Pauli Epist. ad Romanos, v, tiO
D'UNE AUTHENTICITE DOUTEUSE. 415
AL SIGNOIl GREGORIO LETI, (.EXEVA,
Parigi, i giugno 1G78.
MiO SiGNORE,
11 suo nome ed il siio spirito m' erano pienamente conosciuti, e sarebbe cosa difficile di non esser del tutto straniere nella Republica di lettere, per poter ignorare il luogo che V. S. tiene in questa. Ma ben si questo è vero, che io ignorava sino a quai grado arrivasse la sua aniorevolissima bontà, e la mia sorte lia voluto che ne venissi instrutto dalla lettera amorevolissima che m'hà fatto la gratia di scrivermi. Blsogna che tal sua bontà sia straordinaria per poter giungere sino alla mia persona, e posso ben' assicurarla di questo, che nel corso délia mia vita, non sono stato mai né più sorpreso ne più sodisfatto. Se pure è vero che V. S. consente che io entri nel numéro de' suoi amici, daro principio ad liaver qaalche picciola stima di me stesso già che infinitamente la stimo.
Ma, carissimo mio Signore, io non devo in maniera alcuna dubitare délia sua sincerittà, che perô da questo moinento istesso entre a considerar la sua amicitia, come una particolar beneficenza che da Lei ricevo, la quale m'accusarebbe d'una estrema ingratitudine, se io non procurassi di metter tutte le mie applicattioni maggiori per rendermene degno ed a ben conservarmela. Stimo a mia somma gloria, che a tutto il moado sia noto l'honore che V. Signoria si è degnata di farmi, e prétende che di tutto ne venga instrutto da me stesso.
Del reste, mio signore, sono stato informato che va al