RICCI A TORRICELLI
k FÉVKIER 1615.
[Discepoli di Galileo, t. XLII, f" 84.]
...Se le sue occupazioni gliel permettono, la prego a volere applicare un poco su quel metodo, che io quivi sono andato indicando al meglio, che ho saputo, perché sarebbe altra cosa, che quello insegnato da Monsù de Fermât nell' Appendice de Maxima et Minima. Quanto aile figure piane cammina egregiamente a mio parère. Resta di vedere (jual sia il massimo cono isocèle in un altro cono isocèle iscrittibile, il quale io dissi esser l'équicrure nato dal massimo triangolo iscritto nel triangolo per axem del cono('). Finora non so, se verosia, ne corne si dimostri.
Accludo qui il trattato de Synereseos et Anastrophe (2), che précède ail' Appendice monstratale dal P. Mersenno, non solo per I'ordine délia dottrina, ma per la dignità délia materia e per la leggiadriadel metodo, che insegna quivi. Vedrà ella in effetti che io non m'inganno in questo. La scrittura è piena di errori derivati, penso io, dall' essere stata copiata e ricopiata più volte. Emendai quasi tulta la mia copia con fatica non ordinaria, essendo fuor di misura trasfigurata. Sentira nell' acclusa lettera del Padre Mersenno (3) quel che dica egli di taie scrittura—
(^Non seulement Fermât, mais aussi Roberval se mêlait de telles questions (t. I. p. 1 5 5 - 1 "> 7 , 167-170; t. 11, p. 6, 56, 243, 246).
(2) Intitulé dans nos manuscrits : Analytica eiusdem meihodo investigatio et imprimé sous le titre Methodus de Maxima et Minima (t. 1, p. 147- 153). Cf. l'Introduction ci-avant.
(3) Tome IV, p. 86.