COURONNEMENT DE LA REINE
sodisfatti, et in cio non ci era nuovo pregiudizio délia Religione, ma si è poi conosciuto che l'iniquità delli eretici animata dalla facilita di alcuni ministri vuol tutto ; e hiermattina strepitosamente se ne dichiarorno, e non volsero intervenire nella sessione, nella quale dovevano stendersi gl'Articoli. lo non lasciandomi addormentare dalle belle apparenze, feci martedi passato un' efficace esortazione à Monsig^ Vescovo di Vienna, che stesse forte in non passar piia oitre, e non appagandomi di questa diligenza, andai venerdi ail' Audienza dell' Imperatore, e li rappresentai esser non solo necessario che S. M. resistesse per non prostituire la Religione, ma ancora per non avvilire l'autorità reale, altrimente haverebbe insegnata la disubbidienza, col mostrarsi timoroso, e pieghevole aile loro insolenze. Essersi à bastanza sodisfatto à i punti principali, con le concessioni già fatte à favore delli eretici, havergià S. M. promessa la restituzione di molti béni, cne non sono già alienati, à i figliuoli de morti ribelli ; essersi già promessa la remozione del Vescovo di Naisîat, dalla presidenza délia Caméra subbito chè venisse l'occasione di provederlo altrove, con fare intanto un Vice Présidente con la futura successione, onde non rimaneva altro per sodisfar gl'eretici, che sacrificarli la nostra Religione, e donare à gl'altri tutte le prérogative reali. Dover S. M. considerare che puol piû Iddio, che gl' huomini, perché nisi Dominus custodierit civitatem frustra vigilat, qui custodit eam, et essendo cominciata la Monarchia Austriaca con la pietà di Ridolfo primo, si sarebbe conservata, e propagata con la sua. Dover tanto piii credeie S. M. aile mie sincère esortazioni, msntre piii tosto mi haveva veduto tepido nelle materie, che fin' hora si erano trattate, e concluse, ma non potersi poi lasciare di armarsi di vivo zelo, quando le cose andavano all'eccesso ; aggiunsi molt' altri motivi, che tralascio per non tediare V. E., e S. M. mi ringrazio con efficacissime parole, e mi promesse di star forte. Fù inspirazione di Dio, che mi mosse à parlare con tanto fervore, perché per altro venerdi non pareva che ci fosse questo bisogno, e che ail' hora fosse la piaga hormai curata ; ma il giorno seguente si scoperse il maie occulto, e fii bene ch'io havessi usata questa prevenzione Non mi sono pero acquietato aile ottime intenzioni di S. M., et ho procurato di far conoscere à quelli, che lo vorrebbero disimpegnare dall'Ungaria per altri fini, che questo non è un disimpegnarlo, ma un' implicarlo in lacci inestrrcabili, non potendosi governare i Regni, che perdono l'obbedienza al Prencipe, e ne concepiscono disprezzo per la troppa facilita. Hoggi si aspettache S. M. dichiari il giorno délia partenza, il che se seguirà, spero che tutto si calmera, perché gl'eretici non
468 LA DIÈTE A ÊDEMBOURG.
formano uno stato particolare, che possa protestare, e romper la Dieta, e gl'altri si guarderanno dal fare questo sproposito, perché rompendo la Dieta,il Palatino non lo sarebbe più ; non si dichiarerebbero gl'offiziali perpetui del Regno, che tanto desiderano ; resterebbe confermato il Vescovo di Naistat nella presidenza rientrerebbe l'Arcivescovo di Strigonia nella luogotenenza ; non si parlerebbe più délia restituzione de béni ; si rimetterebbe la repetizione di ^ fiorini, e forse si accrescerebbe e tornerebbe il Regno à quelle miserie, dalle quali hà tanto desiderato di liberarsi ; si chè se S. M. stabilira la partenza, spero che questo sarà stato l'ultimo sforzo dell' iniquità, e che si acquieteranno ; et io starô attento acciô la malizia di alcuni ministri non imbrogli, tuttavia sempre temo finchè non veda il fine, havendo sperimentato la varietà di questi Trattati. Et à V. E. ecc. (i).
(i) Et il ajoute :
Si fece martedî la Coronazione deU'Imperatrice con grandissima solennità, e concorso di gente, e se bene la chiesa de Francescani è assai angusta, ci havevano fatti molti palchi, et ogn'uno rimase sodisfatto, e frà tanta moltitudine non si senti ne pur un piccolo rumore.
Entrô rimperatore in chiesa vcstito con l'abito impériale, con pevialc di ricchissimo broccato, con scettro e corona gioiellate ; seguitava l'Impératrice con abito alla Spagnola, e guardinfante di broccato bianco, riccamato, e ricoperto di gioie. L'Imperatorc stava sotto il baldacchino dal corno dell'Evangelio, e l'Impératrice sopra una ricca sedia con scalinata incontro ail' altare con baldacchino sospeso in aria. Non potè Mons^ Arcivo di Strigonia cantar la Messa, essendo afflitto dalla podagra, e la cantô Monsr Arcivo di Colossa, stando l'altro à sedere vicino ail' altare sopra il quale si fece poi portare quando venne il tempo di fare la funzione sedendo in mezzo sul faldistorio, et ail' hora l'Imperatore si spiccô dal suo trono, et andô à far l'istanza all'Arcivescovo che coronasse l'Impératrice in Regina, S. M. fec.e l'instanza in piedi sedendo l'Arcivescovo. Unta che fii la Regina, e postale la corona su la spalla, fù posta questa corona (ch'è quella con la quale fù coronato S. Stefano primo Rè d'Ungaria) sopra un cuscino, et in testa à S. M. fii messa un'altra corona ricchissima. Finita la funzione si fece il banchetto sedendo in capo di tavola le due MM. e l'Arciduchessa dalla parte destra, e doppo certo spazio di tempo, sedevano i due ambasciatori di Spagna, e di Venezia. Alla parte manca délia tavola incontro à grambasciatori sedeva l'Arcivescovo di Strigonia, poi il Palatino, e dopo di lui l'Arciv» di Colossa. A tutte queste funzi'bni è intervenuto incognito il Sigr Card. Nunzio, non havendo S. E. ancor presa la berretta. Furno poi banchettati gl'Ungari distribuiti in 22 tavole secondo la loro qualità.
l'empereur fait acte d'autorité. 46g
Le 21, Bonvisi écrit : les affaires vont mieux ; les catholiques laïques se sont unis aux ecclésiastiques contre les hérétiques qui refusaient de se tranquilliser s'ils ne recevaient pas d'autres concessions ; mais on a décidé de ne pas traiter d'articles touchant la religion, ainsi ils doivent accepter ce qu'on leur offre remettant la question à la prochaine Diète. € Etant devenu prudent, écrit-il, après tant de changements j'en ai parlé vendredi avec vigueur à l'empereur ; il m'a répété la promesse de ne plus rien concéder et, pour mieux le raffermir, lui ayant demandé la permission de communiquer au pape sa décision, il m'en donna l'autorisation. S. M. ordonna de suite au Palatin que, dans la Diète, on n'ait plus à revenir sur ce sujet. Nous en verrons l'effet, poursuit Bonvisi, et si on s'arrange aussi avec les magnats touchant la restitution des biens confisqués, on ôtera tout fondement aux plaintes des
È poi stata complimcntata l'Impératrice dà tutti i ministri de' Prencipi, e l'ambasciatore di Venezia che era venuto per qiiesta funzione ritornô venerdi à Vienna.
Si sono poi proseguite le negoziazioni per la terminazione délia Dieta, e si sono trovati tali' espedienti, che si spera che S. M. potrà partire al fine délia settimana, rimanendo tutti tolerabilmente contenti.
Al General Caprara si manda la licenza di poter ritornare à curarsi, lasciando buoni ordini per la distribuzione délie truppe, approvandosi la tregua ch'egli hà fatta, ma per più brève tempo, nel quale sperano che possa concludersi l'aggiustamcnto de ribelli, doppo che sentiranno la felice terminazione délia Dieta, e le buone condizioni, che S. M. inclina di farli, e per trattare anderà il Palatino à Tirnavia, e forse più avanti.
Alla Coronazione sono intervenuti molti cavalieri Francesi di gran qualità, e furno benissimo accomodati, et hora ogn'uno si dispuone alla partenza rimanendo solo i più necessari.
La peste ne i confini di Stiria, e dalla Croatia non è affatto cessata, rimanendovi qualche piccolo residuo.
Gl'eretici non si mostrano quieti, e hiermattina fecero strepito per havcr nuove concession!, ma si spera che saranno rigettate, e che S. M. persistera nella risoluzione di partire venerdî ô sabato.
Dalle parti dell'Imperio non si hà cosa considerabile.
E morta la Duchessa di Saxen Lavemburg, ch'era prima stata promessa all'Arciduca Sigismondo d'Insprugg.
470 LA DIÈTE A ÉDEMBOURG.
hérétiques. La restitution des biens qui sont entre les mains du turc est difficile, parce que Mgr de Neustadt suppose que ce sera une grande perte pour S. M. Il est venu me voir, écrit le cardinal, je lui ai fait considérer que les pertes aussi étaient considérables, si on calcule ce qu'on doit restituer aux rebelles qui ont les armes à la main, car S. M. leur a promis la restitution de tout s'ils revenaient à l'obéissance, et sur ce point il n'y avait pas à discuter. Mais la dispute au contraire peut avoir lieu sur l'héritage des morts ; l'évéque m'ayant dit que les biens de Serini et de Naasti se montent à un million de florins, j'ai démontré qu'il fallait en déduire au moins la moitié pour les liquidations prétendues des dots maternelles et des biens transversaux, qui selon les lois hongroises ne sont pas sujets à la confiscation ; et comme on doit en restituer moitié par justice il convient de restituer tout le reste par grâce, important davantage la pacification du royaume car on épargne des dépenses de la guerre contre les rebelles, observant en outre que ces biens ne rendent à la Caméra que 20,000 florins. J'ai ajouté que lui, évêque, avait aussi un intérêt personnel à se montrer favorable à cette restitution, parce que s'il adoucissait les hongrois à son égard il pourrait garder sa charge et obtenir, avec le temps, un des plus importants évéchés du royaume, ce qu'il n'atteindrait pas ayant contre lui les hongrois. Plus tard, j'ai répété les mêmes choses à S. M. lui mettant en relief que, si elle gardait ces biens, elle n'aurait jamais que de quoi faire face à deux mois au plus de dépenses pour l'armée. L'empereur partagea mon opinion, mais observa qu'on demandait la restitution de tout par justice et non par grâce, et qu!en faisant ainsi la restitution il offenserait la dignité royale, admettant que la confiscation a été injuste et non selon les lois. Mais j'ai répliqué qu'en accordant la restitution il était à supposer qu'elle se fît de la manière la plus honorable pour S. M., mettant en relief la clémence royale, et qufe par la fin heureuse de la Diète on pouvait espérer l'accommodement
PROTESTATION DE BONVISL 471
avec les rebelles ». (i) Le 28, il continue : dans la Diète on a fini la lecture des articles, mais voyant que les hérétiques s'obstinaient toujours à vouloir l'application entière du diplôme, «j'ai craint, écrit-il, que quelque nouvelle concession soit accordée et je me suis rendu chez l'empereur, lui rappelant sa promesse. S. M. me répondit qu'elle était résolue à la tenir ; que jamais on ne restituerait une des 93 églises catholiques qui, dans le diplôme, ont été concédées et ensuite retirées ; qu'on ne rendrait pas même celles qu'ils avaient bâties à leur frais et ensuite converties à l'usage des catholiques. De cette déclaration j'ai conclu qu'on accordait la faculté d'en bâtir de nouvelles et, ne pouvant l'empêcher, j'ai fait, par mon auditeur, porter ma protestation, dont je transmets la copie (2j à V. Em., au chancelier de Hongrie et à
(i) A la même date toutefois Bonvisi écrit : malheureusement on craint que la Diète ne se prolonge jusqu'à l'année prochaine ; ici il y a pénurie de tout, et il est presque impossible de trouver des fourrages pour nourrir les chevaux.
(2)Ego Franciscus Stae RmanaeEccl. Presbyter Cardinalis Bonvisius SS^i Dni Nri Innocentii divina providentia Papae XL, et Sae Sedis Apostolicae apud Sac. Caes. Mtem Leopoldum in Imperatorem electum, nec non per Germaniam, Hungariam, Bohemiam, Austriam, Styriam, Carinthiam, Carnioliam, Croatiam, Goritiam, Tyrolim, universumque Romani Imperii Districtum cum facultate Legati de latere Nuntii munere fungens Per hanc publicam protestationis, seu declarationis scripturani, notum, ac manifestum facio, qualiter, cum evulgatum fuerit aliquos in Comitiis Regni Hungariae in hac Soproniensi civitate congregatis, de Religipne, sive eius exercitio moveri, aut haberi tractatus, sicuti pastoralis officii Sanctitatis Suae solicitudo postulat, eiusdem, ac Sanctae Sedis nomine ipsam Sacram Caesaream Regiam Mtem, Clerum ac saeculares Catholicos dicti Regni Hungariae saepius rogavi, requisivi et hortatus fui, ut ad animarum omnium aeternam salutem, Regnique Hungarici concordiam, ac prosperitatem prospicientes, maiorum suorum piis sanctisque vestigiis inhaerent, incolumitatem, et integritatem avitae Religionis Catholicae promoverent, ac Sanctae Romanae Ecclesiae, aliarumque inferiorum ecclesiarum fundationum, et personarum Catholicarum indemnitatem tuerentur, nec permitterent, aut consentirent ullo modo secus quid fîeri, Omnipotenti Deo cordium scrutatori rationes strictissimas redditurl. Sed ne cuiquam unquam videar huiusmodi de Religione, eiusque exercitio varios discursus intellexisse, et tacuisse, huius scripturae vigore omnibus melioribus, modo, via, iure, causa
472 LA DIETH A ÉDEMBOURG.
celui de la Cour, demandant un reçu qui atteste qu'on l'a mise aux archives. Le chancelier de Hongrie l'approuva, me donna le reçu en me remerciant d'avoir pourvu ainsi le clergé d'un important appui pour l'avenir, avouant toutefois que ni lui ni personne du clergé à la suite de ma calme résistance n'espéraient voir ma protestation ; Hocher aussi l'a lue tout de suite
et forma, quibus pro officii mei ratlone possum, etdebeo, eiusdem Bcatmi Patris Nostri Innocentii XI ac Sedis Aplicae nomine praefatas requisitiones, seu remonstrationes a me factas renovo, ac replico, et solemniter declaro, et protester quod quibuscunque contra Catholicam Religionem discursibus, tractatibus, punctis, articulis et concessionibus, ac cuicunque vel minimo Religionis Catholicae, et Sedis Aplicae, ac ecclesiarum inferiorum, et fundationum, personarumque Catholicarum praeiudicio, damno ac detrimento hactenus tentato, sive illato in ante actis aliorum temporum Comitiis, vel in praesentibus forsan inferendo, nullatenus consentie, immo potius repugno, et resisto, meque sempcr repugnare, et resistere velle profiteor, et quodumque factum esset, vel fieret favore contrariorum Catholicae Religioni, seu fieri, aut concedi promitteretur, vel ante hac promissum fuerit, etiam iuramento firmatum, quocunque modo esset praeiudicialc Catholicae Religioni, seu esset diversum ab eadem Religione Catholica, ac Decrctis SS. Patrum Oecumenicorum Conciliorum generalium, et Summorum Pôntificum, tanquam invalidum, nullum et irritum reprobo et impugno, iuraque (sic) tam Sae Sedis, quam ecclesiarum, et beneficiorum ac fundationum Catholicarum salva, et illaesa non obstantibus, verum annullatis omnibus, et quibuscunque actibus, pactionibus, articulis seu concessionibus in contrarium facientibus fore, et esse protester ; talesque protestationes, requisitiones ac declarationes meas, de praesenti, et continue usque ad praefatorum Comitiorum, seu Dietae conclusionem, et finem, ac etiam postea pro qualibet die, et quocunque actu facto, vel faciendo renovatas, replicatas, seu repetitas, nomine, ut supra SS^i Patris Nostri, ac Sae Sedis Aplicae, haberi volo, ac intendo, sive praesens, sive absens fuero, ita ut nullo unquam tempore, aliqua mea acquiescentia, aut consensus aliquis allegari, seu praesumi valeat quocunque modo. Ad quorum omnium et singulorum ampliorem, diuturnioremque notitiam, atque evidentiam apud absentes quoque et posteros adstruendam has praesentes literas manu mea subscriptas ac sygillo meo consucto munitas extare volui. Actum Sopronii in aedibus praesentis habitationis nostrae die vigesima septima mensis Decembris anno Domini millésime sexcentesimo ''octuagesimo prime, Indictione Remana quarta, pontificatus autem eiusdem SS^^i D"» nostri anno sexto, —
Franciscus Cardi's Bonvisius Nuntius Apostolicus. Loco f sigilli.