‹ Œuvres complètes; (volume 3)Chapitre 218 sur 295 · I. Comparez Malht-rbe, vers 43 à 48, p · texte numérisé non relu

I. Comparez Malht-rbe, vers 43 à 48, p

zt. Comparez. Mallierbc, vers 49"54> 6i-fi(i, p. H.

i. Compare/. Malherl)e, vers 79-90, p. 7.

Chi '1 men de le parole dir potesse Di sdegno, di pietade, e d'amor piene ; Che parve à Pietro di veder impresse Nel sacro giro de le due serene Luci ; scoppiar fai-ia chi lintendesse : Ma se d'occhio mortal sovente viene Virtii, che "n noi puô si: chi '1 prova, pensi, Che potè occhio divin ne gli human sensi'.

Bramoso dincontrar chi giusta pena Desse al suo grave error, poiche paura Di maggior mal lardita man raffrena; Per le folt' ombre de la notte oscura, Sen' va gridando, ovel dolor lo mena : E la vita, che dianzi hebbe si à cura, Hor più ch' altro odia, e sol di lei si duole ; E perche '1 fece errar, più non la vuole^.

LU

« Vattene \'ita, va (dicea piangendo) Ove non sia chi t'odii, e chi ri sdegni. Lasciami sol, che non è ben, ch' essendo Compagnia cosi rea, meco ne vegni.

Vattene vita, va : ch' io non intendo, Ch' un' altra volta ad esser vil m'insegni. Non vô, per allungar tue frali tempre, Uccider lAlma nata à viver sempre^. »

i. Comparez Malherbe, vers 91-96, p. 7 et 8.

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