QUANDO DI CASTELLO VOLEVA MANDARLO ALL’ IMPERATORE
(Mémoires de Gran velle, 161-172.)
Sans date [ 1 5a6].
Rmo et Illmo Sigre, nella difficoltà della provincia che è toccata alle mani di V. S. tanto grande, quanto lei stessa conosce, et in recordatione della somma et estrema miseria nella quale siamo , penso non sarà se non di qualche rilevamento a quella haver quella informatione che si può di tutte le actioni che sono accadute trà N. Santità et la
maestà Cesarea, et in esse conoscere che V. S. va a principe del quale sua santità et casa sua è più benemerita che nessun altra, che nè per li tempi passati nè per li presenti si possi ricordare ; et si qualche offensione è nata in quell’ ultimo anno , non è causata nè da alienatione che sua santità havesse fatto della solita volontà et amore verso sua maestà , o per dissegno particolare di agrandire i suoi o altri , per abbassare la riputatione et stato suo , ma solo per necessità di non comportare di essere oppresso da che haveva et autorità et forze in Italia , et per molte prove che sua Beatne havesse fatto per nontii , lettere , messi et legati , non era mai stato possibile trovarsi remedio.
La santità di nostro Sre dà comincio a poter esser tale da poter servire la corona di Spagna , et la casa della maestà Cesarea , il che fu dal principio del pontificato della santa memoria di Leone suo fratello , con il quale poteva quanto ognuno sa , et la maestà sua ha provato, fu sempre di tanto studio et servitù della parte Spagnuola et imperiale, che non si potria numerare beneficio e gratia, o satisfatione di cosa alcuna, che questa parte ogni tempo habbia havuto dalla santa memoria di Leone et della Chiesa, nelle quali non solo la santità di N° Sige stando in minoribus non si sia trovato o adversario o consentiente solo , ma ancora autore , et indirezzatore et conduttore del tutto. Et per toccare quelle che sono di più importanza , solo la lega che si fece il secondo o terzo anno della santa mema di Leone per adversare alla venuta prima che fece in Italia il christianissimo rè Francesco passò sola per mano di sua santità : et se andò in persona legato per trovarsi in fatti come gli altri , dove essendo riusciti i dissegni diversamente di quello si era imaginato , et constretto la santa mema di Leone fare quelli accordi che potè con il christianissimo, il cardinal de’ Medici liebbe quella cura di conservare l’esercito spagnuolo , che ognuno di quelli che all’ bora vi si trovavano possono rendere testimonio , et usò tutta 1’ autorità che haveva col papa suo fratello , che la volontà et estremo desiderio che il rè christianissimo haveva di seguire la vittoria , et passare con tanto esercito et favore nel regno, fosse raffrenato, hor con una scusa, et hor con un’altra,
et tra l’altre , che essendo il rè católico vecchio , et per 1’ infirmità già alii ultimi anni , sua maestà aspettasse l’ occasione della morte sua, nel qual tempo l’ impresa riuscirla senza difficoltà alcuna , et succedendo assai doppo questi ragionamenti la morte del rè católico , che , credo , non ci fosse un mese di tempo , con quanta arte et fatica fosse necessario ad esprimere l’instantia grande , che il christianissimo ne faceva , ne farebbino testimonio le lettere di propria mano di sua maestà , se questi soldati che tra le altre cose hanno ancora saccheggiato tutte le scritture , o ce le restituessero , overo le mandassero alla maestà Cesarea ; et queste cose con molte altre , che tutte erano in preparare quieta et stabile 1’ heredità et successione della persona hora dell’ imperatore , et assicurarlo , etiam vivente Y avo , delli magistrati di Spagna; et tutto faceva il cardinal de’ Medici , non per privato commodo alcuno suo , anzi direttamente contra l’utile particolare , non havendo rendita alcuna di momento se non nel dominio di Francia , et non procurando mai di bavere ristoro in quello di Spagna. Successe la morte dell’ imperatore Massimiliano , et essendo la santa memoria di Leone inclinato alla parte del christianissimo per quella dignità , et opponendosi alli conati della maestà Cesarea di hora, non passò il termine della elettione , che il cardinal de’ Medici condusse il papa a non contravenirvi , et doppo fatta la elettione , ad approvarla , absolverlo dalla simonia, dal perjuro , che non poteva, essendo rè di Napoli, secondo la constitutione di papa procurare di essere impera-
tore , et reinvestirlo, et donarli di novo il regno di Napoli ; in che non so se l’affettione grande , et l’opinione nella quale il cardinal de’ Medici era entrato della bontà , et prudentia et religione della maestà sua , non s’ escusasse , et fosse più o il servitio che può molto apertamente dire d’ haver fatto grandissimo alla maestà sua overo il disservitio fatto al fratello , cioè al papa , et alla Chiesa , favorendo et nutrendo una potentia tanto grande , et da considerare che poteva indi da questo fiume erumpere una devastatione , et strage sì grande , come ora è seguito. Ma vedendo il cardinale queste due potenze di Spagna et Francia divise di sorte , che malamente , non contrape-
sando bene l’ une et l’ altre forze, si poteva sperare di pace, andò primo con questo dissegno di aggiungere tanta autorità et potere al rè di Spagna , che essendo equale al christianissimo dovesse baver rispetto di venire a guerre , et se pur la disgrada portasse , che non si potesse far di meno , essendo di opinione di anteponere il rè di Spagna al rè christianissimo, Spagna fosse in modo ferma, et gagliarda, che attaccandosi in un caso simile a quella parte , si potesse sperare esito et certa vittoria. Et se questo lo provasse con altro che con parole , se forse le cose sudette fossero così oscure che havessero bisogno di più aperta fede , ne farà testimonio la conclusa lega della santa memoria di Leone con la maestà Cesarea in tempo che era quella differenza dal stato della maestà Cesarea a quello di Francia , et tanto dissimili le conditioni che si proponevano da un lato a quelle dell’ altro, che non solo la santa memoria di Leone non doveva venire a legarsi con l’ imperatore essendo in libertà sua et arbitrio di eleggere quello che più faceva per lui ; ma essendo ligato doveva fare ogni opera per spiccarsene , et per mostrar brevemente essere con effetto quanto dico. L’ imperatore si trovava in quel tempo , che la santa memoria di papa Leone fece lega con la maestà sua , priva di ogni auttorità , nervo , amici et reputatione , havendo persa in tutto 1’ obedienza in Spagna per la rebellione di tutti i popoli , essendo tornato dalla dieta , che sua maestà haveva celebrata in Vormatia, escluso di conclusione bona, di aiuti , et favori , che si fosse proposta ottenere in essa ; havendo la guerra già messa nei suoi paesi in due lati , in Fiandra per via di Ruberto de la Marcia , et in Navarra , il qual regno tutto era già andato via , etredottosi alla obedienza del rè favorito da’ Francesi. Li Svizzeri poco avanti si erano di novo allegati col christianissimo, con una nuova conditione di obligarsi alla defensione del stato di Milano , che il christianissimo possedeva, cosa che mai per avanti havevano voluto fare. Il sereniss0 rè d’ Inghilterra , del quale forze l’imperatore faceva fondamento per la parentela tra loro , et per la inimistà naturale con Francia , mostrava esser volontieri per starsi a vedere , come con prove poi con gli effetti , non si movendo a dar pur un minimo aiuto all’ im-
peratore per molta necessità in che lo vedesse , et per molta instanza che gli ne fosse fatta, salvo doppo la morte di papa Leone. Il christianissimo all’ incontro, oltre la potentia grande unita da se et pronta, l’ unione della illustma signoria di Venetia, questa nuova leanza de’ Svizzeri , si ritrovava tanto più superiore nel resto , quanto gli causava la potentia sua, et la facevano magiore i molti et infiniti desordini, ne’ quali dico di sopra che la maestà Cesarea si ritrovava; le speranze et propositioni dei preinij, et commodità del sucesso et prosperità che le cose havessero havuto , erano molto diverse : il christianissimo voleva dare di primo colpo Ferrara alla Chiesa, avanti che per sua maestà si facesse altra impresa. Poi nel acquisto del regno di Napoli , a che sua maestà christianissima inhiava, per non venire alli particolari , dava tanta commodità alla Chiesa circa ogni cosa , che li tornava di più commodo et utilità et sicurtà assai che non saria stato se ci l’ havesse lasciato tutto in quest’ altra banda , non vi era cosà ninguna salvo proposito di mettere il stato di Milano in Italiani , et far ritornar Parma et Piacenza alla Chiesa; et nondimeno essendo et nella facilità dell’ impresa in una parte , et nell’ altra il pericolo così ineguale , et aggiongiendovisi ancora la disparità delli guadagni sì grande , potè tanto la volontà del cardinal de’ Medici appresso il papa, et appresso sua signoria reverendissima , 1’ opinione della bontà et religione della maestà Cesarea , che mettendosi nella deliberatione, che era necessaria fare o in un luogo , o in un altro, questa imaginatione avanti agli occhi , non volle dar parte della vista ad altro consiglio, nè ad altro essamine, se non darsi in tutto, et per tutto a quella parte, donde sperava più frutti d’ animo santo et christiano, che di qualsivoglia altri premij che temporalmente havessero potuto provenire per altra via. Et che sia vero chi ha visto che non essendo successe le cose in quel principio , secondo che si sperava , et essendo consommati i danari , che per la prima portione sua maestà Cesarea haveva dato, et vedendosi male il modo che si facesse provisione per più , la santa memoria di Leone per sua parte et sua signoria reverendma molto più per la sua , non mancò mettersi la sustantia
della patria et sua, et di quanti amici et servitori che havesse et ultimo loco la persona sua propria, della quale si conobbe l’ importanza et il frutto che ne seguì. Morse in questo la santa memoria di Leone , et benché sua beatitudine si trovasse mimico tutto il mondo , perchè quelli che haveva offesi della parte francese , tutti si erano levati contra il stato et dignità sua temporale et spirituale, gli altri della parte dell’ imperatore , parte non lo volsero , aiutare , parte gli furono contrarij, come Y. S. sa molto bene, nondimeno nè il pericolo o offerte grandi delli primi , nè ingratitudine o sdegno delli secondi bastorno mai tanto che lo facessero movere pur un punto minimo della voluntà sua ; parendogli che così come 1’ animo della maestà Cesarea et la opinione di esso era stato suo scopo et obietto , così quello dovesse essere sua guida; et non potendosi imaginare che questo nascesse dall’ animo suo , nè potendo per il tempo breve suspicarlo, volse più presto comportare ogni cosa, che mutarsi niente ; anzi come se fosse stato il contrario , di niuna tenne più conto , che di fare un papa buono parimente per la maestà sua come per la Chiesa; et che 1’ opinione fosse, anzi certezza, che non fosse quasi differenza a far papa papa Adriano o l’imperatore proprio , ognuno lo sa , secondo che ancora che niuno fu più autore et conduttore di quella creatione del cardinal de’ Medici. Hebbe a far pruova se il giudicio , il quale sua signoria haveva fatto della maestà Cesarea , li riusciva tale quale sua signoria reverma si era imaginata, perchè avanti 1’ animo di sua signoria tutto occupato a servir la maestà sua non haveva pensato di distraherle in cura sua , o de’ suoi particulari , nè era sì avido o poco prudente, che s’imaginasse i premij corrispondenti a’ meriti . Anzi in questo pareva di haver perfettamente servito et meritato assai , no havendo obietto niuno tale , et essendo rimesso in tutto et per tutto alla discretione et liberalità della maestà sua. E vero che trovandosi, più di due anni quasi primo che la maestà sua non pensava , nè credeva poter ricever tanto beneficio et servitio dalla casa de’ Medici, promesso per scritto di sua mano , uno stato nel regno di Napoli di sei milla ducati, et una moglie con stato in dote di dieci milla,
pur promesso a quai tempo per uno de’ nepoti della santa memoria di Leone et di sua signoria reverendissima. Et non si essendo mai curati di entrare in possesso del primo , et venire ad effecto del secondo, per parergli di haver tutto in certissimo deposito in mano della maestà sua, morto papa Leone, et non essendo rimasto segno alcuno di bene verso la casa de’ Medici che le facesse ricordo di liaver havuto tanto tempo un papa , se non questo , mandando sua signoria reverendissima alla maestà Cesarea a farle riverenza et dare conto di se, dette commissioni della espeditione di questa materia , che se ne facesse la consignatione et li privilegi , et venisse all’ effetto. Ma sueesse molto diversamente di quello , che non solo era l’ opinione nostra , ma di ognuno , perchè in cambio di vedere che si pensasse a nuovi premij et gratitudine per li quali si conoscesse la ricognitione dei benefitij fatti alla maestà sua , et la casa de’ Medici si consolasse vedendo non haver fatto molta perdita nella morte di papa Leone , si messe difficoltà tale nella speditione delle cose sudette, non come se si fosse trattato di un stato già stabilito et debito , et per conto molto diverso et inferiore alli gran meriti che si erano aggiùnti poi , ma disputare non altrimenti che se la casa de’ Medici gli fosse stata nemica, facendo obiettione di sorte che ancorché fosse stata in quel termine , non si dovevano fare , perchè la fede , et quello che è una volta promesso si vuol servare in ogni tempo. Pur si replicò et mostrò il torto che si riceveva , talmente che in cambio di sperar più, o di havere almeno intieramente quello era promesso d’ un stato di sedici milla ducati, sei , di sua maestà propria, et dieci di dote che si doveva dare , se risolse in tré. Nel qual tempo essendo il cardinal de’ Medici informato di tutto , se sua signoria reverendissima non si mosse dalla devotione della maestà Cesarea, perseverando non come trattato, ut suprà , ma come se fosse stato remunerato a satietà, si potrà dire che sua signoria rever1113 l’havesse fatto per forza , essendo la potenza dell’ imperatore fermata di sorte che non poteva fare altro , overo per mancarle partito con altri principi , overo per trovarsi en qualche gran necessità, alla quale fosse più pronto prestare aiuto all’ imperatore
che ad altri. Ma chi si ricorda del stato di quelli tempi , che è facile, essendo assai fresca la memoria, conoscerà che 1’ esercito et parte imperiale in Italia , per il nuovo soccorso che Francesi havevano mandato , reparando 1’ esercito et forze loro con l’ illustrissima signoria , era in grandissimo pericolo , et in man di nissuno era più in Italia , per l’opportunità del stato, amici, parenti, dependenti, danari, gente , che del cardinal de’ Medici , far cadere la vittoria in quella parte dove gli fosse parso ; et che al cardinal de’ Medici furono mandati a far partiti amplissimi , come senza dirlo essendo tale si può imaginare ; et che trovandosi con infiniti nimici intorno , li quali per stare sua signoria salda nella volontà verso l’imperatore cercavano oprimerlo , non solo poteva sperare aiuto dalli Cesarei , ma essi havevano mal fatto fatti loro , se da signoria reverendissima non havessero ricevuto ogni sorte d’ aiuto , tanto ad acquistare la vittoria , quanto a mantenerla , essendosi spogliato sin’ all’ ossa , et se et la patria , per pagare una grossa contributione che fu imposta per pagare l’essercito et tenerlo unito. Direi volontieri con numerando tanti offitii et infiniti meriti del cardinal de’ Medici et di casa sua, qualche beneficio che la maestà Cesarea o spetie di gratitudine havesse usato verso di loro , tanto per dir la verità , quanto ancora per escusare in questo modo la perseverantia mai interrotta per alcuno accidente verso la maestà Cesarea, et diffenderla da chi la volesse chiamare più presto ostinatione che vero giuditio. Ma non vi essendo niente , non lo posso far di novo, salvo se non si dicesse, che in cambio di 22 m. scudi d’ entrata persi in Francia, sua maestà gli ordinò in Toledo una pensione di 1 o m. escudi, dei quali ancora adesso in parte ne resta creditore. E vero che nelle lettere che sua maestà scriveva in Italia a tutti i suoi ministri , et oratori et capitani , li faceva honorata mentione di sua signoria reverendissima , et commetteva che facessero capo a quella , et ne tenessero gran conto per insino a commeterli , che se Dio disponesse della santa memoria di papa Adriano , non attendessero a far papa altro che sua signoria reverendissima. Donde nasceva che tutti facevano nei negotii loro capo a Firenze , et communicavano le fa-
cende , et quando si haveva a trattare di danari , o di altra sorte di aiuti , a nissuno si ricorreva con più fiducia che a sua signoria reverendissima, favorendola gagliardamente contra la mala dispositione che papa Adriano, per triste informationi ingeste da Volterra, mostrava bavere di sua signoria; nelle quali cose non facendo ingiuria al buon animo che la maestà Cesarea potesse havere verso la persona del cardinale , dirò bene che sua maestà si governava prudentissimamente in volere che si mantenesse una persona di tanta authorità in Italia , la quale per poca recognitione che gli fosse stata fatta , non si era mai mutata un pelo del solito suo , et non potendo succedere come negli altri stati , che mutandoli forma et reggimento se ne fosse potuto , così in questo , sentire i medesimi frutti et commodità che faceva sua maestà stando integro et in Firenze il cardinal de’ Medici. Morto Adriano fu il Card1 creato papa, dove ancorché i ministri et gli altri dependenti da Cesare havessero gagliarde commissioni , parte si portorno come volsero. Et alcuni che all’ ultimo discesero poi a favorire a sua creatione, il primo protesto che essi volsero fu, che non intendevano per niente che sua signoria reverendissima conoscesse l’opera loro ad instanza dell’ imperatore, ma quello facevano per mera dispositione privata. Et nondimeno fatto papa, ritenne sua santità la medesima persona del cardinal de’ Medici , quanto comportava una unione tale insieme , con la dignità nella quale Dio fhaveva posta , et se in pesare queste due parti del debito del pontcficato et dell’ afettione verso 1’ imperatore sua santità non si havesse lasciato vincere , et fatto pesare più 1’ ultima , forse il mondo saria più anni fà in pace , et non patiriamo hora queste calamità. Perchè trovandosi nel tempo che sua santità fu papa due eserciti gagliardi di Cesare in Lombardia , et del rè christianissimo , et il primo oppresso di molte difficoltà di potersi mantenere se Nro Sigre non l’aiutava , come fece , con lasciar le genti ecclesiastiche et fiorentine in campo, con dar le tante decime nel regno, che ne cavò 8o m. scudi, et farli dare contributione da Firenze , et sua santità ancora prontamente danari et infinite altre sorti de aiuti , forse quella guerra haveria havuto più moderato esito.
et da sperar fine di travagli , et non incominciamento a nuove et maggiori tribulationi; alle quali sperando nostro signore tanto più trovare forma , quanto oltre alf autorità ordinaria che credeva bavere con l’ imperatore , et per consigliarlo bene , ci haveva ancora aggiunto queste nuove demonstrationi , senza che non haveria potuto vincere , non solo non fu dato niun luogo al suo consiglio , che dissuadeva il passare in Francia con 1’ essercito, anzi in molte occurrenze s’ incominciò a mostrare di tenere un poco conto di sua santità , et favorire Ferrara in dispregio di quella; et in cambio di lodarsi et ringratiarla di quanto haveva fatto per loro , querelarsi di quello non si era fatto a voglia loro, non misurando prima che tutto si facesse per mera dispositione , senza obligo alcuno , et poi se bene vene fossero stati infiniti , che molto maggior doveva esser quello che tirava sua santità a fare il debito suo con Dio, che con l’ imperatore. L’ esito che ebbe la guerra di Francia mostróse il consiglio di Nro Sigre era buono, che venendo il christianissimo adosso all’ esercito Cesareo che era a Marsiglia, lo constrinse a retirarsi , di sorte che il christianissimo seguiva con una celerità , che prima fu entrato in Milano che loro ci potessero provedere ; et fu tanto terrore in quella giornata del signor viceré , secondo che 1’ huomo di sua santità che era appresso a sua Eccenza scrisse, che non saria stato partito quale sua signoria non havesse accettato dal christianissimo, et prudentemente , vedendosi in estrema mina, se la ventura non havesse aiutato di far che il christianissimo andasse a Pavia , et non a Lodi, dove non era possibile stare con le genti che vi si erano ridotte. Hora si le cose si ritrovavano in questi termini et tanto peggiori , quanto sempre in casi così subiti 1’ huomo s’imagina et nostro signore in molta male intelligenza col christianissimo , et poca speranza di non baver et sperare o temere se non male di sua maestà , per la memoria delli servitii fatti all’imperatore in minoribus, et per la continuatione della protettione et favore delle cose sue etiam venuto al pontificato. Et se il signor viceré havesse potuto con honor suo chiedere o trovar partito , 1’ haveria preso molto volontieri , che doveva fare nostro signore , il quale non haveva speranza nè presidio
alcuno con che aiutarsi , se non quanto havesse havuto la maestà Cesarea, et quello lo vedeva abietto, et quasi in ruina? Per che non si deve colpare anzi lodare sommamente la santità sua , che avendo commodità di provedere a se et agli amici non lo facesse , massime havendogli Iddio mandato opportunità di farlo, di sorte che non solo alcuno si doveva lamentare di sua santità , ma lodarlo , et rimanerle obligato in infinito. Fatto che fu nostro signore papa, non mancò il christianissimo di mandar subito messi a supplicare sua santità , che come Dio 1’ h aveva posta in luogo sopra tutti , così ancora si volesse mettere sopra se stessa , et vincere le passioni , quali le potessero essere rimaste , et di troppa affettione verso la maestà Cesarea , o di troppa mala volontà verso la sua ; et che rimarria molto obligato a Dio et alla santità sua se tenesse ognuno ad un segno , interponendosi a far bene, ma non mettendosi a favorire una parte contra faltra. Et se pur per suo interesse o dessegni sua beatitudine giudicasse bisognarle un appoggio particolare d’ un principe , qual poteva haver meglio che quello di sua maestà, che naturalmente era figlio della Chiesa et non emulo , desiderava et era solito operar grandezza di essa , et non diminutione ? Et quanto alla volontà poi da persona et persona, le faria bene partiti tali che sua santità conosceria che molto più ha guadagnato in far conoscere quanto meritava offendendo et disperdendo sua maestà, che aiutando et favorendo l’imperatore. Venendo a particolari grandi, Nr0 Sigre accettava la primera parte, di essere amorevole a tutti ; et benché poi con gli effetti dependesse più all’ imperatore , oltre all’ inclinatione , lo faceva ancora con certissima speranza di poter tanto con l’ imperatore , che facilmente lasciandosi sua maestà Cesarea governare et movere da sua santità , non fosse per esser sì grave quello que offendeva il christianissimo , quanto li saria più commodo in facilitare et aiutare gli accordi che si havessero havuti a fare nella pace. Ma succedendo altrimenti , et facendo il christianissimo, mentre l’esercito Cesareo era a Marsiglia, risolutione di venire in Italia , mandò , credo, da Ais un corriere con la carta bianca a nostro signore per mezzo del Sr Alberto da Carpi , con capitolatione favo-
revoie et amplissimi mandati , et con una demonstratione di animo tale , che certo 1’ haveria potuto mandare al proprio imperatore ; perchè da volere il stato di Milano impoi , era contento nel resto reporsi in tutto et per tutto alla volontà et ordine di nostro signore ; et non essendo questo come Dio è, mai sua santità non si volse risolvere se non quando non la prima , ma la seconda volta , fu certa della presa di Milano , et hebbe lettere dal suo huomo , che tutto era spacciato, et che il signor viceré non lo giudicava altrimente. Mettasi qualsivoglia amico o servitore, o fratello, o padre, o fimperatore medesimo in questo luogo, et veda in questo subito et ancora nel seguente, che cosa haveria potuto fare per beneficio suo, che molto meglio sua santità non 1’ habbi fatto ; dirò meglio , perchè son certo , che tra quelli da chi forse sua maestà ha sperato et spera meglior volontà , poiché si trovavano obligati , haveria voluto tener altro conto dell’ obligo , che non fece la santità sua , la quale havendo reposto in mano sua di far cessare l’arme, nè far proseguire la guerra nel regno di Napoli , et infiniti altri commodi et publici et privati , non si era obligato ad altro in favore del christianissimo se non a fargli acquistare quello çhe già 1’ esercito de la maestà Cesarea teneva per perso, et in reprimirlo di non andare avanti a pigliare il regno di Napoli, nel quale non pareva fosse per esser in molta difficoltà; et chi vuol farsi bello per li eventi successi, al contrario deve ringratiare Dio che miracolosamente , et per piacerli , ha voluto così , et non atribuirsi niente a se , et riconoscere che il papa fece quella capitolatione per conservar se et f imperatore et non per mala volontà , perchè trovando poi per sua disgrada il christianissimo difficoltà nell’ impresa , per haveria presa altrimenti di quello si doveva , nostro signore lo lasciò due mesi intorno a Pavia, senza dare un suspiro di favore alle cose sue. Et benché questo fosse assai in beneficio delli Spagnuoli , non mancò ancora far per loro dandogli del suo stato tutte le commodità che potevano designare, non mancando interporsi per mettere accordo quanto era possibile tra loro. Ma non vi essendo ordine et sollecitando il christianissimo che nostro
signore si scoprisse in favor seco per fargli acquistare tanto più facilmente lo stato di Milano, et instando ancora che i Fiorentini facessero medesimo, a che parimente con la santità sua erano obligati , fece opera di evitare di haversi a scoprire, nè darli aiuto alcuno, salvo di dargli passo et vettovaglia per il suo stato ad una parte dell’ esercito che sua maestà voleva mandare nel regno per far diversione , et indurre più facilmente all’ accordo gli imperiali ; nel che non so veder che ingiuria facesse sua santità agl’ imperiali , o che servitio a’ Francesi , concedendogli cosa , la quale era in facoltà loro di pigliarsi , ancorché non ce 1’ havesse voluto dare , trovandosi disarmata et parendo pur troppo strano , che havendo fatto una lega con sua maestà christianissima, non l’ havendo voluto servire d’altro, gli negasse quello che non poteva , et una publicatione di una concordia fittitia , come fu quella che si diede fuori all’ hora per dare un poco di pastura al christianissimo , et far che di manco mal animo comportasse che la santità sua ad unguem la capitulatione. Et se si farà a dire il vero, il christianissimo fu più presto desservito che servito di quella separatione, perchè fu trattenuto et in Siena tanto, et poi in quella di Roma , che gli imperiali di Lombardia hebbero tempo di fare la prova che fecero nella giornata di Pavia ; la quale ottenuta , che ragione voleva il mondo che l’ imperatore et nè suoi agenti , nè huomo al mondo di quella parte si tenesse offeso di sua santità o pensasse a farle altro che servitio et piacere , se la religione non li moveva , et il seguitare gli essempi degli altri principi ? li quali non solo non hanno offeso i papi , che si sono stati a vedere , ma quando hanno ottenuta vittoria contra quella parte , con la quale la Chiesa si fosse adherita, 1’ hanno havuta in somma riverenza, et posto termine alla vittoria sua in chiederla perdono , honoraria et servirla. Dove si trovò mai che a persona et stato , che non si occupa niente di quello a che tu ragionevolmente possa pretendere , anzi avendo una continuata memoria di haver tanti anni col favore, aiuto, et sostanza sua, et particolarmente della persona, ottenuto tante vittorie; et se hora si era adherito col christianissimo , lo fece in tempo nel quale
non potendo aiutar se nè altri , le parse di havere una occasione divina di potere , col mezzo dell’ inimici , fare quel medesimo effetto , non li dando più di quello che è la forza loro , et gl’ impotentia degl’ imperiali gli concedeva, et poi quando il corso della vittoria si fermò per Francesi, haverla piutosto dissuaduta che aiutata a spingere avanti. Che inhumanité inaudita, per non usare più grave termine, fu quella, come se a punto non vi fosse stata alcuna di queste ragioni o fossero state al contrario , subito ottenuta la vittoria in Pavia , et fatto prisione il christianissimo , cercare di far pace con altri , de’ quali meritamente potevano presumere di esser stati offesi alla Chiesa, et alla persona del papa subito indire la guerra, et mandargli un essercito adosso ! 0 gli imperiali havevano visto capitoli della lega col christianissimo , o non gli havevano visti , come siamo cierti , essendo andate in mano loro tutte le scritture di sua maestà, dovevano produrgli , et mostrando offensione in essi , o nel tempo che furono conclusi, overo gli particolari di cosa che fosse in pregiudicio della maestà Cesarea, giustificar con essi quello che contavano, se giustificatione alcuna però vi potesse essere bastante non gli havendo visti. Perchè usare tale iniquità contra chi , lasciamo benemeriti , ma che, nè in scriptis non havendo visto cosa tale , nè in fatti havendolo provato, non havevano sentito offensione alcuna? Ne restò nostro signore per poco animo , o per non potere , perchè si ha dell’ animo et del potere loro in suo beneficio , l’ havevano provato tanto tempo , et del primo, la età, non ne li poterono haver tolto niente, et del secondo, la dignità, gliene h aveva aggi onto assai, ne anco, perchè sua santità, non havesse intercette alcune lettere di questi signori , nelle quali si vedeva che stavano gonfij et aspettavano occasione di vindicarsi della ingiuria che non ricercavano di sua santità. Ma per non riputar niente , tutte queste cose rispetto alla giustitia et al dovere , et il buon animo della maestà Cesarea, senza participatione della quale mai penso che si mettessero a pensar niente , et non potendo mai persuadersi che sua maestà fosse per comportarlo. Però accade tutto il contrario , che subito , senza dimora alcuna , fecero passar 1’ esercito
PAPIERS D’ÉTAT in quello della Chiesa et constrinsero sua santità a redimere la vexatione con cento milla scudi , et con fare una lega con loro , la quale mandandosi in Spagna , le dimostrationi che la maestà Cesarea fece di haverle a male , fu che se in essa se conteneva qualche cosa che fosse in beneficio di nostro signore et della Chiesa , non la volle ratificare , non ostante che quanto fu fatto in Italia fosse con li mandati amplissimi della maestà sua , et tra 1’ altre cose vi era la reintegratione dei sali del stato di Milano che si pigliassero della Chiesa , et la restitutione di Reggio, di che non volse far niente. Havendo nostro signore voluto gabbarsi tante volte, et sperar sempre che le cose dell’ imperatore, ancorché alla presenza paressero altrimente, fossero poi per esser megliori , et havendo visto sempre riuscirli al contrario, cominciò a dare orecchie con tante prove che ne vedeva a chi gli haveva sempre detto , et perseverava che la maestà sua tendesse alla opressione di tutta Italia , et volersene far signore assoluto , parendogli strano che , senza uno obietto tale , la maestà sua si governasse per se et per i suoi di qua della sorte che faceva; et trovandosi in questa suspitione et mala contenteza , di vedere che non gli era osservata nè fede nè promessa alcuna , gli pareva che se fosse molto ben conveniente adheriré all’ amicitia et pratiche di coloro, i quali havessero una causa commune con la santità sua, et fossero per trovar modo di defendersi da una violenza tale , che si temeva ; et essendo tra le altre cose proposto, che disegnando l’ imperatore levar di stato il duca di Milano et farsene patrone , et che havendo tanti inditij che quello era più che certo, non si doveva perdere tempo in anticipare di fare ad altri quello che era disegnato di fare a noi : sua santità non poteva recusare di seguitare il camino di chi , come dico , era nella commune fortuna; et di qui nacque, che volendosi il regno di Francia, la signoria di Venetia, et il resto d’Italia unirsi insieme per rilevamento delli stati et salute commune , nostro signore dava intentione di non recusare di essere al medesimo a che gli altri offerivano ; et confessa ingenuamente , che essendole proposto in nome, et da parte del marchese di Pescara, che lui come mal con-
tento dell’ imperatore, et come Italiano, si offeriva ad essere in questa compagnia , quando si havesse a venire a fatti , non solamente non lo recusó, ma havendo sperato di poterlo bavere con effetto, gli haveria fatto ogni partito , perchè essendo venuto a termini di temer del stato et salute propria, pensava che ogni via, che se gli fosse offerta da poter sperare aiuto, non era da rifiutare. Hora lui è morto, et Dio sa la verità, et con che animo governò questa cosa. E ben vero et certo questo , che simil particolare fu messo a nostro signore in suo nome , et mandando sua santità a dimandarnegli , non solo non lo ricusò , ma tornò a confirmare lui stesso quello , che per altri mezzi gli era stato fatto intendere. Et benché le pratiche procedessero di questa sorte , Dio sa se nostro signore vi andava più presto per necessità che per elettione ; et di ciò ne possono far testimonio molte lettere scritte in quel tempo al nuncio di sua santità presso l’ imperatore , per le quali se gli ordenava facesse intendere alla maestà sua li mali modi et atti a rovinare il mondo che si tenevano per quella , et che per 1’ amor di Dio volesse pigliarla per altra via, non essendo possibile che Italia , ancorché si ottenesse , si potesse mantenere con altro che con amore et con una certa forma, la quale fosse per contentare gli animi di tutti in universale ; et non giovando niente , anzi scoprendosi sua maestà in quello che si dubitava d’ impatronirsi del stato di Milano sotto la presa de Girolamo Morone, et che il duca si era risoluto ribellare , sua santità perseverava tuttavia in acconciarla con levicome , descendendo a quello che voleva la maestà sua . et lei voleva venire a quello piaceva a sua santità , purché il stato di Milano restasse nel duca , al quale effetto si erano fatto tutte le guerre in Italia ; in che sua santità hebbe tanto poca ventura , che andando questo spacio di questa buona volontà sua all’ imperatore in tempo che sua maestà voleva acordarsi col christianissimo , et potendo , si accettava prima lo accordo del papa , far più avantaggioso et poi più fermo quello del christianissimo, rifiutò di fare l’ accordo con nostro signore per fare che quanto faceva col christianissimo fosse tanto più quodam modo vano, quanto non lo volendo sua maestà christianissima osservare.
PAPIERS D’ÉTAT era per havere dei compagni mal contenti , con li quali venendosi fosse per tener manco conto della maestà sua. Nè è possibile imaginarsi donde procedesse tanta alienatione dell’ imperatore di voler abbracciare il papa , non havendo ancor con effetto sentito offesa alcuna da sua santità , havendo mandato legato suo nipote per honorario et praticar queste cose , acciò conoscesse quanto gli erano a cuore , facendogli ogni sorte di piaceri , et tra gli altri concedendogli la dispensa del matrimonio , la quale quanto ad unire 1’ amicitia et intelligenza di quei regni per ogni caso , a cavar li denari della dote , ad haver presta sua successione, era dell’ importancia che ognuno sa : et tamen non si movendo sua maestà niente , constrinse la santità sua a darsi a chi ne la pregava , non volendo l’ imperatore suplicato , et a grandissimo torto , accettarlo. Et intervenne che stringendosi nostro signore coi christianissimo, et con gli altri principi et potentati a fare la lega per commune diffensione , et precipuamente far la pace universale , quando 1’ imperatore lo seppe , volsi poi unirsi con nostro signore , et mandargli ad offerire per il signore don Ugo, non solo quello che sua santità gli haveva dimandato et importunato , ma quello che mai non haveva sperato di potere ottenere. Et se la maestà sua, o si vuol defendere , o calumniar nostro signore che , concedendogli per il signor don Ugo quanto di sopra , non 1’ havesse voluto accettare , non dani la santità sua, la quale, mentre fu in sua libertà, gli fece instanza di contentarsi di manco assai , ma incolpi il poco giudicio di coloro , che quando è tempo et è per giovare non voglino consentire ad uno, et vengono fuor di occasione a voler buttar tutto. La lega fu fatta , et principalmente per defensione delli convicini Itali , et per fare la pace universale , la quale non potendo seguire senza intervento della maestà Cesarea, gli fu lasciato luogo honestissimo, nè posto mano ad offendere cosa alcuna , che direttamente fosse di sua maestà , volendo prima tutti insieme , che havesse notitia della lega , et desse la risposta , se piaceva alla maestà sua di entrarvi ; et sol si dicesse che si cominciò prima dalli fatti , mettendo 1’ esercito insieme, et andando a Milano, è vero che si cominciò da fatto, ma non con
ragione , che se ben il duca fosse stato in quella colpa che se gli opponeva, non doveva procedere l’ essecutione et il giudicio , et come di fatto era oppresso , di fatto si doveva rilevarlo con necessità , perchè essendo spogliato di tutto, et assediato in castello, ma sprovisto da vivere, se non si fosse fatta forza di soccorrerlo presto , si saria voluto fare a tempo che non saria poi stato possibile; et che sia vero che si cominciò per questa causa sola senza aspettare, perchè non pativa dimora, ne testimonia non haver posto mano nelle cose del regno , dove non essendo nè ordine, nè governo, nè modo alcuno, non è dubio che si saria fatto un grandissimo danno ; et se bene nei capitoli della lega vi è , che si debba fare l’ impresa del regno , et altre imprese contra la maestà sua, non è se non con somma giustificatione, cioè in tempo che sua maestà negasse di entrare nella lega con honeste conditioni, et che le imprese riuscissero in modo difficili , che altrimenti non si potesse ottenere l’intento commune. Et che dubitasse che l’ impresa del regno non fosse stata per esser facile , lo può mostrare l’esito di Frusolone , et la presa di tante terre , considerando massime che nostro signore poteva mandare nel principio le medesime genti , ma non erano già atte ad haver nel regno in un subito tante preparationi quanto stentorno ad havere in molti mesi con aspettare gli aiuti di Spagna, et mentre non manca nella inimicitia essere amico , et volendo usare più presto officio di padre minaciando , che dando et procedendo con ogni sincerità, et non mancando discedere ancora a termini sotto della dignità sua in fare accordo con Colonnesi sudditi suoi per levare ogni suspitione , et per non mandare il ferro tanto avanti , che non si potesse tirandolo in dietro sanare facilmente la piaga , gli fu ordita a sua santità quella traditione , quale sa ognuno , et più se ne parla tacendo non si potendo esprimere , nella quale è vero che se sua maestà non ci dette ordine nè consenso , ne mostrò al meno gran dispiacere , o ne fece maggiori demostrationi , parendo che l’ armata et tutti li preparationi , che potesse mai fare l’ imperatore , non tendessero ad altro, che a volere vendicare la giustitia , che nostro signore haveva fatta contra Colonnesi , di rovinargli quatro castella. Non voglio disputare
della tregua fatta qui in castello questo settembre per il signor don Ugo ; se teneva o non teneva in mano 1’ assolutione dei Colonnesi , non teneva già in modo che nostro signore, essendo suoi sudditi, non gli potesse et dovesse castigare , et se quanto all’ osservanza poi della tregua tra nostro signore et l’ imperatore fosse stato modo da potersi fidare, si saria osservato d’ avanzo, benché nostro signore non fosse mai il primo a romperla ; ma non gli essendo osservato nè qui , nè in Lombardia, dove nel tempo della tregua calando i 2 m. lanzichinecchi ( lansquenets ) , vennero nelle bande della Chiesa, et facendosi dalle bande di quà il peggio che si poteva, et sollecitandosi viceré per lettere del consiglio di Napoli , che furono intercette , che sua signoria accelerasse la venuta , per trovare il papa sprovisto , et fornir quello che al primo colpo non havessero potuto fare, non potè nostro signore a se medesimo dimandare a fuor genti in Lombardia , le quali ancorché venissero a tempo di far fattione nel regno , non volle si movessero da confini ; et la rovina dei luoghi de’ Colonnesi fu più per inobedienza di non haver voluto alloggiare , che per altro; et similmente di dar licentia a M. Anda Doria di andare ad impedir quella armata , della quale sua santità haveva tanti riscontri , che venivano alla sua rovina, non si può, senza nota di sua santità di poca cura della salute et dignità sua , dire con quante legitime occasioni constretta non ahandonasse mai tanto tempo l’ amore verso l’ imperatore, et dopoi che cominciò ad esservi qualche separatione, quante volte non solo essendogli oblati , ma andava cercando i modi di tornarvi , ancorché et del primo proposito , et di queste altre reconciliationi gliene fosse seguito male ! Ecco che mentre le cose sono più ferventi che mai , viene il padre generale de’ minori , al quale havendo nostro signore nel principio della guerra, andando in Spagna, dette buone parole assai dell’ animo suo verso l’ imperatore, et mostratogli quali sariano le vie per venire ad una pace universale , la maestà Cesarea lo rimandò indietro con commissioni et parole tanto ampie , quanto si potessero desiderare, ma in effetto poi durissime. Pure desiderando nostro signore di uscirne , et venire una volta a chiarirsi
facie ad faciem con 1’ imperatore , se vi era modo et via alcuna di far la pace , disse di sì , et accettò per le megliori del mondo quelle cose che l’ imperatore voleva da nostro signore , et quelle che la maestà sua voleva dare ; et volendo venire al stringere , et bisognando far capo col signor viceré , il quale si trovava ancor lui arrivato a Gaieta , nel medesimo tempo , con parole niente inferiori di quello che il generale haveva detto , queste conditioni crescevano ogn’ ora più , et erano cose infinite et insupportabili da poter fare ; ma con tutto ciò niente premeva l’ imperatore nostro signore che essere constretto a far solo accordo con l’ imperatore in Italia , perchè la causa che moveva a farlo et con grandissimo danno et vergogna sua, era l’ unione et pace in Italia, et il potere andare dall’ imperatore ; et se la signoria di Venetia non li consentiva , questo non poteva occorrere , et praticando il consento loro , stando il signor viceré a Frusolone , si fece la suspensione di otto giorni , tra quali potesse venire la risposta di Venetia, et andando con essa il signor Cesare Ferramosca, non fu prima arrivato là, che già essendosi alle mani, et liberato Frusolone dall’ assedio, non si potè far niente ; nel qual maneggio certo è che nostro signore andò sinceramente , et così ancora monsignore romano legato ; ma trovandosi già li nimici a vista, et con l’armi in mano, non era possibile trattare dette cose tante diverse ad un tempo medesimo.
Di qui avanti non si essendo trattata cosa, alla quale V. S. reverendissima non sia intervenuta, et non ne habbi quella piena notitia che possi havere io , saria superfluo se mi volessi estendere a narrarla, sapendo benissime, in quanto buon termine si era da ogni parte , et quanto progresso si era fatto con tre esserciti per mare et per terra nel regno , et quanto più facilmente si poteva ogn’ hora sperar di fare , et in Lombardia havendo , o per munitioni delle terre , o per uscire alla campagna, molto più gente quasi che bon bisognava, di sorte che chi non conoscesse la bontà et vita di nostro signore potria meritamente investigare donde nascesse questo sogno, che doppo haver provato 1’ animo di questa parte , et restatovi sotto con inganno, danno et vergogna, hora volens et sciens , senza necessità al-
PAPIERS D’ÉTAT cuna , libero di paura di perdere , sicuro di guadagnare , non sapendo che amicitia acquistasse , essendo certo della alienatione et inimicitia di tutto il mondo , et di quelli principi , li quali amavano di core la santità sua, andare a buttarsi in una pace e tregua di questa sorte. Ma havendo la santità sua provato che non piaceva a Dio che si facesse guerra (perchè ancorché havesse fatto ogni prova per non venirci , et di poi essendo ci venuto con tanti avantaggi , et non haver havuto se non tristo successo, non si può attribuire ad altro), vedendo la povera cliristianità afflitta di sorte da noi medesimi, che quasi eravamo per lasciar poca fatica al Turco di finirla di rovinare, giudicava che niun rispetto humano dovesse , per grande che fosse , valer tanto , che havesse a rimovere la santità sua da cercar pace in compagnia di ognuno, non potendola haver con altri, farsela a se medesima, massime che a questi pensieri tornorno ad interponevi di quelli avvisi et nuove dell’ animo et volontà di Cesare, disposto a quello che suol movere mirabilmente la santità sua , havendo havuto in un medesimo tempo lettere di mano propria della maestà sua, per via del signor Cesare , et per Paulo d’ Arezzo , di quella sorte che era necessario credere che di acordarsi il papa con 1’ imperatore fosse per seguirne la felicità del mondo , overo imaginarsi che liuomo al mondo non potesse mai nascere di pegior natura dell’ imperatore , se fosse andato a trovar questa via per rovinare il papa, la quale fosse indignissima di ogni vilissimo huomo, et non del magior che sia tra christanità. Ma absit che si possa imaginare tal cosa, et si reputa più presto che Dio 1’ abbia permesso per recognitione nostra , et per dar campo alla maestà sua di mostrare più pietà et fede, et dargli luogo di assettare il mondo più che fosse mai concesso a principe nato.
Essendo venute in mano di questi soldati tutte le scritture, tra 1’ altre gli sarà capitata una nuova capitolazione che nostro signore fece cinque o sei dì al più avanti che seguisse la perdita di Roma, perla quale tornando sua santità ad unirsi alla lega , et consentendo a molte conditioni che erano in pregiudicio della maestà Cesarea , non penso che alcuno sia per volersene valere contra di nostro signore, di quelli della
parte di Cesare , perchè non la potriano fare senza scoprire più i disfetti et mancamenti loro , li quali posto che si potesse concedere, che non si fosse potuto ritrahere Borbone dal proposito suo di voler venire alla rovina del papa, certo è che erano in quel campo tanti altri de’ fanti et huomini d’ arme , et persone principali , che haveriano obediti li commandamenti dell’ imperatore se gli fossero stati fatti di buona sorte, et privato Borbone di una simile parte rimaneva poco atto a proseguire il disegno suo ; et dato che questo si fosse potuto fare, benché non vi possa essere escusatione che vaglia , come si giustificherà che havendo nostro signore adempite tutte le conditioni della capitolatione fatta col signor viceré, secondo che la signoria vostra reverendissima potrà et ricordarsi et vedere rilegendo la copia di esta capitolatione , che portava seco, et dimandò sua santità allo incontro , che se gli osservasse il pagamento dei fanti , et degli huomini d’ arme , che ad ogni richiesta sua segli erano obligati , ma non fosse stato osservato niente , si che non essendo stato corrisposto in una parte a nostro signore in quella capitolatione , da un canto facendosi contro quello che si doveva , dall’ altro non se gli dando gli aiuti che se doveva, non so con che animo alcuno possi mettersi a voler calomniare la santità sua di una cosa fatta per mera necessità indotta da loro, et tardata tanto a fare, che fu la rovina della beatitudine sua, pigliarsi occasione di reputarsi .offesi da noi. Della deliberatione che nostro signore fece dell’ andata sua all’ imperatore in tempo che niuno poteva suspicare che si movesse per altro interesse che per vero zelo della salute de’ christiani , essendogli venuta quella inspiratione subito che si hebbe nuova della morte del rè d’ Ungaria , et della perdita del regno , non lo negaranno gli nimici propij, havendola sua santità consultata et risoluta in consistorio due o tre dì avanti 1’ intrata de’ Colonnesi in Roma , ne credo sia alcuno sì grosso , che pensi si volesse far quel zetto di grafia con l’imperatore prevedendo forse quella tempestà , perchè non era tale , che si fosse havuto tre hore di tempo a saperlo , non che tre dì , non si fossi con un minimo sono potuto scacciare.
Le conditioni che il padre generale di San Francesco portò a nostro signore furono queste : primo di voler pace con la santità sua; et se per caso alla venuta sua trovasse le cose di sua santità et della Chiesa rovinate , che era contento si riducessero tutte al pristino stato che in Italia daria pace ad ognuno , non essendo di animo volersi nè per se , nè per suo fratello , un merlo , anzi lasciare ognuno in possesso di quello in che si trovava tanto tempo fà. La differenza del duca di Milano si vedesse de jure, da giudici deputandi per sua santità et maestà , et venendo ad assolvere si restituisse, dovendo esser condennato, si desse a Borbone. Con Francia saria contento far 1’ accordo a danari , cosa che non haveva voluto fare sin qui, et la somma nominava la medesima che il christianissimo haveva mandata ad offerire, cioè due miìlioni d’ oro ; le quali conditioni nostro signore accettò subito ; secondo che il generale ne può far testimonio , et le sottoscrisse di sua mano, ma non furono già approvate per gli altri, le quali V. S. sa quanto insupportabili et gravi petitioni gli aggionsero.
Hora non essendo da presumere se non che la maestà Cesarea dicesse da dovero , et con quella sincerità che conviene a tanto principe , et vedendosi per queste propositioni et ambasciate sue così moderato animo, et molto benigno verso nostro signore in tempo che la maestà sua non sapeva qual fosse quello di sua santità verso di se , et che estimava 1’ armi sue esser così potenti in Italia per li lanzichinecchi discesi, et per 1’ armata mandata, che ogni cosa havesse ceduto ; non è da estimare se non quando sarà informata , che se la maestà sua mandò a mostrare buon animo , non fu trovato inferiore quello di nostro signore, et che alle forze sue vi era tal resistenza che nostro signore fece più presto beneficio a sua maestà in deporre l' armi , che lo ricevesse , come ho detto di sopra ; et è chiarissimo che tutta la rovina seguita sta sopra la fede et nome di sua maestà , nella quale nostro signore si è confidato, vorrà non solamente esser simile a se quando andava sua sponte a desiderar bene, et esibirsi parato a farne a nostro signore et alla Chiesa , ma ancora agiongere tanto più a quella naturale dispositione sua, quanto ricerca il voler evitare
questo carico , et di ignominioso che saria per essere , passandosene di leggiero voltarlo in gloria perpetua, facendola tanto più chiara, et stabile per se medesima, quanto altri ha cercato come suoi ministri deprimerla, et oscurarla. Et gli effetti, che bisognaria fare per questo tanto privatamente verso la Chiesa, et restauratione di essa, et nota di beneficij che se ancellassero (sic) le rovine , quanto in Italia et la christianità, estimando più essere authore di pacificarla, che qualsivoglia altro emolumento , sarà molto facile a trovargli , pur che la dispositione et giudicio di volere et conoscere il vero bene dove consiste vi sia.
Per non entrare nelle cause per le quali fossimo constretti a pigliar 1’ armi , per esser cosa che ricercaria più tempo , si verrà solamente a dire , che non pigliamo mai per odio , o mala volontà , che havessimo alla maestà Cesarea , o per ambitione di far più grande il stato nostro o di alcuni de’ nostri, ma solo per la necessità nella quale ci pareva esser posta la libertà et stato nostro, et delli communi stati d’ Italia , et per far constare a tutto il mondo , et all’ imperatore che se cercava di opprimerci , noi non potevamo nè dovevamo comportarlo senza fare ogni sforzo di defenderci sin tanto che sua maestà Cesarea haveva quell’ animo, del quale noi dubitavamo, intendesse , che le cose non erano per riuscirle così facilmente , come altri forse le havevano dato ad intendere, overo se noi ci fossimo gabbati in questa opinione, che sua maestà intendesse a farci male, et questi tali suspetti ci fossero nati più per modi di ministri, che per altro, facendosi sua maestà intendere esser così, da dovero si venisse ad una buona pace et amicitia non solamente tra noi particolarmente et sua maestà, ma in compagnia delli altri principi et signori , con li quali eravamo colligati non per altro effetto che per difender dalla violenza che si fosse fatta , o per venire con conditioni honeste et ragionevoli a mettere una volta pace nella misera christianità ; et se, quando il signor don Ugo venne, la maestà Cesarea ci havesse mandato quelle resolutioni , le quali honestissimamente ci parevano necessarie q>er venire a questo , ci haveria nostro signor Dio fatto la più felice gratia che si potesse pensare , che in
un dì medesimo che si presero 1’ armi , si sariano deposte. Et che sia vero che diciamo secondo che havevano havuto sempre in animo , ne può far testimonio la dispositione in che ci trovò il padre generale di San Francesco , con il quale communicando noi hora un anno che si trovava qui , et doveva andare in Spagna , le cause che noi , et Italia , e gli altri principi christiani havevano di star mal contenti della maestà Cesarea, et dandogli carico che da nostra parte 1’ esponesse tutte a quella , con farle intendere che si voleva attendere ai consigli et preghiere nostre , le quali tutte tendevano a laude et servitio di Dio et beneficio commune , così suo come nostro , ci trovaria sempre di quella amorevolezza che si haveva provato per avanti ; et essendo de li alquanti mesi rimandato detto generale dalla maestà sua, con rispondervi humanissimamente, et che era contenta, per usare delle sue parole , et accettare per commandato quello che noi l’ havevamo mandato a consigliare et pregare ; et per darne di ciò certezza , portava tra 1’ altre due resolutioni , una di esser contento di rendere i figliuoli del christianissimo con quella ragione che l’ era stata offerta da sua maestà, cosa che sin qui non haveva voluto mai fare; 1’ altra, che se tutta Italia, per un modo di dire, a quell’ hora che sua paternità arrivasse a Roma fosse in suo potere , era contenta , per far bugiardo chi f havesse voluto calunniare che egli havesse voluto occupare , di restituirse il tutto nel suo pristino, et mostrare che in essa, nè per se , nè per il sermo suo fratello , non ci voleva un palmo più di quello era solito anticamente possedervi la corona di Spagna , et perchè le parole si accompagnassero con gli effetti, portava di ciò amplissimo mandato in sua persona da poter risolvere tutto, o con il signor don Ugo , overo con il signor viceré , se al tempo che lui capitava in Italia fosse arrivato.
Quanto poi fosse qui il nostro contentamento non lo potria esprimere , et parevaci un hora mili’ anni venire ad effetto di qualche sorte di accordo generale di poner 1’ armi, et sopragiongendo quasi in un medesimo tempo il signor viceré , et mandandoci da Santo Stefano , dove prese porto prima in questo mare , per il commendatore Pigna-
Iosa , a dirci le megliori parole del mondo , et niente discrepanti da quanto ci haveva detto il padre generale, ringratiammo Dio che il piacere quale liavevamo preso per l’ ambasciata del generale non fosse per haver dubio alcuno , essendoci confirmato il medesimo per il signor viceré , il quale in fare intendere la commisione dell’ imperatore, si conformava in tutto , et poi ci mandava a certificare che niuno potria trovarsi con meglior volontà di mettersi ad esseguirla.
Qualmente mo ne succedesse il contrario, non è necessario durar molta fatica in dirlo , non essendo alcuno che non sappia le durissime, et insuportabiìi , et ignominiose conditioni che ci furono dimandate da parta del signor viceré , non havendo noi posto dimora alcuna in mandarlo a trovare et pregare , che non si tardasse a venire alla conclusione di tanto bene; et dove noi pensavamo trovar ancor meglio di quello che ci era stato detto, essendo usanza di farsi riserva sempre delle megliori cose per farle gustare più gratamente, non solo si riuscì di non trovar niente del proposto , ma tutto il contrario : prima non haver fede niuna in noi , come se niuno con verità possa produrne testimonio in contrario , et per sigurtà dimandarci la meglior et più importante parte del stato nostro et della signoria di Firenze , poi somma di danari insupportabili , a chi havesse havuti monti d’ oro , non che a noi , che ognuno sapeva che non liavevamo un carlino ; voler che con tanta ignominia nostra, anzi più dell’ imperatore, restituissimo coloro, che contra ogni debito humano et divino, con tanta traditione vennero ad assalire nostra persona, saccheggiare la chiesa di San Pietro et il sacro palazzo , stringerne senza un minimo rispetto a volere che ci obligassimo strettamente di gire alla maestà Cesarea, sapendo tutto il mondo quanto desiderio ne mostrammo in tempo eh’ eravamo nel più florido stato che fossimo mai , et (per non dire tutti gli altri particolari) volere che soli facessimo acordo, non lo potendo noi fare , se volevamo più facilmente condur la pace universale, per la quale volevamo dare questo principio, et così non si potendo il signor viceré rimovere da queste sue dimande tanto incomportabili, et venendo senza niuna causa ad invadere il stato nostro , havendo
PAPIERS D’ÉTAT noi in ogni tempo , et quelli pochi mesi avanti , lasciato star quello dell’imperatore nel regno di Napoli, accade la venuta del signor Cesare Ferramosca, il quale trovando il signor viceré già nello stato della Chiesa, sappiamo che portasse tal commissione da parte dell’imperatore a sua signoria , che se si fossero esseguite , non si sariano le cose condotte in questi termini ; et mentre sua signoria volse fare due cose assai contrarie insieme, una mostrare di non haver fatto male di esser venuta tanto avanti , overo non perdere 1’ occasioni che le pareva havere di guadagnare il tutto , 1’ altra di ubidire li commandati dell’ imperatore , quali erano , che in ogni modo facesse accordo ; non successe all’ hora ne l’ uno ne l’ altro, perchè sua signoria si trovò gabbata che non potè fare quello che si pensava ; et tornando il signor Cesare con patti di far tregua per otto dì, sino a tanto che venisse risposta, se la signoria di Venetia le voleva entrare, quando arrivò in campo., trovò gli esserciti alle mani, et non si andò per all’ bora più avanti, salvo che non obstante questo successo, et il conoscer certo nostro , che stando sicurissimi in Lombardia et in Toscana per le buone provisioni et infinita gente da guerra che ci era di tutta la lega, et che le cose del reame non havevano rimedio alcuno, come la esperienza 1’ haveva incominciato a dimostrare, mai deponemmo dall’ animo nostro il desiderio et procuratione della pace; et in esser successe le cose così ben per noi, non havevamo altro contentamento , se non poter mostrare , che se desideravamo pace , era per vero giudicio et buona volontà nostra , et rion per necessità, et per mostrare alla maestà Cesarea, che si commandò con buon animo , come credemmo , al padre generale , che ancora che tutto fosse preso a sua devotione , si restituisse , quel che di lei s’ imagginava di fare quando il caso havesse portato da noi , essendo così in fatto, lo volevamo esseguire, ci aggionse un’ardore estremo a questo nostro desiderio più lettere scritte di mano di sua maestà Cesarea , et tra l’ altre due , che in ultimo havessimo dal signor Cesare Ferramosca, et da Paolo d’ Arezzo nostro serrc, le quali sono di tenor tale, che mai ci pareva di havere errato, se in fede di quelle
lettere sole, non solo non havessimo posto tutto il mundo, ma 1’ anima propria in mano di sua maestà, tanto si scongiura, che vogliamo dar credito alle parole che ne dice, et tanto esse parole sono piene di quella satisfatione , di quelle promesse, et di queir animo, che noi a noi non lo desiderando megliore, et come in trattar la pace , sino che non eravamo sicuri , che corrispondentia si era per bavere, non si rimetteva niente delle pro visioni della guerra, così si sforzammo chiarirci bene , essendo due capi in Italia, Borbone, et il signor viceré , era bisogno trattar con un solo , et quello saria rato per tutti , overo con tutti due particolarmente , acciochè se ci fosse intervenuto quello , che è la colpa , che è data d’ altra sorte ad altri , non fosse data a noi di poca prudentia, et havendo trovato che quella facoltà di contrattare era solo nel signor viceré, cene volemmo benessimo chiarire , et non tanto che fosse così , come in effetto il generale, il signor Cesare Ferramosca, esso signor viceré, Paolo d’ Arezzo nostro servitore ci dicevano , et esso Borbone , non una volta ma mille è stato inteso dire se 1’ era per obedirla, et proposto di voler fare accordo particolare con lui, et ricusarlo, et affermare che a quanto apportava il signor viceré non faria replica alcuna. Hora fu fácil cosa, et sarà sempre ad ognuno adombrar con spetie di virtù un suo disegno , et non le potendo condurre virtuosamente , ne all’ aperta tirarlo con fallacia, come ( venghi donde si voglia, che ci pare essere a termine, che non sappiamo indovinare donde proceda) ci par esser stato fatto a noi , li quali si vede che tutte diligentie, che si possono usare di non esser gabbati, sono state usate per noi , et tanto che qualche volta ci pareva essere superstitiosi , et da meritarne riprensione , perchè havendo il testimonio et di lettere, et di boca, dell’ imperatore del buon animo suo, et di che Borbone obediva il signor viceré, et a cautela dando sua maestà a Paolo lettere nove sopra questa obedienza del viceré dirette ad esso Borbone , et facendosi il trattato con il poter sì ampio di sua maestà , che doveva bastare , et havendo Borbone mostrato di rimetterci in tutto al viceré, et contentandosi poi esso di venire in
PAPIERS D’ÉTAT poter nostro, fu una facilità tanto grande a tirarci al stato dove siamo, che non sapiamo già che modo si potrà trovare più al mondo di credere ad una semplice fede di un privato gentiìhuomo , quando essendocene qui intervenuti mille, ci è riuscito a questo modo; era, per non cercar altro , che fare i fatti proprij molto più lecito et facile a noi, senza incorrere non solo in infamia di non servator di fede, ma ne anche d’ altro usar delle occasioni, che la fortuna ci haveva posto, di starsi sicurissimi in Lombardia, come si stava, che mai non veniva Borbone avanti , se 1’ esercito della lega non si fosse rafreddato per la secreta pratica anzi conclusione della pace , et valutosi di quella commodità lo seguitar la guerra del reame , et da due o tre fortezze impoi levar lo tutto , et poi andare appresso in altri luoghi , dove si fosse potuto far danno et vergogna alla maestà Cesarea, et stando noi saldi in compagnia delli confederati rendere tutti i dissegni suoi più difficili. Ma parendoci che il servitio di Dio et la misera christianità ricercasse pace, ci proponemmo a deporre ogni grande acquisto o vittoria che fossimo stati per havere, et offendere tutti li principi christiani et Italia senza saper quodam modo che haver in mano. Ma assai pensavamo havere, se l’animo dell’imperatore era tale come sua maestà con tante evidentie si è sforzata darci ad intendere, et molto poco estimavamo 1’ offensione degli altri principi christiani, li quali de lì a molto poco ci sariano restati molto obligati, se fosse seguito quello che tanto ampiamente sua maestà ci ha con mille argumenti replicato , che saria accordandoci noi seco, per rimettere in mano nostra la conclusione della pace con li principi christiani; et se alcuno volesse pensare che fossimo andati con altro obietto, costui conoscendoci non può in cosa alcuna più mostrare la malignità sua , non ci conoscendo , et facendo diligenza di sapere le attioni della vita nostra, troverà che è molto consentiente, che noi non habbiamo mai desiderato, se non bene, nè operato se non virtuosamente, et a quello fine posposto ogni altro interesse. Et se hora ce n’ è successo male , ricevendo di mani di nostro signore Dio quanto giustissimamente gli piace con humiltà, non è che dalli
huomini non riceviamo grandissimo torto , et da quelli massime , che se bene sino ad un certo termine possono coprirsi con la forza , et disubidienza d’ altri (benché quando si havesse a discutere si trovaría da dire assai hora et un pezzo fà), et per honor loro , et per quello che sono obligati secondo Dio, et secondo il mondo, si potriano portare altrimenti di quello che fanno. Non siamo entrati nel trattato fatto poi a Firenze con quelli di Borbone per mano del signor viceré, et poi non osservato , perchè non volemmo parere di haver tolto assonto di fare invettive contro a chi è stato causa di trattarci , li quali Dio giudichi col suo giusto giudicio , doppo la misericordia del quale verso noi et della sua Chiesa non speramo in altro che nella religione, fede, et virtù dell’imperatore, che essendoci noi condotti dove siamo per la opinione che havevamo di esso , con il frutto che spetta a tal parte , ci ritragga , ci ponga tanto alto , quanto siamo in basso ; dalla cui maestà aspettando della ignominia et danni patiti infinitamente quella satisfattione che sua maestà ne può dare equale alla grandezza sua et al debito , se alcuna se ne potesse mai trovare al mondo, che bastasse ad una minima parte, non intraremo esprimendo i particolari a torre la gratia delli che dovemo sperare che haverà, et che ci mandará, a proporre , dicemo bene mettendosi al più basso grado di quello che si possi dimandare, et che è per esser più presto vergogna a sua maestà a non concedere più et a noi a non dimandare, che parer duro a fare, che da sua maestà doveriano venire queste provisioni.
Che la persona nostra, del sacro collegio, della corte, del stato tutto temporale e spirituale sia restituito a quel grado che era quando furono fatte le indutie col signor viceré , et non ci gravare a pagare un danno delli obligati.
Se alcuno sentendo si burlava di noi , rispondemo che se le cose di sopra sono vere , et si miraviglia che ci acquietassimo di questo , ha gran ragione , ma se le paresse da dovero strano , consideri con che bontà lo giudica, o verso Cesare, o verso noi; verso Cesare, che ogni volte che non si promette di sua maestà, et questo, et molto più
lo fà già participe di tutto quel male che qui è passato ; verso di noi , che iniquamente ci vuol detrarre quello che niuno mai ardiria far bonamente, nè si deve guardare, che siamo qui, ma come ci siamo, et che è pur meglio far con virtù et giuditio quello che il tempo ad ogni modo ha da portare, se non in vita nostra, in quella d’ altri