BREF DE LÉON X
PAR LEQUEL IL AUTORISE RAPHAËL A ACQUÉRIR , POUR LES TRAVAUX HE SAINT-PIERRE, TOUS LES MARBRES ET TOUTES LES PIERRES PROVENANT DES RUINES DE l'aNCIENNE ROME, ET A EMPÊCHER QUE LES INSCRIPTIONS ANTIQUES SOIENT DÉTRUITES PAR LES MAÇONS DE ROMe'.
Rafacllo Urbinati.
Cum ad Principis Apostolorura Plianum Romanum exa-dificandum maxime intersit; ut lapidum marmorisque copia, qua abnndare nos oportet, domi potius habcatur, qnam peret^re aduehatur : exploratum autem mihi sit raagnam eius rei facultatem Vrbis ruinas suppeditare ; effodique passim omnis generis saxa fere ab omnibus; qui Romœ, quique etiam prope Romam œdifîcare aliquid vftl omnino terram vertere parumper moliuntur. Te; quo magistro eius sedifîcationis utor ; marmorum et lapidum omnium : qui Romœ, quique extra Romam denum milium passuum spatio posthac eruentur; prgefectum facio ea de causa; ut quœ ad eius phani œdificationem idonea erunt, mihi emas, Quare mando omnibus bominibus mediocribus summis infimis ; quee posthac marmora quaeque saxa omnis generis intra eum, quem dixi, loci spatium eruent, eflfodient; ut te earum rerum prœfectum de sinT guhs erutis effosisve quam primum certiorem faciant. Id qui triduo non feccrit ; ei a centum usque ad tercentum numum aureorum quse tibi videbitur muleta esto. Prœterea quoniam certior sum factus multum antiqui marmoris et saxi literis monumcntisque incisi; quœ quidem saepc monumenta notam aUquam egregiam prœ se fcrunt, quseque servari operœ pretium esset ad cultum
i . Elirait du Recueil des lettres latiaes de P. Bembo, édition de Lyon, p. 246.
BREF DE LEON X. r^O"
litorarum Romanique sermonis elegantiam excolendam ; a fabris marmorariis co pro materiauteiitibus temere sccari ita, ut inscriptiones aboleantur : mando omnibus; qui ca?dendi marmoris artem Roma? exercent ; ut sine tuo iussu aut permissu lapidem ullum inscriptum cœdere secareve ne audeant, eadem illi muleta adhibita, qui secus atque iubeo fecerit. Dat. se,x{o Cal. Septemb. i^nno tertio. Roma,
SUR LES ÉDIFICES DE ROME ANTIQUE ET SUR LA MANIÈRE d'eN PRENDRE LES PLANS ^
A Papa Leone X.
Sono moltî, padre beatissimo, clie misurando nel loro débile giuditio le grandissime cose, clie delli Romani circa l'arme, et délia cittàdi Roma circa '1 mirabile artifîcio, riccliezze, ornamenti et grandezza delli edificii si scrivono, più presto estimano quelle fabulose, clie vere. Ma altramente a me sole avenire et aviene. Pcrcliè considcrando dajle reliquie clie anchor si veggono per le ruine di Roma, la divinitate di quelli animi antichi, non estimo
1 . Il existe deux textes originaux de ce projet de Rapport au pape ; l'un, qui, ainsi que nous l'avons déjà dit, se trouvait dans la bibliothèque du marquis Scipione Maffei, fut publié pour la première fois en 1733 par les frères Volpi, à Padoue, dans les œuvres du comte Baldassare Castiglione. L'autre, rédigé postérieurement et que nous publions ici, se trouve dans la bibliothèque royale à]Vl!unichetn'a jamais été publié. C'est un manuscrit in-4, qui fut trouvé en 1834 par M. Gubath, dans un coin de la bibliothèque; aujourd'hui il est coté Cod. II. 37. b.; on l'a, depuis peu, relié à la suite d'un manuscrit du même temps, contenant une traduction de Vitruve, par M. Fabio Calvo. Ce second texte contient 69 feuillets, dont plusieurs sont entièrement blancs ; quelques-uns avec des plans de bâtiments antiques, avec leurs noms, notamment au folio b7. b : Curia, BasMica, Prigione, Foro greco, Portici dopii, Volighi o fondki. La Curia et la Prigione sont des bâtiments ronds. — Au 58 b., autre dessin du même Foro greco ; puis Basilica Calcidica, Bosiche, Strada clie va in foro, etc. C'est donc une partie du Capitole. — Au folio 59. b. on voit les places des mêmes édifices, et de plus le Foro latino et un chemin voisin du Forum. — Au folio 63-66, texte sur la construction des temples, avec dessins. — Au folio 67-69, notes sur l'architecture et table.
Quant au manuscrit qui contient la lettre de Raphaël, il n'a que 1 2 feuillets à 24 lignes par page, avec des mots soulignés qui indiquent des corrections à faire, et qui aussi, quelquefois, ont été faites sur des ratures d'une écriture plus fine que le corps du manuscrit. Plusieurs feuillets étant chiffrés 2 1-24, on doit en conclure qu'originairement le manuscrit avait un plus grand nombre de feuillets ; cependant le premier et le dernier sont restés blancs.
for di ragione credere, clie moite cose di quelle clic a noi paiono impossibili, clie ad essi erano (corrigé avec une écriture fine : paressero) facilissime. Onde essendo io stuto assai studioso di queste tali antiquitati, et havendo posto non piccola cura in cercarle minutamente et in misurarle con diligentia, e leggendo di continue di buoni auctori et conferendo l'opère con le loro scripture, penso liaver conseguito qualclie notitia di quell' antiqua architectura. Il clie in un punto mi da grandissimo piacere, per la cognitione di tanto excellente cosa, et grandissimo dolore, vedendo quasi il cadavero di quest' aima nobile cittate, clie è stata regia del mondo, cosi miseramente lacerato. Onde se ad ognuno è débita la pietade verso li parenti et la patria, mi tengo obligato di exponere tutte le mie piccole forze, acioclie piii clie si puô , resti viva qualclie poco di imagine e quasi un' ombra di questa, clie in vero è patria universale di tutti i Cliristiani, et per un tempo è stata nobile et potente, clie già cominciavano gli homini a credere clie essa sola sotto il cielo fosse sopra la fortuna; e, contra '1 corso naturale, exempta délia morte, et per durare perpetuamente-. Onde parve clie '1 tempo, come invidioso délia gloria delli mortalij non confidatosi pienamente délie sue forze sole, si accordasse con la fortuna et con li profani et scielerati barbari, li quali alla edace lima, e venenoso morso di quello aggiunsero l'empio furore del ferro et del fuoco ; onde quelle famose opère che oggi di più clie mai sarebbono liorenti et belle, furono dalla scielerata rabbia et crudel' impeto di malvagi liuomini, anzi fere, arse et distrutte, ma non pero tanto clie non vi restasse quasi la maccbina del tutto, ma senza ornamenti, et per dir cosi, l'ossa del corpo senza carne. Ma perché ci doleremo noi de' Gotti, de' Vandalli et d'altri perfidi inimici del nome latino^ se quelli che , come padri et tutori dovevano difendere queste povere reliquie di Roma, essi medesimi hanno atteso con ogni studio lungamente a distrugerle et a spegnerle. Quanti pontefîci, padre santo , quali havevano il medesimo ofïicio che ha V. Santità, ma non già il medesimo sapere, ne '1 medesimo valore et grandezza di animo, quanti, dico, pontefîci hanno permesso le
8ld PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X.
ruine et disfacimenti delli templi antichi, délie statue, delli archi et altri edificii, gloria delli lor fondatori. Quanti lianno compoftato, che solamente per pigliare terra pozzolana si siano scavati i fondamenti? Onde in poco tempo poi li edificii sono venuti a terra? Quanta calcina si è fatta di statue et d'altri ornamenti antichi? che ardirei dire, che tutta questa nova Roma, che hor si vede, quanto grande cli' ella vi sia, quanto bella, quanto ornata di pallazzi, di chiese et di altri edificii, sia fabricata di calcina fatta di marmi antichi. Ne senza molta compassione posso io ricordarmi, che poi cli'io sono in Roma, che anchora non sono dodici anni, son state ruinate moite cose belle, come la meta ch'era nella via Alexandrina, l'archo che eraalla entrata délie therme Diocletiane et el tempio di Cerere nella Via Sacra, una parte del foro transitorio, che pochi di sono, fu arsa et distructa e de li marmi fattone
calcinaj ruinaia la magior parte délia basilica del foro (place
vide pour un ou deux mots) oltra di questo tante colonne rotte e fesse pel mezzo, tanti architravi, tanti belli frizi spezzati che è stato per una infamia di questi tempi l'haverlo sostenuto ' et che si potria dire veramente ch'Annibale non che altri fariano pio. Non debbe adunche, padre santo, esser tra gli ultimi pensieri di Vostra Santità lo haver cura che quello poco che resta di questa antica madré délia gloria et nome Italiano, per testimonio di quelli animi divini, che pur thalhor con la memoria loro excitano et destano aile virtù li spiriti, che hoggi di sono tra noi, non sia extirpato in tutto, e guasto dalUmahgni et ignoranti, che pur troppo si sono insino a qui facte ingiurie a quelli animi, che col sangue loro parturirono tanta gloria al mondo et a questa patria et a noi, ma più presto cerclii Vostra Santità, lassando vivo el paragone de li antichi aguagliarli et superarli ; come ben fa con magni edificii, col nutrire et favorire le virtuti, et risvegliare gl' ingegni, dar premio aile virtuose fatiche, spargendo el santissimo semé délia pace tra li principi Christiani. Per chè come dalla calamitate délia guerra nasce la destrutione , ruina di tutte le
1. Dans la première rédaction, Raphaël avait ajouté : « Massimamente da M. Bartolomeo délia RoTere. •
discipline et arti, cosi dalla pace et concordia nasce la felicitate a popoli et aggiunge al colmo délia excellentia. Come pur per el divino consiglio et auctorita di Vostra Santità speriamo tutti, che s'habbia a pervenire al secol nostro; e questo è lo esser veramcnte pastore clementissimo, anzi padre optimo di tutto il mondo.
Ma per ritornare a dir di quello, che poco avanti ho tocco, dico, che havendomi Vostra Santità. c'omandato che io ponessi in disegno Roma antieha, quanto cognoscier si puô per quello, che oggi dï si vede, con gli edificii, che di se dimostrano tal reliquie, che per vero argumento si possono infallibilmente ridurre nel termine proprio come stavano, facendo quelli membri, che sono in tutto ruinati ne si veggono punto, conrispondenti a quelli che restano in piedi e che si veggono. Per il che ho usato ogni diligentia a mé stata possibile, acioche, l'animo di Vostra Santità, et di tutti gli altri che si deletteranno di questa nostra l'atica, restino senza confusione ben satisfatii. E ben ch'io liabbia cavato da molti auctori Latini quello ch'io intendo di dimostrare, tra gli altri nondimeno ho principalmente seguitato P, Victore, el quai per esser stato degli ultimi, puô dar più particularnotitia délie ultime cose, non pretermettendo anchor le antiche, et vedesi che concorda nel scriver le regioni con alcuni marmi antichi nelli quali medesimamente son descripte.
E per che ad alcuno potrebbc parère che diffîcil fosse el cognosciere li edificii antiqui dalli moderni, o li più antichi dalli meno antichi, per non lassar dubbio alcuno nella mente di chi vorrà haver questa cognitione, dico che questo con poca fatica far si puô. Per che di tre manière di edificii solamente si ritrovano in Roma, délie quali la una è di que buoni antichi, che durarono dalli primi imperatori sino al tempo che Roma fu ruinata et guasta dalli Gotti et da altri barbari, l'altra durô tanto che Roma dominata da Gotti et anchora cento anni di poi, l'altra da quel tempo sino alli tempi nostri. Li edificii adunqua moderni sono notissimi, si per esser novi, come per non essere anchora in tutto giunti ne alla excellentia, ne a quella inmensa spesa, che nelli antichi si
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vede et considéra. Che avegna clie a di nostri l'architectura sia molto svegliata et veduta assai proxima alla maniera delli antichi, corne si vede per moite belle opère di Bramante. Niente di meno li ornamenti non sono di materia tanto pretiosa, corne li antichi, che con infinita spesa par che mettessero ad effetto cio, che imaginarno e che solo el lor volere rompesse ogni difficultate. Li edificii poi del tempo delli Gotti sono talmente privi d'ogni gratia, senza maniera alcuna, dissimili dalli antichi e dalli moderni. Non è adunque difficile cognosciere quelli del tempo delli imperatorî, li quali son li più excellenti e fatti con più bella maniera e magior spesa et arte di tutti gli al tri. E questi soli intendiamo di dimostrare, ne hisogna che nel animo di alcuno nasca dubbio, che tra li edificii antiqui li meno antichi fossero men belli, o men bene intesi, o d'altra maniera. Perche tutti erano d'una ragione. E ben elle moite volte molti edificii dalli medesimi antichi fossero * ristaurati, come si legge che nel medesimo luoco dov' era la casa aurea di Nerone, di poi furoiio edificate le tlierme di Tito e la sua casa, e '1 Amphithéâtre, niente di meno erano facti con la mede- ' sima maniera e ragione, che gli altri edificii anclior piîi antichi che '1 tempo di Nerone e coetanei délia casa aurea. E ben che le lettere, la scultura, la pictura e quasi tutte l'altre arti fossero lungamente ite in declinatione , et peggiorando fîno al tempo degli ultimi imperatori, pur l'architectura si osservava et manteneasi con bona ragione, et edifîcavasi con la medesima maniera che prima : e fu questa tra le altre arti l'ultima, che si perse, e questo cognoscier si puô da moite cose, e tra l'altre da l'arco di Costantino, il componimento del quale è bello e ben fatto in tutto quel che appartiene ail' architcctura, ma le sculture del medesimo arco sono sciocchissime, senza arte o disegno alcuno buono. Quelle che vi sono délie spoglie di Traiano e di Antonio Pio sono cxcellentissime e di perfetta maniera. Il simile si vede nelle therme Diocletiane, che le sculpture del tempo suo sono di malissima maniera et mal facte, e le reliquie di pictura che si veggono non hanno che fare con quelle del tempo di Traiano e di Tito. Et pur l'architectura è nobile et ben intesa. Ma poi, che Roma in
lutta dalli barbari fu ruinata, arsa et distrutta, parve che qUello incendio et quella misera ruina ardesse et ruinasse insieme con H edificii ancliora l'arte dello edificare. Onde essendosi tanto mutata la fortuna de' Romani, et succedendo in luoco délie infinité victorie et triomplii la calamita-te et la miseria délia servitù, corne non si convenisse a quelli, clie già subiugati et facti servi altrui, habitar di quel modo et con quella grandezza, che facevano quando essi haveano sugiogati li barbari, subito, con la fortuna si mutô el modo dello edificare et habitare, et apparve uno extremo tanto lontano da l'altro, quanto è la servitute dalla libertate ; e ridusse a maniera conforme alla sua miseria, senza arte, o misura, o gratia alcuna, et parve clie gli huomini di q«el tempo insieme con l'imperioperdesserotutto lo ingegno e l'arte, et divennero tanto ignorant!, che non seppero far pur li mattoni cotti, non che altra sorte di ornamenti, e scrustavano li mûri antiqui per torne le piètre cotte, et in piccioli quadretti riducendo li marmi, con essi muravano, dividendo con quella mistura le parete, come hor si vede nella torre, che si chiama délie Militie. E cosi per bon spatio di tempo seguitarno con quella ingnorantia, che in tutte quelle cose del lor tempo si vede, et parve che non solamen.te in Italia venisse questa atroce et crudel procella di guerra e di distrutione, ma si distendesse ancliora in Grecia, dove già furno gl' inventori e li perfetti maestri di tutte l'arti onde anchor la nacque una maniera di pictura et di scultura et architectura pessima e di niuno valore. Cominciossi di poi quasi per tutto a surgere la maniera dell' architectura Tedescha, che, come anchor si vede nelli ornamenti, è lontanissima dalla bella maniera delli Romani et antichi , li quali oltra la macchina di tutto lo edificio , haveano bellissime le cornice, li fregi e gli architravi, le colonne, et i capitelli, e le base et in somma tutti gh altri ornamenti di perfetta et bellissima maniera. E li Tedeschi, la maniera delli quah in molti luoghi anchor dura, spesso per ornamento pongono un qualche figurino ranicchiato et mal fatto , et peggio inteso per mensola, a sostenere un travo, et altri strani animali e figure el fogharai fuor d'ogni ragione. Pur questa architectura hebbc
oli PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X.
qualche ragionc , pero clie nacque dalli arbori non anclior tafçliati, li quali piegati li rami, et rilegati insieme, fanno li lor terzi acuti. E ben che questa ragione non sia in tutto da sprezzaro, pur è débile , perché molto piii reggerebono le capanne fatte di travi incatenati, et posti a uso di colonne, con li colmi loro et coprimenti , corne desciive Victruvio della origine de l'opéra Dorica, che li terzi acuti, li quali hanno dui centri : et perè anchora molto più sostiene, secondo la ragione mathematica, un mezzo tondo, il quale ogni sua linea tira ad un solo centro : et oltra la debolezza, el terzo acuto non ha quella gratia ail' occhio nostro, al quai place la perfectione del circulo : et vedesi che la natura non cerca quasi altra forma. Ma non è necessario parlar dell' architectura Romana, per farne paragone con la barbara, perché la differentia è notissiraa : ne anchor per discrivere l'ordine suo , essendone già tanto excellentemente scripto per Victruvio. Basti adunque sapere, che li edifîcii di Roma insino al tempo degl' ultimi imperatori furno sempre edifîcati con bona ragione di architectura e perô concordavano con li più antiqui, onde diiiicultà alcuna non è di discernergli da quelli che furono al tempo delli Gotti et anchora molti anni da poi; perche furono questi quasi dui extremi direttamente oppositi ne anchor dalli nostri moderni, se non per altro, al meno per la novità, che li fa notissimi.
Havendo dunque abastanza dichiarato quali edificii antiqui di Roma son quelli che noi vogliamo dimostrare, et anchora come facil cosa sia cognosciere quelli dalli altri, resta ad insegnare il modo che noi havemo tenuto in misurarli et disegnarli, aciochè chi vorrà attendere alla architectura sappia operar l'uno e l'altro senza errore. E cognosca noi nella discriptione di questa opéra non esserci governati a caso e per sola pratica, ma con vera ragione. E per non haver io insino a mô veduto scritte, ne inteso che sia apresso alcuno anticho el modo di misurare con la bussola della calamita, el quale modo noi usiamo, estimo che sia inventione de' moderni. Perô parmi bene insegnar con diligentia l'operarla a chi non la sapesse. Farassi adunque uno instrumento
PROJET DTN nAPPORT PE RAPHAËL A LÉON X. oI5
tondo ot piano, conin uno asti'olahio, el diomrtro dnl quale sarà dui palmi, o più, o mono, como place a chi lo vole operare. E la circonferentia di questo instrumcnto partiremo in otto parti giuste, et a ciascuna di quelle parti poremo el nome d'un degli otto venti, dividcndoli in trenta due altre parti piccole, olie si chiamarono gradi, cosi dal grado di Tramontana tireremo una linca dritta per mezzo cl centro dello instrumento fîno alla circumferentia, e questa linea ail' opposito de! primo grado di Tramontana tara el primo di Ostro. Medesimamente tireremo pur dalla circumferentia un altra linea, la quai, passando per el centro, intersecherà la linea di ostro e di tramontana e farù intorno al centro quattro angoli retti, et in un lato délia circumferentia signera il primo grado di Levante e nelF altro il primo di Ponente. Cosi tra queste linee, che fanno li supradetti venti principali, restera el spatio delli altri quattro venti collaterali, clie sono Greco, Lybeccio, Maestro etSj'roclio. Equestisi discriveranno con li medesimi gradi e modi, che si è dette delli altri. Facto cosi nel punto del centro, dove si intersecano le linee, confîcarerao un amlDilico diferro, comeun cliiodetto, dirittissimo et acuto, e sopra questo si metta la calamita in bilancia, come si usa di fare nelli orioli dal sole, che tutto di veggiamo. Di poi chiuderemo questo luoco délia calamita con un vetro, overo con un corno subtilissimo, e trasparente, ma in modo che non tocchi, per non impedire el moto di quella et aciochè non sia sforzata dal vento. Dippoi per mezzo del instrumento come diametro, manderemo un indice, el quai sera sempre dimostrativo , non solamente delli oppositi venti, ma anchora delli gradi, come l'armille nello astrolahio, e questo si chiamera traguardo, e sera acconcio di modo, che si poterà volgere intorno, stante fermo el resto dello instrumento. Con questo adunque misuraremo ogni sorte di edificio di che forma si sia, o tondo, o quadro, o con strani angoli e svolgimenti quanto si voglia. Et il modo è taie, che nel luoco che si vole misurare, si ponga lo instrumento hen piano, aciochè la calamita vadi al suo dritto e se acosti a quella parete che si vol misurare, quanto comporta la circunfercntia dello instrumento.
s 16 PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X.
E questo si va^i volgento tanto , clie la calamita stii giusta verso el vento signato per Tramontana, e corne è ben fermata a questo verso, si indrizzi el traguardo con una regola di legno, o di ottone giusto a filp di quella parete, o strata, o altra cosa, che si voglia misurare, lassando lo instrumente fermo, aciochè la calamita servi el sue dritto verso Tramontana. Di poi guardisi a quai vento et a quanti gradi volta per dritta linea quella parete , la quale misurerassi con la canna, o cubito, o palmo fino a quel termine clie '1 traguardo porta per dritta linea, e questo numéro si noti, cioè tanti cubiti, a tanti gradi di ostro, o syrocho, o quai si sia. Dippoi che '1 traguardo non serve più, per dritta linea devesi allior svolgerlo, cominciando l'altra linea, clie si ha a misurare dove teimina la misurata, et cosi indriziandola a quella medesimamento notar li gradi del vento, e '1 numer délie misure, fin tanto che si circuisca tutto lo edificio. E questo pensiarao che hasti, quanto al misurare ben, che bisogna intendere le altezze, le quali facilmente si misurano col quadrante, etli edificii tondi, el centro delli quali si ritrova da ogni minima parte del suo circulo, come insegna Euclide nel terzo.
Havendo misurato di quel modo che si è dicto, e notate le misure, e prospecti, cioè tante canne, o palmi, a tanti gradi di tal vento, per disegnar poi bene el tutto, è oportuno liaver una carta délia forma e misura propria délia bussola délia calamita, e partita apunto di quel medesimo modo, con li medesimi gradi delli venti, délia quai si puô l'huom servire, come io dimostraro. Piglisi adunque la carta sopra la quai si vol'dissegnare lo edificio misurato. E primamente si tiri sopra essa una linea, la quale serva quasi per una maestra al dritto di tramontana ; poi se gli sopraponga la carta dove è disegnata lo exemplar délia bussola, con la quai si misura; et indrizzi si di modo che la linea di Tramontana nel exemplare dissegnata se congiunga con la linea, che è tirata nella carta, ove si vol dissegnar lo edificio. Dipoi guardisi nella cosa misurata el numéro delli piedi notatovi, misurando e li gradi di quel vento verso el quai' è indrizato el muro, o la via, che si vol disegnare, e cosi trovisi el medesimo grado di quel
vento ncl exemplar délia bussola dissegnata, tenendolo fermo con la linea di tramontana sopra l'altra linea descripta nella carta, e tirisi la linea di quel grado dritta clie passi per cl centro dello exemplar dissegnato , e discrivasi nella carta dove si vol dissegnare. Di poi si riguardi, quanti piedi furono traguardati pel dritto di quel grado, etanti se ne segnino con la misura delli piccoli piedi su la linea di quel grado. E se verbi gratia, si traguardô in un muro piedi trenta a gradi sei di levante, misurinsi piedi trenta e segninsi. Et cosi di mano in mano; di modo, che con la pratica si farà una facilitate grandissima; e sarà questa quasi un disegno délia planta, et un mémorial per dissegnar tutto il resto.
E per elle el modo del dissegnar, che più si appartiene allô arcliitecto, è différente da quel del pictore, dirô quai mi pare conveniente per intendere tutte le misure et sapere trovare tutti li membri delli edifîci senza errore. El dissegno adunque delli edifîcii pertenente al arcliitecto, si divide in tre parti, délie quali la prima si è la pianta; o vogliam dire el dissegno piano, la seconda si è la parete di fuora, con li suoi ornamenti, la terza è la parete di dentro, pur con li suoi ornamenti. La pianta si è quella che comparte tutto el spatio piano del luoco da edifîcarê, o voglio dir el dissegno del fondamento di tutto lo edificio, quando già è rasente al pian" délia terra. Et quel spatio, ben ch' el fosse in monte, bisogna ridurlo in piano, e far clie la linea délia base del monte piana et posta in piano, sia paralella a tutti li piani dello edificio, e per questo se deve pigliare la linea dritta délia base del monte, e no la curvita dell' altezza, di modo, clie sopra quella caggiano in piombo et in perpendicolo, tutti li mûri dello edificio, et chiamasi questo disegno, come è dicto, pianta; quasi che cosi questa pianta occupi el spatio del fondamento di tutto lo edificio, come la pianta del piede occupa quel spatio che è fondamento di tutto el corpo. Dissegnato che sia la pianta e compartita con li suoi membri con le larghezze loro, o in tondo, o in quadro, o in quai' altra forma si sia, devesi tirare, niisurando sempre con la piccola misura el tutto, una linea délia lar-
f^hezza délia base di tutto lo edificio, e dal punto di mezzo di questa tirata un' altra linea dritta, la quale faccia da l'un canto e da l'altro dui angoli retti, in questa sia la linea del mezzo dello edilicio dalle due estremitati ; dalla linea délia larghezsa tirinsi due linee paralelle perpendiculari sopra la linea délia basi, e queste due linee siano alte quanto ha da essere lo edificio, che in tal modo faranno l'altezza dello edificio. Di poi tra queste due linee extrême, che fanno l'altezza, si pigli la misura délie colonne, delli pilastri, délie finestre e de gli altri ornamenti dissegnati nella meta dinante délia planta dello edificio ; e facia'si el tutto sempre tirando da ciascun punto délie estremitate délie colonne, pilastri, vani o ciochè si siano, linee paralelle da quelle due extrême. E di poi per el traverse si ponga l'altezza délie base délie colonne, delli capitelli, delli architravi, délie finestre, fregi, cornice et tal cose. E questo tutto si faccia con linee paralelle délia linea del piano dello edificio. E in tali disegni non si diminuisca nella estremitate, ancliora che lo edificio fosse tondo, ne anchora se fosse quadro, per farli mostrare due faccie. Per che lo architecto délia linea diminuata nonpuôpigliare alcuna giusta misura, el che è necessario a tal' artificio, che ricerca tutte le misure perfette in facto, et tirate con linee paralelle, non con quelle, che paiano, e non sono, e se le misure facte tal hor sopra planta di forma tonda scortano, over diminuiscono, subito si trovano nel dissegno délia planta, e quelle, che scortano nella planta, come volte, arclii, triangoli sono poi perfette nelli suoi dritti disegni. E per quesfo e sempre bisogno baver pronte et apparechiate le misure giuste di palmi, piedi, diti et grani fino aile sue parti minime. La terza parte di questo dissegno si è quella che havemo dicto e chiamata parete di dentro, con 11 suoi ornamenti. E questa è necessaria non meno che l'altre due , et è fatta medesimamente dalla planta con le linee paralelle, come la parete di fora; e dimostra la meta dello edificio di dentro, come se fosse diviso per mezzo, dimostra el cortile, la conrespoiidentia delL' altezza délia cornice di fora, con le cose di dentro, l'altezza délie finestre, délie porte, delli archi e délie volte, o a
boete, o crucitra, o clie alti'a fo^oia si siano. In somma coii questi tre ordini, over modi, si possono considerare minutamente tutte le parti d'o^ni edificio dentro e di fora.
E questa via havemo seguitata e tenuta noi, come si vederà nel progresso di tutta questa nostra opéra. Et aciochè pixi cliiaramente ancliora si intenda , havemo posto qui di sotto in disegno un solo edificio dissegnato in tutti tre questi modi'.
La partie inférieure de cette feuille est laissée vide et devait contenir les dessins du plan, de l'élévation et de la coupe, lesquels manquent également dans les deux projets du rapport ^ La continuation du texte, écrite d'une autre main plus légère et sur un papier plus fin, est ainsi conçue : Et per satisfare anchor più compitamente al dessiderio di quelli clie amano di vedere et comprendeiie bene tutte le cose, che saranno dissegnate, havemo oltre li tre modi di arcbitectura, proposti et sopra ditti, dissegnato anchora in prospectiva aleuni edifîcii li quali a noi è paruto che cosi ricerchino acciochè gli occhi possino vedere et giudicare la gratia di quella similitudine che se gli appresenta per la bella proportione et simetria delli edificii il che non apar nel dissegno di quelli, che son misurati architecticamente. Per che la grossezza de' corpi non si puô dimostrare in un piano, se quelle parti che si hanno da veder più lontane non diminuischano con proportione secondo che l'occhio naturalmente vede , il quai manda li raggi in forma di piramide et nell'obiecto aplica la base et in se retiene lo angolo délia summità secondo il quai vede ; pero quanto l'angolo è minore
1. Ce projet de rapport, qui s'arrête ici à la moitié de la page, ne contient pas la tin de la première rédaction, qui est ainsi conçue : a Se poi nel rimaneute io averô tanta ventura, quanta mi viene in ubbidire e servira a Vostra Santità, primo e supremo Principe in terra délia Cristianità, sicome potro dire d'esser fortunatissinio fra tutti li suoi più divoti servitgri ; cosiandero predicando di riconoscere l'occasione di essa mia avventura dalla santa mano di Vostra Beatitudine; alla quale bacio umilissimamente li santissimi piedi. »
2. Jl paraîtrait que les dessins d'architecture, qui se trouvent réunis à la traduction du Vitruve par Fabio Calvo, et que nous avons mentionnés ci-dessus, devaient faire partie du plan de la Rome antique exécuté par Haphael.
tanto l'obbiecto veduto par minore, et cosi più alto et piu basso, dextro et sinistro secondo l'angolo.
Et per mettere nella parete diricta un piano sopra il quale le cose più lontane si vegghino minori con la sua débita proportione, bisogna intersecare li raggi Pyramidali delli occhi nostri con una linea equidistantè da esso occhio per clie cosi si vede naturalmente et dalli punti dove questa linea interseca li raggi, si coglie misura giusta del... (ici l'écriture est altérée et illisible) con quella proportione et intervallo, che fa parene li obieeti clie si veggono, lontani più o meno, secondo la distantia clie'l pictore over prospectivo vol dimostrare. Cosi noi questa ragione et le altre necesarie alla prospectiva haverno observati nelli disegni che lo ricercavano rimettendo le misure arcliitectiche alli altri tre primi con li quali sarebbe impossibile o almeno difficilissimo ridurre tal cose nelle proprie forme, che misurar si potessero, benchè in effecto la ragion délie misure pur vediamo. E benchè questo modo di dissegno in prospectiva sia proprio del pictore, è perô conveniente anchora al architecto.
Perché come al pictore convien la notitia délia architectura per saper far li ornamenti ben misurati et con la lor proportione. Cos] air architecto si ricerca saper la prospectiva per che con quella exercitatione meglio immagina tutto l'edificio fornito con li sui ornamenti.
De' quali non occorre dir altro se non che tutti derivano dalli cinque ordini che usavano li antiqui cioè Dorico, lonico, Corintho, Toscano et Attico et di tutti il dorico è il più anticho il quai fu trovato da Doro Re di Achaia edificando in Argo un tempio a Junone. Di poi in Jonia facendosi il tempio di Appolline misurando le colorie Doriche con la proportione del homo onde servô simetrie et fermezza et bella misura senza altri ornamenti. Ma nel tempio di Diana mutarno forma, ordinando le colonne con la misura et proportione délia Donna et con molti ornamenti nelli capitelli et nelle basi et in tutto il troncho over scapo, adimitatione di feminile statura lo composero. E questo chiamaron lonico ma quelle che si chiamano Corinthie sono pius velte, et più deli-
PROJET D'UN RAPPORT DE RAPHAËL A LÉON X. Îi2l
cliato etfatto ad imitatione délia i^racilità et sottigliozza virginale. Et fu d'esse inventore Calimaclio in Corintho, onde si cliiamano Corinthie. Délia origine délie quali et forma scrive difusaraento Yictruvio al quai rimettemo cliivorrà haverne maggior notitia. Noi secondo clie occurerrà dicliiareremo li ordini di tacce presuponendo le cose di Yictruvio '.
Sono anchora due altre opère oltra le tre dicte cioè Attica et Toscana le quali non furon perô molto usate dalli antichi. L'Attica ha le colonne facte a quattro faccie, la Toscana è assai simile alla Dorica come si' vederà nel progresso di quello che noi intendemo fare et mostrare. Et troverannosi anchora molti edifîcii composti di più manière, corne di lonica et Corinthia, Dorica et Corinthia, Toscana et Dorica secondo, che più parsemeglio al'artliefice per concordar li edifîcii aproprrati alla loro intentione et maxime nelli templi. ■•
' Cette phrase, soit qu'elle ait été mal lue dans le manuscrit, soit que l'erreur vienne de Raphaël lui-même, ne présentant aucun sens, nous croyons devoir la répéter ici en la complétant : uNoi, secondo che occurrerà, dichiareremo li ordini, che qui si tace, presuponendo noie le cose di Victruvio. »