‹ Œuvres de Fermat (volume 3)Chapitre 193 sur 259 · MERCREDI 15 MAI · texte numérisé non relu

MERCREDI 15 MAI

( l'a. p. igS-aoo.)

Ili.»'" Su;. Paduon col"'",

Avrei tcmuto d'infastidire troppo V. S. Illustrissima con nuova lettera, se la sua ultima delli 4 fit'' forrciite non m'avesse recata cagione (quantunque in soggetto di poco rilicvo) di rcndcrle qualche picciola servitù o più presto osscquio e conformità alli suoi commandi; avendo imparato dal savio clie, corne c'è tempo di parlare, vi lo è anche del siienzio; e dallo spiritoso Poëta Tosco ('), che

11 silciilio aiicor suole Havor prioglii c |i;irolr.

Ma Ici avcndomi fatto ronoi-e d'ordinarmi di mandarle un de' miei libri délia Physica in Inglese (-), non l'ho voluto lasciar andare senza accompagnamento di queste poche righe, pcr ringraziarla délia sua tanta compiaccnza in dire che ha intento di trascorrerlo, per avvezzarsi cosi alla nostra rozza favella; rozza in quant'al suono cd ingrata air orecchia non avvezza ad essa, ma forse, quanto alla copia, proprietà, ed energia dell' espressioni, ed ail' eleganza e politezza in ogni altro génère, che non cède punto aile più eleganti e stimate, ne délie volgari, ne delle dotte, che ahhino mai avulo prattica nel mondo, e che nelle poésie che abhiamo, non solo va del pari, ma avvanza di gran lunga li migliori o Toscaiii, o Latini, o Greci; eccettuando perô neir Eroica Omero e Virgilio, i quali dui, senza contraste, son fiiori

(M .Nous n'avons pu retrouver l'auteur de ces beaux vers.

('-) Il s'agit sans doute du premier des Two treniises cités ci-dessus, page 340, note I. Digby parle plus loin d'une traduction (latine'/) de ce Livre, faite à Paris, mais elle ne parait pas avoir été imprimée. Élait-ello entre les mains de Fermât, ([ui ne savait pas l'anglais?

d'ogni ooniparazionc cou tutti do i sccoli dopo loro, v poro prudcnteiiKMito tVco quoi Grammatioo ardito Giulio Scaligero (che maggior epitoto non gli posso concodor io, qiiantunque i pcdanti modcrni gl'affîgghino il titolo invidioso di divino Critico), cho in voce di far consura dcll' nllimo e forsc il minore di cssi, gl' orosse un altaro. Ondo voranionto allo v(dlo lamcnto la sorte che oi ha lalti

Pcniliis tolo divisos orbo Bi-itannos ( '),

poi cho abbiamo parecchie composizioni poetiche le quali moritarebhono la lucc cd il godimento universalc, e per le quali capirc, ho conosciuto quattro persone di spiriti sublimi ed ingcgnosissimi (dui Francesi, e dui Italiani), che per aver visto délie grossière interpretazioni in prosa di certi carmi Inglesi, si sono applicati con forvore a studiare nostra lingua, por bever alla schietta fonte dellc nostre acque, le quali hanno poi confcssato avergli più sedato la loro sete in simile matcria, che qualsivoglia abondante fiume di altra regio.ne in terra ferma. Per conformarmi dunquc al voler di V. S. I., ho messo in mano del mossaggiero di Tolosa lunedî passato un involto contenendo il mio detlo libro, dcl qualc voramente non ne aveva più copia appresso di me, avcndo per ciô scritto in Inghilterra, dove h stato ristampato questo trattato tre o quattro volto in ambedue le Università di Oxonio e Gantabrigia; e poi che loi si vuole penaro di dar un' occhiata a questo mio componimento, mi rallegro molto che cio sia nella lingua ne.lla quale io l'ho conceputo, per essor che quantunque il traduttore sia stalo uomo dottissimo, e la sua Iraduzione essaminata per tutto il Collegio dei Dotlori Inglesi di questa Città, tutti valenti Teologi i quali la fecero fiare per servir allo studio di tutti i loro scminarii, nientedimeno egli è cosa certa, che ci è gran differonza tra l'original ed il Iranscritto, in quanto al vigor dcU'espressione, o credo che dopo aver vissuto sempre in nostra corte polita, e conversato continuamente co'l liacone, il Seldeno e altri maggiori lumi dolla

( ' ) VinciMi Eclo)^. f, V. Ciy.

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