ANTONIO TEBALDEO AD ANGELO COLOCCI
R'^° M. Angelo. Ho ricevuta tandem una vostra, a che vi rispondo che non sapete quanta fatica sia stata il stare in Roma, per la grandissima peste et per le botte che davano li soldati a chi volea andare a vedere le case, come fecero prima a M. Pietro Cursio et ultimamente a me in presentia de le vostre vicine. La massara mia hebbe la peste, ond'io stetti a gran pericolo, pur Dio ne ha salvati.
Quando io fui a casa vostra, li soldati erano partiti et la massara vostra era morta, ond'io andai con la Philippa vostra comadre; et trovai ne la caméra di sopra a tetto li libri vostri et li cominciai a mettere in ordine, et in questa torno il capitaneo spagnolo et mi percosse, ond'io non li potei più andare. Dapoi è venuto tutto lo exercito in Roma et altra gente è intrata in casa vostra, talchè è stato uno altro Saccho et credo che tutti li libri siano andati in la mala hora. Non potrô intendere quel che sia successo, se li soldati non vanno fuora, come si spera, in brève.
Tutte quelle persone che erano in casa de M. Benedetto da Porto sono morte di peste, et tutte le casse, come me dissero