‹ Innocent XIChapitre 28 sur 290 · LA QUESTION D'ÉTIQUETTE · texte numérisé non relu

LA QUESTION D'ÉTIQUETTE

Monsig Bevilacqua, che dovevamo assistervi con l'abito di rocclietto. mozzetta e mantelletta ; et io che all'hora la credei semplice opinione di S. SJ^^ 111."^^, risposi, che in simili funzioni strepitose, nelle quali si stava prima nell'anticamera mescolati con dame, e cavalieri, non era décente il portar l'abito più solenne, che si usa in chiesa, solo nelle feste principali, e che perô seconde il solito dovevamo andare in Zimarra. Quando poi fù l'hora d'andare a palazzo, venne da me il suo auditore, e mi disse, che Mons.^® per le sue solite indisposizioni non poteva venirci. Io non considérai che ci fosse misterio, perche moite altre funzioni per l' istessa causa le lascia ; venne dunque con me il suo auditore, e n' hebbi gusto, perche li feci considerare la confusione, e l' indecenza che sarebbe stata di ti'ovarsi nella folla con quell'abito. et egli me l'accordô : Mercordi passato, che era il giorno natalizio deir Impératrice mi mandô di nuovo à dire Mons.'^® Bevilacqua. che assolutamente al pranzo, et alla cena dovevamo andare con l'abito solenne ; et io replicai che il solito era di andare in Zimarra più ricca, per conformarsi con la gala degli altri: Egli all'hora mi fece replicare, che haveva sentito, pretendersi ciô dall'împe ratrice, perche moite volte si faceva con l' Imperatore, e perche l'anno avanti l' havevo praticato con lei : Risposi che alcune volte si praticava con l' Imperatore, perche nelle feste principali S. M.^^ portava il Tosone con gl'altri cavalieri dello stesso ordine, e che perô i nunzii da non molto tempo in quà havevano introdotto à simili cappelle di portare ancora essi l'abito solenne, e che poi servendosi S. M.*^ dalla cappella aile sue stanze, e dovendosi assistere al pranzo, non c'era tempo ne luogo dà spogliarsi, onde si restava nell'abito che s'haveva; ma non si praticava di partir' di casa con l'abito solenne, quando non ci erano precedenti cappelle^ che obligassero à portarlo: disse all'hora il suo gentilhuomo nella mia anticamera, che eravamo bugiardi l'Impératrice, ô io ; perche assolutamente l' Impératrice diceva, che l'anno avanti ci ero andato in abito : Non feci caso délie sue parole, perche benissimo mi ricordavo di quelle che havevo fatto, ma con tutto ciô per non mancare di rispetto verso l' Impératrice, mandai subito il mio Mastro di Caméra dal suo maggiordomo Prencipe Gronzaga, à rappresentarli che non havevo mai alterato il solito ; e le con-

seguenze che sarebbero nate se l' havessi fatto, e S. Ecc.^* mostro di appagarsene. La mattina del giorno natalizio andô l' Imperatore à tener cappella ad una chiesa, dove hanno eretto una confraternità di S. Leopoldo, et io secondo il solito andai à servirlo in Zimarra : e doppo la funzione entrarno nella mia carrozza gl'ambasciatori di S]3agna, e di Venezia, per andare unitamente al pranzo dell' Impératrice, giache Mons.^ Bevilacqua s'era astenuto di venirci^ forse per lasciare tutta sopra di me questa pendenza. e perô la sera non andai a cena, alla quale precedeva una comediola, che rendeva più indécente il trovarsici col rocchetto. Hieri poi il Prencipe Gonzaga mando à chiamare il mio Mastro di Caméra, e li disse, che ail' Impératrice tanto più dispiaceva, che io ci fossi tornato in Zimarra, quanto che havendolo fatto l'anno précédente nel giorno natalizio, havevo poi trè giorni doppo corretto l'errore, nel giorno che cadeva la festa del nome di S. M.*^ Rispose il mio Mastro di Caméra, che non potevo haver' corretto l'errore, perche non sapevo di haverlo fatto, essendo stato secondo il consueto, che il giorno délia nascita andassi in Zimarra, et il giorno del suo nome in rocchetto; perche questo secondo cadeva nel giorno délia Presentazione délia Beata Vergine, nel quale facendosi la cappella con' i Tosoni, il Nunzio vi andava con rocchetto, e dalle stanze dell' Imperatore passava poi à quelle dell' Im- Ijeratrice, praticando con essa tutto quello che si faceva con S. M.^^^ Rimase il Prencipe appagato délia distinzione, e disse che probabilmente questa non considerata da S. MM, li haveva cagionato il disgusto, montre haveva appreso, che io fossi toj-nato à guastar quello, che supponeva che l'anno avanti havessi emendato. Esortô perô il mio Mastro di Caméra à darne parte à V. E. perché dubitava che si porterebbero doglianze à S. S.*'^ contre di me, volendosi che io portassi il rocchetto in tutte le funzioni solenni, che si sogiiono fare^nelle stanze dell' Impératrice ; et egli hà conosciuto che non potevo mutare Io stile, senza ordine: E percio ho stimato di dover dare à V. E. questa distinta relazione, tanto per poter rispondere aile doglienze che si faranno, quanto acciocchè habbia la bontà di ordinarmi quello che vuole N. S.^® che si faccia nell'avvenire ; perché quanto à me non rincresce di rendere à S. MM^ ogni preteso ossequio, e solo mi sono

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