N« 23. — GH. XXVI A
it de Burchard : Diarium, etc., ms. de la bibliothèque Corsini. — Cf. Raynal, ann. 1503, a° 11, et Diarium, etc., ap. Notices de la Bibliothèque d". Roi, rom. I, p. 118.)
h Sabbato 12 augusti 1503, in mane papa sensit se maie habere, et post horam vesperarum XXI, vel XXII venit ei febris, qua; mansit continua. Die Martia 15 augusti 1503, ex-
tractse fuerunt ei tredecim unciae sanguinis, et supervenit febris tertiana. Die Jovis 17 augusti 1503, hora duodecima accepit medicinam, et die Veneris 18 augusti 1503, circa horam 12 vel 13, confessus est R. P. D. Petro Episcopo Gulmensi, qui deiude dixit coram eo missam, et post comrnunionem suam dédit papse sacramentum Eucharistie sedenti in lecto. Quo facto finivit missam cui interfueruut quinque cardinales, videlicet Arborensis, Gusentinus, Montisregalis, Casanova. Constantinopolitanus, quibus deinde papa dixit se maie sentire.
« Hora Vesperarum data sibi extrema unctione per episcopum Culmensem expiravit, prassentibus datario, et eodem episcopo, et papse parephrenariis tantum stantibus.
« Dux (Yalentinus) numquam venit ad papam in tota ejus inflrmitate, nec in morte, nec papa fuit memor unquam sui, vel Lucretiae in aliquo mininio verbo, in tota sua inflrmitate. »
Nous ajoutons à ce document les paroles de l'historien Sardi, dont le témoignage est invoqué plus haut (p. 468) : Ma Beltrando Costabile, che allora era Ambasciatore del Duca Ercole di Ferrara in Roma, e Nicola Boncane Fiorentino, amico intrinseco del Gonfaloniere Soderino, con dieci lettere in cinque diversi giorni da loro scritte al Duca, e al Cardinale da Este, e lette da noi, mostrano la morte del papa, succeduta in otto giorni per febbre terzana, in quel tempo estivo régnante in Roma : dalla quale egli il 10° giorno di Agosto assalito, né mitigata per apertura di vena> ne rinfrescata per mannopresa, spiro la sera, che dicemmo. Poî per la subullizzione del sangue putre fatto in que' giorni restando il cadavero annerito e gonflo, sorse la fama del veleno dachi non conobbe la causa di quagli effetti. »
DÉPÊCHES D'ANT. GIUSTININIANI
TOUCHANT LA MALADIE ET LA MORT DU PAPE (Dép. 444-445, 472 et 475, 479-487.)
Roma, 11 luglio 1503.
« Oggi sono stato a Palazzo ed introdotto nelle intime camere, trovai Nostro Signore disteso sopra un letto, vestilo perô ; e con buona cera mi raccolse, dicendo che da tre giorni in qua un poco di flusso, non perô cattivo, gli aveva dato un poco di molestia, tamen sperava che anche di questo poco, da oggi in là, non saria piu niente »
Roma, 12 luglio 1503.
« Il papa facendo poco conto del suo maie, è stato al
fresco aile sue con sue te logge a veder mostra di alcuni fanti »
Roma, 14 luglio 1503.
c Oggi sono stato a Palazzo, ed introdotto da Nostro Signore, lo trovai in sale de' Pontefici, nella consueta sedia, ben pero un poco flacchetto ; ma non ch'egli non fosse di buona voglia »
Roma, 7 agosto 1503.
« Entrato fui dentro, trovai la SantitàSua nontroppo allegro, più rinchiuso dell'aria del consueto, e mi disse : Signor Ambasciatore, questi tanti ammalati che sono a Roma adesso, e che ogni giorno muoiono, ne fanno paura in modo, che siam disposti avère qualche più custodia, che non solevamo alla persona nostra »
Roma, 11 agosto 1503.
« Oggi si è celcbrata la solennità dell' elezione del
Pontefice, e la Beatitudine Sua è uscita iu capella, non con la consueta giocondità, che in simil giorno è consueLo dimostrare, ma tutto sospeso nell'aninio e travagliato nella
mente Vedete, sigaor Ambasciatore, quanti mali segui-
tano per non c'intender noi, e particolarmente coll'Illustrissima Signoria. Siate certo che tutte queste cose cesserebbero, ed ognuno si accosterebbe a noi ed a lei : e noi potremmo governare il tutto pacificamente, e ridurre presto Tltalia nell'antica libertà »
Roma, 13 agosto 1503.
« Questa sera per buona via ho inteso che la causa che ieri Nostro Signore non tenne segnatura secondo l'ordinario, e corne avea fatto intimare di voler fare, è stata perché dopo mangiare gli venue un accidente, e vomitô il pasto, con alterazione di febbre, la quale li durô tutta la notte, ed oggi ancora ne ha sentito. Per il che il Palazzo, cioè le camere, sono state serrate, e non ha lasciato introdurre alcuno; non perô che se ne ne dicesse la causa vera, ma soltanto che la Sanlita Sua era occupata col Duca per questa sua partita, e non voleva impaccio da alcuno per oggi. Il Duca ancora è in letto con febbre, e par che l'origine del maie dell'uno e dell'altro è ctu- uno di questi giorni, c fa oggi otto di, andarono a cena ad una vigna del Reverendissimo Adriano, e sttetero flno a notte, dove in tefvennero ancora altre personne, e tutti se ne sona risentiti. Il primo è stato proprio il Cardinale Adriano, chevenerdifuin cappella alla messa, e dopo mangiare gli venue un graudissimo parosismo de febbre, che gli durô flno alla mattina seguenle : ieri ancora l'ha avuta; ed anche oggi gli ètornata ; e dopo lui gli altri sono andate dietro, com'è sopracldetto. Domattina investigherô cou pari verità i particolari délia çosa, e subito ne darô avviso alla Sublimità Vostra. »
Roma, 14 agosto 1503.
« Gontinuando la febbre a Nostro Signore, questa mattina gli è stato tratto sangue; e benchè si dica délia quantità variamente, chi quattordici e chi sedici once, tuttavia in-
tendo la verità essere dieci once, che pare ancor troppo e mariviglioso in uomo di 73 anni, corne si dice essere la Beatitudine sua. Pure per questo non par la febbre cessi, ed halla avuta ancora oggi, ma non tanta quanta ieri : e verso sera ancora per buona via ho inteso essergli stata sventolata un poco la vena, cb/è segno pure che la materia non nianca. Il Duca oggi è stato peggio che non fece ieri, e. secondo come per buona via ho inteso, stante le cose in qualche sospetto di pericolo (chè altro non si puô giudicare in uno vecchio e repleto corn' è il Pontiflce) per ogni buon rispetto ha mandato a far ridurre la gente qua : e dubitando che questa fama non gli faccia danno e qualche novità aile cose di Roma, gia ha spacciato ne "luoghi d'importanza, per dare awiso a' suoi, e fare smorzare la fâma. »
Roma, 15 agosto 1503.
« Per le mie di ieri scritte per Evangelista corriere, la Serenità vostra avrà inteso in che stato si ritrova Nostro Signore ed ancora il Duca Valentino. Oggi sono stato vigilantissimo, e con ogni mezzo possibile ho investigato intendere come la cosa sia stata. Non si trova alcun t'ondamento di verità, perché non è alcuno che possa penetrarein luogo dov'è la Beatitudine Sua; e quelli che vi entrano non escon fuora;per,congettura si arbitra piuttosto maie che bene, perché tanta segretezza non causa da bene. Poi tutti i suoi, e che desiderano la salute sua, affermano che sta bene e non ha più febbre, che è cosa da non credere e contra ogni ragione : chè avendo avuto due parosismi, corn e manifesto a tutti, e trattogli non manco di otto once di sangue, non è né vero, né verisimile, che in quel corpo non continu! ancora la febbre a fare suo corso, e tanto più che le genti sue sono sollicetate ad accostarsi a Roma, ed in tutti i luoghi d'importanza sono state replicate lettere di buona custodia. I Cardinal! suoi familiari e domestici oggi sono entrati nelle prime camere ; non s'intende con certezza se sono stati introdotti più oltre, ma si crede che no ; usciti fuora mostrano allegrezza; l'intrinseco non s'intende. Del Duca si parla più liberamente, che non è senza maie, e di lui si dice essere peggiorato. Tra tutti gli altri Reverendissimi
Cardinali più intentoè allaveritàil Reverendissinio Napoli, che alcun altro; come quello che per autorità ed età gli pare avère più parte in questo Pontificato : col quale oggi mi sono ritrovato, e parlando cou me, com'è solito, con ogni confidenza, mi disse per oggi non aver potuto avère alcuna verità. E poi mi disse : Signor Ambasciatore, noi dobliamo sperare che Nostro Signore debba star bene, non di meno essendo mortale e dell'età che è, potrebbe anche essere che l'ora sua fosse venuta. Vedete che tutto il mondo è in armi, e forse che chi potrà più vorrà che l'elezione d'un nuovo Ponteflce si faccia con le armi, che sarà grandis simo scandalo e pcricolo délia GhiesadiDio ; la quale, comesempre è stata, cosi deve al présente, dato casu, esser raccomandata aU'Illustrissima Signoria, che è sola che puô rimediare a questa cosa, e far che le risse procedano, giuridicamente e senza violenza, acciô non segua qualche scisma e pericolo nella fede. E pregô me che di ciô ne dovessi dar notizia alla Sublimità Vostra. »
Roma. 16 agosto 1503.
« Stando in continua vigilanza per intender come succède la malattia del Papa e del Duca, per buona via ho inteso che flnora la febbre non abbandona né l'uno ne l'allro, e continuamente l'hanno. Vero è che il Duca l'hapiù gagliarda, ed ha i parosismi subentranti ed accidenti strani, e questa no tte passata a mezza notte ha mandato a chiamare i medici che sono alla sua cura, che non sono palatini, i quali ha ritenuto li, enon li lascia partire,e fa ancora maggior diflîcoltàin intendere lostato suo. Il Papa ha anch'egli la febbre; e questa mattina ancora l'aveva, ma più lenta del Duca; pur mai... — Il y a ici une lacune dans le texte; on pense qu'il faut la combler par ces deux mots : non cessa. — Il sangue che gli anno tratto, e in tanta quantità, è stato necessarissimo rimedio : chè certamente fin al présente actum esset de eo ; che già la materia tendebat ad caput, come principio di subetià (léthargie) ; pure ancora non è senza pericolo e l'uno e l'altro. Quel che più nocerà al Pontefice è la varie fantasie, délie quali per la natura sua in queste occorreoze non si potrà spogliare la mente ;
le quali, aggiungendo l'affanno pel maie del Duca, faranno il caso più pericoloso. Non manckerô di stare in continua inquisizione délia verità, per dar subito avviso alla Sublimità Vostra di ogni occorrenza...Quanto succédera la Sublimità Vostra ne sarà avvisata ; alla quale bo voluto spacciare il présente corriere con quanto è scritto per non la tenere in lunga aspettazione délie mie, cbe so devono essere da lei desiderate dapoi il giungere délie mie ultime. Ben le significo cbe continuando in peggio questo caso del Pontence, e chte Dio volesse far altro di Sua Santità; avro bisogno di corrieri; ne qui mi resta, se non un altro; ed a questi tempi non mi pare cbe le lettere délia Serenità Vostra debbano essere date in mano di altri, cbe non sisappia cbi siano. Pero le ricordo, débita reverentia adhibita, cbe la faccia quella provvisione cbe alla sua somma sapienza parrà. Ne mi pare fuor di proposito dirle questa parola cbe a questo bisogno, intervenendo il caso, ogni corriere di quelli cbe ordinariamente fanno l'ufficio per la Sublimità Vostra non sarà da essere adoperato; non dicoper fede,ma perché molti non sanno uscire in manco tempo del suo ordinario. »
Roma, 17 agosto 1503.
« Ieri scrissi alla Sublimità Vostra per Girolamo Pas<amonte, corriere, quanto mi accadde. Ora mi accade signiflearle corne questa mattina Nostro Signore ha preso medicina, e pure la febbre continuamente lo molesta, e non senz'a pericolo : siccome oggi per buona via bo inteso cbe il Vescovo di Venosa, primario medico di Sua Beatitudine (che è perô creatura del cardinal Sangiorgio) ha fatto intendere al suo agente qui che la malatta del Pontence è di grandissimo pericolo ; e perô debba spacciare al Cardinale che si avvicini in qua; e cosi il detto ha fatto. Essendo io poi andato a visitare il Reverendissimo Napoli, pur per intendere alcuna cosa in questa materia, Sua Signoria Reverendissima mi ha confermato il medesimo, e mostrommi una polizza scritta a lui per uno de'medici che sono a quella cura, nominato Maestro Scipio, nella quale gli scrive il Pontence star molto grave con febbre continua e grande, e che quasi pongono ogni speranza nella medicina
odierna. Questa sera al tardi tutto Palazzo era sottosopra, e, 'corne meglio possono, ciascheduno cerca di salvare il suo, tuttavia con gran segretezza : e quanto ponno i Papalisti e Ducheschi si sforzano nascondere la gravezza del rnale del Ponteflce, e lo fanno tanto poco, che sarebbe quasi... (encore une lacune qu'il faut remplir sans doute par meglio) quando dicessero il vero. E inter cetera ho inteso che i due putti (jeunes gens) (1), ovvero i governatori loro, hanno dato principio a mandar via quanto ponno délia roba loro di valuta, e per via di mare la mandano a Piombino. È stata ancora questa sera deputata custodia grande per tutti i luoghi di sospetto ; si Ange per essere venuta fama che in Bracciano son giunti molti cavalli e fanti, ma non si dice di chi ; pur si giudica che la principal causa délia custodia sia per il pericolo che si vede nel maie del Papa. Sto vigilantissimo e per ogni via e mezzo mi sforzo intendere quanto segue, per tenere benavvertitala Serenità Vostra di quel che ora per ora accade. »
Roma, 18 agosto 1503.
« Sentendo Nostro Signore ilpericolo delmale suo, questa mattina. a buon'orà, si è communicato, e sonostatiammessi dalla Beatitudine Sua alcuni de'Cardinali di Palazzo ; questa Gommunione perô è fatta segretamente, perché, quanto possono, i suoi si sforzano di tenere il suo maie occulto. Pur io ho inteso che il Vescovo di Venosa questa mattina, a buon'orà, avanti la Communione, usci dalla caméra del Papa, piangendo, dolendosi e dicendo con alcuni de'suoi che il pericolo era grande, e molto si rammaricava che la medicina di ieri non aves"se dato a Sua Beatitudine quelgiovamento che avrebbe dovuto dare. Tutta questa terra sta interdetta; pure essendo la cosa del pericolo ségreta, non si vede alcuno palese novità ; benchè tutti stiano sopra di se, con desiderioperôdiognuno che questa infermità debba essere il fine délie tribulazioni délia Cristianità. Il Duca ancora continua a star maie, e per quel che palesemente vien detto, si afferma che stia in maggior pericolo, che il Papa:
1 iTiustiuiani veut désigner ici Giovanni Borgia. un fils de César V. Pièces Justif. no 18). et Rodrigue, le fils de Lucrèce et d'Alphonse d'Aragon.
tuttavia queste sono parole dette da'suoi propri, che par loro essere di inaggior pericolo il pubblicare il mal del Papa, che quel del Duca, e perô di esso i più prudenti ne fanno poco conto, e mettono il pericolo dove egli dev'esser poslo. »
Roma, 18 agosto 1503, aile ore 19.
« In quest'ora il Reverendissimo Napoli, per uno de'suoi palafrenieri, rui ha mandato a dire che gli dovessi subito mandare il mio segretario, chè aveva a communicargli cosa d'importanza : il quale subito andô, ed essendo in conferimento con Sua SignoriaReverendissima (nel quale si diceva per nuovo avviso avuto, il peggiorare del Ponteflce, e che stava in grandissimo pericolo : dichiarandogli la singolar fede e riverenza che egli c tutta sua casa avevano in ogni tempo avuto aU'Illustrissima Signoria Vostra, ed onestamente ricercando il favore délia Sublimità Vostra, in caso di elezione del nuovo Ponteflce, non perô di altra cosa, se non che con l'autorità sua Ella dovesse fare di questa elezione, dovendosi tare, che si facesse libéra e senza violenza ne forza d'arme ; che non pote va essere se non con carico di questo serenissimo Dominio, che solo era in Italia che potesse provedere a questo bisogno, e difenderela libertà ecclesiastica, délia quale sempre era stato difensore); sovraggiunse un messo, mandato dal Vescovo di Garinola, vicario del Papa, il quale continuamente assiste la Beatitudine Sua, ed essendo stata fatta l'ambasciata, Sua Signoria Reverendissima, fatto ridurre il Segretario mio in un came rotto, parlô a questo messo, il quale partito, chiamô il Segretario mio, e disse : Signor Segretario, non più cerimonie ne belle parole; andate adesso e fatc l'ambasciatore spacci immediatamente, e dia avviso aU'Illustrissima Signoria che il Papa graviter làboral ; e costui mi ha fatto intendere, a nome del suo padrone, ch'egli dubita, se Dio non l'a miracolo, ch'egli non puô campar troppo; cd il più lungo termine che per i medici gli si 6 dato è il far délia luna. Ed in gran celerita gli detta licenza, facendogli pressa allô spacciare. Il quale essendo in quest'ora ritornato, per quanlo far i conviene al debito mio, ho voluto spacciare il présente cor-
riere alla Sublimità Vostra, alla quale signiflco clie, tuttora scrivendo, per via di uno che sta in Gastel S. Angelo, sono awisato a quest'ora essere andato al Castello uno de' palefrenieri del Papa, edavendo parlato col Gastellano segretamente, subito ildetto fece serrare il Castello, e rnettcr tutti in arme, e cou gran diligenza faceva cariear le artiglierie. »
Roma, 18 agosto 1503, aile ore 2S.
« Oggi aile ore 19 furono le ultime mie alla Sublimità Vostra per Lorenzo da Camerino, e da poi il partire suo è stato da me Maestro Scipio, medico cbe viene da Palazzo, e mi ba fatto intendere cbe dalle 16 ore in qua, volendosi levare Nos*tro Signore per avère beneficio del corpo, se gli mosse ilcatarro, ecl andô in angoscia, e da quello in qua è sempre andato di maie in peggio, siccbè, per giudizio suo questa notte terminera la vita. E, per quantomi ba narrato, per il discorso di tutto il maie ed accidenti accaduti e rimedii fatti, è da giudicare cbe il principio del suo maie sia stato apoplessia, e di questo parère è questo medico, uomo excellente nell'arte sua. Del Duca mi ba affermato cbe sta senza pericolo alcuno, sincero di febbre, e cbe a piacer suo si puô levare di letto ; il quale tuttavia, per quanto il detto mi riferisce, cbe ora viene da lui, si prépara per ridursi questa notte in castel S. Angelo, e lï farsi forte per sua sicurtà; dove ancbe sono stati mandati i due putti, e per il corritoio coperto tuttavia dal Palazzo al Castello si conduceva roba del Duca e degli altri suoi. Questa mattina a buon'ora fu spacciato cbe le genti dovessero venire in qua con ogni celerità, e per essere più presto divessero venire leggiere senza impedimento di armi ; e già n'è giunta una parte, e tuttavia si vede venir soldati. Tutti si ridussero in Borgo, ed è andato ancbe il tamburino per la terra chiamando tutta la guardia, con pena délia força a ciascuno, cbe si debbano presentare al suo Capitano a Palazzo, e lutta la gente si riduce in Borgo. La terra tuttavia va sottossopra, specialmente attorno Bancbi, i quali sono serrati, e ciascuno cerca di assicurarsi il meglio cbe puô. Sto attento in attendere l'eslrema ora, ed immediamento spacciare alla Sublimità Vostra. »
Roma, 18 agosto 1503, hora prima noctis.
In quest'ora è venuto D. Alvarotto de Alvarottis, cittadino Padovano délia Sublimita Vostra, e insiemeniente dôme s tico del Reverendissimo Sta-Prassede, e mi ha riferito che, essendo col suo Cardinale, venne 11 D. Romolino, Cameriere del Duca, e fece intendere a Sua Signoria corne Nostro Signore iu quell'ora expiraverat ; qui inpace requiescat. Il Signor Duca ed anche la persona sua raccomanda a Sua Signoria Reverendissima. Il detto anche gli fece intendere che questa mattina il Duca avea spacciato un messo al Signor Prospero Colonna a fargli intendere che volesse essere in favor suo, che da ora gli offrira restituire tutto il suo stato. Questo caso délia morte mi è stato ancora confermato per via del Reverendissimo Cardinal di Trani. »