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Scena quarta

Ciniro, Mirra, Cecri, Euriclea, sacerdoti, coro, popoio

CINIRO

Contaminato è il rito; ogni solenne

Pompa amai cessi, e taccian gl'inni. Altrove Itene intanto, o sacerdoti. Io voglio, (Misero padre!) almen pianger non visto.

EURICLEA

Mirra più presso a morte assai, che a vita, Stassi: il vedete, che a stento la reggo?

Oh Église

CINIRO

Donne, a se medesma in preda

Costei si lasci, e alle sue furie inique. Duro, crudel, mal grado mio, mi ha fatto Con gli inauditi modi suoi: Pietosa Delusa madre, lasciala: se pria

Noi severi non fummo, è giunto il giorno D'esserlo al fine.

Ë ver: Ciniro meco

Inesorabil sia; null'altro io bramo; Null'altro io voglio. Entro al mio petto vibra Quella che al fianco cingi ultrice spada:

Tu questa vita misera, abborrita,

Davi a me già; tu me la togli: ed ecco L'ultimo dono, ond'io ti prego...

CINIRO Oh Éiglial...

CECRI Oh parole!... Oh dolor!... Deh! tu sei padre; Padre tu sei;... perche innasprirla?...

EURICLEA

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Figlia,... e non m'odi?... Parlar,... pel gran pianto,... Non posso...

CINIRO

Oh stato!... À si terribil vista

Non reggo... Ah! si, padre pur troppo io sono; E di tutti il più misero... Mi sforza

Già, più che l'ira, or la pietà. Mi traggo À pianger solo altrove. Ah! voi sovr'essa Vegliate intanto. - In se tornata,

Ella udrà poscia favellarle il padre.

EURICLEA Ecco, di nuovo ella i sensi ripiglia...

CECRI Buona Euriclea, con lei lasciami sola; Parlarle voglio.

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