INTRIGUES PICCINARDI CONTRE LE ROI
dance avec. un baron Zefiri de la Cour impériale. On croit que Coletti (i), qui dirige à Vienne la poste de la Pologne, a averti le roi de cette correspondance : Piccinardi (2) a été empri-
(i)Le 2, Bonvisi avait écrit à Cybo, .après avoir fait l'éloge du roi de Pologne, que lui aussi a appris que S. M. s'est trouvée offensée de quelques reportages faits à la Cour impériale et ici on cherche qui peut en être l'auteur. Je crois, dit-il, que c'est l'œuvre de Coletti, employé de la poste polonaise ici, déjà d'autres fois il a écrit^en Pologne mille mensonges ; et je sais en effet que pour se rendre favorable le roi il lui a fait savoir qu'il avait des choses importantes à lui dire ; on lui remit un chiffraire, mais il répondit que cela ne suffisait pas, qu'il devait parler de vive voix et il se rendit à Varsovie. Or, ceux qui connaissent Coletti, savent ce qu'il peut savoir ; et le roi le connaît très bien.
(2) A ce sujet, le 3 mars, Bonvisi répond à Martelli :
Odo la prigionia del Piccinardi, soggetto à me noto, e sperimentato da me con mio danno,e che una volta fù fatto venir quà dal suo corrispondente, per indurlo per testimonio contro di me, per provare, che nel tempo dell' elezzione fossi stato contrario à gPinteressi délia Regina Eleonora, e pure ogn'uno sapeva con quanta circospezione caminai in quel tempo, non solo per gl'ordini, che havevo, ma perche il posto di ministro apostolico m'obligava ad esser' imparziale, et à lasciare alla Republica la cura dell' elezione ; con tutto ciô venue il Piccinardi chiamato dal corrispondente per depuonere contro di me, e presumendo di visitarmi lo scacciai di casa con minaccie, e venuto il corrispondente per scusarlo, li parlai assai alto, dicendoli, ch'haverei fatto pentire il Piccinardi, e chi lo fomentava, dell' imposture, che m'havessero fatce, e sapendo il Piccinardi il pessimo concetto, ch'havevo di lui, procuré nel passato Natale di scusarsi con me, et io,che mi dimentico facilmente dell'ingiurie, e mai de' benefizij li rispuosi, ch'havevo perduta la memoria del passato, et haveranno forse trovata la mia lettera fra le sue scritture ; et havendo egli replicato ringraziando non li rispuosi, perche non voglio commercio con similgente. Non mi maraviglio perô di quella, che con tanto scandalo, e con tante imposture ha havuto ardire di scrivere, perche conosco il Piccinardi pazzo, e bisognoso d'avvisare spropositi per vivere, come fanno i maligni fogliettanti di Roma, e conosco insieme l'imprudente ambizione del suo corrispondente, ch'essendo huomo basso, e di niuna stima nella Corte, procura di farsi credere huomo di negozio, e non è immaginabile il danno, che produce co' suoi falsi rapporti. E stato perô un effetto délia prudenza Divma, ch'in questo caso il Coletti habbia violato la fede publica con aprire le sue lettere, perche cosî s'è scoperto, di dove havevano origine l'imposture, délie quali giustamente si doleva il Re, perche dolendosi fra l'altre cose, ch'à Roma fosse
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sonné et, dans la perquisition faite chez lui, on a saisi le chiffre dont il se servait avec l'empereur. « L'abbé Zaluski est venu
stato scritto sinistramente délie sue régie intenzioni, sarebbe forse potuto cadere nella mente diS. Mtà, che da V. S. Illma^ ô da me si fossero dati falsi ragguagli. Ma scoperto il colpevole, non è poi dovero (sic), ch'il Coletti continui l'apertura, e la ritenzione délie lettere, com' hà fatto délia mia delli 5 di Novembre, perche il commercio, che doviamo (sicj havere insieme per î correnti trattati, obliga à discorrere de' fini d'altri Prencipi grandi, e non è dovere, che le nostre lettere si publichino ; onde prego V. S. Illma di rappresentare à S. Mtà^ che quando non si raffreni l'audacia del Coletti, io non potrô più scrivcre à V. S. Illma per cooperare ail' interesse publico, non volendo precipitare me stesso con la certezza, ch'hô délia violazione délia fede publica. Insieme poi mi favorisca V. S. Ill^a di rappresentare à S. Mtà le reverenti obligazioni, che li professo per la permissione datali di communicarmi la sua regia proposizione al Gran Consiglio tenuta per altro sécréta, non solo perche da questo rimango assicurato délia piena conoscenza, ch'hà S. Mtà délia mia fede, e délia somma venerazione, ch'ho, verso la sua real persona ; ma ancora perche questa mi s'accresce in infinito, vedendo una scrittura piena di sentimenti magnanimi, e prudenti, che non potevano procedere da a'itra mente, che da quella di S. Mtà, illuminata sopra tutto, e particolarmente circd le materie délia Polonia, e délia Turchia, dalle quali dépende la sainte di tutto il mondo. Solo m'è dispiacciuto, che non mi si permetta di communicarla con vincolo di segreto ail' Imperatore, acciô che S. Mtà Ces» veda, che si tratta di collegarsi con un Re bravo, e prudente, che conosce l'importanza di stare unito eon la Mtà Sua Ces^ ; e sebene vi è qualche cosa che potrebbe pregiudicare à S. Mtà con altri Prencipi, hô taie esperienza del religioso secreto dell' Imperatore, che m'assicuro, che piglierebbe quello, che tocca à lui, per fidarsi interamente, e tacerebbe quello, che potesse nuocere al Re di Polonia. Tuttavia non mi sono voluto pigliarc arbitrij, perche sô, con quai probità devono caminare i ministri del Padre commune ; onde non la participarô senza espressa permissione di S. Mtà, alla quale intanto con profondo respetto m'inchino per il favore, che m'hà fatto, supplicandolo humilmente à non prestar fede al detto d'huomini vili, mentre vede (come V. S. lUma hà fatto ponderare) che non ostanti quei sediziosi concetti insta l'Imperatore per collcgarsi con S. Mtà. Nel resto attenderô di sentire, che cosa si sarà risoluto nel Gran Consiglio,dispiacendomi intanto, che non habbiano decretata la necessaria provisione del denaro, e l'agumento délia milizia, perche queste prevenzioni, quando non dovessero servire per la guerra, gioverebbero per lo stabilimento délia pace, giache con i barbari non giovano le preghiere, ne la giustizia délia causa, ma solo il mostrarsi capace di resisterli. Hô scritto molto in piano, perche le cause