FIL
D'una terra son tutti : un linguaggio Parlan tutti : fratelli li dice
Lo straniero : il comune lignaggio
À ognun d'essi dal volto traspar.
Questa terra fu a tutti nudrice, Questa terra, di sangue ora intrisa, Che natura dall’ altre ha divisa,
E ricinta coll’ alpe e col mar.
Ahi! qual d'essi il sacrilego brando Trasse il primo il fratello a ferire?
Oh terror! Del conflitto esecrando La cagione esecranda qual’ è ?—
Non la sanno : a dar morte, a morire Qui senz’ ira ognun d’essi è venuto; E venduto ad un duce venduto,
Con lui pugna, e non chiede il perchè.
Ahi sventura! Ma spose non hanno :
Non han madri gli stolti guerrieri ?
Perchè tutte i lor cari non vanno Dall’ ignobile campo a strappar?
CORO. : 297 E i vegliardi, che ai casti pensieri Della tomba già schiudon la mente, Chè non tentan la turba furente Con prudenti parole placar? —
Come assiso talvolta il villano
Sulla porta del cheto abituro, Segna il nembo che scende lontano, Sovra i campi che arati ei non ha; Così udresti ciascun che sicuro Vede lungi le armate coorti, Raccontar le migliaja de’ morti,
E la piéta dell’ arse città.
Là, pendenti dal labbro materno
Vedi i figli , che imparano intenti
A distinguer con nomi di scherno Quei che andranno ad uccidere un dì:
Qui, le donne alle veglie lucenti
Dei monili far pompa e dei cinti,
Che alle donne diserte dei vinti
Il marito o l'amante rapi. —