ARGUMENT DU CHANT XXVI
Saint Jean examine Dante sur la troisième vertu théologale : la Charité ou l'Amour. Apparition d'Adam. Le premier homme devance les questions du poète et y répond. Il précise le temps de sa naissance au Paradis terrestre, le vrai motif qui l'en fit exiler, le temps qu'il y resta, et l'idiome qu'il avait employé.
CANTO VENTESIMO SESTO
Mentr' io dubbiaya, per lo viso spento Délia fulgida fiamma, che lo spense, Uscl uno spiro, che mi fece attento,
Dicendo : In tanto che tu ti risense Délia yista, che hai in me consunta, Ben' ô, che ragionando la compense-
Comincia dunque, e di', ove s* appunta
L' anima tua, e fa ragion che sia
La vista in te smarrita e non defunta :
Perché la Donna, che per questa dia Région ti conduce, ha nello sguardo La virlù ch' ebbe la man d' Anania.
ïo dissi : Al su 0 piacere e tosto e tardo Vegna rimedio agli occhi, che fur porte, ' Quand' ella entrô col fuoco, ond' io sempr' ardo.
Lo Ben, che fa contenta questà Corte^ Alfa ed Oméga ô di quanta scrittura Mi legge amore o lievemente, o forte.
Quella mcdesma voce, che paura Tolta m' avea del subito abbarbaglio, Di ragionare ancor mi mise in cura :