Heuri de Campion
Ibid. Lettre du 15 avril 1644, à La Fer té-Senet erre qui commandait du côté de la Lorraine.
« Je sais que c'est vous obliger que vous donner occasion de servir la Reyne. On lui a donné advis que dans les troupes qui sont en vos quartiers il y a un lieutenant d'une compagnie de cavalerie nommé Vigé, si ami et despendant de Beaupuy qu'on a grande raison de croire que toutes les menées et cabales de monsieur le duc de Beaufort ne se sont pas faites sans sa participation et sa connoissance. Sa Majesté désire donc qu'avec adresse vous essayez, ou vous-mesme ou par l'entremise de quelque personne affidée, de le faire parler et lui tirer, s'il est possible, les vers du nez , et si vous reconnoissez qu'il soit informé de ce qui s'est passé dans lesdites cabales, que vous m'en donniez advis secrètement, et je vous ferai envoyer les ordres du Roi de ce que vous aurez à faire. »
Ibid. Lettre du 16 septembre 1645 au chancelier Seguier, où il l'invite à veiller sur l'affaire de Beaufort remise au Parlement, et de rester à Paris pour la bien suivre.
Ibid. Lettres italiennes, t. I, fol. 226, verso, lettre à Ondedei du 25 mars 1645.
« Baupui essendo stato il principal confidente di M. di Beaufort nell' assassinato ordito contro di me, si fa istanza d'haverlo nelle mani perche possi finirsi qui il processo che se ne forma, dove lui è più volte nominato; onde prego vostra signoria a voler, occorrendo, fornire ragioni al signore de Gremonvilla, acciô non possi il Papa diiendersi di non consegnarlo. »
Ibid., folio 240, verso. Lettre du 8 mai 1645 à Vincenzo Martinozzi.
« Resto molto obligato ail' applicazione del signor Ondedei per trovare ragioni dà muovere il Papa a rimettere nelle mani di S. M. la persona di Baupui senza pregiudicare alla sua giurisditione. E corne il buon 1. 28
434 APPENDICE. CHAPITRES IIIe, IVe ET Ve.
esito di questo affare mi preme grandemente, prego il detto signore d'impiegarvi tutta l'opéra sua, conferendone con il sign. card. Grimaldi, e suggerendo a M. Gueffier, conforme a quello havra aggiustato con sua Em., tutte le istanze che dovrà fare, havendo M. Gueffier ordine del Re di condursi in questo negozio conformamente a quello gli sara accennato dal sign. Ondedei, senza darne perô alcun segno nel publico; il medesimo si dovrà fare délia parte del signor Ondedei. Il negotio è pieno di giustizia , onde portato dà un spirito cosi rilevato come è quello del sig. Ondedei , devo sperare buon esito; e se per haver favorevole il fiscale, bisognasse farli qualche regalo, approverô tutto quello che di V. S. e dal sig. Ondedei si risolverà di fare. Il vascello, che serve il sig. card. di Valencay, potrebbe con ogni sicurezza inviare in Francia Raupui quando il Papa volesse rimeterlo a M. Gueffier ; nel quel caso sarà necessario valersi di tutti i mezzi imagginabili per assicurare il passaggio dà Roma a Civita Vecchia. »
Ibid., fol. 246. a Al sig. Paolo Macarani, 26 maggio 1645.
«Diverse lettere di costi portanola diligenza del sig. Mario Frangipani a favore di Baupui, uno dei principali capi délia conspiratione contro di me, et essendone stata letta una nel consiglio che era diretta al segretario di Stato, ogni uno si è miravigliato che un uomo accusato di tal delitto trovasse tanti protettori in luogo dove la dignità cardinalitia è più rispettata. Io non voglio intrare nella materia perche si puol con ragione presumere che vi habbia interesse, ma dirô solamente a V. Sign. che la condotta del sign. Mario, per il riguardo del Re et per il mio, non è buona. È vero che io non pensarô a vendicarmene, ma non vorrei che obligasse S. M. a farlo, come, certo, non sarebbe in mio poter d'impedirlo, se il detto sign. continuasse a fare ostentazione di condursi in modo di disgustare e procurare pregiudizii ad un gran Re che per essere di sette anni non lascia di havere le mani assai lunghe. Alcuni scrivono che il sig. Mario si riscalda air avantaggio di Baupui perche si persuade d'incontrare il gusto del Papa, che vorrebbe haver campo di ben trattar il suddetto e per compiacere a Spagnuoli, che lo proteggono, et per fare dispiacer a mi che S. S. non ama... Il Papa pensarà bene alla condotta che dovrà tener in un negozio di questa importanza, e molto più il sign. Mario dovrà esaminare quello li convenga. »
iBiD.jfol. 248. Au cardinal Grimaldi, % juin 1645.
« A dire il vero, io non havrai mai creduto, quando anche fossi stato certo delP aversione del Papa verso la Francia e la mia persona, che dovesse trovare protezione costi uno dei principali conspiratori contro la vita d'un cardinale. Tutto il sacro collegio vi ha grand' interesse, e i cardinali spagnuoli medesimi dovrebhero prendere parte in un'attione che nella mia persona tocca tutto il sacro collegio.... Per ritornare a Baupui, è una strana cosa che il Papa non habbia trovato commodo per lui il soggiorno nel castello di S. Angelo, che è stato il più proprio per la commodità e per la securezza aile persone le più qualificate che siano state ritenute prigioni. Io non so dove procède tanta compassione, trattandosi di caso cosi énorme e di una persona ordinaria come è il detto Baupui. Ghiunque l'ha voluto visitare non ha incontrato alcun ostacolo a farlo; e sin le persone che ha inviate costi M. di Vandomo, mi vien scritto che gl'hanno parlato, e che Mario Frangipani ha corrispondenza con il Vandomo, et ha visitato il suddetto Baupui, e che protegge publicamente il delitto et i delinquenti. Molti assicurano che il Papa sia impegnato di parola con il Gran Duca di non rimeterlo, e vedendo di non poter sene scusare in riguardo aile vive istanze che dà questa parte sene fanno, fondate nella giustizia che non potrebbe essere disputata ad un Turco, poiche per l'estratto del processo inviato apparisce pienamente il delitto di Baupui, habbia S. S. risoluto di metterlo in liiogo del quale possi il suddetto con facilita fuggirsene, assistito delli fautori di Vandomo, o di dare a questo commodità di farlo avelenare, affinche con la morte di Baupui manchi qui la principal prova per la convictione del duca di Beaufort. Si tutto questo succedesse in Barbaria, mi parebbere duro, e sarebbe senza dubbio disapprovato da tutto il mondo. Hor' pensi V. Em. quello che dove dirsene, sequendo in Roma. Io desidero con passione che il Papa sia ben consigliato in un' negozio nel quale, continuando a condursi come ha fatto sin hora, non riceverà gran soddisfatione, e Tavantaggio che havrà la Francia sarà che chiascheduno applaudira le risolutioni che S. M. prenderà in un negozio cosi pieno di giustizia, e nel quale pare che S. S. prende piacere a maltrattarla.... »
436 APPENDICE. CHAPITRES IIIe, IVe ET Ve.
Ibid. A Ondedei, 2 juin 1645.
«.... V. Signoria non potrebbe immaginarsi l'alteratione che ha cagionata nello spirito di S. M. e di tutta la corte l'avviso délia sortita dà castello di Baupui per essere custodito in una casa particolare, deirindulgenza con che si tratta seco, délia commodità che si da per la sua evasione, e délia libertà che ha ogniuno di parlarli, e sin quelli che sono inviati a questo effetto dal duca di Vandomo, et in fine dal vedersi che si ricusa tacitamente dà S. S. di rimeterlo, ancorche per l'estratto del processo inviato apparisce convicto del più infâme delitto che possi immaginarsi, e che dovrebbe più muovere S. S. et il sacro collegio, giacche doveva essere esequito non solamente nel primo ministro di S. M., ma nella persona di un cardinale. »
Ibid. Au car d. Grimaldi ,15 juillet 1645.
«... Quanto a Baupui si prenderanno qui le risolutioni che saranno credute più a proposito, nelle quali si havrà particolare riguardo a i consigli di V. Em., subito che s'intenda quello sarà seguito doppo le diligenze che ail' arrivo costi del signor Ondedei saranno state fatte. Ne entro a discorrere deir ostinasione di S. S. in ricusare di rimeterlo al Re, non ostante che sia suddito délia M. Sua e suo servitore domestico, che il processo non si possi far altrove che qui dove è la preventione délia causa, e più di vinti prigioni che si vedono complici del delitto, e particolarmente il duca di Beaufort che è il capo, e che si tratti di delitti si enormi, e contro la persona d'un cardinale, principal ministro di questa corona. Ma non tacerô a V. Em. che desiderarei grandemente per il puro servitio délia sede apostolica che S. S. fosse meglio consigliata in negozio di tanta importanza, e nel quale S. M. ha tanta giustizia che non si puo impedire che la Francia non conclude che la S. S. per piacere a Spagnuoli voglia disobbligare un si gran Re, facendo nel istesso tempo conoscere che non è impossibilità di attentare alla personna di un cardinale e trovare protezione in Roma... Il signor Paolo Macarani mi scrive che, andando in castello S. Angelo, haveva inteso del sign. castellano che Baupui diceva che il Papa non doveva rimeterlo a suoi nemici,
e che lui sarebbe contentissimo clie S. S. l'havesse rimesso al Parlamento ; ma se non vuol altra satisfazione che questa, l'ha già ricevuta perche gia sono due mesi che S. M. ha rimesso il processo al Parlamento. »
Ibid. A Ondedei, 5 septembre 1645.
« Ho veduto la scrittura che V. Sign. ha fatta nel negozio di Bau pui, che non puo essere ne più efficace ne meglio distesa. Credo solamente che si possi aggiungere qualche cosa dove si parla de origine et domicilio delinquentis, parendomi che farà gran forza quando si dira che era Insegna délia compania délie guardie a cavallo di S. M., che è il corpo più principale del regno, del quale la M. Sua più si confide, essendo composto di persone scelte, e che d'ordinario hanno dato saggio del loro valore e fedeltà con servitio reso in altri impieghi. Al suo tempo si prenderanno sopra questo affare le risolutioni più opportune, e si farà gran caso del consiglio di V. Signoria. »
Lettres à la princesse de Pha'sbourg,
BIBLIOTHÈQUE MAZARINE, LETTRES FRANÇAISES, t. Ier, fol. 415;
Lettre du 22 juillet 1645.
« 6 (Mazarin) ne doute point d'estre déchiré de Mme de Che-
vreuse; mais tout le monde sait que le plus grand crime qu'il ait commis envers elle, c'est de l'avoir bien servie, et d'avoir recherché avec tous les soins imaginables son amitié à son retour de Flandres. Il est malaisé d'estre bon Français, de travailler pour la grandeur de ce royaume, de ne vouloir pas de négociations particulières avec lee Espagnols, et de contenter Mme de Chevreuse. Elle hait 6, parce qu'elle l'a offensé au dernier point. Elle se dit persécutée et innocente; mais son médecin, qui est à la Bastille, après avoir fait par son ordre le
438 APPENDICE. CHAPITRES IIIe, IVe ET Ve.
voyage d'Espagne, n'en est pas d'accord; et outre cela 6 avoit en main de quoi la confondre, si la crainte de l'estre ne lui eût fait prendre la résolution de s'enfuir. Je prie Dieu qu'il envoie à 6 le mal qu'il veut à Mme de Chevreuse. La plus grande punition qu'elle puisse avoir sera le remords qu'elle aura toujours dans son âme d'avoir si mal correspondu à son devoir, et de s'estre perdue de gaieté de cœur, quand il estoit en son pouvoir d'être une des plus heureuses femmes qui fût au monde. On peut juger si on a eu grande haine pour elle, puisque, lorsqu'elle estoit au pouvoir des Parlementaires d'Angleterre, ils ont offert à 6 de la remettre entre ses mains, et on ne s'en est pas soucié. On ne doute point qu'elle n'aura rien oublié pour imprimer dans l'esprit du duc de Lorraine qu'il ne doit jamais se fier ni à (la reine) ni à (Mazarin) ; et comme elle ne manque pas d'artifice, et croit avoir un grand ascendant sur l'esprit de ce prince, je ne doute point qu'elle ne lui fasse de grandes impressions. Mais il pourroit bien s'en garantir s'il prenoit la peine de songer à la façon avec laquelle on a traité avec lui, et les dispositions que l'on auroit de le faire à l'avenir s'il prenoit le chemin qu'il devroit. Mme de Chevreuse a écrit à son mari que dans dix jours elle seroit à Liège »
Ibid., fol. 448. Lettre du 30 septembre 1645.
« Mme de Chevreuse, aussi bien que quelques autres personnes
qui pourroient avoir dans ce royaume les mêmes intentions qu'elle de brouiller, ne peuvent rendre un plus mauvais service aux Espagnols que de leur donner, comme elles font, de fausses espérances sur lesquelles , comme on croit aisément ce qu'on désire , ils pourroient s'embarquer obstinément dans la conduite de la guerre, sans songer sérieusement aux moyens de faire la paix, qui semble cstre le plus grand bien qui leur puisse arriver dans l'état présent des affaires. Mme la princesse de Phalsbourg a fort bien jugé ce que c'estoit que l'affaire du Languedoc; tout y est plus tranquille que dans Fontainebleau même, et il ne dépend que de leurs Majestés de prendre telle résolution qu'ils voudront et de la faire exécuter avec toute facilité; on sera pourtant bien aise d'apprendre la continuation.de la conduite des intrigues de ladite dame »
Ibid., fol. 468. Du 11 novembre.
« M. le cardinal remercie Mme la princesse de Phalsbourg des nouvelles marques qu'elle lui a données de son affection Il la supplie
de lui donner souvent des nouvelles de ce qui se passe par de là, et particulièrement de Mme de Chevreuse »
Ibid., fol. 476. Du 2 décembre.
« Il seroit extresmement important de descouvrir le sujet pour
lequel a été arrêté Fhomme de Mme de Chevreuse, et la reine prie la princesse de Phalsbourg de ne rien oublier pour en savoir la vérité , puisque Ton a déjà ici quelques lumières, par le côté de Liège', de certaines propositions que ladite dame avait faites aux ministres d'Espagne, qui sont par de là »
Ibid., fol. 492. Du 23 décembre....
« Le cardinal remercie très humblement Mme la princesse des advis qu'elle lui a donnés; il la supplie de continuer à lui faire la mesme grâce, et particulièrement en ce qui concerne MIue de Chevreuse, laquelle, selon les advis qu'on en a de divers endroits, ne songe qu'à faire des
menées contre ledit cardinal Le cardinal Mazarin a tasché de servir
toujours sincèrement le duc de Lorraine, et il a cru que ce ne seroit pas un petit bien pour la France que celui de l'attachement d'un prince de tant de mérite , et si capable d'augmenter dans la guerre les prospérités de ce royaume. Il vous assure que ledit cardinal a esté fort marri que tous ses soins n'aient pas produit l'effet qu'il s'estoit promis, ayant fait accorder par la reine toutes les satisfactions que ledit duc pouvoit raisonnablement désirer. Il est vrai qu'à présent ledit cardinal n'a pas grand crédit sur ce point , n'ayant pas réussi aux promesses positives qu'il avoit faites, que le duc de Lorraine entrerait en ce pays, moyennant ce qu'il avait arrêté avec Plessis Besançon »
Sur la correspondance que Mme de Chevreuse entretenait de Liège avec les mécontents de l'intérieur donnons encore ces lignes d'une
440 APPENDICE. CHAPITRES IIIe, IVe ET Ve,
lettre de Mazarin du 28 septembre de cette même année 1645 à l'abbé
de La Rivière, ïbid., fol. 453 : « J'ai souvent eu Ips mêmes advis
que vous me donnez de la correspondance des Importants avec la dame dont vous m'écrivez. Nous nous en entretiendrons à notre première vue. »
Ibid. Du 16 septembre 1648, à M. le marquis de Couatquin Le frère de celui qui avait donné l'hospitalité à Mme de Chevreuse).
« Monsieur ,
« J'ai reçu par vostre gentilhomme la lettre que vous avez pris la peine de m'escrire. Elle parle en termes si positifs de l'attachement que vous voulez avoir à mes interests, et de la forte passion que vous avez de m'en donner des preuves, que si je n'y respondois simplement que par des parolles, je croirois avoir mal correspondu à des avances si obligeantes, et mal connu la valeur de ce que vous m'avez donné. Je me tiens donc obligé à passer à des effets qui vous fassent paroistre la sincérité de mon affection et de mon estime; et comme je songerai de mon costé aux moyens que j'en puis avoir, je vous prie aussi de me les suggérer avec entière liberté, afin que je puisse vous faire connoistre que c'est du cœur que je parle, quand je vous asseure que personne au monde n'a plus d'envie de vous servir que moi. Cependant, je vous dirai que j'ai esté ravy de voir ce que vous me mandez des sentiments de M. vostre frère, dont je n'avois jamais douté; et la confiance avec laquelle je vous ai descouvert quelques particularités que j'avois apprises sur son subjest, en doit estre une marque bien certaine. Je suis asseuré que quand il auroit eu des lettres de Mme de Chevreuse, et que mesme il y auroit fait response, ce n'auroit esté qu'a dessein de lui inspirer les bons sentimenls qu'elle ne veut pas prendre de soi-mesme. C'est sa coustume de relever extresmement les intelligences qu'elle entretient en France, pour se
rendre plus considérable auprès des Espagnols, et je scai qu'en la dernière conférence qui s'est faite ces jours passés à Spa, entre elle, Saint- Ibar, l'abbé de Mercy et le secrétaire Galareta, elle a parlé fort librement du pouvoir absolu qu'elle dit avoir sur vous et sur d'autres personnes de qualité du royaume, qui non plus que vous n'en scavent rien, et dont aussi vous ne devez point vous soucier les uns ni les autres. Ce sont chimères et suppositions qui ne laissent pas de lui estre utiles pour se tenir en considération au pays où elle est. Le plus grand mal que j'y vois, c'est que les Espagnols s'y amusent tousjours, quoiqu'ils n'en ayent jamais tiré aucun fruit, et que ces fausses espérances leur ostent les pensées de paix que le mauvais estât où sont leurs affaires de tous costés leur conseilleroit autrement. Cependant, je demeure avec une entière cordialité, etc., etc. »
Pendant la Fronde, quand Mazarin a besoin de Mme de Chevreuse, il en parle bien différemment. Parmi une foule de lettres du cardinal qui sont sous nos yeux, nous n'en donnerons qu'une seule, tirée du recueil de la Bibliothèque Mazarine.
Lettre de Mazarin à Mme de Chevreuse, du 30 septembre 1650
(Tandis que Mme de Longueville était renfermée dans Stenay, et que la jeune princesse de Condé avec le duc de Bouillon et La Rochefoucauld essayait de se maintenir dans Bordeaux).
« Madame,
« Je dois response à deux lettres dont vous avez eu agréable de me favoriser, l'une sans datte, et l'autre du 25 de ce mois. J'obéis avec quelque contrainte à la défense que vous me faictes d'user plus d'au-
U2 APPENDICE. CHAPITRES IIIe, IVe ET Ve.
cun compliment, ayant peine à ne vous pas tesmoigner le vif ressentiment que je conserve de la continuation de tuutes les bontés que . vous avez pour moi et pour mes interests en toutes rencontres.
« Dès que j'ai appris vostre pensée touchant la rançon de M. le Prince de Ligne, j'en ai parlé à la Reyne, qui vous l'a accordée avec grand plaisir et de la meilleure grâce du monde. Plusieurs personnes avoient eu souvent la mesme prétention, mais on a tousjours rejette bien loing ces instances sur ce que Sa Majesté vouloit essayer de profiter de cette rencontre pour procurer la liberté à M. de Guise, comme vous aurez peut-estre sceu qu'il s'en est traitté bien avant, joignant quelques autres personnes au dit Prince de Ligne. C'est pourquoi il y aura d'abord quelque conduite à tenir en cette affaire avec S. A. R., et je mande à M. Le Tellier de faire en cela tout ce que vous désirerez, si vous estimez qu'il y doive intervenir, quoi que je ne doule nullement que Son A. R. dans le fonds n'en soit aussi aise que la Reyne mesme. Agréez maintenant que comme votre serviteur très passionné, je vous conjure que votre générosité accoustumée ne vous fasse point de préjudice en cette rencontre, et pour cela je me crois obligé de vous donner advis que, quand on a parlé de cette rançon on n'a pas moins offert de six. vingts mil florins, et j'estime que tenant bon on pourra porter la chose à cent cinquante mille. Vous scaurez aussi que le marquis de Pomar, qui n'avoit pas la charge qu'a le dit Prince, paye six vingts mil francs pour sa rançon, je souhaiterois de tout mon cœur que ce fut le double, et pour vostre interest particulier et pour le service du Roy mesme, à qui je connois fort bien qu'il importe, que vous ayez moyen de continuer à soutenir les dépenses que vous faites. Il n'y a, ce me semble, autre expédition à. vous donner la -dessus, si ce n'est que, quand vous serez d'accord avec le dit Prince du prix de sa rançon et que vous aurez vos sûretés pour le payement, on vous mettra es mains un ordre du Roy pour la déclaration de sa liberté. S'il y faut quelque autre chose, vous n'avez qu'à me le mander. Cependant, je crois que vous jugerez à propos de ne faire rien esclatter jusqu'à ce que vous ayez conclu vostre traité, affin de ne pas faire naistre des obstacles, qui arrivent quelquefois contre ce qu'on a pu prévoir.
« Je vois la Reyne fort résolue de faire si bien traitter Mme la maréchale de Rantzau qu'elle puisse vivre selon sa qualité. Vous croirez bien, Madame, que je m'y employerai avec chaleur par plusieurs motifs, et que la recommandation que vous m'en faites ne sera pas le moindre
« Pour ce qui est du mémoire que vous a adressé Mgr l'evesque de Verdun, j'ai entretenu, il y a trois semaines, fort au long, M. Le Tellier sur cette affaire, qui mérite de grandes considérations pour ne rien faire qui nous prejudicie dans les traittés de l'Empire, et pour ne pas faire tort au droit de M. de Feuquières. Particulièrement dans Testât présent des choses, c'est une affaire à accommoder, et cela ne se peut guères bien qu'à vostre retour par delà.
« L'accommodement de ces mouvements -ci est enfin terminé aux conditions que vous avez desja sceues, et la paix fut hier acceptée à Bourdeaux avec grande joye et acclamation du peuple, malgré tous les efforts de MM. de Bouillon et de La Rochefoucauld, et de ceux qui sont auprès de Madame la Princesse, qui ne se sont pas démentis de leur première conduite jusques au dernier moment. On nous disoit que Madame la Princesse a fait emmener M. le duc d'Enghien, par le chevalier de Rivière, nous n'en n'avons pas encore la certitude; mais il se voit qu'ils n'agissent nullement de bonne foi, et que la mesme intention de faire tout le mal qu'ils pourront, dure tousjours. Je me remets du surplus à ce que M. Le Tellier vous dira de toutes ces affaires-ci, et me contenterai de vous asseurer, que je suis, et serai inviolablement jusques à la mort, etc., etc. »