Nous n'avons toujours Aifiiire qo'à une copie
2. L'abbé Barruel, né le 2 octobre 1741, mort le 5 octobre 1820, a laissé de nombreuses œuvres qui intéressent Thistoire religieuse de la Révolution, où il a Joué un rôle obscur, mais certain. Ces œuvres et ce r6le mériteraient d'être étudiés d'une façon critique.
3. Fondo Gesuitico, ms. 1356, busta 6, n* 18, 2 feuiUets. J'ai renversé l'ordre de la copie pour mieux faire comprendre les deux textes.
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dant six heures sur la place Saint-Marc, à l'exceptioa des papiers les plus secrets. La liste même des frères maçons fut comprise dans cette exposition publique; au boql; de six heures, et après la lecture d'un décret du Sénat proscrivant les Sociétés secrètes, tout fut livré aux flammes par la main du bourreau. Le tems des élections arrivé, on observa que ceux dont les noms s'étoient trouvés sur la liste, ou n'étoient plus nommés aux charges de la République, ou n'étoient plus continués dans celles qu'ils avoient auparavant. On observa aussi les murmures de bien des frères qui laissoient échapper ces paroles : Verra il giorno délia vendetta. Voilà ce que le public put savoir de cet atto da fe. Mais ce qu'il ignora, et ce que je n'ai pu savoir que lors de la Révolution françoise, c'est que le Sénat, concevant toute l'importance des papiers qu'il avoit découverts, envoya aux ambassadeurs de diverses puissances une copie du Symbole maçonnique trouvé dans les Loges. M. Fernand Nnnnes, ambassadeur d'Espagne à Paris au commencement de la Révolution, en comparant la doctrine de ce Symbole avec ce qui se passoit, ouvrit son porte-feuille et, devant plusieurs personnes qui se trouvoient alors chez lui, il se mit à faire le rapprochement des opinions et des événemens du jour avec ce Symbole. Il permit même à plusieurs personnes d'en tirer des copies. Celle qu'on vient de lire est une d'après celle- même qui avoit été envoyée i Son Excellence et que je suis venu à bout de me procurer.
L'abbé Bàrruel. Paris, ce 30 juillet 1811.
2^ ÂBTIGOLI PROFBSSATI DAI FrANGHI UXJRATOBI.
i. Dio avendo creato gli uomini in una pienissima natural libertà, comune ed eguale a tutti, quindi non potersi da alcuno coartare questa libertà, o limitare, o ristringere senza una somma intollerabile ingiuria di Dio non meno, che di nui stessi, cui per gran privilegio fù data.
2. Per questa pienissima libertà a noi compartita, il signer Iddio in ommagio a se dovuto, essere contenti dei soli atti interni dell' uomo, ed essere percié indifférente, e quasi non curante di qualunque atto esterno, in cui possa estrinsecarsi mai l'uomo, per rendere il suo ommagio a Dio in tutto il tempo délia sua vita.
3. Gelosissimo perô essere lo stesso Dio nel tempo medesimo del suo assoluto Dominio su questa terra, in cui ha collocato Tuomo con una creazione tanto privilegiata, e riconoscere per ciô come suoi emoli e contrari a se tutti coloro, i quali a parte di un tal Dominio con esso entrar presumino, e in onta di esso suo Dominio volessero esercitare qualunque particolar giurisdizione, sopra degli altri con gravissima offesa e délia sua suprema maestà come Greatore, e deila natural libertà deila Greatura.
4. Goli' andar degli anni non portante, questa suprema potestà del Greatore, e questa natural libertà délia Greatura essere rimaste per gran
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maniera lèse e quasi distrutte, dalla malvagità specialmeDte di cerli ambiziosi assiri, che furono i piimi ad inventare li belli nooû di principato e sacerdozio.
5. E non solo detti ambiziosi assiri devono riconoscersi corne fonte ed origine deli* ingiusta violenza di pochi nsurpatori, ma anche la vitnperevole ignoranza délia magg^or parte degli uomini, che hanno permesso simili usurpazioni a tanto loro danno, e ad ingiuria e disprezzo di quel Dio, a cui tanto devono.
6. Ecco dunque la grande impresa grata a Dio e degna degli uomini, che hanno cuore in petto e onore in fronte, a rifabricare, cioè, questo tempio da tanto distrutto, intieramente abbattuto, e quasi sepolto, con uscire ûnalmente dalle dense ténèbre d'ignoranza, in cui i nostri maggiori sono vissuti per tant! secoli, ad armarsi ed insorgere contra gli indegni usurpatori, sino a doverli accidere, se sia d'uopo, come veri Tiranni in terra per Tuso di una potestà, che tntta è doYUta a Dio solamente, e per Tabuso deila potestà, che è eguale e comune a ciaschedun uomo.
7. Ad impresa si nobile si fa a tutti Tinvito, come per tutti corre Tinteresse, e a cui pu6 benissime aver luogo il Pagano, TEbreo» il Turco, il Protestante ed il Gattolico^ ed anche il Deista e TAteista^ montre altro non sono le tante e diverse religion! introdotte nel mondo, che invenzioni superstisioze di coloro, che hanno voluto toglier la libertà air uomo, e a Oio il Dominio. E quindi averrà, che se negli andati tempi la diversité dellc religioni ha partoriti tanti disturbi per noi LÀberi muratori stringerà nodo, e farà pace e lega perfetta.
8. Anzi l'esperienza ha dimostrato, che chi si aggrega a.questa Società tanto è lungi dal recare o ricevere disturbo alcuno, per ragione délia sua fede e credenza diversa, che anzi alla nostra di Liberi Muratori insensibilmente si affeziona e si attacca di tal maniera, che dell* antica sua naturale a poco a poco non cura, e in poco tempo affatto se ne dimentica-e Tabbandona. Per mera sciochezza adunque è avvenuto, che questa nuova società venga chiamata una magia del Demonio, montre non è che un effetto naturale, ossia il peso del retto corso délie cose, le quali si fermano e riposano quiète nello stato loro naturale, quando escono délia violenza.
9. L'impresa più difficile, che mai vi sia stata, o possa esservi, è questa : si tratta di nuUa mono, che di dover contrastare col Principato e Sacerdozio, che sono ora in pieno pacifico possesso con aperta tirannia sopra la libertà dell' uomo, e con prescritta usurpazione sopra il Dominio di Dio in terra. Quindi esiggersi nella Società la scelta di genti non communali, lo spirito bensi degli uomini il più forte ed erudito, e sopra tutto la protezione di personaggi in tutti gli stati più respettabili e poderosi.
iO. Ma sopra tutto un grande, sacro e inviolabile segreto deve essere il fondamento di questa difficile impresa. Le allre stesse si sono fondate
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con Bcioglier dotiamente la lingua; questa de' franchi muratori deve fondarsi, crescere e propagarsi con rigorosamente frenarla. Quindi per oltenere questo, sino dal primo ingresso si propone la nnnovazione di più giurameoti, la minaccia di più castighî, la facoltà ad ognuno di prendere vendetta, anche del ferro, dei mancatori.
11. Segreto si inviolahile, che neppure possa avervi diritto su di esso qualunque autorità sia di principato o di sacerdozio, quali avendo tutto il merito di essere distrutti ed annichilati, in conseguenza non possono ayere alcuna ragione, che li suffraghi li difenda. A miglior cautela perô di si sodo e sano consiglio sarà bene il marciar sempre col nihil contra legem, nihU contra Religionem, nihil contra bonos mores.
12. £ perchô questo gran segreto ô di somma rilevanza, risieda perciô nella quinta Loggia, che ô de' soli architetti destinati a dirigere la fabrica, ossia il diroccato tempio di Salomone, a tutti gli altri si faccia sapere soltanto, que in (?) questa Gompagnia or ô scambievole partico« lare carità, ed con vicendevole soccorso per qualunque bisogno possa avvenire in qualunque ceto. £ questo sarà da principio il solo unico fine di chiunque volesse aggregarsi a questa nuova, insigne, e non mai abbastanza ammirabile e commendabile Société.
Les allégalioDS contenues dans les textes précédents, et dont, vraisemblablement, il serait possible de multiplier les spécimens, servirent à former le jugement d'adversaires dont l'hostilité préconçue se contentait de semblants de preuves. Cette incapacité critique des membres du clergé apparaît éclatante à propos d'un homme qui pénétra dans les sociétés secrètes du xviii* siècle, en fonda d'autres, introduisant dans toutes les inventions hétéroclites d'un esprit ingénieux et indélicat, j^ai nommé Joseph Balsamo, comte de Gagliostro, sur qui les livres récents de MM. F. Funck-Brentano * et H. d' Aimeras' ont rappelé l'attention. Si la vie même de Gagliostro offre encore beaucoup d'obscurité, qu'on ne parviendra jamais, sans doute, à dissiper, les dernières années sont encore plus mai connues, en particulier à partir du procès que lui intenta l'Inquisition romaine pendant son dernier séjour dans la Ville Éternelle.
Dans la loge du rite égyptien' que Gagliostro fonda dans la Villa Malla, à la Porta Pinciana, il se livrait, devant un public choisi où l'on voyait le cardinal de Bernis, les princesses Rezzonico et Santacroce, la comtesse Soderini, à des prestidigitations dans lesquelles il