta, (juæ nullo pollent veritatis sed terne* ritatis prœsidio.

Hæc ita, SS"' Pater, subscribo ne quis episcoporum silen* tium in consensum ducat , et credat approbata a nobis quæ non viderit refutala. Puderet enim episcopum Pampelonensem, posl tôt vctasta et annosa expérimenta septuaginta triuin annorum, cujus ætatis non est proprium tingere , et

* CvUe requête au roi d'Espagne dont parle ici i'ûtèquo do Pampelune M trouve au second paragraphe de ce chapitre, p. 63.

lu

MCCME5TS. CBAP. III.

septemdecim episcopatus annorum, de præfatis omnibus Sanctitatem Vestram certiorem non facere, et jurgiorum causas et damna ob oculos Sanctilatis Vestræ Land ponere, ut eadem resecare satagat Sanctilas Vçstra, ac præl'atain pestem præsentissimam in republica chrisUana bello pejorem radicitus sua solita pietate et clementia extinguere dignetur; ac episcopos, reges et principes moneat, ac eorum piissima ^ corda ardentissimo Sanctitatis Vestræ zeli et charitatis ardore in favorem societatis Jesu inflammet ; et ut banc societatis Jesu catholici orbis potissimam portionem, erga Sanctam Sedem semper benemeritam , verbis et litteris foveat, scriptis suis doctissimis defendat et consoletur ; ac tôt inflictis societati vulneribus, sanctissimœ et potentissimæ protectionis suæ medelam quanto citius adliibere dignetur, si ita Sanctitati Vestræ placuerit, utpro pastoralis mei otTicii munere, et in visceribiis Christi Sanctitatem Vestram enixe et humiliter exoro et obsecro; et qund Deiis diu servet Sanctitatem Vestram in Ecclesiœ suæbunum et gloriam, ut ciiristianus orbis indiget, et assiduis suis orationibus hæc humiliima Sanctitatis Vestræ creatura deprecatur et optât.

28 maii, an. Oom. 1759.

Gasfak , Episcopus Pampelonensis. ( Coll. Lag. )

Lettre de l’archevêque de Messine à Clément XIII.

Beatissiuo Padre,

Unapublica, sparsa comunc, voce udita ancor da me con grave mio rincrescimento , e che arrivata si dire all’orecchio delta S. V., che i prelati di questo regno sottratte avessero le loro pecore delta cura e direzione spirituale de’ Padri délia compagnie di Gesù, là pormi iiella précisa nécessita di coscienza, perché alla V. S. sponessi che la sparsa voce sia una pura sognata calunnia , ed una mera imposture di anime rilassate, e di gente alla sacro-santa nostra religione contra-

LETTRES DES ÉVÊQUES A CLÉSIE.NT Xltl. U S

ria ed opposta. Pella >?lüria del Signore in qiiusla cattudrale , e per tutia la diocesi li Padi L délia coinpagnia di fiesù han faticato seinpre, e Iravagliano indefessameute nelle loro chiese ed in tanti da me designate , ed in lutte le chiese de* inonasteri , dandu rcplicatamcnte publici e particolari esercizj del S. P. Ignazio con spirituale profitto e vantaggio di tante anime migliurate nelle cristiane virtù, e di tante altre diliaviate che erano poste nel diretto cammino. Non dico la continua assistenza nelle publiche carceri, e nelle Reali fortezze , esercitando nelle verità eteme quel condennati con conveinsioni strepitose. Tralascio la buona educazione de’ ragazzi nelle loie scuole, si rispetto aile scienze che riguardo al bene spirituale. In S(jmma io limango altremodo contenlo dell’ esetnplare , irrepreusibile condotta di tutti i Gesuiti nella mia diocesi che nulla più.

Alla V. S. ho stimato di umiliaie questi sentimenti, etc.

Messina, 29 maggio 1759.

Fra Tommaso de Moncada, arciv. di Messina. {Coll. V. G.)

Lettre d'Augustin d’Eura, évêque d’Orense, à Clément XIII, Thès-saist-père ,

C’est avec la plus vive douleur qu'humblement prosterné d’esprit et de cœur aux pieds de Votre Sainteté, je lui mets sous les yeux la tempête qui s’est élevée dans le Portugal contre quelques membres de la compagnie , et peut-être con* tre cet ordre lui-même, tout célèbre et tout reconunandable qu’il est. La proximité de mon diocèse, situé sur les Confins de ce royaume , me rend ces malheurs plus sensibles qu’à personne. L’état où la compagnie de Jésus] est réduite m’a rappelé ces paroles de l’Apôtre , qu’il est nécessaire que les ministres de Jésus-Christ aient un bon témoignage , et je me suis vu dans une obligation indispensable de rendre aux religieux de cette compagnie que renferme la vaste étendue de

tlOüliMENTS. liHAV. III.

Il<>

Gc diocèse, le témoignage qui leur est dû. Je puis assurer Votre Samteté qu’ils mènent une vie parfaitement conforme à la sainteté de leur institut ; ils hltissent et ne détruisent point; ils sèment partout Id parole de Dieu, et nulle part l ivraic ; et depuis plus de vingt et un ans, je n’ai entendu à leur sujet rien qui pdt contredire le jugement que je leur rends, ou même en atténuer la force. C’est pourquoi, jugeant de tous les membres de cxtonlre par ceux que j’ai sous les yeux , et les croyant animés du même esprit de piété , jo conjure Votre Sainteté de protéger une société religieuse qui a rendu de si grands services à l’Église, et de lui faire trouver, dans votre bonté paternelle et dans votre prudence , un asile contre la fureim et la violence des flots dont elle est maintenant agitée. Daigne le Seigneur conserver longtemps les jours de Votre Sainteté, pour le bonheiu et la tranquillité de l’Église univei’selle.

29 mai 1759.

,éoégue d’Orense. (Coll. Lag.)

LtUi-e de Joseph de Saint-Martin, éuêque de Salamanque, à Clément XJII.

TnÉS-.SAIST-rÈRB ,

Comme il est de la dernière importance pour le bien de la république clu-étienne que ceux qui , dans le champ du Seigneur, servent à édilier les autres piir leur doctrine et leurs exemples, possèdent l’estime et la confiance des fidèles; la sollicitude pastorale que je dois au troupeau qui m’a été confié , malgré mon indignité, exige ijue j’apporte toute la vigilance possible à conserver pleine et entière la réputation de ceux qui sont employés dans mon diocèse au salut des Ames, et qui, comme de fidèles coopérateurs, m’aident à remplir les fonctions de mon ministt*re. Les jK'rcs de la compagnie de Jésus sont de ce nombre; j’en tire des secours considérables ;

LETTREB DES ÉVÊOIES A C1.É.MENT XIII.

cejienJant leur opplicaliim constante à cultiver cette partie de la vif;ne du Seigneur par le moyen de la prédication, de la confession , de l’enseignement dans les classes et du catéchisme, n’a pu mettre leur réputation à couvert des atteintes de l’envie. L’homme ennemi a semé l’iMaie parmi le bon grain; les ouvriers zélés et infatigables ont été en butte aux traits de la calomnie ; ils se sont vus inquiétés sans sujet et traités avec indignité. On a forgé contre eux mille traits alTieux , que l’on a, parmi excès d'outrage, imprimés et répandus dans le public. Il est vrai que jusqu’ici les^ ennemis delà compa. gnie et ceux qui cherchent à noircir sa réputation, quoirpie en assez grand nombre dans ce pays , n’cnt pu encore les emjiécher de s’acquitter avec succès des saints ministères auxquels ils s'emploient, selon les règles de leur institut approuvé par le saint-siège; mais comme les partisans du mensonge , poussés par la haine invétérée qu'ils portent aux pères de la comiiagnie, persistent toujours h vomir contre eux toutes sortes d’injures, et qu’ils avancent sans honte les calomnies les plus grossières, j’appréhende que les breliîs que le Seigneur a confiées à mes soins n’en reçoivent quel(]ue dommage , et que cela ne leur donne de l’éloignement pour ces hommes pleins de l’esprit apostolique , dont la fréquentation est pour eiu une source abondante de biens spirituels. C’est pourquoi, outre les autres moyens que je puis prendre afin de satisfaire en ce point aux obligations de ma charge , je me suis cm dans l'indispensable nécessité de présenter à Votre Sainteté d’humbles supplications et les prières les plus pressantes, afin qu’il lui plaise d’obvier promptement aux maux dont de tels désordres semblent menacer toutes les provinces de cette monarchie, en défendant par son autorité apostolique la compagnie de Jésus, et la couvrant de sa protection puissante comme d’un bouclier impénétrable aux traits do ses ennemis, à l’abri duquel elle n’aura rien & craindre de leur fureur.

Je n’entreprendrai point d’exposer en détail & Votre Soin-

DOCUMENTS. CHAP. III

teté le décret qui fait ici le sujet des conversations, cela n’est point de mon ministère , et d’ailleiii's la renommée n’est que trop prompte à publier les bruits faux et désa\ antageux : mais je ne puis passer sous silence ce que j’ai vu de mes propres yeux , et ce qu’une longue expérience m’a appris en diverses provinces d’Espagne où je suis chargé depuis longtemps des fondions publiques. Je déclare d’aboi-d, avec toute la sincérité pjssible, que je n’ai jamais rien vu que de convenable dans les mœurs des pères de la compagnie, et quant h leur doctrine, jamais rien entendu qu’on pùt avec Justice taxer de relâchement. L’intégrité de leur vie sert de lumière aux peuples qu’ils instruisent des vérités de notre sainte religion , et seconile le soin qu’ils prennent pour les diriger dans les voies du salut. Dans les affaires les plus épineuses, on est assuré de recev oir d’eu,x (ies conseils parfaitement conformes aux i-ègles de l’équité ; aussi sont-ils consultés d’une multitude de personnes qui, ayant ressenti les bons effets de loure avis, s’adressent h eux soit pour pouvoir agir avec pleine assuraiicc, soit pour trouver le remède aux peines et aux troubles de leurs consciences. Je pourrais nommer plusieurs pères de la compagnie qui se sont par là rendus très-recommandables, et dont les lumières sont d’une grande utilité h des personnes de la première autorité et du nombre de ceux qui ont en main le maniement des affaires publiques. Leur manière d’instruire ne mérite pas do moindi'es éloges; soit qu’ils prêchent la parole de Dieu aux peuples dans les Églises , soit qu’ils le fassent en particulier à ceux qui, sous leiu conduite, vaquent aux exercices spirituels et s’appliquent è la méditation des vérités étemelles. On ne peut trop admirer la méthode que ces pères observent en donnant ces exercices et les grands fruits qu’ils produisent par là dans les àmw. C’est ce dont j’ai été témoin oculaire à Madrid, à Valladolid, à Valence et en d’autres villes, où j’ai constamment entretenu des liaisons avec ces pères. Je le vois encore ici plus qu’ailleure ; et j’ai toujours remercié le Seigneur de

LETTRES DES tyÈQVES A CLÉITBNT XIII. 119

m'avoir fixé tlan«» une ville ,qui a le bonheur de posséder le collège le plus considérable qu'ait la compagnie dans la province de Castille; c'est une des choses qui sert davantage à m'adoucir les peines de l’épisoopat.

U n'est pas possible de rassembler en peu de mots tous les avantages dont cette noble ville de Salamanque est redevable aux pères de la compagnie i pour ne rien dire de leur application laborieuse et de leur habileté à élever la jeunesse tant chez eux que dans cette célèbre université, il n'y a point de lieu si abject dont leur zèle soit rebuté. On les voit en tout temps visiter les prisons, les hépitaux et les maisons destinées à élever les enfants ou & ramener au bien les personnes du sexe.

Dans une des plus belles églises qu'on puisse voir on les trouve toujours occupés, soit à développer les premiers principes de la religion, soit à déclamer contm les vices et à exhorter à la vertu une foule de monde qui vient les entendre. 11$ sont avec cela toujours prêts à recevoir les confessions des pénitents et à distribuer le pain céleste; et les fruits, dont leur constance et leur assiduité à s’acquitter de ces deux ministères sont couronnées , sont si grands , que l’on compte dans leur église jusqu’à trente mille communions annuelles.

Le zèle des pères de la compagnie et leur ardeur pour le salut des âmes ne sont cependant pas resserrés dans l’enceinte de cette ville ; plusieurs sont destinés chaque année à faire des excursions dans la campagne, pour aller à la recherche des âmes ; ils parcourent notre diocèse et les diocèses voisins en y donnant des missions avec des peines incroyables; ils vont de village en village pour en instruire les habitants, et n’omettent rien pour les exciter à un usage plus fréquent des sacrements.

Je craindrais d’importuner Votre Sainteté, si j’entrais dans un plus long détail : le peu que j’ai dit me parait suffisant pour lui manifester quels sont mes sentiments envers les pères de

BOCPMENTS. CHAP. in.

la compagnie, et lui mettre eq même temps sous les yeux combien ils servent à entretenir et faire fleurir dans ce royaume la piété et les bonnes mœnrs, par les bénédictions alwndantes qu’il plaît au Seigneur de vei-ser sur leurs travaux. C’est pourquoi je réitère à Votre Sainteté les plus instantes prières afin qu’elle daigne veiller à la conservation de la compagnie , et rétablir dans tout son lustre la réputation de ses membres, en dissipant les nuages épais que la calomnie a formés pour l’obscurcir. Que le Seignem’ conserve pendant longtemps Votre Sainteté en parfaite santé pour la tranquillité de l’Église et la propagation de la fui, etc.

- 30 mai \ 739.

Joseph, évêque de Salamanque. {Coll. Lag.)

Réponte de Clément XIII à l’évêque de Salamanque.

Venebabilis Frater,

Litteras tuas, III Kal. jun. datas, accepimus, quibus de Patrihus societatis, tum qui in ista diœcesi tua Salmanticensi versantur, tum quomm familiari ronsuetudine usus es Vallisoleti ét Valentiæ, ca denuncias, quœ nobis sane magnam voluptatem seu potius spirituale gaudium pepei’erunt. Illos enim scribis instituendæ litteris bonisque moribus juventuti egregiam operam dare ; assidue confessioncs excipere ; frequent'u^imo populo eucharistiam ministrare; catbolicæ fidei doctriuam explanare; diœcesim universam sacris missionibus obire ; semper esse in promptu ut cuique hominum generi spirituale ferant auxilium ; carceres, nosocomia, cœteraque ejusmodi loca adiré, multaque alia, quæ narras, ebristianœ pietatis opéra exsetpii ; te nihil in eis unquam \idisse, nisi ex optimo more et sanctissima disciplina ; tanto denique eos nomme, ut optimus quisque et amplissimi in republica viri, quo pie et ad christianæ regulam rationis suam vitam ducaut, eorum utantur raonitis et consiliis. Sed vereri te ais,

LITTRES SES ÉVÊOCES A CLÈHENT XIII. 121

ne probrosis et ati-ocibusscriptis, quæ prope quotidie in societalein Jesu per onines Europæ regiones impune disseminantur, labefactata patrmn fama, popuU paiüatiin ab üs absterreantiir cum magno chnstianæ l'eipublicæ detrimento.

Qui igitur illud maxime spectas, ne oommissæ tibi oves ad pia opéra , qiiœ Pairum ministerio exsequuntur, pauciores accédant in dies, neve extremum uinnes ab eorum disciplina absterriUe passim dilabantur , eosilem idcirca Patres nobis etiam aUpie etiam tuis litteris commendandos cxistimasti, ac pro iis palernam nostram opem imploras, ne existimationem famomquc suam, tut tantisque laboribus ante collectam, ainittant. Qua qnidem in re studium tmim, vcner. frater, s&croruin ministrorum nominis defondendi vehementer probabimus. Ipse enim apostolus monet, ut caveamus ne vituperetur ministerium nostrvm.

Verum nemo melius eorum nomen vel sermone, vel scriptis, vel auctoritate defenderit, quam suam ipsi l'amam isti, quos narras, moribus tuebuntur. Et sane non aliter ex hujus procellæ, qua jadantur, fluctibus possunt emergere, quam si priscos sanctosque mores eorum , qui prima jecera socielAlis fundamenta, tenaciter retineant.

Tu vero, ven. frater, siquidem, ut scribis, in dicecesi tua, . propter bas turbas nec in Patribus societatis de salvandarum animarum studio quidquam reraissum-est, neque de istius populi in eos voluntate delractum , nec de divino cuitu fîdeliumque fructu, qui ex Patrum ministerio capitur, dimiuutum; lac, ut eos in sancto proposito coniirmes, moneasque quod ait Augustinus: Tribulationes dma esse Dei magii ex tnisericordia monentis, quam severitate punientis; easque bonis prodesse, ut exerceantur, malis ut emendentur, nec in iis murmurandum ; eas enim, ut Magni Gregorii, præilecessoris nostri, verbis utamur, Deum duabus ex cousis permittere, ut aut nos probet, si boni simus, oui corrigat, si jieccatores; sed qui patienter toleraverit, pro ista Deo placita patientia meretur, aut coronam accipere, si bonus stV, aut indulgentiam, si peccator.

DOGITHENTS. CHAP. III.

Nobis quidem certum est, qui ad tutandamamplificandamque catholicam fidem, Dei cultum propagandum, æternamque fidelium salutem procurandam sludia conferunt et laboi«8, eos, quioumque sint, nullo discrimine ita favore et gratia oomplecti, ut sacris ministris, quovinea Domini, eonimculta laboribus, fructus ferai diutumos et uberes, nuUa umquaiu ab Apostolica Sede adjumenta defuisse videanlur.

Reliquum est, ut tibi, vencr. frater, quod ex animo facimus, exiiniœ in te singularisque bt>ne\olentiæ nostræ pignus, apostolicam bencdictionein impartiamur.

ldibu.s decenibr. 1759, pontifie, nostr. an. 2,

{Coll. Lag.)

Lettre de Barthélemy Raxoi , archevêque de Compoetelle, à Clément XIII.

TaÈS-SAINT-PtRE ,

L'affreuse tempôte dont est agitde la sainte compagnie de Jésus cause l’aflliction la plus sensible à tous ceux qui connaissent les grands avantages qu'elle procure, en s'appliquant aux fonctions saintes que prescrit si sagement son louable institut. Les évêques surtout et les autres pasteurs doivent en être d'autant plus vivement touchés, que dans le gouvernement des âmes ils recueillent , avec une consolation qui ne saurait s’exprimer, le fruit des sueurs avec' lesquelles les enfants de celte sainte et laborieuse compagnie s’applicpient continuellement à former la jeunesse, à donner des missions, à enseigner, à prêcher, à confesser. Ils savent de quelle importance sont les travaux des disciples de saint Ignace pour inculquer dans l’esprit de tous les hommes les vérités du salut, pour les retenir dans la crainte de Dieu, et pour leur apprendre l’estime qu’ils doivent faire des dons surnaturels de la grâce. J’en puis parler avec assurance; et mon témoignage a d’autant plus de force que , depuis huit ans que malgré mon indignité j’ai été chargé, dans ce vaste diocèse de Compos-

LETTRES SES iVÊODES A CLÉBfE.NT XIII. 1S3

telle, du pesant fardeau de l’arobiépiscopat, j’ai reconnu par moi- même la vérité de ce que Je dis, n’ayant jamais été sans avoir sujet de me réjouir des services et de la vigilance des pères de la compagnie.

Ils se répandent deux à deux dans les villes et les campagnes voisines qui sont les plus destituées d’ouvriers évangéliques, sans être arrêtés ni par les tepips contraires, ni par les incommodités des chemins, ni par les montagnes qu'il faut franchir, ni enfin par le peu d’habitations qu’ils trouvent aux lieux qu’ils ont destinés pour leurs missions. La manière pleine de douceur avec laquelle ils annoncent la parole de Dieu gagne les cœurs et y produit des prodiges de conversion: on voit ime multitude incroyable d’hommes plongés auparavant dans une profonde ignorance des mystères de notre sainte religion, et livrés aveuglément à toutes sortes de crimes, ouvrir les yeux à la lumière qu’ils leur présentent, gémir sur les désordres de leur vie passée , et venir, fondant en larmes, dans les tribunaux de la pénitence, se jeter aux pieils de ces pères qui , soutenus par l’ardeur de leur zèle , persévèrent jour et nuit à écouter les confessions, tant que dure ce grand concours de personnes qui viennent même d’assez loin pour rechercher leur assistance. Oubliant alors leurs peines, ces ouvriers d’élite goûtent et nous font goûter à nous-mème une joie pure à la vue de la mois-son abondante qu’ils ont recueillie.

C’est donc avec une juste douleur que nous voyons l’homme ennemi dont parle l’Évangile, faire ses efforts pour rendre inutile cette divine semence et mettre en œuvre tous les ressorts de la malice jusqu’à donner à ses fourberies une apparence de vérité; et par là tromper la malheureuse crédulité de ceux qui ne seraient pas assez sur leur garde , par un certain air de sincérité qu’il a su peuWtre donner à ses mensonges : artifice qui ne lui a déjà que trop réussi, puisque des champs autrefois couverts de moissons sont maintenant hérissés d’épines, et qu’une partie de la vigne du Seigneur, qui

SOCDVEXTS. CBAP. III.

promettait des fruits abondants, n’éfant plus arrosée de l’eau salutaire de la doctrine et des bous exemples , commence & dépérir et à dessécher. C’est ainsi que nous voyons et déplorons le sort d’une portion assez considérable et des plus fertiles de l’héritage du Seigneur qui est privée maintenant do la culture des pères. Ils n’y peuvent exercer leur principal, et, pour mieux dire, leur unique ministère, celui qui regarde le salut des âme.s , et sur lequel roule tout l’institut de cette compagnie , institut à qui le saint -siège a donné de si grandes louanges , et qu’il a protégé avec tant de soin , comme les lettres apostoliques en font foi. Ces mêmes lettres font mention d’orages aussi j)érilleux et aussi violents apaisés par cette autorité souveraine qui tient sur terre la place de Dieu; et les enfants d'Ignace, par le plus magnifique des éloges, y sont repiésentés comme des pilotes qui savent, avec autant d’habileté que de force, conduire la barque de Pierre, et qui, se trouvant assaillis au milieu de l'agitation des flots et des tempêtes, ont eu, comme autrefois les apôtres à leur divin Maître, recouj-s au chef de l’iiglise, qui a dissipé l’orage, leur a rendu le calme et les a conduits sùi’ement au port.

Si les larmes, si les s<mpir8 que m’arrache la vivacité de ma douleur , étant unis aux instantes prières des membres de la compagnie, peuvent avoir quelque force pour émouvoir les entrailles paternelles de Votre Sainteté , je les présente humblement à ses pitnls. La tranquillité il’une comiiagnie qui procure h tout le monde chrétien tant d’avantages par l’exercice de ses fonctions m’intéresse infiniment. Elle intéresse , comme moi , tous ceux qui , pour soutenir le pesant fardeau attaché à la dignité de pasteur, et pour en remplir les devoirs dons toute leur étendue , font agir l’esprit de ce zèle ardent que le grand Ignace puisa dans le sein de Dieu, et qu’il a transmis à ses enfants, qui le conservent encore dans sa première ferveur; esprit contre lequel l’ennemi du genre humain réunit tous ses eflbrts et fait jouer tous les ressorts de de sa malice , afin d’émousser le tranchant de ses armes

LETTRES UES ÉVÈyl ES A CLÉMENT XIII. I2.S

victorieuses qui sont constamment tournées contre lui, et auxquelles sa puissemce ne peut n-sister.

Plein donc des douces espérances que me donnent l’extrême clémence de Votre Sainteté , je me prosterne à ses pieds et je prie le Seigneur de nous accorder pendant longtemps et de conserver à nos désirs et au bien de la chrétienté, sa vie qui nous est infiniment chère, pour l’augmentation de sa gloire et la propagation de la religion catholique, etc.

30 mai 1739.

D. Bàrtb. , arch. de Compostelle. { Coll. Lag.)

Lettre de Joseph- Antoine de Jieqiiesens, évêque de Syracuse, à Clément XIII.

Beatissimo Paure,

Era per me desiderabile l’occasione incontro per inchinarmi a piedi délia Santità Vostra, chc col più reverente ossequio ho la sorte, con questo umilissimo foglio, baciarle. Si è la medesima qui giunta de’ mali che sofTrono gli padri délia compagnie di Gesù in Portogallo, e quanto damaligna penua si è scrilto coutro l’istessa colauto benemerita ilella chiesa,di cui la Santità Vostra è ca^xi etpastore. lo che mi trovo dalla Providenza per altissiini suoi fini al govemo di una vastissiina diocesi, nella quale il numéro delle anime alla mia indegna insulBciente persona incaricate, sopravanza quello di duecento cinquanta milia, mi conosco nel ilovere di attestare, da imineritevole pastore, alla Santih'i Vostra la condotta de’ padri sosdetti in questa mia diocesi. Possiêde la ooinpagnia ne’ prinCipali luoghi délia meilesima otto collegij assistiti da soggetti , che oltre alla probità délia vita, non lasciano di vegliare nella greggia del Signore , instruendo la gioventù e nelle lettere si umane che divine , e nella cristiana disciplina Con sommo profitto di anime, nelle confessioni del publico da me abilitati con ampla facoltà, anco nell’ assolvere reservati nel sinodo, e per udire

DOCükENTS. CBA>. Ut.

quelle delle claustrale sacre vergini in qualità di straordinari. Non conlenti sè degni religiosi dell’ accennato, con instancabile apostolico zelo procuiando la gloria del Signore, famno nelle loro Chiese, ogni domenica, gli spiritual! csercizi, e da luogo in luogo portandosi, non cessano colle sacre missionial publico e più delle voile, secondo l’abbisogna délia città ritiratamentead ogni ceto di gente, dandoli spirituali esercizi, dalli quali, con somma mia consolazione, ne sono seguite converzioni soJe di più persone che vivean lontane dal divin Padre. Onde posso e debbo dire, che tra le incessant! mie occupazioni per dirizzare il gregge commessomi, provi grande il sollièvo daîla di loro assistenza, e facendo de’ mede.simi giusto conto, à procimato e procuro mostrare sempre quella stima loro dovuta, scegliendoli esaminatori di coloro che si oppongono nelle vacanze de’ benefizi curati, e di quei, che dovran promuoversi agli ordini maggiori. Non lascio che alla di loro cima due seminari che oltre di quelle in quesfa mia residenza , trovansi nelJa diocesi. Cotanto dunque sudori e fatichc nella vigna del Signore. giudico, corne dissi, mio dovere sommettere alla sublime intelligenza délia S. V.,a piedi santissimi, etc.

Siracusa, 1 giugno 1759.

D. GmsErrE-ANTOsio, vescovo di Siracusa. {Coll. V. G.)

Lettre de l'évêque de Calahorra à Clément XIII.

Beatissime Pater,

gncietas JesU , qnte, a sancti parentis Ignatii temporihus, velut amtradictionis signum existit tcnebrarum tiliis, tantis nltnc raotibus fluctibusque agitatur, ut iis non alio quam Vestro et Apostolicæ Sedis imperio possit finis et modus imponi. Arrepta exLusitanis turlwtionihus occasione, quoi ante in societatem sparsi fuerant , m«xlo in lucem profeimnlur libelli, calumniis, contumeliis maledictisque referti, inquibus institutum, dootrina , mores et ministeria societatis orudeliter

LETTRES DES ÉVÊOtTES A CLÉMENT XlIL 1Î7

lacerantur; ut universaU in eam oJio concilato, pretiosi uberesque fructus impediantur , quos hactenus in universo mundo edidit, dono Dei speciali data Ecclesiæ sooietas, et quos non semel, ut maledicorum ora compesceret, Apostolica Sedes inagnificis exornavit encomiis.

Fateoi', BealisBune Pater, hisce commentis et obtrectationibuB non exiguo mœrore me afTectum, tum ob specialem amorem, quo societalem amplector, a qua in litteris, et pietate instructionem a primis annis accepi, tum ob insignia egregiaque in animarum bonum pietatis officia, quibus indesinenter societatem insistere semper conspexi, modo(pie in episcopali munere constitutus conspicio; ac denique propter animarum perniciem morumque perversionem , quam in christiauo populo ex læsa societatis existimatione secuturam co^jicio. Quaproptcr sinceris gratissimisque Deo officiis me adiluci sentio a I optandum semper inlimo alFectu, et quantum in me est, procurandum conservationem et progressura societatis Jesu : rogoque majorem in modum Sanctitatem Vestram, ut pro ea sollicitudine et cura, qua in universalis Ecclesiæ bonum invigilat totus, hune religioeum ordinem commendatissimum habeat, eaque benevolentia dignetur, quœ et judiciis hactenus de eo declaratis prædecessorum vestrorum respondeat , et conjuratis modo professisque maledicorum odiis scutum in\ictæ potestatis opponat, quo obloquentium obstniantur ora et maledicta dissipentur ; qUo suiTulli fideles populi medelam , quam speciali miserioordia Deus in ea societate innumeris animabus deposuit, oonfidenter inquirant; et quo Undem protecti hujus religionis alumni ^ novis apostolico favorc resiimptis viribuS) ferventius alacriusque in idolorum ruinam , in hæresum extinctionem, in \itioruin stragem, et in œtemam animærum salutein, ut hactenus ieceruht, modis omnibus procu^^ randam incumbant.

Spero meas apud Beatitudinem Vestram preCes ingratas non foi'e : pro Oujos diuluroa iacolumitate ad maximum Eo-

DOCIMESTS. CÜKf. III.

clesiæ miliUntis iucrementum i-ogare Deum non cesso , eo vero animo et conle, quo sum, et glorior esse.

5juniil739. • .

Andréas , episc. Calagurritanus , et Calcealensis.

(Coll. Lag.)

Lettre de Joseph-Marie Sebbatini , évêque de Modène , à Clément XII J.

Très-saint-père ,

CVst la première fois que, prosterné aux pieds de Votre Sainteté, j’implore l’assistance de son autorité apostolique. Depuis que , par la grâce de Dieu et du saint-siège , je suis chargé du gouvernement de cette Église, rien ne m’avait encore paru mériter autant mon attention et ma sollicitude que l’objet pour lequel je m’intéresse aujounl’hui. J’apprends de divers endroits que les puis.sances des ténèbres ont réuni tous les efforts de leur rage contre la compagnie de Jésus : j’en ai moi-mème été témoin. Ce saint institut, depuis son établissement , n’a jamais cessé d’être en butte à la calomnie et à l’oppression ; mais la pei'sécution qu’essuie maintenant la compagnie de Jésus surpasse en malice et en violence toutes les précédentes. Ses principaux ennemis avaient été des hérétiques, des libertins, et autres personnes de ce caractère qui , par l’emportement et la fureur qu’ils faisaient éclater contre les compagnons d’Ignac.e, ne servaient pas peU à augmenter l’estime et la vénération que tout bon catholique avait déjà pour eux. Maintenant ce sont des gens qui se disent enfants de l’Cglise, fpi en divers endroits se iléclarent ennemis de la Compagnie et usent de toute sorte d’artifice pour la détruirci II y en a qui , se mêlant de politiijue , représentent les jésuites comme des gens coupables des plus horribles perfidies, et comme n’étant propres ipi’à troubler la paix et la tranquillité des États : plusieurs qui font profession de

LETTRES ÉEà ÉVÊQUES A CLÉMEXT XIU. 121)

science s’efforcent de ruiner la réputation de la compagnie en trouvantàretlire à tous les points de sa doctrine; d’autresj bien éloignés de l’esprit de charité que l’état religieux dont ils font profession ilevrait leur inspirer, semblent îiü contraire être animés d’un esprit de haine et d’envie contre tout le corps des jésuites ; le nombre de ceux-ci n’est que trop grand : et parmi ceux mômes qiii tiennent un rang plus distingué dans le sanctuaire , il s’en trouve peut-être qui par leur autorité encouragent ceux qui, de vive voix ou par écrit, s’appliquent à décrier la doctrine ou les mœurs de quelque menibre de la compagnie de Jésus. Par là, la réputation de cette compagnie a déjà souffert quelque atteinte en plusieurs endroits, et les peuples à qui l’on impose par ces clameurs, sentent peu à peu refroidir la confiance qu’ils avaient en sa direction. C’est ainsi que l’ennemi du genre humain obtient ce qu’il a longtemps désiré, de rendre inutile un corps, qui en tout temps a rendu à l’Église les plus grands services, soit en la défendant contre ses ennemis , soit en procurant le bien spirituel de ses membres.

[)cs attentats si iniques, accompagnés de si tristes circonstances, parlent trop haut pour ne pas exciter le zèle de tout prélat qui a quehjues sentiments de vertu et de zèle pour son troupeau. J’ai fait de soigneuses recherches par rapport à la doctrine et à la conduite des jésuites qui sont dans mon diocèse, et je n’ai pu y découvrir aucun sujetde plainte, pas même l’ombre de ce dont on les a accusés. Je puis assurer Votre Sainteté que je leur ai trouvé des principes sains dans tous les points de doctrine et de morale. Je suis persuadé de la sinc»?fité de leur respect et de leur vénération pour le caractère épiscopal, et du désintéressement avec lequel ils travaillent à procurer le bien des âmes. Ils sont assidus aux tribunaux de la pénitence, et les grands progrès que font dans la vertu ceux qui s’adressent à eux , sont une preuve de leur habileté à remplir cette iiuportantc fonction. Leur zfde à annoncer la parole de Dieu est infatigable; ils sont toujoiu-s occupés, ou à

IlOCl'MF.NTS. CIIAP. ni.

donner les exercices spirituels, soit dans notre séminaire aux jeunes ecelésiasrKjiies, soit dans dts monastères aux vierges consacrées à Dieu, soit en divers endroits de la ville à des poi'sonnesde tout rang et de tout état; ou à prêcher, ou à don» ner des missions, ou à expli juer la sainte Écriture, emplois dont ils s’acquittent à notre grande satisfaction. Consacrés par leur institut à l’instruction de la jeunesse, ils n’omettent rien de ce qui peut contribuer à son avancement dans la vertu et dans les lettres; et je les trouve en toute occasion prêts à exécuter mes ordres dans quelque partie de mon dioca^se que je veuille les employer pour l’avantage de mon troupeau. En un mot, j’ai toujours reçu des jésuites et de l’aide et de la consolation. Si les maiu qu’ils souffrent continuent , il en résultera un grand mal pour les dmes confiées à mes soins.

Les pères de la compagnie ont reçu de moi diverses marques de confiance , par où j’ai voulu faire connaître à tout le monde l’estime que j’en fais et le désir que j’ai de les mettre à couvert des insultes de leurs ennemis ; mais comme toutes les circonstances rendent tout ce que je puis fahe insuflisant, je me trouve dans l’obligation indispensable de me jeter aux pieds de Votre Sainteté , pour supplier sa bonté paternelle et sa suprême autorité, d’appliquer quelques remèdes à des maux qui croissent de jour en jour , et de maintenir la compagnie dans un état où elle puisse toujours procurer la gloire de Dieu et le bien des âmes. On ne peut espérer un effet si désirable que dans la conservation de tout le corps; et il n’y a que de Votre Sainteté qu’on puisse l’attendre : elle seule peut détourner les maux dont il est maintenant menacé , et prenilre des mesures si efficaces qu’à l’avenir il n’ait rien à craindre de semblable. J’esiwre que Votre Sainteté, par un effet de sa clémence, voudra bien pardonner la liberté que j’ai prise de déployer les faibles mais sincères efforts de mon zèle pour le bien commun de l’Église. Je baise avec les plus profonds sentiments île respect les

LETTRES DES ÉVÊOl’ES A CLÉMENT XIII. |.'U

^ieds (le Votre Sainteté, et je la prie humlilement de m’accorder sa bénédiction.

Modéne, le 13 juin 1759.

Joseph-Marie, évêque de Modène. (Coll. Lag.)

Lettre de l’évêque de Gradicz « Clément XIII.

Beatissime Pater,

Sanctitas Veslra non succensebit, si in obtutii léborum a patribus societatis Jesu in diœcesi mea Rhegiuæ Gradecensis, non sine uberriino auimaruin protéctu lo<Nitorum, liasce subjectissimas ad sacerrimos pedes collocem, etprojustissimo erga dictos Patres Eelo , eosdein , ea qua par est devotiune, Sanctitati Vestræ operiosius commendem.

Supervacaneum autunio laudum encomia extollere, quæ sociétés hæc, de re ratholica optime mérita, -sibi fecit propria. Unicum, quod commcuilationis locuni sibi vendicat principem,in siaum Sunctitatis Vestræ etTundo , quod nimirum dicti Patres non nisi limitibus religionis et elausuræ sua addicti , negotiis sæcularibus sese iiuiiquam implicent, uniccque perfectioni clu'istianæ intendentes, saluti tum propriæ, tum extciorum . procurandæ incumbunt zelosissime, in prœdicando verbo divino iudelessi, convertendis heteroduxis assidui , \ itœ et morum exemplis populo præluceant saluberrimis. Uude cum tam manifesta integritatis religiosæ in iisdem pateant documenta, dignos existimo, quos clementissima Sanctitalis Vestræ assistentia , præsertim hocce eisdem pluriinum ealainitoso tempore , tueatm-, quali eosdem Sanctitatem Vestram tuituram non modo spero; sed injea, quæ in cathedra principis apostolorum tam digne sedentem decet reverentia, eliam confido.

Die... junii 17 oO.

Antosius Pbtrus , efnac. Bhegiwe Gradecentit,

{Coll. Lag. )

DOCUMENTS. CHAT. III

Lettre du cardinal de Solis à Clément Xllt.

.Sa.ntisimo I’adhe,

Pi ir alivio on la gran pena (|ne iionotra mi corazon, \ iondo las tfilnilaoiones en que la inelalilo amorosa Providoncia tiene à la sagrada religion de la coinpailia de Jésus en la horrorosa fornienta (jue se. ha levantado en el reyno de Portugal ; me rioy el bonor de rccurrir a los sanlisimos pics de Vuestra Beatitnd. Son indee.ihles los lilxdlos infamatorios , satiricos y impios (desaproliadoB Con notable dolor per prelados, supremos consejos de Inquisicion y Castilla, y todo hombre prudente y limorato) y los calnmniosos eseritos que la envidia y nia- Icvoltmeia ha suseitado eonlra la bien senlada opinion y crediüjde tan vénérable orden y inslituto, y la juiciosa conducta de sus hijos , (jueriendo aeabar con estes y estinguirlos , para colocar y poner al vicie en su trono.

Vieneles sin duda tan tiranica contradicion de estar siempre los referidos religiosos con las armas en la mano, haciendo frenty à el error e incesante gueira al pecado. Exercitanse con infatigable zelo en confessionario, pulpito, direccion de espititus (en que à la verdad lngran una especial giacia de Dios) misioncs publicns, hospitales, asistencia de moribondes, esplicacion de doctrina chi’istiana , da exercicios espirituales publica y privadamciite al clero y estado secniar, segun cl metodo de su santo fundador, y con venlajosisiino fruto ; y enseîTanza de la ju\cntud en letras diviiias y hninanas : son , ntilissimos al bien comun y religion christiana ; y sino exceden , hacen competencia y igualan à la mas arreglada exemplar y importante de todas las demas religiones.

Asi lo confiesan y reconocen los prelados prudentes y timoratos, solicitandolos y trayendolos en su ayuda, y para que cooperen en los referidos sagi’ad(W ministerios à benefioio de sus ovejas, y asi los estoy praticando yo , con singularissimo con- Buelo, adelantainiento y bien espirilual de las que el Senor mi-

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