CHAPITRE IV
S' io foui stato fermo alla spelnnea Là dor' ApoUo direntô profeta, Fiorenza avria fon' oggi il sno poeta, Non pur Verona e Mantoa ed Araoea.
(Son. S' io fossi ttato).
Ugo Foscolo a porté, sur les relations de Pétrarque avec les poètes latins, un jugement dont la première ligne seule est exacte : « Sebbene ilPetrarcaravvisassene' poetilatini i maestri suoi, per gran ventura giudico nondimeno che non sarebbero potuti degnamente imitarsi nella lingua italiana ; quindi toise da essi parcamente ; ne so ravvisare più di due o tre versi di Virgilio, di Ovidio e di Orazio, di cui, tentato piuttostoda inevitabile rerainiscenza che da propostasi imitazione, accidentalmente e' si giovasse :
Agnout't longe gemitum praesaja malt mens. (Virg.). Mente mia, che presaga de* tuoi danni.
Elige cuidicas: tu mihi sola places. (Ovid.) A cui io dissi : tu sola mi piaci.
Orazio, col trasporre di poche parole, tramutô la reale passione di Saffo in mera gaiezza e galanteria :
Dnlce ridentem amabo, Dulce loquentem.
11 Potrarca. . . raccese il fuoco e il calore che Orazio ave va spento :
Par divina bellezza indarno mira
Chi gli occhi di costei giammai non vide...
Chi non sa corne dolce ella sospira,
E corne dolce parla e dolce ride. * »
L'opinion du célèbre écrivain doit être abandonnée ; une
1. Saggi di critica slor. letter., éd. Orlandini et Mayer, Florence, 1882, t. I, p. 45. Cf, Saggi sopra il P., éd. de Lugano, 1824, p. 75.