‹ Jérome SavonaroleChapitre 172 sur 215 · LETTRE DE MESSER RICCIARDO BECCUI AUX DIX DE LIBERTÉ ET DE BALIE · texte numérisé non relu

LETTRE DE MESSER RICCIARDO BECCUI AUX DIX DE LIBERTÉ ET DE BALIE

Il leur rend compte d'une consulation de théologiens dominicains contre Savonarole, laquelle avait eu lieu à Rome en présence d'Alexandre VI.

( Leltere inédite, etc. Recueil du P. Marchese. Document n° k. )

Magnifici Dominimei obsermi Commendat., etc. Quesla, solo per advisare V. S. circa el fatto di Fra Ieronimo. El papa hebbe, domenicha dopo pranzo, xmi maestri in theologia, secondo ho inteso tutti dell' ordine di San Domenicho, a quali prépose questa cosa di Fra Ieronimo, con moite altre parole, et demostratione di volerlo al tutto punire et gastigare, corne heretico, scismaticho et inobediente alla Sedia Apostolica, et superstizioso : et non solo voleva punire lui, ma tutti quelli che per lui fussino. Uno maestro Nicholô, che sta in casa Napoli, cominciô in prima dal protestare ; et parmi si portassiassai honestamenle. Seguirono gli altrimolto mordacemente et gagliardicontroa Fra Ieronimo, tutti in una opinione che si dovessi fare ogni provisione contro di lui excepto uno giovane, che molto altamente defese la causa di Fra Ieronimo, et piglio la parte sua; elquale fu pocho grato a nostro Signore. Et dixesi pel papa, o per un de' maestri checontendero, appunto Fra Ieronimo essere suto cagione df tutto el maledi Piero, per essergli inimicoet perseguitarlo. Restorono, et conclusesi ciascheduno pensassi de' rimedi et provisioni fussi da l'are contro a detto Fra Ieronimo : et cosï partirono. Havendo io più giurni inteso questa materia, et informato il cardinale di Perugia et Segobricencc, el veseovo di Capaccio, et molti altri dovessino eonfortare nostro Signore a soprasedere et pensare bene questa cosa, mostrando ne potrebbe useire qualche grande seau-

dolo per moite évidente ragione; in modo che, parlandone Sua Beatitudine col vescovo di Capaccio, et quello gli pareva da fare, conforté Sua Santità corne l'avevo persuaso, in modo lo placo et dispose a volere soprasedere, et impose a detto Capaccio, el quale è più affectionato alla ciptà et natione nostra che huomo che io cognoscha, dovessi dirmi, che io facessi intendere a V. S., che Sua Paternité dovessi modestamente parlare di Sua Beatitudine, de' reverendissimi cardinali et degli altri prelati, et non volessi excedere el modo degli altri eccellenti et optimi predicatori, et porre boccha a quelle cose non si appartenevano a lui, nèera suo offitio, etcosi non volessi impacciarsi di cose secolare et de' facti di stato. Cos\ ne prego V. S., aile quali mi rimecto, ne dichino lo suo parère corne pare a quelle, che in verità non è pocho Sua Beatitudine l'abbia sopportato insino qui, essendo riferito a Sua Beatitudine tante novelle da vostri et di costi et di qui. Radiomandomi a V. S.

E vostro devotissimo servitore,

RlCCIARDO DE BECCH1S.

Ex Urbe, xv aprilis U96, cursira.

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