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DESCRIZIONE DI UN BANCHETTO DEL

valore délie piètre, che facesse far la pace alLegato, perché in tal caso le voleva comprar quel diamante, altrimenti voleva impiegare il prezzo in tanta polvere d'artegliarie, Aveva di più Sua Maestà un monile tutto di rose di diamanti, tramezzati di perle grossissime, e ciascuna rosa conteneva un grosso diamante in mezzo, e molti mezzani, intorno aile quali n'aveva diverse separate et appiccate in varii luoghi délia persona, e due grandi a i lati del manto, il quai' era velluto paonazzo, tutto pieno di gigli, riccamato d'oro e foderato di pelle d'armellini e con coda lunga e pesante, che due persone si affaticavano a portargliela. Vestiva ail' italiana, chè cosi se n'é contentato il Re, e con veste sparsa di gigli d'oro é tutta gioiellata e imperlata, et in vero stava cosi bene, e con tanta grazia e maestà, che appresso la bellezza naturale, era stimata, almeno da gl' italiani, la più bella donna che vi fusse, perciô che la Contessa di Overnia e la Duchessa di Vantador, figlie di Memoransy, e Madamisella di Ghisa stimate le più belle délia Corte, non l'uguagliavano di molto.

Il vestire délie Principesse, e dell' altre Dame francesi era veramente ricco, ma altretanto goffo, et havevano ben levato alcune di loro quel cercchio, che portavano a i fianchi tanto largo, che l'ho vedute piegar in taglio, per poter passare nelle parti anguste; ma, in quel cambio, s'erano poste alcune faldiglie difformatamente larghe, e senza alcuna proporzione dalla strettezza délia cintura ail' ampiezza del giro da basso. Avevano le vesti di color varj con ricami lavorati diligentemente, ma assai minutie con poco disegno. Le conciature délia testa non sono disdicevoli in chi le porta alla moderna, che si va accostando ail' italiana, con gran copia di diamanti e di perle di gran valore; non usano altre gioie, non sanno perô accomodarsele intorno, empiendosene le maniche, le spalle, et il ciufo, senz' ordine e garbo. In questo si discernevano l'italiane dalle francesi, che le poche portate dalle nostre apparivano doppiamente. Gli uomini in universale vestono molto meglio, et oggi di s'accostano tanto allô spagnolo o alT ita-

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liano, che oramai vi correrà poca difîerenza. Avevano giubboni, coUetti, e calze intiere; cappotti corti e berrette picciole di velluto ; non usano tuttavia queste berrette e cappotti fuori di nozze e di solennità principal!. I vestiti erano* ricchi al possibile, tutti coperti di ricami d'oro, lavorati a punta d'ago con esquisita diligenza e politezza; ma pativano il difetto detto di sopra del disegno, per esser troppo ammassati, confusi e minuti, ne fanno rilievo d'apparenza, e senza che discerna il campo del drappo. In Italia con la meta délia spesa si fanno apparire al doppio, ma non arrivano facilmente alla diligenza. Il Re veste con calzoni intieri, blanchi, senz' oro, e con un colletto di pelle di fiori di Spagna guarniti di nero, la berretta con un mazzo d'arioni, il cordone di perle picciole, et una gran rosa di diamanti, e sopra la coppa una collana dell' ordine di San Spirito, si come l'avevano tutti gli altri cavalieri. Con questa occasione si é vestita la Guardia de' Svizzeri di velluto leonato, e li Paggi del medesimo colore con trine d'oro, e quasi ail' italiana. Quanto aile livrée de gli altri Signori non ho visto cosa di momento.

Fattasi nella Sala piazza per il ballo al meglio che fu possibile, il Re prese la Regina, e comincio una chiaranzana, che chiamano qua // gran Ballo, la quale durô un gran pezzo ; dopo essa si fece una Nizzarda, che dicono la Branles. Si pigliorno un Cavalière et una Dama per mano alternatamente, e formano prima un gran giro, e poi se ne fa uno di capo, e conduce gli altri a suo modo, sin che si termina il suono, che gli tocca, et indi succède l'altro più vicino rimanendo quel primo alla coda ; e cosi di mano in mano, sin che tutti gli uomini hanno guidato, e siano finite tutte le sonate, perché il Ballo è terminato da certo numéro d'esse, ma l'istoria dura un gran pezzo. Appresso si fece una Corrente, dove il Cavalière presa la Dama, la va menando quasi correndo in giro, et dove la vuol piantare presala a traverso, e l'alza alquanto da terra, et ivi la lascia, et ella é subito presa da un' altro, sin che lasciata torna al suo luogo, masempre nel tinire si iaceva una

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profonda riverenza al Re. Indi fecero la Volta ; in questa gli uomini pigliano sotto le braccia le donne ; e volgendosi in giro stretto, levano alzando e ponendo in terra conforme al tempo del suono, a pericolo, se non sono lesti, di cadere ambidue, perché non puô essere che non vada loro in volta la testa. Sono tutti Balli allegri, e secondo l'umore délia nazione; i Cavalieri ballanti si levorno l'armi e la cappa, e restorno in scarpette blanche sottili, le donne fecero il medesimo delle scarpe. Il Re non entrô che nel primo Ballo, ma andando sempre inanzi et in dietro acconpagnava il suono coi gesti, e saltando qualche volta, poi veniva dal Legato a dirli quello che si faceva, et a dimandare come le piacesse. Sua Signoria Illustrissima stette sempre a sedere sopra il tavolato a pari alla Regina, et a ragionar seco, poichè Sua Maestà gliela consignô da principio perché le facesse compagnia. In vero che il Re fece tante carezze al Cardinale in tutta quella sera, quanto si possano da uomo imaginare, et a tavola in particolare stette quasi sempre volto verso Sua Signoria Illustrissima, e gli tagliava e le porgeva le vivande, lodando le migliori, e quelle che più a se piacevano, e l'onorô in ogni cosa straordinariamente.

Finita la festa che potevano essere cinque ore di notte, fece accompagnare Sua Signoria Illustrissima sin fuori dalli Prencipi, e sin a casa dal Marescial Pandolfino, et andammo a casa sul Bucentoro, come la sera avanti. In quel giorno io so dire che i Lacché si cavorono la voglia di rubbare i cappelli e mantelli, e con tanta legiadria che nessuno s'accorgeva mai chi gli avesse tolti, perché si porgevano subito il furto l'un l'altro, che nascondevano. Ma alcuni di Lione, a quali era stata fana la burla, messisi insieme la medesima notte assalirno con spade e bastoni tutti quelli che trovorono, et ammazzorono alcuni e ferirno altri malamente.

GIUSEPPE PANZI

PEINTRE ITALIEN A PE-KING (xVHI'' sicclc).

Feuillet de Conches a consacré aux Peintres européens en Chine un article paru dans le t. XXV de la Revue Contemporaine et publié à part '. Chose curieuse, il a oublié Panzi ; peutêtre n'a-t-il pas entendu parler de cet artiste ? Nous allons essayer de réparer cette omission.

Giuseppe Panzi était né le 2 mai 1734 à Crémone, suivant Sommervogel, mais l'on remarquera que dans sa lettre adressée à Bertin, de Pe-King, le 16 novembre 1777, il déclare être né à Florence et avoir fait son éducation en Italie. Il entra dans la Compagnie de Jésus en qualité de frère coadjuteur le 30 septembre 1768, fut envoyé en Chine où il arriva en 177 1 et il fut attaché à la mission des jésuites français de Pe-King. Les Jésuites avaient perdu depuis quelques années deux peintres appartenant en qualité de frères à leur société. Giuseppe Cas- TiGLiONE, de Milan, en chinois Lang Che-ning, né le 16 juillet 1688, arrivé dans la mission en août 171 5, était mort le 16 juillet 1764, à un âge fort avancé, après avoir été comblé de faveurs par l'empereur K'ien-loung dont il avait peint le portrait ; il appartenait à la mission portugaise tandis que son confrère Attirer, arrivé beaucoup plus tard à Pe-King, le 5 août 1738, était attaché à la mission française. Jean-Denis Attiret, en chinois Pa Te-ni, était né le 31 juillet 1702, à Dole, et il mourut h Pe-King le 8 décembre 1768.

Quand Panzi arriva dans la capitale de la Chine, il restait encore un peintre, frère chez les Jésuites, le tchèque Ignace SiCKELPART, Ngai Nu-tsio, né le 8 septembre 1708, arrivé à la

I. Les PeintresEuropècus en Chine et les Peintres chinois par M. F. Feuillet de Conches. (Extrait de la Revue contemporaine, t. XXV, 98^ livraison.) — Paris, Imprimerie de Dubuisson, 1856, in-8, 47 pp.

mission en 1745 ; il mourut à Pe-King le 6 octobre 1780; à l'occasion de l'anniversaire de sa soixante-dixième année, l'empereur K'ien-loung le 21 septembre 1777,1e comblad'honneurs comme il l'avait fait en semblable circonstance pour le frère Castiglione; les cérémonies qui eurent lieu à cette occasion ont été racontées dans les Mémoires concernant les Chinois, VIII, p. 283, et par Panzi lui-même dans une des lettres reproduites par Ch. de Murr que nous donnons plus loin. Sickelpart a été avec Attiret, Castiglione et le frère Jean Damascène, Augustin déchaussé, l'un des artistes qui ont dessiné les Seize Batailles de l'Empereur de Chine gravées à Paris sous la direction de Cochin.

Mais un grave événement allait troubler la quiétude de Panzi et de ses compagnons peu d'années après son arrivée : la Compagnie de Jésus avait été supprimée le 16 août 1773 par le bref Dominas ac redemplor de Clément XIV ; la nouvelle de la destruction arriva à Pe-King le 5 août 1774. L'évêché de de Pe-King était vacant depuis plusieurs années, la cour de Portugal ayant négligé d'y pourvoir, et l'administration en était confiée, en attendant la nomination du titulaire, à l'évêque deNan-King, Godefroid Xavier de Laimbeckhoven, lui-même jésuite ; celui-ci était né à Vienne (Autriche) le 9 janvier 1707; arrivé en Chine le 5 août 1738, il fut nommé évêque le 15 mai 1752, et sacré à Macao le 22 juillet 1755 ; il mourut le 22 mai 1787 à Tang Ka hang (Kiang Sou). Il envoya à Peking pour y signifier le bref du Pape, son grand vicaire, le P. Joseph de Sainte Thérèse, carme déchaussé allemand, désigné par la Propagande. La visite de ce carme est racontée par le P. Amiot dans une lettre adressée à Bertin, Pe-King 15 septembre 1776 :

L'année dernière, un carme alleman nomme le P. Joseph de S"= Thérèse, Missionnaire de la Propagande depuis environ une trentaine d'années, et faisant actuellement sa résidence à Pe-King, se transporta dans notre maison pour nous intimer, par ordre de Mr. l'cvôque de Nan-King, le bref de destruction de notre Saint-

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Père le Pape. Nous nous soumîmes avec beaucoup de respect et une entière résignation au décret du Souverain Pontife, et nous signâmes l'un après l'autre, que ne nous regardant plus comme étant sous le régime de la Société, puisqu'elle étoit détruite, nous vivrions désormais comme des Prêtres séculiers, sous la dépendance de l'ordinaire.

Le Supérieur de la Mission française, le P. François Bourgeois prenait son rang d'ancienneté parmi ses confrères ; et il s'installa avec le P. Amiot : « Continuant de vivre en commun avec MM. Amiot et Panzi, vous avez pris le parti le plus sage » écrit Bertin au P. Bourgeois, le 14 décembre 1783.

La Collection Delessert, de la Bibliothèque de l'Listitut, renferme cinq lettres de Panzi toutes adressées à Bertin et datées de Peking : 16 novembre 1777; 10 octobre 1778 ; 10 novembre 1779; 5 août 1780 avec la réponse à cette lettre datée Paris, 16 novembre 1781; 4 octobre 1784; je serais surpris que cette lettre fut la dernière adressée à Bertin par Panzi. A ces six pièces inédites que je crois de nature à intéresser, j'ai cru devoir en ajouter trois autres peu connues, insérées par C. G. von Murr, le célèbre éruditde Nuremberg, dans son Journal :^ar Kiinstgeschichte.

Pekino, 16 novembre 1777 Eccellenza

Mi permetta Vostra Eccellenza l'onore, di riverentemente manifestarli che vero e, che io son nato in Firenze, è la mia educazione pure, e stata in Italia, ma ed è ben vero ancora, che io sono stato sempre amantissimo délia onoratissima, e stimatissima Nazione Francese ; E quando io era in Roma studiando la Pittura, mi era assi gradevole conversare sovente con gli studiosi, e destri Pittori , Pensionati Francesi, che io per Io spazio di tre anni o disegnato in quella loro nobilissima Accademia, detta di Francia, le belle, e non lodate mai abbastanza, statue antiche, che là sono coUocatc a vantaggio delli studienti.

Or dunquc sappia l'Eccellenza Vostra, allora quando io stava là in Roma, appresi che l'Assistente de Gesuiti di Francia cercava un Pittore, per la Missione di Pekino, io fui si orgoglioso di offerirmi a detto Assistante, a condizione perô, che io sarei entrato nella Compagnia di Gesù, per servira questa santa Missione in qualità di Pittore : Dopo alcuna prova fatta dime in Roma, m'inviarno a fare il mio noviziato in Genova ; che di li poi dopo due anni, io parti per la Cina, contentissimo.

Arriavato per la Dio Grazia, in Pekino, i Reverentissimi PP. Francesi, e particolarmente il Reverf^o P. Amiot, degnissimo amatore délie Belle Arti, e di più ancora di quelli, che l'esercitano, mi riempirno délia loro più cortese amicizia, e benevolenza.

Ma che, Eccellenza, oggi pur sento, che più di ogni altro ancora nella Pregiatissima, e Cordialissima sua lettera scritta al Reve^^o Amiot che mi distingue particolarmente, nella distribuizione de suoi innumerabili benefizi; e come mai questo a me ? Come posso io riconoscere, suo piccolissimo vassallo, un si tanto pregiato, e benigno onore! Il regio ritratto solo di sua MaestàRédi Francia, ed è senza comparazione il più pregioso dono in se medesimo, e dalla parte ancora dell'offerente, che io possa ricevere : Onde la mia più gran pena, ed è di non avère nuUa, che vaglia da offcrire aquell'animo si generoso, ed a quanto io vi dcbba, per gli atti di singolar gentilezza con cui l'Eccellenza Vostra degnossi riconoscermi.

Ma l'anno prossimo consultera col Rev<î°. P, Amiot, per fare qualche piccola cosa di mia profifesione, ma la mia insufficienza nell'Arte, sarà disgradevole aPsi squisito gusto dell'Eccellenza Vostra. Prego per tanto la Benignità di Vostra Eccellenza a perdonare il mio rustico Italiano, e il povero mio stile non sufficiente al gran merito délia Grandezza Vostra. A scrivere in lingua Francese mi è assai dificile.

Animatoadunque dasi Dolce Fiducia, che anco questa dal'merito addiviemmi di Vostra Eccellenza ; E ricoverandomi all'ombra délia rispettevole Vostra Grazia, mi do l'onore di rassegnarmi di vera estimazione ripieno

Di Vostra Eccellenza Umiliss""' Devotiss'"° Obligatiss'"° Servitore Giuseppe Panzi, Miss'''^ délia Miss"'=. Francese Pekino. Pittore alla Corte deH'lmperatore

Le Ministre Bertin a écrit en marge : « Prié pour réponse M' Amyot de luy dire que je le remercie. »

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Eccellcnza

I tre vasidi Fiori,che a Vostra Eccellenza riverentcmente ofîcro, dipinti sono dalla pura e bella Natura, ed é opéra di un bravissimo Pittore Cinese Cristiano; e sono immitati divinamente in tutte le sue Parti. lo pregai il Rev^o. Padre Cibot', che scrivesse per far conoscere perffettamente a Vostra Grandezza detti Fiori, è il Rev^o. Padre mi a detto, che là gia fatto.

Deesi per buona legge di giustizia, mostrare riconoscenza al Nostro Degnissimo Benefattore di questa Santa Missione Francese : Niuno meglio di me per aventura conosce quanto io vi debba per gli atti di singolar gentilezza con cui vi compiacesse accogliermi, e mi apro ad un tempo il bell'adito di manifestarmi non ingratissimo per le tante riconoscenze, che si mionorarno. Cosi l'offerta, che io vi fo, più fosse pregievole, e di Vostra Eccellenza più degna che non lo è.

Ma se quale esser doverebbesi, e quale io pur bramerei che la si fusse, non puote esser ella, non diffido non pertanto, che dalla bontà di Vostra Eccellenza accolta venga cortesemente per questo se non per altro, per ché l'animo vostro generoso risguardera l'intenzioneossequiosa delriconoscentedonatore piuttosto, che il dono, il quale al Merito dell'Eccellenza Vostra nulla, o poco vale.

Siflfatta fidanza alla Benignitàsoltanto di Vostra Eccellenza appoggiata, dammi coraggio bastevole di ricoverarmi aU'ombra délia rispettevole Vostra Grazia, e mi do l'onore dï rassegnarmi di vera estimazione ripieno.

Di Vostra Eccellenza Pekino, lo ottobre 1778 Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo servitore Fratello Giuseppe Panzi, Missionario.

I. Pierre Martial C\ho\., Han Kotto-ing, né à Limoges, le 14 août 1727 ; mort à Pe-King le 8 août 1780.

Eccellenza

Debito mio spéciale di gratitudine verso il generossisimo, è liberalissimo cuore di Vostra Eccellenza, e il dover' pure di giustizzia m'obbliga di riverentemente presentare queste mie poche, e rustiche Unie all'Eccellenza Vostra. lo non ô termini sufficienti, ne tanto degni da esporre ad un Personaggio di tanto riguardevole merito, è adornato di Pietà, e Dottrina corne Vostra Eccellenza in verità lo è : Ma la Grandezza Vostra, e il vostro nobile, e grande spirito, perdonerà mille, e mille volte alla mia arditezza, é alla mia ignoranza

Primo io ardito per tamperamento, mi dispense di fare qui una lunga ed estesa numerazione délie inumerabili ed ilustre grazie, favori, e vantaggi, che l'Eccellenza Vostra con tanta cordialità mi avete procurato qui in Cina ; Egli è ora per Vostra Eccellenza, che mi si rendano più agevoli quel lavori di disegni, e pitture ch'i sono in caricato di dover fare per questo nostro Imperatore.

Io son corto di ialenio, NeU'oprar, mollo pavento ; Se d'avauii gli occhi non ô modcUo, Coraggio non à mio dehorpeniicUo.

Onde e chiaro, che ne verra dalle insigne, pregiate grazie di Vostra Eccellenza quel' di più di vantaggio, ch'io ne riporterô da miei lavori per servizio di questa santa Missione, ben che di natura, e di ingegno per questo sempre deboli.

In fine io son persuaso, che la somma moderazione di \'ostra Eccellenza, ben essa veggendo, che la laude vostra medesima non riesce da ultimo, che a laude, è glorificazione maggiore dell' amorossimo nostro signore Gesu-Cristo, con questa ossequiosa fiducia mi ricovero ail' ombra délia rispettevole Vostra Grazia e mi dô l'onore di rassegnarmi di vero rispetto ripicno.

Io contenta odorai Vaniahil Fiore, Ch'or gennoglia quasi in tut la la Terra : Bertin s'appella, e niercè Suc Valore, Menioria mai saràfra nos sotterra

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Or tien in Francia il pin sublime onore, Cbe il perfelto essa discerne, e non erra : Se il bel Fiore à pregio neV franco scno, Pur neV Sen Cinese, è gradilo àpieno.

Di Vostra Eccellenza

Pekino, lo g'"'^ 1779 Umilissimo Devotissimo, e obbligatissimo scrvitore Giuseppe Panzi délia Mission francesc.

Le Ministre a écrit en marge de sa main: « Le remercier de tout ce qu'il me dit d'honnête, et le prie de se souvenir quand il aura peint quelque personne, ou quelque chose de marque de m'en faire part : Je ne serais pas fâché d'avoir le portrait d'Akoui s'il l'a fait, et celui de Litché yao, si ce dernier toutesfois, répond comme il doit à mon procédé pour luy. »

Pekino, n. 5 Agosto 1780 Eccellenza

Umilmente ail' Eccellenza Vostra, io offro il piccolo Disegno, del Ritratto, Reverendo Domino Pietro Marziale Cibot ; Ottimo Missionario, nella Missione Francese di Pekino ; Da me ritrattato, il giorno dopo sua santa morte, tal' qaale come egli era allora: Io ben sô ch' assai più gradevole, e di più piacere saria stato, ail' Eccellenza Vostra, ch'io gl ielo avesse ritrattato da vivo : Ma non è stato a me possibile d'ottenere tal' grazia dall' amabilissimo, e modestissimo Reverendo Cibot, ben ch'io pregatolo più volte per ritrarlo, Egli mi rispondeva sempre, di non aver tempo ; ond' io di questo ne sono in gran pena, per non aver potuto saddisfare a pieno, la consolazione di Vostra Eccellenza ; ora dunque riverentemente io suplicando la Rispettosissima Eccellenza Vostra, di volere cortesemente gradire l'Effigie morte, per felice memoria, di si tantozelantissimo, e amatissimo Missionario.

Prego poi l'Eccellenza Vostra, perdonarmi ancora la niia vena poetica per quel versi, ch'io missisotto il disegno, la mia fantasia, è solamente per conservare quel' detto : Picloribus atque Poetis.

Vostra Eccellenza riceverà pure il Ritratto, del \'escovo in partibus di Delcona, Missionario in Cban sï, esso appellato Natanael Burger % di Nazione Bavara, Religioso di S. Francesco da Sisi [sic] ; qui in Pekino egli venuto per consagrare, senza Bolle Pontifie ie, il Reverendo Fra Giovanni Damasceno Sallusti^, per Vescovo di Pekino. La faccia di detto Ritratto, non è che solamente il primo abbozzo, ch'iotrovai rassembrantissimo, coll'approvazione di tutti quelli, che l'hann' veduto e conosciuto ; corne che il Prelatodi Delcona, era molto occupatonegli aft'ari délia Consagrazione, di detto Sallusti, io non ebbi più la sorte di rivederlo, per potere terminare il ritratto ; del'che, io dopo senza l'originale, non ho ardito di più ritoccarlo, pertema di non guastare quella prima viva rassembranza, che l'espettatori, con mio contento, gli ha trovato. Il fonde color' d'aria, ch'ora io faccio né ritratti, sô bene che non si costuma fare, ho sia raramente da nostri celebri Pittori Eoropei, ma Io faccio per addatarnii al costume cinese, non ributtante, che pur questo costume l'usarono qui,i bravissimi e di bon gusto, Pittori Attiretto, e Castiglioxe ; vero si é, che il fondo color' d'ombra, che costumano gl'Eropei Pittori, ne i loro ritratti, e più naturale, poiche essi figurano la persona dipinta, in una caméra, com è per ordinario, c non già in mezzo di una Piazza, come sembra, che sa figurino, questi Pittori Cinesi ; Perciô io son' ben lontano di dar censura, a miei saggi, ed amati Pittori Eoropei, anzi scusandomi io a loro, con dirli, chi praiica Io \pppo, impara a loppicarc.

Io già cominciai i Ritratti, del Reverendo Padre Amiot, e del Generalissimo A KvuEi3; questi, se a Dio place, saranno rimessi Air Eccellenza Vostra nel prossimo Viaggio.

Io non saprei mai trovare espressioni degne del Merito di Vostra Eccellenza, per io testificarli la mia Gratitudine, de Benefici, Grazie, e favori, che daU'Ecccllenza Vostra, io mi son trovato ornato a maggior vantaggio ancora di questa Missione, che l'Eccellenza Vostra, in verità n'è il Patrocinio ; onde io ne sono tenuto obbli-

I. Nathanael Burger, mineur observantin, cvcque de Dclconc, vicaire apostolique du Clicn-si, nommé coadjutcur de Nan-King, 1780 ; mort 28 août 1783.

2./ea/îDamasccne de la Conception, O. S. A. 1780; mort sept. 1781 à Pc-King.

3. Célèbre général chinoisqui s'était distingué dans la guerre dcsEleutes, choisi par K'ien-loung pour la conquête du pays des Miao-tseu. — Cf. Mémoires concernant les Chinois, III, pp. 389 seq.

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gato, d'impetrarne continovamcnte dalla Divina Macstà le Benedizioni e conservazione, a raultos annos, dell'Eccellenza Vostra. In fine ricoverandomi sotto l'ombra dclla Rispettossisima sua Grazia, Pieno di alta Stima e Venerazione

Di Vostra Eccellenza Umilissimo. Devotissimo. Obbligatissimo Servitore Giuseppe Panzi, délia Missione Francese.

Bertin répondit, non par une note, mais par la lettre suivante, la seule peut-être qu'il ait adressée à Panzi ; dans une lettre adressée au P. Bourgeois en mars 1781, il avait déjà mis en P. S. : « Remerciez je vous prie M. Panzi, je ne lui écris point, ne m'ayant écrit que pour des compliments et ne pouvant que lui répliquer de même. »

Paris, le 16 novembre 1781

J'ai reçu, Monsieur, votre lettre du 5 août 1780. Je vous suis vraiment obligé des sentimens que vous me témoignés. M. Amyot m'a envoyé les Portraits d'AKOui et d'Yu Niiiig-Tchoiing, que vous avés eu la Complaisance de me destiner, et je vous prie d'en recevoir mes remercimens. Ils m'ont fait un vrai plaisir. Quant aux portraits de MM. Cibot etDELCON que vous m'annoncez, je ne sçais si vous les aviez joints à vos dépêches ; ils ne me sont pas parvenus. Je regrette surtout celui de M. Cibot dont j'estimais infiniment les vertus et les connoissances, et dont la mort m'a été très sensible. J'espère que vous réparerez la perte de son Portrait, si vous en avez réservé une copie, et je vous en prie.

M. Amiot vous remettra de ma part quelques bagatelles, que vous voudrez bien accepter comme une marque de mon amitié, si je puis de les faire passer avec ce qui le concerne, par cette Mousson, à Canton; mais la guerre générale ne m'en laisse presque aucun espoir ; ce qui est différé au surplus n'est pas perdu.

Est-ce que vous n'avez pas reçu en son temps la figure en pied de l'Empereur Kien-Long faite en porcelaine blanche ou Biscuit, ainsi que son Portrait peint aussi sur porcelaine de France. J'aurois souhaité que le Prince eut pu le voir pour lui donner une idée de

notre industrie sur ce point ; j'aurois été bien aise d'en savoir des nouvelles. Vous connoissez, Monsieur, tous les sentiments avec lesquels je suis votre très-humble, et très obéissant serviteur,

Bertin.

Eccellentissimo Signore

Mio dover sarebbe di contribuire aile brame délia Grandezza Vostra, la quale mi dimostra con somma gentilezza esserli a grado qualche ritratto di questi gran personaggi più segnalati in merito, é che più onora il Magno Kien-Long, nostro Imperatore.

Riverentemente offro all'Eccellenza Vostra il ritratto di Ho Ta- GiN : quest'è un giovane di un merito sopprendente; Egli non ha più che 30 anni, e di già ne sono 7. o siano 8. ch' egli e grande deir Imperio, governatore délia Città, ed é il cortigiano il più favorito, et il più impiegato da questo incomparabile Monarca che di recentemente la fatto Colao '.

Mio desiderio sole è di mostrarmi ubbidientissimo ai comandamenti dell' Eccellenza Vostra ; poi sotto il pregiatissimo Patrocinio di Vostra Grandezza ricovero il mio insufficiente talento.

In oltre, niuno vi è chi più di me palesar possa le tante prodigalissime Grazie, che nel Riveritissimo Nome di Vostra Eccellenza, continovamente io ne vengo onorato.

Onde a si tanti pregiati benefici, altro io non posso che nelle mie dobolissime preghiera raccomandare al Signore Iddio, si ottimo Benefattore che umilissimamente mi dô l'egregio onore colla maggiore stima, e venerazione

Di Vostra Eccellenza Pekino, 4 Ottobre 1784

Umilissimo, Devotissimo, Obbligatissimo servitore Giuseppe Panzi délia Miss"<^. Francese.

Cette même année 1784, Giuseppe Panzi signait avec les jésuites français de Pe-King : Amiot, Bourgeois, Ventavon, de Grammont, Luigi de Poirot, la lettre du 18 novembre par laquelle ils accusaient réception de l'avis de M. Raux,dela Con-

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grégation de la Mission, nommé supérieur de la Mission française dans la capitale de la Chine, leur annonçant son arrivée en Chine avec un autre prêtre et un frère horloger.

Il est compris dans les dons que le Ministre Bertin faisait à la Mission de Pe-King; ainsi dans un envoi d'argent réparti par le P. Bourgeois le ii mai 1778 je note cette indication de Bertin :

« A M. Panzy 1200 1. et je le remercie de tout mon cœur du portrait qu'il m'a procuré. »

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Extrait des Lettres adressées à un ami le 6 et le II novembre 1776.

Nous sommes encore réunis dans cette Mission : la Bulle de suppression a été notifiée aux Missionaires, qui néanmoins n'ont qu'une seule maison, un même toit, et une table commune. Ils prêchent, ils confessent, ils baptisent, ils ont l'administration de leurs biens et ils remplissent tous leurs devoirs comme auparavant, aucun d'eux n'ayant été interdit, parce qu'on ne pouvoit faire autrement dans un Pays tel que celui-ci ; et cependant il ne s'est rien fait sans l'approbation de Msgr. nôtre Evêque, qui est celui de Nanquin. Si on se fut conduit a nôtre égard, comme dans quelques endroits de V Europe, c'en étoit foit de nôtre Mission, de nôtre Religion, et c'eut été un grand scandale pour les Chrétiens de la Chine, aux besoins desquels on n'avoit pas pourvu, et qui auroient peutêtre abandonné la Foi Catholique.

Nôtre Sainte Mission, grâce à Dieu, va assez bien, et est actuellement fort tranquile. Le nombre des Chrétiens augmente tous les jours. Les PP. Doliers^ et Cibot ont la réputation de Saints, et le sont en effet ; le premier est celui, qui maintient la dévotion au sacré Cœur de Jésus, dans l'état de plus florissant, et le plus édifiant. Ce même Missionaire a converti presque toute une nation,

1 . C. G. von Murr, Journal :(iir Ktmstgescbichte, Vllter theil. Nûrnberg, 1779, pp. 262-264.

2. Jacques François Marie Z)«V DoUières ou d'Olliéres, né à Longuyon (Moselle), le 30 nov. 1722 ; mort à Pe-King, le 2zt décembre 1780.

qui habite des montagnes à deux journées de Telcin ; je me suis trouvé toutes les fois, que ces bons Chinois sortoient d'auprès de ce Père, a qui ils avoient demandé le Batéme. J'ai remarqué dans eux les mêmes attitudes, et les mêmes expressions de tête, que nos meilleurs peintres ont su donner ou saisir si bien dans les tableaux de la prédication de nôtre Sainte Foi par St. François Xavier. C'est ici qu'on peut mieux connoitre combien grande est la grâce, que Dieu nous a faite, en nous faisant naître dans un Païs Chrétien.

Autant que l'on peut humainement juger de nôtre digne Empereur, il paroit, qu'il est encore bien éloigné d'embrasser notre Sainte Religion Catholique ; il n'y a même aucune raison de l'espérer, quoiqu'il la protège dans ses États; et c'est ce, qui peut se dire pareillement de tous les autres Grands de l'Empire. Helas qu'il y a de vastes contrées dans cet Univers, où le nom de Dieu n'est pas encore connu.

Je fais toujours mon emploi de Peintre, et je suis le Peintre, ou le Serviteur de la Mission Françoise pour l'amour de Dieu. Je me glorifie de l'être pour son pur amour; et je suis bien résolu de mourir dans cette Sainte Mission, quand Dieu le voudra.

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