CANTO PRIMO
L A gloria di colai che tatto maove, ‘Per L’ universo penetra e risplende In una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più della sua luce prende Fu’io, e vidi cose che ridire Nè sa nè pud qual di lassù discende :
Perchè appressando se al suo disire Nostro intelletto si profonda tanto Che retro la memoria non puo ire.
Veramente quant’ io del regno santo Nella mia mente potei far tesoro Sarà ora materia del mio canto.
O buono Apollo all’ ultimo lavoro Fainmi del tuo valor si fatto vaso, Come dimandi a dar À” amato alloro.