LE 25 FÉVRIER
La cripta dall’autore felicemente scopertapresso Poitiers è corredatadi monumenti scritti, dipinti, scultideli’età Merovingica; nei quali si fa menzione di molti martiri. Il sagace inventore, celebrato anche per insigni scoperlà di monumenti dell’e tà classica romana, descrive, delinea, restituise in intero l’esterno e l’interno dell’ipogeo con tanta evidenza e perizia, che sembra vederlo présente a chi lo studia in si stupendaedizione. Siffatto ipogeo è unico in Francia, ove di antiche cripte sacre niun campione simile oggi èsuperstite; e sarebbe pregiatissimo ovunque perla copia e l’importanza dei monumenti, checontiene. È stato perô ed è oggelto di accese controversie : talchè il ch. monsignor Barbier de Montault, uno dei precipui campioni délia lotta^ ne hagiàregistatro una lungabibliografia e prolissa sérié di documenti {Le martyrium de Poitiers , Poitiers, 188o ; Documents de la question du martyrium de Poitiers, Poitiers et Paris, 1885J. Cardine epunto sostanziale délia conlroversia è il carattere proprioed originario délia cripta. E essa un vetusto ipogeo di martiri di Poitiers dell’elà delle persecuzioni, restaurato soltanto o riedificato da un cotale Mellebaude abbate tra il secolo sesto ed il settimo, ovvero è la cripta sepolcrale di Mellebaude fondata da lui mcdesimo ed arricchita di rcliquie di santi trasferite colà daluoghi diversi? Alcune osservazioni sulle epigrafi délia cripta potranno forse dare un piccolo contributo di luce intorno al punto controverso.
Sopra un frammento deU’architrave délia porta, mutilo in ambe le estremità, è stato letto :
mCMORlA. MELLE.
DEVOTI VENIVNT MIS QVI
croce
mono-
gramma-
tica
BAVDI. ABBl. REUM. XPI. HIC VNQUE AD IPSO PRO D1CT2 remiant kmuatim
Si noti, che la croce monogrammatica (composta coldecusse X) dee occupareil centre, e ci invita a distribuire i supplementi delle parti mancanti dell’iscrizione più o meno egualmente a diritta ed a sinistra. Nellultima linca in fine le lettere ann sono assai discoste dalle precedentiper ottenere la eguale lunghezza delle due colonne dell’epigrafe. Adunque nella parte sinistra, cioè nel principio d’ogni linea, mancano moite lettere ed intere parole; nè la lezione proposta esibisce il testo in circa completo.
In fattila formola pro dictïmis, data dalla lettura continua delle linee 2, 3, è al tutto priva disenso : si è voluto interpretarla pro diximis ( decimis ) senza poterne rendere perôragione filologica, nè allegare a comprova alcun testo ed autorità. L’ann uatim in line non si trac dalle lettere quali appaiono nella tavola fototipica vi ; ove, dopo una lineetta obbliqua, in luogo di ann... si scorge inn... La linea obbliqua dinnanzi alla i è semplice interpunzione, ovvero segnale di conlinuazione dei senso, non ostante la precedente lacuna.
Poste le quali avvertenze, si chiamino a confronte con le lettere residue di questo epistilio e coU’antitesi devoti veniunt, remeant le formoie di simili epigrafi : Hue... tristes veniunt et laeti recedunt (Roma, Grut. 1171,12) ; Quisquis hic tristis ingreditur rem, a prece laetior inde redeat (Huebner, Inscr. Hisp. Christ, n. 243) : lrist(e)s ( veniunt ) et laeti reverluntur (Teano, Donati, Suppl. Mur. 347, 6). È évidente che abbiamo in Poitiers il medesimo senso ; e dobbiamo eercarne un supplemento più o meno conforme agli esempli recitati, corne sarebbe : devoti veniunt im(di)que ad ipso (cioè ad Iesum Christum) pro dict... (tristes ni)mis qui remiant in n(omme eim laeti, consolati, o alcun siraile vocabolo).
Rimane la difficoltà di suppiire il pro dict... Laformola tristes veniunt allude in modo spéciale alla tristezza délia coscienza rea di peccati, dei quali le iscrizioni délié porte dei santuari invitano i fedeli adomandare la remissione. Nel libro pontificale si legge : diversarum gentium (hommes) undique pro sceleribus propriis apostolica limina expetebant{m Nicolao I § lxvj ed. Vignoli II[, p. 208); parole opportunissime all’intelligenza dell’oscuro passo dell’epigrafe di Poitiers. Le lettere vnqve prodict.., nascondono una formola simile undique pro sceleribus ;e corne il lapicida saltô una sillaba neU’tt^di)^, cosl pare l'abbia sallata in d(e\)ictis o d(el)ictorum vema. Insomma il senso delle linee 2, 3, qualunque sieno state le parole précisé, è il seguente : Hue devoti veniunt un[dï)~ que ad ipso (Iesum Christum' pro d(el)ict{is, ovvero delictorum, venia tristes ni)mis qui remiant innomme eius laeti , consolati o simile vocabolo).
Ora, per trovare i supplementi délia linea prima, ricorreremo .al confronto coll’epigrafe prolissa d’uno degli stipiti latéral i : in. di. nomini. ego. hic. mellebavdis. revs. et. servvs ih»i. xpo. inistitvi. mihi. ispelvncola. ista. vbi iacit. indignt. sepvltvra. mea. qvem. feci. in nomeni. dni. ivm. xpm. o(uem) am a vi. etc. : segue una professione di fede (sulla quale si consulti Dom Chamard, L'Hypogée des Hunesde Poitiers, Paris, 1883, p. 14, e l’iscrizione poi termina
cosl : Si QV1S. QV1. SON. HIC. AJIAT. ADOSABE. DNM. IBM. XPM. ET. B1STRV1T OPEBA. ISTA. S1T. ANATHEMA etc. Qui è dette in
termini chiari e precisi che Mellebaude istitul per s'e ( inislitui mihi) o per porvi la sua sepoltura cotesta cripta (ispeluncola ista ; la i dinanzi le consonanti sp è legge ordinaria di pronuncia nellatino ruslico) ; nella quale voile che fosse da tutti adorato il Signore Gesù Cristo. Corrisponde con questo senso l’epigrafe dell’architrave, che nella linea 2 dice : devoti veniunt indique ad ipso ; cioè, ad Jesum Christum ; la menzione dei quale nella frase precedente deve essere stata diretta. Raccogliendo dalP épigraphe dello stipile ciàchemancaaquelladell’architravetramceDEvoTi viene spontanea la proposta dei senso, se non delle parole : hic dns Ihs adoratur hue bevcti vïwvkt etc. JnprincL P10 dell’epigrafe forse fu scritto : in dei nomme hic me moeia ; ma non si deve pretendere di defïnire con precisione matemaüca isingoli supplementi. Basta avéré ricostituito il conteste generale deil’epigrafe scritia sulla fronte di cotesta memoria.
Entra la cripta fu costruito jin altare isolato, la cui parte superiore è demolita. Poco lungi dall’altare fu trovata una pietra, sulla cui faceia quadrilunga è scritto : emma nyhel nvbis cvm us (Emmanuhel nohiseum Deus) ■ sentenza scruta panmentiin latino sulla croce d’oro trovata in S. Eorenzo fuori delle mura di Roma, contenente reliquie délia Santa croce (Bull, crist. 1863, p. 31 e seg.), ed in greco sullo notissime' ampolle gerosolimitane delle eulogie dei luogln santi deüapassione e rizurrezione dei Signore. ’Confrontando le epigrafi délia porta con quella trovata entra la cripta è facile mtendere che alcune reliquie délia croce, od eulogie dei sanluari délia Palestina, servirono a dedicare la cripta e l’altare al culto ed &][' adorazione dei Signore Gesù Cristo.
Il P. de Là Croix ha perô letto incisi sopra altre pielre e fronti di arche i nomi di parecchi santi ; e nella lunetta d’un arcosolio ha attentamente decifrato la parte superstite d'una iscrizione palinsesta, cioè più voile depinta suU’intonaco, a memoria di alcune date solenm délia dedicatio dei luogo. Dopo moite lettere perite si legge chiaramente : inprimis sancta dedicatio ingressa est III Kal. Augustes ; seguono altre date dei mese di décembre coll’espressa designazione AeWngressio sanctorum, ed in mezzo a lettere lacéré, la cui restituzione non èpossibile discutera in brevi parole, la menzione maethebv. nohikv. exx et u ( marlyrum numéro LXXetlI). L’illustre editore vuole, che tutti cotesti marliri e santi sieno proprii di Poitiers ; e la cripta da lui felicemente scoperta sia il loro sepolcro da Mellebaude ristorato o rieditteato. Il chiarissimo signor abate Duchesne tiene al contrario, che Mellebaude abbia introdotto nella cripta, fabbricata da lui per il suo proprio sepolcro, reliquie di santi raccolte da Iuoghi diversi, segnatamente da Roma ; ove il numéro di settantadue martiri era noto ed assai venerato nella via Salaria insieme al gruppo celeberrimo di Crisanto, Dariae compagni. Il medesimo pensiero balenô in mente al référante, appena avuta la prima notizia délia scoperta, e ne scrisse al P. de La Croix. II quale perô ed i suoi commiliton’i mantengouo e difendono l’opinione, che il santuario sia tutto proprio c primitivo di martiri di Poitiers.
La più valida obbiezione, che si muove contro la interprotazione ovvia ed il senso esplicito delle epigrafi di Mellebaude, è la cripta di lui essore vera chiesa e luogo di frequente pellegrinaggio, non scmplice sepolcro privato ; nè potersi ammettere, che il sepolcro fatto a sè medesimo da un «vente sia stato da lui costituito in santuario e centra
di devotafrequenlazione. llmutuo confronte perô delle iscrizioni sopraccennate chiarisce abbastanza il concetto dcll istituzione e consacrazione di questa cripta ; nè la cosa è senza esempio. Che la memoria sepolcrale d’un devoto talvolta sia stala in pari tempo e per volonté dell’istilutore del santuario dedicata a martiri non proprii del luogo nè qum sepolti, ma rappresentati solo da reliquie portate a quell’uopo da lontane regioni, lo comprova il fatto di Launcm in Ravenna, del quale Agnello lesse l’epigrafe colla data dell’a. 433 : Stephano Protasio Geroasio b(eatis ) martynffms ) et sibi memona(m) aclernam Lauricius... dedicavit (Agnellus in S. Johanne Angelopte, c. 38). Nè mollo dissimili sono altn fatti di devoli, che raccolsero reliquie di santi ed edificarono in loro onore oratorii, raccomandando ad essi la propria sepoltura (v. Grut. 1170, 2).
Mellebaude perô nelle prolisse epigrafi délia porta non fa motto dei martiri e santi, la cui menzione è stata trovata cntro la cripta : egli parla soltanto del N. S. G. C. ed insiste perché sia quivi da tutti adorato. Ciô sembra alludere alla prima dedicatio délia cripta e dell'altare fatta 111 Kal. Augustas con lereliquie dei luoghi santi di Palestina. Più tardiavvene I ingressio sanctorûm , cioè delle reliquie di martiri e santi diversi ; nè questo è il luogo di analizzarne mmutamente le date e discutere le congetture proposte. Fra i santi y’è un Eilarius, probabilmente il celeberrimo vescovo di Poitiers : anche altri santi proprii di Poitiers possono aver fornito parte notabile delle reliquie collocate nelia cripta di Mellebaude.
Questi cenni sommarii nè tolgono nè scemano punto del pregio d’un si raro, anzi singolare, monumento, fedelmente descritto e dottamente dichiarato nell'opera magnifica presentata alla nostra Accademia.
Monsieur et vénéré Commandeur,
Il y a plus de deux ans déjà, au milieu des débats historico-archéologiques soulevés à propos d’une des plus intéressantes découvertes du Père Camille de la Croix, et du magnifique ouvrage par lui publié sous le titre de I’Hypogée-Martyrium de Poitiers, vous avez proposé une explication générale, que, sur plusieurs points, on s’est accordé à regarder comme décisive. Au milieu des richesses dont vous êtes entouré et que nous devons en quelque sorte à vos persévérantes investigations en même temps qu’à votre science, vous avez sans doute perdu un peu de vue le monument minuscule de ce coin de l’Europe, cet hypogée dont vous disiez alors qu’il est unique en France : « Siffato ipogeo e unico in Francia. » Vous voudrez bien ne pas trouver trop étrange qu’habitant du Poitou,, catholique, aimant par goût, presque depuis mon enfance, les études d’archéologie» et surtout d’archéologie sacrée, je m’attache avec une sorte de piété filiale à ce monument précieux de notre vieille histoire religieuse, et que je soumette encore à votre attention bienveillante, j’allais dire généreuse, quelques nouvelles observations.
La première concerne l’inscription qui couvrait l’architrave de l'entrée du petit monument. Comme vous l’avez fait observer, Monsieur le Commandeur, la croix monogrammatique devait occuper le milieu du linteau ou de l’architrave, et les lettres devaient être distribuées de chaque côté en nombre sensiblement égal. Certes, je reconnais que la lecture par vous suggérée est basée sur d’heureux rapprochements et des inductions d’autant plus intéressantes qu’elles s’appuient sur les monuments épigraphiques, qu’elle exprime des sentiments qui
étaient sans doute ceux des pèlerins des Dunes, mais qui n’ont pas leur place dans le texte de l’inscription. Et pourtant , est-il besoin de recourir à l’épigraphie comparée lorsque l’inscription fournit par elle-même une lecture et des éléments intelligibles ? Je ne puis le croire, et voilà pourquoi je me permets de vous soumettre une lecture un peu difïërente de la vôtre. Elle me paraît avoir le double avantage de respecter un texte clair, et peutêtre aussi dé rentrer mieux dans le caractère et la disposition qu’offrent d’autres inscriptions du monument.
Si je ne me trompe, la partie conservée du linteau présente une inscription dont le sens est complet, à la condition toutefois de restituer d’abord à la première ligne les deux lettres initiales M E, à la seconde l'A final, et à la troisième de compléter le dernier mot, peut-être innoxi , s’il commence par un 1, comme vous le proposez, ennuis , s’il commence par un A, comme l’avaient au moins suggéré le R. P. de la Croix et Mgr Barbier de Montault en lisant annuatim , et comme semblait le confirmer l’important document qui forme la lre pièce des annexes de cette lettre, nous montrant des réunions foraines annuelles se perpétuant jusqu’en 1347 sur le terrain désert de l’hypogée.
La voici :
12 lettres