‹ Jean et Sébastien Cabot [microforme]Chapitre 186 sur 219 · DÉPÊCHE DE CONTARINI AU SÉNAT DE VENISE · texte numérisé non relu

DÉPÊCHE DE CONTARINI AU SÉNAT DE VENISE

« Serenissime Princeps et Excellentissimi Domini,

La terza vigilia di natale cum la debita riverentia mia recevi le 1522. lettere di Vostra Serenità date fino adi 27 septembrio per le quali quella mi significa la expositione fatali da Hieronimo Raguseo per nome di Sebastian Caboto et commettemi che essendo qui a la Corte io li debba apresentar quella lettera et facendomi lui moto alcuno, che io li debba aprir il tuto et parendo le cose proposte da lui factibile che io lo exhorti a venir ali piedi di Vostra Serenità. Horper dar executione a prefate lettere, feci dextramente intender se costui era a la Corte et inteso chel era qui, et la stantia sua, li mandai a dir che el secretario mio li haveva da dar una lettera inviatale da un suo amico et che volendo el se transferisse allo allogiamento mio.

Costui inteso questo rispose a quel servitor mio che el veniria, et cussi la vigilia di Natale venne al hora del disnvr. Lo ritiratomi con lui, li detti la lettera, lui la lesse et legiendola si mosse tutto di colore. Da poij letta, stete cussi un pocheto senza dirmi altro quasi sbigotito et dubio. Alhora io li dissi quando che el volesse risponder a dicte lettere over farme intender qualche cosa che el volesse che io scrivesse a chi me l’havea inviata che io era prompto a farli aver bon recapito. Lui assecurato alhora me disse. Jo già parlai a lo ambassator della Illustrissima Signoria in Ingelterra per la affectione che io ho a la patria cum queste terre novamente trovate de le quale io ho modo di dar gran utile a quella terra, et hora di questo mi vien scripto, come dovete saper anchor vu, ma vi prego quanto posso che la cosa sij secreta perche a me anderebbe la vita. Io alhora li dissi che io sapeva il tutto molto bene et disseli come il Raguseo era stato al Tribunal de li Exellentis-

31 décembre.

ont

simi Signori Capi et che da quel Magistrato secretissimo io havea habuto adviso del tutto et che per lui mi era sta inviata quella lettera, ma perchè havea meco a pranso alcuni gentilhuomini che non era comodo che in quel hora parlassemo insieme, ma la sera al tardo ritornando piu comodamente ad longum ragionassemo insieme, et cussi partito, la sera ritorn circa ad un hora di nocte et rechiusi soli in la mia camera me disse : Signor Ambassator per dirve il tuto io naqui a Venetia ma sum nutrito in Ingelterra et poij veni al servitio di questi Re Catholici de Hispania, et dal Re Ferdinando fui facto Capitano cum provisione di $o m. maravedis, poij fui faito da questo Re presente piloto major cum provisione di altri $o m. maravedis, et per adiuto di cose mi da poi 25 m. maravedis che sono in tutto 12$ m. maravedis, possono valer circa ducati 300. Hor ritrovandomi ja tre anni, salvoil vero, in Ingelterra, quel Reverendissimo Cardinal mi volea far grandi partiti che io navigasse cum una sua armada per discoprir paesi no vi la quale era quasi in ordine, et haveano preparati per spender in essa ducati 30 m. lo li risposi che essendo al servitio di questi Maestà, senza sua licentia non lo poteva servire, ma c.1e havendo bona licentia di qui io el serviria. In quelli giorni ragionando cum uno frate Stragliano Collona veneto cum il quale havea amicitia grande, mi fu dicto dal prefato frate : Messer Sebastiano vui vi affaticati cussi grandemente per far beneficio a genti externe non vi aricordate della vostra terra, non seria possibile che etiam lei havesse qualche utilità da vuj. Alhora io mi risenti tutto nel core et li risposi che penseria sopra ciô. Et cussi ritornato alui il giorno seguente li dissi che io haveva modo di far quella Città partecipe di questa navigatione, et dimostrarli via per la quale era per haver grande utilità, come ë il vero che io lho ritrovata, et cussi perchè servendo el Re d’Angelterra non poteva pit beneficiar la patria mia, io scrissi alla Maestà Cesarea che non me desse per niente licentia che servisse il Re de Engelterra perchè li saria de danno grande, immo che subito me rivocasse, et cussi rivocato et ritornato essendo in Sibilla contraxi grande amicitia

cum questo Raguseo, il quale hora mi scrive, dicendomi lui che el devea transferirse a Venctia, mi slargai cum lui et li commissi che questa cosa non la dovesse manifestare ad altri che ali Capi di X. et cussi mi jurd Sacramento. lo li respusi prima laudando grandemente l’affecto suo verso la patria, poij li dissi chel Raguseo era stato a li Excellentissimi Signori Capi, et che io da quel Magistrato havea habuto lettere supra questa materia et commissione che dovese essere cum lui et intender il modo che lui se havea immaginato et significarlo a Sue Excellentissime Signorie et che poij lui potria andarli in persona Ma rispose che lui non era per manifestar il pensier suo ad altri che a li Excellentissimi Signori Capi, et chel era per transferirsse a Venctia, richiesta prima licentia da Cesare cum questa excusatione di la ricuperatione di la dote di sua madre, di la qual cosa se faria che lo episcopo di Burgos et il magnifico Cancellier me parleriano et me instariano che io scrivesse in favor suo a la Serenità Vostra. Lo li dissi che volendo venir lui a Venetia io laudava questo modo che il mi diceva di chieder licentia etc. Quanto poij chel non mi volesse manifestar il pensier suo, che io non poteva voler più di quel che lui volea, ma che ben mi pareva di dirli queste parole et cussi dissi che in ogni deliberatione bisognava considerar due cose, luna era se quella impressa a la quale lhomo se metteria cum utilita, poij sel era possibile, et che questa impresa de la qual ragionavano io era certo che riuscendo l’havea esser utile. Ma che quanto alla possibilith io era molto dubbio, perché mi havea pur dilectato un pocho de geographia, et considerando il sito di Venetia, io non ritrovava via alcuna a questa navigazione perchè el bisognava over navigar cum navilij facti a Venetia over farli far for dil stretto, in altro loco; facendoli à Venetia era necessario uscir for del stretto deZibilterra per venire nel Oceano, al che havendo contrarij il Re di Portogallo et il Re di Spagna era impossibile che la cosa riuscisse. Facendo li navilij for de Venetia non se potevano far se non a la volta del mar oceano de mezogiorno, ne altro loco era se non il mar rosso, al che ne

erano infiniti contrarij perchè prima bisognava haver intelligentia cum el sig. Turcho, poij li per la penuria de li legnami era impossibile far navilij. Poij quando ben si facesseno essendo le fortezze et armate di Portogallo, non era possibile continuar quella navigatione. Poïj chi volea fabricar navilij qui supra l'oceano septentrionale discorendo da la Spagna a la Datia et poij pit in la anchora, io non li vedeva modo, maxime essendo la Germania a la obedientia del Imperatore. La via poij di condure merce da Venctia a quelli navilij, et da li navilij le specie et altre cose a Venitia io non li vedeva via alcuna, tuta volta perchè essendo lui valenthuomo in questa materia, io mi riportava a lui. Me rispose vuj avete ben discorso, et in verità ne cum navilij facti a Venetia ne etiam per la via del Mar rosso io non vedo modo alcuno. Ma ce altra via non sollum possibile ma facile et di far navilij et de condur merce da Venetia al porto, et dal porto a Venetia spetie, oro et altre cose che io so perche io ho navigato tutti quelli paesi et so ben il tuto, immo vi dico che non vulsi tor il partido de il Re de Engelterra per beneficiar la patria, perchè se tolleva quel partido non restava poi via alcuna per Venetia. To strinsi le spalle et benche a me la cosa pari impossibile, pur non volsi dissuaderlo chel venisse a li piedi di Vostra Celsitudine, ne anche el suasi perchè la possibilità & molto più ampla de quel che l’homo spesse fiate crede. Costui poij qui ha grande fama, et cussi alhorà se parti. Il giorno poij di San Zuane la sera vene a trovarme per far riconzar alcune parole in le lettere del Raguseo, delle qual dubitava che costoro non prendesseno suspecto, et cussi da uno nostro veronese mio intrinseco fu rescripta et riformata la lettera. Lui ragionando cum me de molte cose di geographia fra le altre me disse uno modo che l”havea observato per la via del bossolo di cognosser la distantia fra due lochi da levante al ponente, molto bello ne mai pit observato da altri, come da lui venendo Vostra Serenità potrà intender. Poïj ragionando pur cum lui circa la materia principal nostra et dextramente ripetendoli io le difficultà, me disse et io vi dico che la via et il modo è facile. Anderd a

Venetia a mie spese, me udirano ne piacendoli el modo per me excogitato, in mi ritornerd pur a mie spese, et fecemi instantia che io tenesse la cosa secreta, Questa & stata la executione che io ho facto, Vostra Serenità la udirh, et cum la sapientia sua farñ quel iuditio che li parerà.

Vallijoleti, Die ultimo Decembris, 1522.»

(Bibliot, Marciana. It. CI. VII, Cod. MIX, cart. 2681-28 3.)

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