PARIGI
Geoeva, 18 maggio 1078.
MiO SiGNORE,
Ne io saprei ambire la padronanza e ramicitia d'un letterato, e d'un Francese di nome più accreditato, et verso di cui maggiore sia rinclinattione d'acquistar la gratiad'un tanto sogetto; ne V. S. I. trovare huomo alcuno nel mondo che habbia maggior zelo nell' honorarla, e nel stimarla. Molti sono li litterati che m'hanno scritto del suo singolar merito nel cîelo litterario con i dovuti elogi ; ed infiniti quel che m'hanno fattohonorevoliraporti délie sue
1. Cette lettre et la suivante, en réponse à celle-ci, ont été publiées pour la première fois dans les Letter$ di Gregorio Leti (Amsterdam, 1701, t. II). Il y a de très-sérieuses raisons de douter de leur authenticité. Gregorio Leti était un écrivain peu soucieux de la vérité historique. En dédiant à la Dauphine son Histoire de Sixte-QuirU, il lui dit : « Quel ch*è ben trovato benchc falso, place più che una relatione mal composta, bonchè vera » (t. I, p. 485). Dans l'avertissement au lecteur, il annonce la publication de nombreuses lettres qui lui ont été écrites par des écrivains français, projet qu'il n'a pu réaliser, mais où sa vanité devait largement trouver son compte : les écrivains étant morts, il n'avait pas à craindre de démentis. Il est probable que G. Leti avait composé lui-môme ces lettres, comme celle qu'il met sous le nom de La Bruyère pour se faire louer par des écrivains illustres. La date de 1678 donne à penser que la lettre à La Bruyère et la réponse de celui-ci sont apocryphes : car en 1678 La Bruyère, n'ayant rien publié, n'était pas tin letterato di nome accreditato. Il est vrai qu'on peut supposer une erreur dans la transcription de la date. Les considérations historiques et politiques qui sont eiposées ici sous son nom ne paraissent du reste pas lui appartenir. — M. Ed. Fournier {la Comédie de La Bruyère, p. 21, 32, etc.,) admet cependant l'authenticité de ces lettres.
gentilissime manière di procédera con tutti. Dopo haver voluto la mia buona fortuna, che di tali iaformationi s*arricchlsse il mio spirito, troverà forse strano la sua cortese humanità, che io riccorra alla sorsa ed al fondo de' tesori. Sô che non hô merito per Tacquisto d'una corrispondenza d'un gentil' huomo letterato, alla quale aspirano con somme desio gli stranieri, e ne godono il possesso con infinitissimo piacere i cittadini. Ma Ubi abundat iniquitaSj ibi mperabwidat etgratia*.
Confido dunque che V. S. I. non troverà strano questo mio ardire di consegrarle in cotesto mio primo, ma tanto più reverente fogllo, una servitù delle più humili, con la certezza che a' defetti de' miei talenti si farà innanzi per dissiparli la virtù pretiosissima del suo animo nobile. S6 che la mià servitù gli sarà del tutto inutile, sia nello spirito, sia nel corpo, e per la debolezza delle mie forze, e per la marcanza di quelle lumière che alimentano il comercio trà letterati ; ma sô ancora che nella generosità del suo cuere non régna interesse, ma affetto, ed una sincera inclinattione d'accogliere tutti, e di non disprezzare nissuno. Non stimo bene d'avanzar più oltre le mie importunità con altre espressioni, sino che haverô la fortona d'intendere che mi farà la gratia d'aggradire che io viva,
Di V. S. I.
Humilissimo ed ubbidientissîmo servidore,
Gregorio Leti.