‹ Mélanges offerts à M. Émile PicotChapitre 237 sur 320 · ALESSANDRO D ANCONA · texte numérisé non relu

ALESSANDRO D ANCONA

tavola ai luoghi loro. Il Legato, ultimo a partire di Chiesa, et ultimo ad entrare, trovô cosî stipata la porta, e tutto il luogo délia sala, che penô un buon quarto d'ora d'arrivare in capo, ne bastava la diligenza de' nostri ad impedire, che non venissero appresso ; le dame délia tavola di mezzo s'accostorno subito a' luoghi loro; le Maestà, e gli altri délia Tavola Regia stettero sempre in piedi sin che giunse la vivanda, ma perô ciascuno nel suo luogo dove aveva da sedere ; ella tardô una grossa mezza ora ad arrivare, e vi voile del buono a far ala, per darli il passo, e quanto più s'appressava al Re, tanto più vi si trovava strettezza. Veniva portata nella seguente maniera : andavano inanzi quattro Tamburi, doppo otto Trombe sonando ; appresso seguivano dieci Mastri di Casa con bastoni in mano assai grossi, di color giallo, che mostravano canna d'India con il capo, e mezzo cerchiato d'argento dorato : indi seguivano le due Mazze Régie d'argento dorate, con corone reali sopra, di nobil lavoro; a questi seguiva il Gran Mastro, ch' era il Conte di San Paolo, servente in questo offizio, in luogo del Conte di Soisons absente ; aveva in mano una canna d'India sottile, levata in alto, guarnita di cerchielli d'oro, con una corona in cima, et un giglio sopra. Dietro a lui venivano le vivande : li primi piatti del Re e délia Regina venivano portati dal Prencipe di Conty e Duca di Nivers, e dal Conte di Somariva ; gli altri si portavano da persone molto ordinarie e di bassa conditione : in tanto che, cominciava dal Prencipe, e finiva forse in cuoco. Nell' arrivare i Mastri di Casa alla tavola facevano una riverenza, e si tiravano da parte, et il Gran Maestro la faceva, e vi poneva sopra il bastone, indi vi si coUocava la vivanda. Con questo medesimo ordine le Maestà andorno e ritornorno dalla Chiesa ; ma doppo i Trombetti dovevano caminare gli Araldi, non intervenutivi per la strettezza del luogo. In questa guisa si porto la vivanda in tavola quattro volte, la quale da principio era nuda senza rifreddi et alcuno antipasto : si diede a lavar le mani a modo loro, cioé, con una salvietta bagnata da un capo et asciutta

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dall'altro, con la quale si lavavano et asciugavano insieme in un tempo. Mentre si stette ad aspettare la vivanda, la Regina tenne sempre un piatto in mano con la salvietta sopra, e la diede alRe con uniil inchino ; sopra il mezzo délia tavola pendeva un baldacchino di velluto rosso, trinato d'oro; sotto questo sedevano il Re, la Regina et il Legato, quella nel mezzo, l'altro alla destra, e questo alla sinistra. Seguivano alla destra, ma un pezzo lontano, Madama di Nivers, Madama di Ghisa, la Contessa di Overnia, la Duchessa di Vantador. Alla sinistra, e pure alquanto lontano, Gioiosa, Gondi, e Gevry, il Patriarca, Gioanni Battista Taxis, ambasciatore di Spagna, e Marino Cavalli, ambasciatore di Venezia. Si porto in tavola a tre piatti. Il Duca di Ghisa, il Prencipe di Gianville stavano di qua su la tavola con salviette su la spalla a servire di scalchi e trincianti. Il Duca di Mompensieri e il Duca d'Elbeuf servirno di Coppieri, uno al Re e l'altro alla Regina. Il Conte di Overnia stava dietro alla sedia del Re come Gran Ciamberlano, in luogo del Duca di Umena ; Girolamo Gondi dietro quella délia Regina con offizio di Cavalière d'onore; chè è come Aio, e le va sempre a lato in ogni luogo. La vivanda, al parère di tutti i Nostri, e de gl'istessi che mangiorno, fu di robba molto grossa et ordinaria, e lasciando stare gli ornamenti e le delicatezze, che non ve ne furno moite, o niuna, ne vi erano cose troppo esquisite; pezzi di carne grandi, alcune robbe coperte di legumi, poca polizia e niun' ordine. Portorono sul principio una gran testa di cinghiale et alcuni gran pesci, trotte e lucci con i sardelli ; forsi il meglio che vi fusse ; nel fine non vi fu pure un confetto bianco, ma solo certe père condite, e pochi frutti ; la robba fu giudicata scarsa; al bere si stentô fuori di modo, perché la gran pressa non dava addito di penetrar aile bottigliarîe ; perciô, eccettuati i coppieri délie Maestà, che andavano a pigliare il vino con la scorta de gli Arcieri, gli altri non potterono servire i loro padroni : anzi standosi un pezzo senza poter bere da principio, e cominciandosi a lamentare alcuni, si fece venir un poltrone,

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che con un fiasco in mano stava in cospetto di quei Prencipi empiendo i bicchieri, e i gentiluomini li porgevano per sopra délia tavola a i convivanti, et alcuni di quei Signori per essere più pronti, andavano col fiasco e bicchiere, porgendo bere ora a questi,ora a quelli; et in questa maniera fu dato bere al Signor Cardinale Nostro, dopo perô essere stato un pezzo ad aspettare in vano. Non si parla di sottocoppa ; solo i bicchieri délie Maestà avevano i coperchi di vetro, e li coppieri portavano seco una scudella dorata per far con essa la credenza. Aile tavole délie Dame un bicchier di vino, perché gli usano assai grandi, serviva a più d'unapersona, et in quello di mezzo portorono e levorono la vivanda li Svizzeri délia Guardia, e questo spesso, prima d'arrivare alla tavola, facevano le credenze ; era anco un piacere il vedere molti gentiluomini serviti e le Dame pigliare la robba da i piatti loro, e mangiarsela ; poiché trovandosi la più parte digiuni, e vedendo che la festa era per allongarsi a grand' ora di notte, si procacciavano il vitto al meglio che potevano. A queste tavole non fu anche molta robba, et non arrivô tutta; vi mangiorno da quindici dame per ciascuna, comprese quelle délia Regina. Le frutte servirno a tazze di maiolica, etiandio alla tavola Regia. Nel fine si cantô da buon coro di musica attioni di grazie ; e 1 evate le tavole si stette gran tempo in piedi e a ragionare ; poi entrorno li pifi"eri e viole, per cominciar il Ballo.

Ma è bene di toccare gli abiti e vestimenti di ciascun ordine di persone. La Regina uscî la mattina alla chiesa vestita alla regale, con corona e manto. La corona era picciola, e li copriva solamente la somità de' capelli, ridotta in forma piramidale, perché la potessero investire meglio. Vi erano dentro venti diamanti, quattro rubini e moite perle, tutte di gran prezzo in suo génère : in cima stava un giglio d'oro con un diamantc sopra, ch' io viddi in Venetia in mano a Paolo Bardo, e dicono che sia di Sancy, et che vaglia più di cento vintimila scudi. Il Re disse in questo proposito alla Regina a cui rincresceva il peso délia corona, et si parlava del

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