ORDRES AU GÉNÉRAL MOROSINI. 97I
Le 3 juin, Jacobelli annonce que dans le Pregadi on a beaucoup discuté sur la lettre du Procureur Mocenigo au Sénat et l'on s'est plaint de ce qu'il veut embarquer des troupes choisies dans l'armée navale, affaiblissant ainsi les troupes de terre en Dalmatie ; en prenant Castelnovo on se met en contact avec les Morlacques. Après plusieurs votes on a décidé que le général Morosini, avec l'armée, doit s'approcher de la Dalmatie et aider Mocenigo à continuer sa route vers le Levant. Dans le Pregadi de jeudi on a lu une lettre de Lando, mais celui-ci avait demandé d'abord un vote très secret. On dit qu'au Sénat on est averti que le roi de Pologne aurait trouvé que dans le traité de la triplice manque la désignation de celui qui aura le commandement des troupes réunies de la ligue ; mais Mosorini, ayant appris l'observation du roi, a dit que ce serait la plus grande gloire que d'obéir au roi de Pologne et qu'il espérait que cela arrivera bientôt. On déduit de cette réponse que le roi et de même le général ont l'intention d'aller à Constantinople (i).
Le 6, Bonvisi envoie trois lettres ; dans la première il répond :
Godo che da Nostro Sig'"^ sia stato approvato quello, che opérai per andare in Ungaria tutto, o parte dell' eseicito del Sig'" Elettore di Baviera (2), et in ciô non guardai di espuormi ail' odio di ministri
(i) Le 10, Cybo écrit que N. S. approuve les projets de Morosini. Il est plus opportun de laisser de côté les petites entreprises, pour s'occuper des grandes dans le Levant; car celles-ci attirent les petites, qui pour le moment pourraient devenir les plus difficiles. Le pape a parlé dans ces termes au sénateur Lando. Et, le 17, Jacobelli répond qu'ayant communiqué ces idées du pape, les sénateurs l'ont assuré que le général a pleine faculté d'agir et qu'en Dalmatie il ne doit s'arrêter que quelques jours pour voir s'il peut aider. L'ambassadeur d'Espagne a informé le Collège qu'il est probable que les français pourront retourner plus forts à Gênes ; il a dit qu'il fallait penser sérieusement à défendre l'Italie au cas où Gênes se trouverait en danger sans l'aide des princes italiens, et il a demandé si la République comptait l'aider ; on ignore s'il a reçu une réponse.
(2) Mais le même jour il mande :
Sempre nuociono i viagetti dell'Impre, ancorchè brevi, tuttavia qualche
potenti, havendo solo avanti gl'occhi il servizio di Dio, e di S^^ , ma mentre combattevo con speranza di vincere in questa parte, e nell' altra délia tregua con haver ben disposto l'animo dell' Imperatore, e de' ministri, sopraggiunse l'avviso dell' assedio di Luxemburgo, che è troppe sensibile alla Germania, per le ragioni allegate con altre mie à V. E., et à Mons. Nunzio straordinario di Francia nelle copie, che mandai, e mi suppongono che il Sig"^ Elettore dica di non voler abbandonare l'Imperio, et i proprij stati, e questi ministri non li contradicono, spargendosi, non sô con quai fondamento, che doppo detta espugnazione, che incatena i quattro elettori del Reno, et in parte quello di Brandeburgo per la vicinanza degli Stati di Cleves, e délia Marca, voglia il Rè di Francia propuonere l'elezione d'un Rè de' Romani. Dicono che l'elettore di Sassonia habbia scritto à quello di Baviera, e di Brandeburgo, che dopo l'assedio di Luxemburgo non è più tempo di dormire, perché se quella piazza si perderà, sarà trasferita la Corona impériale in altra nazione, e che essi perderanno la dignità elettorale, et i proprij stati. Questa voce vera ô falsa che sia, puol V. E. imaginarsi quai commotione faccia in questa Corte, e quanto opportunamente se ne prevaglino quelli, che desiderano la ,pace col Turco per voltar l'armi contro la Francia. Et hà poi dato il tracoUo à tutto,
recreatione bisogna lasciarli, accioche non resti oppresse da peso di cosi gravi, e fastidiosi negotii, essendo debolc di complessione, e grande il turbamente per la guerra del Turco, e del Rè di Francia, e se mancasse questo principe, in cui consiste la libertà publica, tutto perdevebbe.
Non è più possibile di ottenerc, che il Sigr Elettore di Baviera soccorra rUngheria, perche abbandonando l'Imperio si trasferirebbe la corona di esso. lo hô fatto fronte fin hora aU'Ambre di Spagna dicendo ch'era sperabile l'aggiustamento con la Francia, et egU adesso sostiene la sua opinione dopo che si è conosciuto, che la Francia non mirava à piccole cose, ma alla corona impériale, et alla monarchia. Le piccole cose in Fiandra non l'haverebbe considerate l'Impi^e, e vi haverebbe indotti gli Spagnuoli, ma la corona è un tasto troppo sensibile, e dubito, che se i principi di Germania, e d'Itaha non s'interesseranno nel comun pericolo, che S. M^à Cesarea abbraccerà la propositione di pace, che continuamente fà fare il Visir di Buda, e che gl'istessi Venetiani ci daranno la mano, perche il pericolo di Genova pronosticava à loro quello che è per succedere à tutti i principi d'Italia. I soccorsi à S. M^^ Cesarea serviranno per mantenerlo in fede, ma se continuano l'invasioni délia Francia in parti tante gélose, e che altri ancora non accorrano al pericolo, ô bisognerà far la pace col Turco, ô dividere le forze per non lasciarsi levare la corona dal capo.