‹ Les arts en PortugalChapitre 85 sur 138 · LETTRE TREIZIÈME. — APPENDICE · texte numérisé non relu

LETTRE TREIZIÈME. — APPENDICE

c bellezza inferiorc. Sdegnatosi per taie affronto, si porlô a Madrid, ma riconosciuto il suo merilo, fu richiamato dal suo Re, e dichiarato pitlore regio con onorevol stipendie. Nell' aniio 1736viveva in patria con crédite grande presse tutta la corte, non contando più che trentasei anni di età.

Gaspard DiES (pag. 210), célèbre pittor portoghese, inviato a Roma dal re dom Emanuele per perfezionarsi nella pittura, nella scuoladi Michelangelo fece grandi progressi.Ritornato in patria, d'ordine del re, operô ad oglio moite pitlure nel chiostro délia chiesa di Belem, ed in altri luoglii eretti da quel monarca. Nella chiesa délia Misericordia, fece la famosa Tavela délia Venuta dello Spirito Sanlo, segnata col suo nome, etcoll'anno 4 334, laquai tavola nel 1734 fu da me ristaurata (1).

GiosEFFo d'Avelar (pag. 231), pittore portughese, lavorô di figure a oglio, e da tulto il regno gli venivano le commissioni. Nella libreria délia Patriarcale, fece con sua Iode moite pitlure. Visse comodamente, avendo con la sua virtù avanzato tanto contante, che arrivé a comparare e fabbricare tante case in detta città, che una intera strada era sua, e preso aveva il nome di Avelar. Vivea negli anni 1640.

Gio. DE Hemessen (pag. 248), pittore antico di AUemagna, imité la maniera di Alberto Durero, e lavorô in mezzane e grandi figure con buon disegno e vago colorito. Fioriva negli anni 1531 . In Lisbona vidi un suo quadro con un S. Girolamo , posseduto dal signer de Silva Telles, capocaccia del re, contrassegnato col proprio nome e detto anno. Vasari, lom. ult. a car. 858, lochiama Giovanni d'Hemsem.

Giovanni della Corte (pag. 249), nato in Ispagna, ma credo oriondod'Italia, fu pittore della corte di Madrid, e stimato in far battaglie, case e paesi con moite belle figure. Operô molto, e parlicolarmente le imprese di Carlo V in nove grandi tele, che ora sono in Linbona negli appartamenli del signer conte di Atalaya, générale délie milizie di Sua Maestà. Pare abbia studiato su le opère di Tintoretto. Vivea negli anni 1660 in età decrepita. Credesi fratello di Cesare della corte genovese (2).

Giovanni deli.e Corniole (pag. 249). Nel museo del signor marchese d'Abrantes in Lisbona, si vede il famoso ritratto del padre Giro-

{1)Gaspar Dies, lisez Diaz. Malgré ce qu'en dit Guaiienli, je ne puis rétracter ce que je vous ai communiqué dans ma onzième letlrc au sujet de la descente du Suint- Esprit de l'éf^lisc de .Saint-Hodi.

(2; J'ai vu ces tableaux et les ai Irouvés détestables.

{^Notes de l'auteur des lettres.)

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lamo Savonarola, fatto da lui in corniola grande, opcra bcllissima e di profondissimo intaglio. Vasari, ipr.lom. délia 3 par. a car, 286.

Giovanni Gisbrant (pag. 252), pittoredi nazione inglese, dimoiô molto tempo in Lisbona, ove nella chiesa délia Magdalena fece la tavola deir altar maggiore di buon colorito e disegno: Vivea negli annii680.

Giovanni Holtein (pag. 252), nome da me veduto in un quadro, ch' è in una regia capella di Lisbona, in cui si rappresentano gli atlributi di Maria Vergine, il quai quadro è perfettamente bello, ben disegnato e colorito, con quantità di figure. Dalla maniera, diligenza, e composizione di dctlo quadro, e dell' anno 1 51 9, posto sotto al nome di lui, pare che possa dirsi esser esso stato scolaro dell' Holbens, che circa a quel tempo fioriva, e che mori nel 1554. Non ho poluto raccorre di lui altra notizia (1).

Gio. Van-der-Bent (pag. 261 ), nato in Amsterdam nel 1650... Ho veduto di lui quattro quadri in tavola dipinti a imitazionedel Berchem, in casa delSig. Co. d'Uguonin Lisbona. Mori nel, 1690.

G. y. Herp (pag. 262). Marca di singolar pittor Fiammingo. Quattro grandi rami contrassegnati da taie marca si vedono in Lisbona in quattro ciise délia primaria nobiltà, cioè Abrantes, Marialta , AUegretti, e d'Uguon (2).

Gio Viriex (pag. 263) fu grande disegnatore a penna , ed imitatore di Alberto Durero. In Lisbona il signor Venturino Olbexien ha nella sua raccolta un bellissimo disegno di lui.

Gio Batista Gualtieri (pag. 275), figlio e nipote di Gualtieri , o Giorgio fratelli Fiamminghi , pittor di vetri a fuoco. In Lisbona nella raccolta di curiosité del signor Josse de Fesia Giojelliere si vede di questo virtuoso pittore un paradiso conpiù di duecento figure piccolissime cosi egregiamente dipintc che pajoiio miniature (3).

Manuele Perevra (pag. 358), scullore creduto Portughese, benchè dal Palomino si voglia che fosse spagnuolo, fece moite statue per lacortedi Madrid, ed altre di sua mano ben condotte si veggono nolle cliiese di Spagna. Con la frequenza dei lavori arrivô ad accumularc

(1) C'est le tableau de Bemposia dont je vous ai rendu compte dans ma lettre onzième, à l'article Bemposta. Il n'est pas étouuaut que Guarieiiti, qui croyait que le nom de notre llolbein s'écrivait Holhens, ait cru que la signature dont le tableau en question est marqué était celle d'un autre peintre, et qu'il ait lu llollcin. Ce dernier nom, au reste, m'est parfaitement inconnu : je dirai même que je doute fort qu'il ait jamais existé en Allemagne.

(2) Marialta, lisez Marialva.

(3) 11 est fort siu;;ulier que le père soit seulement indiqué par son nom de famille, et l'oncle par sou nom de baptême. Il était plus simple de dire qu'il avait un oncle du nom de Gcoi ges, car personne ne peut ignorer <pie sou père portail le même nom de famille que lui. [SoUs de l'ardeur (Us L lires.)

miolto diDaro, ed a maritare una sua figlia con un cavalière camerisUi del Re. Di anni 67 lasciô la vita nel 1 667. Palomino, tom. ii, a car. 360.

MicKou (pag. 381 ) , nome posto su due quadri posseduli dal signor Diego di Napoles cavalière di Lisbona , che rappresenlano bellissimo vcdute di paesi con quanlilà di figurette di una niirabilo vaghezza di colorito , ad imitazione del Brusola. La maniera è moderna, o certamente Fiamminga. Pare che sia vissuto nel 4700.

WiSTEu Ken (pag. 382), Inglese dipinse in rami piccole figure con buon intendimento. Il signor marchese d'Orisal Vicerè dell' Indie in Lisbona possiede di lui un quadro col convilo di Ester in piccole figure.

Morales (pag. 383). In Evora ciltà del rcgno di Porlogallo, in una chiesa di monache si vede la famosa Tavela da lui copiata montre era giovane, da un piccolo quadro originale del Buonarota, che si conserva presse il signor marchese di Valenza ; la qualTavola, in cui si rappresenta Cristo vivo in Croce con la B. Vergine, e S. Giovanni , è cosi ben eseguita, chevien giudicata originale del Buonarota. In Lisbona il signor Gaetano Mosi Musico di S. M. possiede un piccolo quadro con l'immagine di Crislo, per cui lautore di queste Giunte gli ha voluto dar cento doppie, e non lo ha potuto oUenere , perche il possessore lo slima assai più. Mori nel 1585 {Palomino).

NoLLEKius (pag. 395) fu un valentuomo nato oltremonti , che dipinse bambocciate in paesi di ottimo gusto. 11 signor Marchese AUegretti in Lisbona possiede alcune pitture segnale con dette nome, e sembra sia vissuto circa il 1618.

PiETRO Antonio Quillard overo Quigliard (pag. 41 5) nacque in Parigi da Steffano Quillard di professione Falegname , et di Maria Madalena Grellet. In età ancor tenera , che non ollrepassava l'anno undecimo, fece alcuni disegni, che furono slimati di tanta perfezione, ch'essendo presentati dall' Abbate di Fleury ora cardinale al re Luigi XV quel giovane monarca li ebbe cotante grati, che accordé a Quilard una pensione di lire ducento , quale fu accresciuta poi fin'a treccnto. Indi datosi più a conoscere, vi fu un certo medico Svizzero da Neufchaslel nomraato Merveilleux, il quale volendo passare in Lisbona incaricalo di diversi progetti sotto il pretesto di scrivere Tistoria naturale di Porlogallo, ebbe la possanza di persuaderc Qui;^liard ad accompagnarlo per disegnare le plante, alberi, radici, etc. Laonde venulo in quesla capitale , ed essendo presentato al re non se che quadro di sua mano, piacquc tanto a sua Maestà il buon gusto di Quigliard, che si degnè di prendcrlo per suo pitloro, c disegnatore insieme délia reale Accademia di Lisbona con lo stipendie d'ottanlo piastre il mcse, ed in questo esercizio visse alcuni anni, finchè sopragiunto infelicemente da unacolica con poco tempo d'infermi ta pianto da' virtuosi, odagli amicise ne mori a Lisbona il 25 novembre 1733. Fra gli altri lavori di quosto virtuoso vi sonu in l'ortogallu lo soflitlo délie aulicamoro dcUa rcgina etc., o nel

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palazzo del Eccellentissimo signor duca di Cadaval vi sono molli suoi quadri dipinti edisegnati, Qucslo pillore seguiva la maniera di Wattô, e parc sia stato suc discepolo. Monsieur Mangiô coniatore délia zecca reale di Lisbona possiede diversi quadri di esso autore ; cosi nella raccolta singolare del marchese AUegretli, e in quella delli signori Conti de Evicera si vedono opère belle di questo autore.

PiETiio Campana (pag. 417), di Brussellcs, dopo avère appresi i fondaraenti délia piltura in patria, si porlô a Roma, e accomodatosi nella scuola di Raffaello, in quella si abile pillore divenne, che fu destinato a dipingere uno degli archi trionfali falti in Bologna ad onore dell' imperalor Carlo V. In questa operazione si porto cosi bene, che fu invitato a passare in Ispagna, e fermatosi alcun tempo in Siviglia fece le tavole di altare délia Purificazione délia Vergino, e del Cristo deposto di croce, neîla chiesa maggiore di quella Città. Indi fu traltenuto a dipingere in S. Lorenzo la Natività di Maria Vergine ; e la circoncisione di Cristo, nelli quali opère e molle allre per i regni di Spagna e di Portogallo, degno scolare di cosi grande maestro si dimostrô ; senonchè non abbandonô mai interamente quella un po' secca maniera di dipingere, che nel tempo délie sue prime applicazioni flU' arte fattasi aveva nalurale e sua propria. In età avanzata rilornar voile alla sua patria, ove nel 1 570 fini di vivere. I suoi ciltadini onorarono il sepolcro di lui cou onorifica iscrizione, eslalua. Pa?o?nmo par. 2 a car. 247.

RoNiND(pag. 448), pillor Fiammingo fece piccoli quadrelli con figure su tavole con la maniera di Rembrand ; ne ho veduti contrassegnali con lai nome in Lisbona presso il Sig. Go. di Villanova.

Salomone Comngh (pag. 430), nato in Amsterdam l'anno 1609. In Lisbona nella galleria del signore conte di Cocolino ho veduto di lui un quadro segnalo l'anno 1640 con un ûlosofo che legge al lume di una fineslra cosi naturale che pare vivo, e con si delicala e giusta maniera di chiaro e scuro, che inganna l'occhio.

Valerio Vicemino (pag. 478)... In lulli i famosi musei di Europa si vedono intagli di sua mano. In Lisbona nella célèbre raccolta del signor marchese di Abrantes, evvi un vaso di cristallo nilidissimo di buona grandezza, con quanlilà di figure cosi diligentemenle inlagliate, cho nulla cède a nessuna délia più insigni opère antiche. Mori in Vicenza l'anno 1546.

Vasco fpag. 479), chiamalo nel regno di Portogallo col tilolo di Gran Vasquezpar le molle e insigni pitture da lui faite e per tutto quoi regno disperse. Tulle le régie fabbriche, nionaslerj, e chiese per ordinc regio fallo, adorno sono dello belle opère di lui. Pare dalla sua parlicolare maniera che abbia sludiato nella scuola di Pielro Perugino, avcndo con esaltezza disegnato su lo stile di quel sccolo, ed espresso con le attitudini ad evidenza le commozioni dell' animo. Con bei pezzi di archilellura, c con ualuralissimi paesi dava risallo aile sue pitture. Operô

sempre cose sacre, ed in otto pezzi di singolar bellezza posseduti dal sig. marchese di Valenza dipinse la vitadi Maria Vcrgine (1). Da unostromenlo di acquisto fatto da esso di cerli molini, che anche ai di d'oggi diconsi i Molini del Pittore, rilevasi esser esso vissuto circa l'anno 1 480.

(1) Les tableaux du marquis de Valença, appartenant maintenant au duc de Palraella, sont les seuls que Guarienti cite parmi les œuvres de Vasco, qu'il dit èlie répandues en grand nombre dans le royaume, et il ajoute qu'ils sont d'une singolar bellezza. Je ne puis rétracter mon opinion relativement à ces tableaux. Tout ce qu'il nous dit au sujet de ce peintre prouve seulement qu'en 1733-1736, époque de son séjour en Portugal, la tradition relative à Grau- Vasco était déjà aussi peu exacte et aussi confuse qu'elle l'était au moment où j'ai commencé mes recherches sur les arts en Portugal. {Note de l'auteur des lettres.)

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ARCIIITECTUne.

Lisbonne, le 1er juillet 1844.

Messieurs ,

Je n'ai pas pu séparer toujours les passages ayant rapport à l'architecture, des notices que j'ai recueillies et que je vous ai présentées sur la peinture. Dans cette lettre je m'occuperai plus particulièrement d'architecture, mais je n'ai pas encore terminé mes recherches sur la peinture et j'y reviendrai. Les appendices qui accompagnent cette lettre, sont les suivans :

App. 1". Chronique du roi Emmanuel, par Damien de Goes, extraits.

— 2" Le journal Panorama sur Belem.

— 3'' Contucci (André) dit il Sansoi^ino.

— 4*= Le couvent de Jésus à Setubal.

— 5« Thomar.

— 6" Thomar.

— 7" Fondations diverses.

330 gUATORZIÈME LETTRE.

App. 8" Mafra.

— 9* Annales de Jean IH, extraits.

L'architecture, à peu d'exceptions près, ne présente pas en Portugal un caractère monumental. Les voyageurs du XVI*' siècle, entre autres le cardinal Alexandrino, nonce du pape, ainsi que les ambassadeurs vénitiens, les chevaliers Tron et Lippomani, envoyés auprès de Philippe II d'Espagne pour le complimenter au sujet de la conquête du Portugal, expriment leur étonnement à cet égard dans le manuscrit intitulé : Commentario per Itcdia, Francia, Spania e Portogallo, overo relazione del 'viaggio. Anno 1581 : copies faites d'après l'original de la bibliothèque du Vatican. Ces copies se trouvent à la bibliothèque d'Ajuda, ainsi que celle du manuscrit du nonce Aiexandrino. Ces voyageurs disent qu'ils n'ont pas rencontré en Portugal un seul palais de grand seigneur, ayant un caractère architectonique déterminé et régulier. En effet, excepté plusieurs hôtels bâtis depuis le tremblement de terre ou peu avant, tels que les hôtels de Lavradio, de Niza, de Sobral et plusieurs autres, toutes les maisons des grands, quelque vastes qu'elles soient, sont construites avec peu de régularité. Plusieurs cloîtres magnifiques [claustras) ; ceux de Belem, de Batalha ; celui des Philippes à Thomar; celui d'Alcobaça, et d'autres encore font exception. Le palais de Mafra est un grand monument régulier et, chose assez rare dans ce pays, il est achevé. Plusieurs grandes éghses sont achevées intérieurement: telles sont celles de Batalha, d'Alcobaça, de Belem; et elles présentent un ensemble imposant ; mais le palais d'Ajuda est loin de l'être : Batalha extérieurement ne l'est pas non plus. Le frontispice d'Alcobaça, quoique achevé, présente avec l'intérieur de cette église le disparate le plus choquant en fait d'architecture. La plus grandiî richesse du Portugal consiste dans les tombeaux et dans les fragmens architectoniques accolés à des constructions plus ou moins vastes, plus ou moins régulières; les frontispices , les revêtemens des portes et des fenêtres (chambranles), les balcons, les balustrades , les ornemens isolés, les pelori/ihos, piloris. L'époque de Jean 1'',

de Jean II, et surtout celle iX Emmanuel , en fournissent d'innombrables exemples. C'est surtout de cette dernière que nous nous occuperons avec soin et en détail. Je ne fais ici que préluder à ce travail.

Je trouve très ingénieuse et très juste l'observation que m'a fuite un jour M. Hercolano au sujet de l'architecture Cl Emmanuel. C'est la résistance du stjle gothique contre le style de François /" ; j'ajouterai : et contre ceux de Baltazar Peruzzi, de Bramante et même de Raphaël comme architecte.

Il est assez étrange qu'on se dispute encore sur l'architecte qui a fait le plan et qui a commencé la construction de Bâtai ha , de l'édifice le plus remarquable que possède le Portugal. Cela vous donne une idée de la difficulté que j'ai dû rencontrer à chaque pas dans le travail que j'ai entrepris, et qui ap'-^ir but de chasser les nuages qui enveloppent l'histoire df la peinture dans ce pays. Vous ne vous étonnerez plus qu'on ignore quels ont été les auteurs des mille et tant de Gran- Vasco qui sont disséminés sur tout le Portugal.

M. Hercolano m'a dit que dans les premiers temps de la monarchie portugaise on était obligé d'avoir recours aux architectes maures et même aux ouvriers de cette nation pour construire des églises chrétiennes. Cela n'a rien d'étonnant. A cette époque reculée, les Maures d'Espagne cultivaient avec un très grand succès les arts et les sciences : les monumens l'attestent et les formes des minarets ont prolongé en Portugal leur existence jusqu'à nos jours. Les chrétiens dans ce temps étaient soldats, et abandonnaient les lettres en grande partie aux moines.

Beaucoup d'architectes portugais se sont distingués dans leur ait à toutes les époques de la monarchie , mais il y a eu aussi un nombre assez considérable d'étrangers qui ont fait de belles choses dans ce pays. Contucci qui est resté neuf ans en Portugal sous Jean II; l'Italien Boutaca, constructeur de Belem; l'architecte allemand Ludovici qui a construit Mafra, et la Capella Mor de la cathédrale d'Évora ; les artistes Jean de Rouan, Jacques Longuin, Philippe Uduarte, et Nicolas que dom Ennnanuel appela de France pour recon-

332 QUATORZIËiME LETTRE.

struire l'église de Sainte-Croix de Coimbre, mîdtre Huguet ou Huet, un des premiers architectes de Batalha, l'architecte d'Ajuda Fabri, Italien (1), et beaucoup d'autres exemples ne prouvent pas selon moi la pauvreté du pays sous ce rapport ; mais prouvent que les rois du Portugal, de la dynastie d'Avis, de l'époque la plus glorieuse du Portugal, n'étaient pas arrêtés par d'étroites considérations dans le soin d'embellir et de servir leur pays: qu'ils n'étaient pas exclusifs. Ce furent ces sentimens généreux et ces vues éclairées qui firent envoyer à Rome les peintres Ferdinand Gomez, Gaspar Diaz, François Vanegas, Antoine Campello et François de Hollande, pour former leur goût sur les exemples de l'époque classique d'Italie ; nous avons vu aussi combien le Portugal a retiré d'avantages, sous le rapport des arts, de ses relations avec la Flandre.

Deux constructions importantes qui s'exécutent maintenant sous nos yeux, sont le théâtre national sur le Rocio et le château de la Pena à Cintra. La première a été confiée à M. Lodi, Italien; la seconde au général, baron d'Eschvvege, Allemand. Je remarquerai, quant à la dernière, que je regretterai toujours que les nouvelles constructions n'aient pas été séparées de l'ancien bâtiment. J'aurais aimé qu'on eiit rétabli dans ce dernier jusqu'à la plus petite pierre qui a pu s'en détacher et rien de plus. Les détails d'ornement des nouvelles constructions sont pour la plupart charmans, mais la manière dont ces constructions encombrent l'étroit espace où elles sont placées, et la manière dont elles se joignent à l'ancien édifice et dont elles l'obstruent, en quelque sorte, ne produisent pas à mon sens un effet satisfaisant.

Le cardinal patriarche nous a fait connnaître (voyez lettre 10", appendice 3") un certain nombre d'architectes portugais

(1) Ant.-Franrois Rosa lui était adjoint rt devint premier architecte d'Ajuda après sa mort (Voyez Cyrille, page 244). Les plans de Fabri avaient été d'abord rejciés, mais on finit par les suivre : cependant ils subirent quelques modifications de Caetano, et la direction des travaux était partagée entre Fabri et Costa (Voyez Cyrillo, pages 237 cl 238).

qui ont concouru à la construction de Batalha. Pantaléon Diaz est cité dans le testament de Jean II comme ayant fourni le dessin du tombenu de saint Pantaléon à Porto (1), et de l'église de Saint-Antoine à Lisbonne. Ayres de Quintal est cité comme maître des œuvres [mestre das ohras] de 'J'homar sous dom Emmanuel. Nous en avons déjà vu et nous en verrons encore beaucoup d'autres.

Relativement à la part que la corporation des francs-maçons a eue dans la construction de Batalha et dont il a déjà été question dans une autre lettre, je verrai si je puis me procurer des renseignemens exacts. Quant au livre de Rumohr [Origine commune des écoles d' architecture du moyen âge, Berlin 1831), il ne contient rien sur ce sujet.

Je vais vous communiquer ce que j'ai appris à cet égard de M. Forrester, négociant anglais de Porto, qui s'occupe d'art et de recherches historiques, et dont il sera question plus tard. Il m'a communiqué un recueil de signes qu'il a copiés de plusieurs monumens et dont je donne ci-joint les gravures.

J'ai fait observer à M. Forrester que ce qui m'avait frappé dans ces signes c'est qu'ils ont peu de ressemblance entre eux : il n'y en a qu'un petit nombre qui se répètent. J'ai vu aussi sur plusieurs peintures du xvi' siècle des caractères de pure invention ainsi que je vous l'ai dit ailleurs. Ce qu'il importe de connaître, c'est, l'origine et la signification de ces marques. Il est permis de supposer que la corporation des architectes et des maçons se servait de certains signes dans ses réceptions et dans ses relations artistiques.

Or ces signes ont pu être conservés par la maçonnerie moderne ; celle-ci a pu aussi tirer son origine de l'autre ; mais avec le temps la maçonnerie, comme association secrète, a tellement changé de but et de nature qu'elle est devenue une chose toute différente, et qu'il pourrait bien être assez oiseux de vouloir encore reconnaître celle-ci dans l'autre et viceversa. M. Manoel Bernardo Lopes Fernandez m'a commu-

(i) On m'a fait observer que c'était une cliâssc d'argent, et qu'elle a été volée l'année (lassée. [Note de l'uulcur des lettres.)

334 QUATORZItîME LETTRE.

nique quelques-uns des signes qui sont gravés sur les murs des salles de la tour de Beja. Vous les voyez ci-contre.

M. Falkenstein, bibliothécaire de Dresde que j'ai prié de m'éclairer sur cette question, m'a fourni les renseignemens suivans : « Il ne saurait être mis en doute que la plupart des « cathédrales gothiques (qu'on devrait plutôt appeler — ah- « deutsch — vieilles allemandes) sont l'œuvre des corporations « d'architectesou maçons libres, dontles francs-maçons duder- « nier siècle ont tiré leur origine.

" Le couvent de Batalha avec sa magnifique et admirable « église a été fondé par le roi de Portugal Jean 1er à la fin « duxiv" siècle, par suite d'un vœuq u'il avait fait pendant la •' bataille d'Aljubarota.

« James Murphy ( Travels in Portugal, etc. , London 1795 , «« in-4°, page 44) qui assure avoir reçu ses informations des «« employés de l'archive royale de Lisbonne, prétend que ce « fut un Anglais nommé Stephan Stephenson qui fut invité «< à se charger de cette construction. Ce fut la reine Philip- « pine ou Philippa, femme de Jean !«', fille du duc Jean de M Lancaster et petite-fille d'Edouard III d'Angleterre, qui « doit avoir eu la plus grande part au choix qui fut fait de « cet architecte.

« Il est hors de doute que Stephan Stephenson faisait pa: - « lie des free and accepted Masons qui avaient en Angle- « terre leur centre à York {^grand-loge of freemasons at « York). Il y avait également dans toute l'Allemagne vers « le fin du moyen âge des corporations de constructeurs et « des associations d'ouvriers, qui allaient de ville en ville et •« se chargeaient de construire des cathédrales et des édifices « publics : tels que , maisons de villes , etc. , et qui gar- " daient secrets les perfectionnemens et les découvertes que «« leurs études et leur expérience leur faisaient faire dans leur • art. C'était à certains signes, attouchemens, mots ou au- « très démonstrations qu'ils se reconnaissaient entre eux " comme appartenant à la même association de constructeurs « et comme ayant droit à l'admission parmi ces entrepreneurs « de bâtisses. En Allemagne la grande baraque ou loge,

« grosse Ban-Hûtte, se tenait à Strasbourg ; de moindres « loges, Hiitten, se trouvaient à Cologne, Augsbourg, Nu- « remberg, Ratisbonne, Zurich et Bern; et il y en avait de « plus petites encore à Rochlitz, Marbourg, Meissen, Oppen- « heimet en d'autres endroits. La franc-maçonnerie moderne, « telle qu'elle est maintenant répandue sur tout le globe, s'est « formée de ces associations d'architectes et d'ouvriers, à une « époque qui n'est pas très éloignée de nous, et l'architecte « de l'église de Saint-Paul à Londres, sir Christopher Wren, « fut le premier qui la constitua et lui donna sa présente orga- " nisation (1 ). Dès lors il ne fut plus question de constructions " et de fabriques matérielles, mais d'édifice moral au profit « de l'humanité.

« Le professeur de Gotting, M. Kranse, qui est très connu " par ses travaux littéraires, a rendu compte de l'ancienne " organisation des maçons libres dans son ouvrage sur les " trois plus anciens documens de F association des maçons " libres. Dresde, 1820, 3 vol. in-S". On trouve dans cet ou- " vrage des renseignemens sur la part que les Maçons libres " avaient eue aux grandes constructions des cathédrales de « l'Angleterre et de l'Allemagne : on trouve aussi là-dessus " des renseignemens dans Ludwig Christian Stieglitz : his- « toire de V architecture; dans l Histoire et la description de la " cathédrale de Cologne, par Sulpice Boissérée; dans l'His- « toire de l église de Sainte-Cunégonde à Rochlitz, par " Stieglitz, et dans Eof'stadCs gothischc JBC-Buch 1840, « in-folio. Ce qui a été écrit de plus profond sur le caractère •< symbolique de l'architecture chrétienne, c'est la critique ou

(1) Celle opinion m'a élc confirmée par un grand-officier de la Franc -Maçonnerie anglaise. Voici comment il s'exprime à la date du 10 mars 184S: « Les « prétentions arrl)éolopi(jues de la Franc-Maçonnerie reposent presque exclu- « sivement sur des tiadilions. Je doute qu'elle possède aucun document anté- « rieur au règne de Charles I ; et on peut facilement prouver que notre Ma- « çonnerie moderne, de quehpie pays civilisé (jue ce soit, tire son origine « directement ou indirectement d'une loge de Londres présidée naguère par « sir Cliristofer Wren, l'architecte de Saint-Paul. » Disons que les Francs- Maçons d'aujourd'imi ressemblent à peu près aux Francs-Maçons du moyen âge, comme les Templiers actuels «le Lisbonne aux Templiers des croisades.

" l'examen [Recension] , par Joseph Gcirres, de l'ouvrage ci- « dessus mentionné de Sulpice Boissérée . Ce morceau se trouve « dans l'annuaire littéraire de Heidelberg, année 1824, n"' 60, .. 61, 62, et année 1825, n"^ 36, 37, 48, 49 et 50.

" Sur Batalha, indépendamment de Murphy et de Sousa, « il y a encore un ouvrage du prêtre portugais Cacegas (!).»•

Je ferai observer relativement à ce que je viens de citer de M. Falkenstein, que dès le moment où j'ai connu la superbe église de Batalha par les gravures del'ouvrage în-folio de Murphy, j'y ai reconnu une analogie telle avec la cathédrale d'York, qu'il ne me restait pas de doute sur l'origine commune de ces deux édifices. Que le plan de l'église de Batalha soit l'œuvre d'un Portugais ou d'un Anglais, tant il y a que les deux édifices sont nés d'inspirations artistiques analogues, homogènes et contemporaines , le style des deux églises me paraît identique. Cette impression est devenue plus forte encore quand j'ai visité Batalha.

POST-SCRIPTUM

. ... Lisbonne, le 14 septembre.

Couf'se à Mafra, le 13.

Le profit le plus clair que j'ai retiré de cette course, c'est le plaisir de l'avoir faite en très bonne compagnie et une fatigue des mieux conditionnées, après laquelle j'ai dormi comme un bienheureux. Je suis revenu moulu, ayant été à dos de mulet le même jour de Cintra à Mafra et de Mafra à Bêlas : ma voiture m'attendait dans ce dernier endroit, et m'a ramené à Lisbonne à huit heures du soir. Ce ne sont pas moins de sept léguas que j'ai faites à dos de mulet et le temps était chaud. J'ai fait celte course avec le chevalier Bertone, le comte Crivelli et le prince Lowenstein. Ces messieurs ont avalé jus-

(1) Cnrcgas n'esl connu que par ce qu'en rapporte frey Lniz de Sousa tpii dit lui nièinv avoir retondu sua uuvra;:o.

ARCHITECTURE. SSI

qu'à la lie Tamère potion du programme séculaire des cîceroni de Mafra. Ils ont même palpé le fameux carillon. Quant à moi je me suis révolté contre les ciceroni dès le perron, et après avoir pris le frais pendant une heure sur les marches de l'escalier, j'ai été voir l'église et la bibliothèque. Entre ces deux parties du bâtiment j'ai suivi un corridor en zigzag qui ne finissait pas. Les corridors dans cet édifice ont un caractère de longueur qui annonce une vaste conception. L'église est, comme celle d'Estrella, ime imitation en miniature de l'église de Saint -Pierre. Elle a à peu près 65 mètres de long et elle est incrustée intérieurement de marbre blanc et rose. Le tableau du maître-autel, représentant saint Antoine

I en adoration devant la P^ierge est un assez bel ouvrage du dernier siècle. Les autres autels sont ornés de bas-reliefs en marbre blanc d'un style qui est loin d'être classique. Cependant toute l'église présente intérieurement un ensemble harmonieux de proportions et de couleurs : il est à la fois riche et simple. C'est un morceau d'architecture irréprochable et tout d'un jet. Il n'y a là ni anachronisme ni confusion d'idées, et si le progrès n'y touche pas , cela restera beau jusqu'à ce que cela tombe. Une des choses qui m'a le plus frappé dans cette église ce sont deux énormes grilles en fer d'un très beau travail , ornées de dorures qui séparent la

I Capella-Môr et une autre chapelle latérale de la nef. Le plus beau tableau de Mafra, selon moi, est celui qui représente saint Dominique et saint François en adoration devant le Christ et la Vierge. Ce tableau est placé dans la casa da espéra

. do Convento. Il est bien plus moderne que le Guide et le Guerchin, mais il a un mérite que je ne crois pas de beaucoup inférieur aux bons ouvrages de ces deux peintres. Le nombre

! des statues qui ornent l'église, le vestibule et la façade, est très considérable. Il y en a qui ont satisfait mon goût, mais j'en ai trouvé quelques-unes très maniérées et d'un faible dessin. La bibliothèque a à peu près 143 mètres de long, et elle renferme 30,000 volumes. Mafra, près de Lisbonne, ou dans son enceinte, serait une magnifique demeure royale. On y pourrait aussi caserncr des troupes, placer les ministères ,

établir des dépôts d'armes, et je ne sais quoi encore. On se serait épargné la peine de bâtir Ajuda, cette grande et triste inutilité qui probablement ne sera jamais achevée et qui renferme de si horribles peintures modernes. Le château de Mafra est immense, mais il est désert et silencieux, et il est placé dans le plus triste pays que l'on puisse voir. Ce château a un air moisi. Il se couvre de mousse, comme un vieux triton des jardins de Le Nôtre.

Les détails qui vont suivre sont extraits du Gabinete historico. Tome viii. Lisbonne 1820.

« A l'époque où l'église fut commencée, le roi ordonna des « travaux dans beaucoup de villes et de contrées d'Europe , telles « que, Rome, Venise, Milan, la Hollande, la France, Liège et « Gênes. Dans l'une on fit de grandes cloches et des carillons; « dans une autre des chandeliers, des lampes de bronze ; ail- « leurs une grande quantité de statues de marbre ; dans telle « ville les broderies, les chasubles, etc., dans une autre des « aubes. » Page 127.

<« On a travaillé pendant 13 ans à l'érection de ce temple « à laquelle furent occupées chaque jour de 20 à 25 mille per- •• sonnes, en comprenant dans ce nombre les individus qui tra- « vaillaient dans les carrières de pierre. » Page 131.

" En l'année 1730 , depuis le mois de juin jusqu'au - mois d'octobre, il n'y eut pas moins de 45 mille personnes « qui furent inscrites comme employées aux travaux de cet « édifice. » Page 144.

« Le roi fit acheter 1276 bœufs pour transporter les pierres, « des carrières sur le lieu des constructions. » Page 145.

« Il y eut des jours où l'on voyait sur les chemins 250( « charriots se rendant à Mafra et transportant des pierres oi « d'autres matériaux, et souvent un seul charriot était attelé d( * 50 paires de bœufs. » Page 145.

« Le tableau du maître-autel a été fait à Rome. « Page 337 " Les ouvrages en bronze ont été exécutés à Liège. > Page 384.

APPENDICE PREMIÈÎI.

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