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cità dell’ universale ha molte Volte attribuito all’ istesso
Iddio condizioni falsissime perche vorremo noi che
denti contrari a quello che son in effetto ? Quando sia vero che il moto sia della terra e la quiete del sole nessun detrimento patisce la scrittura la quale disse quello che apparisce alla moltitudine popolare. Jo scrissi molti anni sono nel principio dei rumori che si MOssero con{ro a Copernico un assai lunga scrittura mostrando con autorita assai di Padri quanto sia grande abuso in questioni naturali valersi tanto della scrittura sacra il proporre che in tali dispute non s’impegnassero le scritture. E quando io sia meno travagliato ne manderd una copia a V. S. e dico meno travagliato perche ora sono in procinto di andare à Roma chiamato del Santo Officio il quale ha gia sospeso il mio dialogo. E da buona banda intendo i Padri Gesuiti aver fatto impressione in testa principalissima che tal mio libro è più esecrando e piu pernicioso per Santa
parlando del sole o della terra si sia contenuta sotto ! si stretta legge che posio da banda lincapacità del.
volgo non abbia voluto attribuire a tali creature acci-
Chiesa che le Scritture di Lutero e di Calvino. E percio tengo per fermo nonostante che per ottenerne la licenza io andassi in persona a Roma e lo consegnassi in mano del maestro del sacro palazzo che lo vide minutissimamente mutando aggiungendo e levando e dopo licenziato dette anco nuovo ordine che fosse riveduto qui dove il revisore non trovando cosa alcuna da alterare per segno di averlo diligentissimamente esaminato si ridusse a mutare alcune parole come Verbi grazia dire in molti luoghi universo in cambio di natura, titolo in cambio di attributo, ingegno sublime in luogo di divino. Scusandosi meco con dire che prevedeva che 10 arei avuto che fare con nemici acerbissimi e persecutori arrabbiatissimi sicome è seguito. E à] hibrajo che l’ha stampato esclama che questa sospensione sino qui gli ha levato un guadagno di 2000 scudi, che gia oltre ai mille volumi che ne aveva $tampati gli avrebbe dati tutti via e ristampatine due volte tanti. E 10 oltre gli altri disturbi ne ricevo questo massimo di non potere progredire di apparechiare altre mie opere e in perticolare quella del moto per darla fuori in vita mia.
Ha letio con particolar gusto l’esercitatione del signor Pietro Gassendo contro alla Fluddiana filosofia come anco l’appendice delle osservazioni celesti. Ne Mercurio nè Venere si potè osservare sotto il sole per la pioggia, ma della piccolezza loro ne sono sicuro gran tempo fa e mi piace che il signor Gassendo l’habbia in fatto trovata tale. V.S. mi faccia grazia d’accumunare questa con detto signore il quale aflettuosamente saluto come anco l’amico suo reverendo Padre Mersenno
( 478.) e a V.S. con tutto 1l cuore bacio le mani e prego felicità. De Firenze il 15 di Gennajo 1633. Di V. S.
molto illustre servitore devotissimo e obligatissimo.
GaALILEO GALILE1.
Al molto Illustre Signore e Padron colendissimo il Signor Elia Diodati e in sua assenza al Signor Pietro Gassendo.
Galileo Galilei al signor Diodati dalla sua carcere.
Malto illustre signore e Pron Colmo.
Spero che Pintendere V. S. i miei passati e presenti travagli insieme col sospetto d’altro futuri mi renderanno Scusato appresso di lei e degli altri amici e paädroni di costà della dilazione nel rispondere alla sua lettera e appresso di quelli del totale silenzio mentre da V. S. potranno essere fatti consapevoli della sinistra direzione che in queste tempi corre per le cose mie. Nella mia sentenza in Roma restai condannato dal santo offizio alla carcere ad arbitrio di sua santità alla quale piacque di assegnami per carcere il palazzo e Giardino del gran duca alla Trinità dei Monti. E perchè questo segui l’anno passato del mese di giugno e mi fu data intenzione che passato quello e il seguente mese domandando 10 grazia de tota liberazione l’avrei impetrata; per non avere ({costretto dalla stagione) a dimorarvi tutta la state e anco parte del} autunno ottenni una permuta in Siena dove mi
4 ( 479 ) - fu assegnata la casa dell’ arcivescovo e quivi dimorai cinque mesi dopo i quali mi fu permutata la carcere - nel ristretto di questa piccola villetta lontana un -miglio da Firenze, con strettissima proibizione di non calare alla città ne ammettere conversazione o . concorso di molti amici insieme nè convitarli. Qui mi andava trattenendo assai quietamente con la visita frequente di un monastero prossimo dove ayevo due figlie monache da me molto amate e in particolare la maggiore, donna di esquisito ingegno singolare bontà e a me affezionatissima. Questa per radunanza di umori melanconici fatta nella mia assenza da lei creduta travagliosa finalmente incorsa in una precipitosa dissenteria in sei giorni si mori, essendo di età di trenta tre anni, lasciando me in una estrema afiliione la quale fu radoppiata da un altro sinistro in- Contro che fu che ritornandomene io dal convento a casa mia in compagnia del medico che veniva dalla visita di detta mia figlia inferma poco prima che spirasse, mi veniva dicendo la cosa essere del tutto disperata e che non avrebbe passato il seguente giorno si come segui quando arrivato a casa trovai il vicario del inquisitore che era venuto a intimarmi l’ordine del Santo Offizio di Roma, venuto all inquisitore con lettera del signor cardinale Barberino, che io dovessi desistere dal far dimandar più grazia della licenza di poter tornarmene à Firenze, altrimenti che mi avrebbero fatto tornare là al carcere vero del Santo Offizio. E questa fu la risposta che fu data al memoriale che il signor ambasciatore di Toscana dopo nove mesi del mio esilio aveva présentato a dette tribunale. Dalla
quale risposta mi pare che assai. probabilmente sis
possa conjelturare la mia presente carcere non essere à per terminarsi se non in quella comune, angustissima | e diuturna. Da questo e da altri accidenti che troppo… lungo sarebbe a scriverli si vede che la rabbia dei miei potentissimi persecutori si va continuamente. inasprendo. I quali finalmente hanno voluto per se L stessi manifestarmisi atteso che retrovandoli un mio. amico caro circa due mesi fa in Roma a ragionamento col padre Cristoforo Grembergero matematico di quel collegio venuti sopra i fatti miei disse il Gesuita all . amico queste parole formali : « se il Galileo si avesse saputo mantenere l’affetto dei padri di questo collegio viverebbe glorioso al mondo e non sarebbe stato nulla delle sue disgrazie e avrebbe potuto sçriteve ad arbitrio suo di ogni materia , dico anco del moto dell terra , ecc. » Si che V. S. vede che non è questa 4 quella opinione quello che mi ha fatto e fa la guerca ma l’essere in disgrazia dei Gesuiti. Della vigilanza dei miei persecutori ho diversi altri riscontri. Tra i quali uno fu che una lettera scrittami non so da chi da paesi oltramontani e inviatami a Roma dove quegli che scriveva doveva credere che tuttavia dimorassi fu intercetta e portata al signor cardinale Barberino, e per quanto da Roma mi venne poi scritto fu mia ventura che non era lettera responsiva ma prima : piena di grandi encomij sopra il mio dialogo e fu veduta da piu personne e intendo che ce ne sono copie per Roma e mi è stata data intenzione che la potrei vedere. Aggungasi altre perturbazioni di mente e molte corporali imperfezioni le quali sopra quella
delletà più che settuagenaria mi tengono oppresso in maniera che ogni piccola fatica mi è affannosa e grave. Pero conviene che per tutti questi rispetti gli amici mi compatiscano per quel mancamento che ha aspetto di negligenza ma realmente è impotenza. Bisogna che V. S. come mio parziale sopra tutti gli altri mi aiuti a mantenermi la grazia dei miei benevoli di costä e in particolare del signor Gassendo tanto da me amato e riverito col quale potrà V. S. partecipare il contenuto di questa, ricercandomi egli relazione dello stato mio in una sua lettera piena della solita sua benignita. Mi farà anco grazia fargli sapere come ho ricevuto e con particolar gusto letto la dissertazione del signor Martino Hortenzio e piacendo a Dio ch’io mi sgravi in parte dei miei travagli non mancherd di respondere alla sua cortese lettera. Con questa riceverà anco V.S. i cristalli per un telescopio dimandatomi dal medesimo signor Gassendo per suo uso e di altri desiderosi di fare alcune osservazioni celesti. I quali potrà V.S. inviarli significandogli che la canna, cioë la distanza tra vetro e vetro deve essere quanto è lo Spago che intorno a essi & avvolto, poco più o meno secondo la qualità della vista di chi se ne devè servire. Berigardo e Chiaramonte, ambedue lettori in Pisa, mi hanno scritto contro : questi par sua difesa e quegli per quanto dice contro a sua voglia, ma per compiacere a persona che lo puù favorire nelle sue occorenze, ma ambedue molto lungamente; ma quello che ë degno di considerazione alcuni vedendo un larghissimo campo di potere senza pericolo prevalersi dell adulazione per aumento de proprij interessi si sono lasciati tirare scriverea cose IV. 1
che fuori della presente occasione sarebbero facil= mente riputate assai esorbitanti se non temerarie. Il Fromondo si ridusse a sommergere fino presso alla bocca la mobilità della terra nella eresia. Ma ultimamente un padre Gesuita ha stampato in Roma che tale opinione è tanto orribile, perniciosa e scandalosa, che sebbene si permetta che nelle cattedre neiï circoh nelle pubbliche dispute e nelle stampe si portino argoraenti contro ai principalissimi articoli di fede, come contro all immortalità dell anima, alla creazione, all’ incarnazione ecc., non perd si dee permettere che si disputi ne si argomenti contro alla stabilità della terra si chè questo solo articolo sopra tutti si ha talmente à tenére per sacro che in modo alcuuo si habbia nè anco per modo di disputa e per sua maggiore corroborazion a instarglisi contro. Il utolo di questo libro à Melchioris Inchofer a societate Jesu tractatus syllepticus. Eccx anco Antonio Rocco, che pur con termimi poco civili mi scrive contro in mauntenimento della peripatetica dottrina e in ris posta alle cose da me impugnate contra Aristotile, 11 quale da se stesso si confessa ignudo dell intelligenza della matematica e astronomia. Questo è cervello stupido e nulla intelligente di quello che scrive ma bene arrogante e terrerario al possibile.
Piacendo a Dio Voglio pubblicare 1 libri del moto e altre mie fatiche cose tutte nuove e da me anteposte all’ altre cose mie sinora mandate in luce. Riceverà V.S. la presente dal signore Ruberto Galilei mio parente e signore al quale potrà far parte del contenuto di questa attesochè a sua signoria scrivo bene ma assai brevemente. Tengo anco lettera del signore de Peirese
d’Aix ricevuta insieme con quella del signor Gassendo, e perche ambedue mi dimandano i vetri per un telescopio da fare osservazioni ceiesti mi faccia grazia significare al s'gnor Gassendo che dia conto al signor de Peiresc di havere avuto i vetri pregandolo contentarsi che di essi anco il signor de Peiresc possa servirsi facendo di più appresso il detto signore mia scusa se differisco a rispondere alla sua gratissima trovandomi pieno di molestie che mi violentano a mancare talvolta a quelli officij che io più desidererei d’ eseguire. Sono stracco e l’avrd soverchiamente tediato. V. S. mi perdoni e mi comandi. Le bacio le mani.
Dalla villa d’Arcetri ai 25 di Luglio 1634 di V.S.M.S. Servitor devotissimo e obligatissimo.