XCII. - 15 MAI
DIGBY A FERMAT
( ra, p. 198-200.)
Ill"<* Sjg. Padron col"**,
Avrei tomuto d'infastidire troppo V. S. Illustrissima con nuova lettora, so la sua ultima delll 4 del corrente non m'avesse recata cajçione (quantunque in soggetto di poco rilievo) di rendcrle qualche picciola servitil o piii presto ossequio e conformità alli suoi commandi; avondo imparato dal savio che, corne c'è tempo di parlarc, vi lo fe anche del silenzio; e dallo spiritoso Poéta Tosco (*), che
11 silcntio ancor suole Haver prieghi e parole.
Ma lei avendomi fatto l'onore d'ordinarmi di mandarle un de' miei lihri délia Physica în Inglese (*), non Tho voluto lasciar andare senza acconrjpagnamenlo di queste poche righe, per ringraziarla délia sua tanta compiacenza in dire che ha intento di trascorrerlo, per avvezzarsi cosi alla nostra rozza favella; rozza in quant'al suono ed ingrata air orecrhia non avvezza ad essa, ma forse, quanto alla copia, proprietà, ed energia dell' espressioni, ed ail' eleganza e politezza in ogni altro génère, che non cède punto aile più eleganti e stiraate, ne délie volgari, ne délie dotte, che abbino mai avuto prattica nel mondo, e che nelle poésie che abbiamo, non solo va del pari, ma avvanza di gran lunga li migliori o Toscani, o Latini, o Greci; eccettuando pero neir Eroica Omero e Virgilio, i quali dui, senza contrasto, son fuori
( 1 ) \ou8 n'avons pu retrouver l'auteur de ces beaux vers.
(*) 11 s'agit sans doute du premier des 7Wo treatises cités ci-dessus, page i^o, note I. Digby parle plus loin d'une traduction (latine?) de ce Livre, faite à Paris, mais elle ne parait pas avoir été imprimée. Était-elle entre les mains de Fermât, qui ne savait pas l'anglais?
d'ogni comparazione con tutti de i secoli dopo loro, e pcrô prudentemente fece quel Grammatico ardito Giulio Scaligero (che maggior epiteto non gli posso concéder io, quantunque i pedanti moderni gl' affîgghino il titolo invidioso di divino Critico), che in vece di far censura deir ultimo e forse il minore di essi, gP eresse un altare. Onde veramente aile volte lamente la sorte che ci ha fatti
Penitus toto divises orbe Britannos ( ' ),
poi che abbiamo parecchie composizioni poetiche le quali meritarebbono la luce ed il godimento universale, e per le quali capire, ho conosciuto quattro persone di spiriti sublimi ed ingegnosissimi (dui Francesi, e dui Italiani), che per aver visto délie grossière interpretazioni in prosa di certi carmi Inglesf, si sono applicati con fervore a studiare nostra lingua, per bever alla schietta fonte délie nostre acque, le quali hanno poi confessato avergli più sedato la loro sete in simile materia, che qualsivoglia abondante fiume di altra regione in terra ferma. Per conformarmi dunque al voler di V. S. I., ho messo in mano del messaggiero di Tolosa lunedi passato un involto contenendo il mio dette libre, del quale veramente non ne aveva più copia appresso di me, avendo per cio scritto in Inghilterra, dove e stato ristampato questo trattato tre o quattro volte in ambedue le Università di Oxonio e Cantabrigia; e poi che lei si vuolo penaro di dar un' occhiala a questo mio componimento, mi rallegro mollo cho ciô sia nella lingua nella quale io Tho concepulo, per osser che quantunque il tradullore sia stato uomo dottissimo, c la sua traduzione essaminata per tutto il Collegio dei Dottori Inglesi di questa Città, tutti valenti Teologi i quali la fecero fare per servir allô studio di tutti i loro sominarii, nientedimeno egli 6 cosa certa, che ci è gran differenza tra l'original ed il transcritto, in quanto al vigor deirespressione, e credo che dopo aver vissuto sempre in nostra corte polita, e conversato continuamente coM Bacone, il Seldeno e altri maggiori lumi délia
( ' ) ViRGiLii Ec/og. A, V. (i;.