EXTRAITS DE LA CHRONIQVE BIMÉE DE GIOVANNI SANTI
Le manuscrit qui se trouve à la bibliothèque du Vatican, parmi les Codici Ottoboniani, sous le n" 1305, est d'une bonne écriture de la seconde moitié du quinzième siècle; il se compose de 224 feuillets in-folio d'un beau papier. Quelques corrections, d'une écriture lourde, différente de celle du corps du manuscrit, existent sur les premiers feuillets, et semblent de la main même de Giovanni. Le début du poëme est une dédicace au duc Guidubaldo d'Urbin ; puis l'auteur raconte en neuf chapitres une espèce de vision, en guise d'introduction à son ouvrage; ensuite, il commence riiistoire du duc Federico d'Urbin en 23 livres , qui sont divisés en trois parties et en quatre-vingt-dix-neuf chapitres. Nous avons cru intéressant de donner ici quelques extraits de ce poëme curieux, en conservant scrupuleusement le style original.
Voici d'abord la dédicace.
Epistola de Giahonni de Santé allô /II'"" S. Ihica Giiido Dvcn de Vrbino.
Se a me fosse possibile, lllustrissimo et excollcntissimo Signore niio, cusi facilmente expriraere el concepto del' anime mio nela presentia de tua Ukistrissiran Signoria, et che quelle fusse per sempre note a qualunque apriraquesto mio volume, como io ho depinto innettamente, certo cum manche parole quinci el dimostrarei; ma perche oltra dele altre io fra due exlremitade me vegio, Tuna délie quale cum molto ardire, l'altra repugnia, forsi ch' è più che non convien se in questo principio a te sarô prplixo. Adunque sappi sapientissimo Signore mio, che nissunacosaame più gioconda, ne più salutevolo parc ne! serve, che la dimostratione delà
inleraet inmaculata fede verso el suo Siuiiore, la quule non solamcntc se, deve niostrare cinn le l'orze del corpo, ma eliam Dio cum le parole et cum la volunlà. Et perché io so che Tè assai divulgala srnlenlia, che ben che bella cosa sia operare per la Republica et per el suo Signore, etiam Dio el ben dire non e turpe. ne vile : Cumciosiache in pace et in guorra rhuomo puote diventure famoso. Dunque io mentre che quello cterno splendore e gloria délia nostra etade excellenlissimo et famosissimo luo pâtre visse, vedendo e sentendo el tiiono inextimabile délia sua chiara t'ania, la quale non solamente fu et è conosciuta dalle italiche regione, naa se licito è el dire, che délia (di là) dal monte Caucaso la sia discorsa, io del dire Tardisco et oltra di questo vedendo che quella era abundantissima materia ali i'amosissimi scriptori : Isforici et Poeti : et che a nissuno parea potere assumere più alto subjecto nel suo comporre : a cio chel divorabil tempo non rodesse l'altissimo splendore délie sue innumerabile virtù : et ch' ad essi Corapositori ûo o Reciptatori fusse per si ampla et excellente materia, oltra delà loro doctrina, eterna laude : si como quella dello Antiste Campano : Francesco Philelpho Porcelio et molli altri : et nuovamente li dottissimi et I'amosissimi homini Christofaro Landino et Sigismondo deli Conti da Fulignio, li quali lucti cum loro clarissimo stilo afl'atigati apresso degr uomini docti lassano eterna laude délie sue innumerabile virtù. Délie quale cose io si como devotissirao, pigliandone mirabile conforto : da quello in uno momento mi nacque alcun dolore nel core : dicendo : Et perche apresso delli indocti et vulgari non debba anco de si sublime altéra fama ritrovarsi? or volgendo per l'ansia mente el nuovo pensiero, al tucto délibérai cum questo non molto consuelo stile di terza rima in Istoria volendo li gloriosi gesti del tuo prenominato paire cantare : Et in questo potente desio cum ardentissimo fervore aceso : si etiam Dio per lassare testimonio d'una sincera e fedele servitij possa ch' alquanto questo nuovo appettito comincio a dare luoco ala ragione, gli ochi a me stesso rivolti quando ch' di me me vergognai, pensando cum si frivolecto vasculo volere attengere l'acqua nel clarissimo e surgente fonte : como sono le excelse Iode de fanti triumphi e paternal tue glorie. Dove tagliando io el capo a questo troppo alto desio, piîi teste a quello rinascevano, che nel Lernea Palude alla venenosa Idra, contra la quale non havendo la maza de Hercule, vinto detli principio a quello, che non che a me, ma a qualunque excellenlissimo e divino ingegno sarebbe di troppo peso. Pur cum l'ajuto del Summo Idio, al quale tucte le gratie se debbano rcferire, l'ho conducta a uno certp fme.
Quafunque per tanli tempi a me sia slata di gravissimo pondo , pero che l'animo mio si como humano , essendo sempre sugetto a varie passione, cumciosia che Tadversa forluna, ahi, quanie per volte'è al beiie
1, Note en marge de la main de l"auteur ; « (|iiasi sempre. »
DE GIOVANNI SANTl.
contraria. Dacliè la l'ortuna divorô el paternal mio nido in fiioco, dove distructa ogni nostra subslantia, per quanti amphracti et strabocchevoli precipitij habi conducto mia via, lungo sarebbe a dire. Ma giungendo alla etade ch' io sarei forsi stato disposto a qualche più utile virtii, da poi molti negotij per guadagnarmi il victo, mi dette alla mirabile arte de pictura, perlaquale, oltre la orbita délia cura familiare, chenissunacosaarhuomo 0 è de più continuo tormento ha\endo si excellente peso di sopra, el quale sarebbe grave agli omeri de Atalante et delà cui clarissima arte, non me vergognio essere nominato. Dunque fra tante ansietà essendo cum l'animo suspeso et invilupato, cumciosia clie ogni minima cosa vole tucto l'homo : se io non havessi cum quelle debito stile tractato si gloriosi gesti a presse de tua lllustrissima Signoria et de tucti gli altri, me sia in qualche parte honesta scusa; non obstante che Taltissima et paternale tua gloria è di tanta et di sublime natura, che da qualunque rozza et inepta lingua narrata sia, pareva mirabile et excellente, ne homo se trova de si basso ingegno, che non sappia et possi dire che el sole più che altre lucerisplenda. Dunque lUustrissimo Signore mio, a te rivolgoiquestemie vigilie , dele quale io so ben certo che a pigliare non hai fructo, overo dilecto alcuno : perche Tintellecto tuo vola a cose si alte, che l'ochio mio non scorgie a mille miglia apresso : ma perche tu intenda et consideri, che se più havessi potuto et saputo, più operato averei, rendendomi certo che se altra gloria di questo consequir non debbo, non manchera questa, ch'io me reputi in singular gratia essere nato e visso lidelissimo servo di uno tanto principe et di suo clarissimo germe. Finis.
N. B. Le mot finis a été intercalé par Fauteur au milieu du texte, qui continuait ainsi : « Pero che si corne Platone si gloriava di tre cose, cio essere nato maschio, Atheniese et al tempo. » Cette phrase a été supprimée d'un trait de plume.
Preambulo quasi prologo in nel quale se tracta una visione in sonio, acomodato molto a l'opéra sequente.