‹ Raphael d'Urbin et son père, Giovanni Santi (volume 5)Chapitre 23 sur 81 · CHAPITRE · texte numérisé non relu

CHAPITRE

piaqueli chiamare

per preceptore quel conosciuto in pria

Maestro Lazaro, huomo singulare del ordine sacro dei Predicatore, Theologo gentil come anco apare

Pien d'inûnito el excessivo amore e al opre de Aristotile molto attento e délia sua doctrina un chiar splendore

. . . . e ancor piacevali sentire Di quel la acuta, altissima scienza Algebra, Arithmetica ogni giorno, in quai divenne un huom pien de excellenza.

Et di ciè el suo Maestro fu lu a(iorno d'iofinite virtù^ cbiaro Alamanno PauJo : al quai kor la mia penna torno

El quale adunque in tali costumi avolto

le fabriche sue tucte visitando

andava cum benigno e lieto volto Hor questo, hor quelle aperto dimaodando

d'ogni loro opéra cum judicio intero.

ne gia qui degio andar dimenticando Dello admirando suo palazzo altero

nella Città de Ogobio e del quale

non potrei tanto dir

Le Livre XV (chap. 58-60) décrit l'entrée du duc à Naples et les grands honneurs qui lui furent rendus. Nous extrayons le passage suivant du chapitre 59.

Ma l'allegrezza mai non è si accesa

ne doice tanto^ quai poi la tristitia.

e cusi l'aima dai timor compresa Moite volte gli par che sia malitia

la vera bona et optima novella

ne cape in se speranza e gran letitia, E la presteza a quel che ognun favella

toglie la fede ancor la nominansa

Gnchè non giunge quel cbe ciô canceila.

Le Livre XVI (chap. 61-64) raconte l'arrivée du roi Ferdinand à Rome, ainsi que celle du duc. Le soixante-quatrième chapitre contient un long panégyrique sur la double vocation du duc comme souverain et comme guerrier.

Le Livre XVII (chap. 65-66) raconte la rencontre du comte Carlo à Montone, le voyage du prince à Pérouse, et son entreprise contre Sienne.

Le Livre XVIII (chap. 67-70) raconte comment Carlo Manfredi fut chassé de Facnza par son frère Galeotto; comment le duc entreprit une expédition en sa faveur, et comment, à son retour, il se cassa la jambe près de S. Marino.

Le Livre XIX (chap. 71-75) comprend la première année de la guerre en Toscane.

Le Livre XX (cbap^ 76-84) rapporte ce qui survînt pendant la seconde année de la guerre de Toscane. Nous en extrayons un passage qui, comme le précédent, nous permet de juger des sentiments de Giovanni :

Ma sempre l'aima ingrata ordina e iila

contrario merto agU alti beneficij

e quanti magior son^ più abbassa e in?ila. E parmi che sia colmo a tucti i vitij

l'ingratitudin^ quai de pieta el fonte

secca destrugie e li pietosi oflitij.

Le livre XXÎ (cbap. 85-88) traite du séjour du duc à Viterl)0,el, par occasion, de la dignité du législateur et du guerrier. Ensuite il rapporte Tenvabissement de la Fouille par les Turcs.

Le livre XXII (cbap. 89-95) contient le récit de la guerre des Vénitiens contre le duc de Ferrare, Hercule d'Esté, et la mission du comte Geronimo à Venise. Puis le cbapitre 91 présente, à propos du voyage du duc d'Urbin à Milan, une digression trèsintéressante sur Tart de la peinture et sur les maîtres du temps» Nous donnons ce passage en entier.

Cap. 91. Delà partita del duca da Urbino per andare a Milof^> e una disputa delà pittura*

Havendo el Duca stabilito in tucto

andar dove tornar lui non dovea,

sendo hogi mai al ultimo riducto Delà sua vita; in ordine se mettea^

como se convenia al grado in oui

vivendo ognhora più alto y* ascendea Menando in compagnia fedel de iui^

oUra la sua solita famiglia^

e Conti e Cavalier compagni suij, Horaiii de ingegno e pien de mara?igUa,

Philosophi, Theologi, e Legisti,

Astronoini et Architetti in tante miglia.

DE GIOVANNI SANTI. il9

El giorno poi San Giorgio havendo yisti

e celebrati H funebri offitij

pei fratei suoi essendo afflicti e tristt De lai partita cum si scuri inditij,

li Ciltadin fedel cum gli ochi pregni

di lachrime e suspiri seiiza alcun vitij El riguardavan drieto, como indegni

d'un tanto bon Signore e vero padre

che gli facea parer fra gli altri degni. El acompagnato dal fedel suo fradre

Octaviano e dal suo dolce figlio

Guido e da gente in habito leggiadre^ . Essendo alamol cum pietoso ciglio

rivolto al fratei car pietosamente

quasi indovin del suo vital perigliOi In prima el figliuol suo col cor ardente

li raccomdnda e poi gramici tucti

et elio in vista afflicto assai dolente Da suspir vinto e da gran pianti, e tucti

rispondere non li puote e cusi ognuno

se parte^ essendo in Taipe gia conducti Dei fîorentin gran gentil et ivi ognuno

cum riverentia lieta el circumdando,

insino al Borgo andar, dov' è el comuno, Cum alte Toce e gran festa cantando,

venneli incontra el Cittadin famoso

Lorenzo deli Medici scontrando, Che da Fiorenza do\re è el suo riposo

insino al Borgo ad honorarlo venne

Allegro in vista altero e vigoroso. De Siena Anton Bellanti non se tenue

che nol venisse a riscontrar si corne

amico suo fedel> saggio e solenne.

Et in Val d'Amo cum sue blanche chiome

havendol riscontrato el Duca i disse,

Antonio mio, le inique e crudel some' Delà tua patria infra discordie e risse

per che fuggir tu possa, et evitare^

e che le tue ricchezze ancor stien iisse^ Piacciati a Urbin per alcun tempo andare,

perô ch' io veggio Siena in gran tumulto

e sotto sopra quel stato voltare ;

4iO

Ogni momento et ogni vile insuUo poi che i riformator son richiamati tien contre a te cum provedere occulto.

Ma se ad Urbin ne vai, tuoi civi ingrati di gratia chiameranli e più ch' mai sarai tuoi facti in la Gitta exaltati.

El che non fece Antonio, onde gran guai in breye gli segui, e so cbe inteso délia sua morte si innocente l'hai.

Questo e poi el fin che se ha del prender peso 0 incarco de republica e al comuno esser col pecto di gran fede acceso.

Hai! Quanto ë meglio el starse senza alcuno honore o grado in simile cittade privatamente^ che essere importuno

Di oflitij e dignità ! perché el se cade d'alta quiète et viver dolce e lieto 0 a morte vile o in gran calamitade.

Pero che sempre el popolo è assuelo como uno ë grande in lui nol sopportare e sia s'el sa iustissimo e discreto.

Si como advenue a questo singulare e degno antico cittadin di Siena per merto de sua fede e di ben fare.

El Duca adunque el quai fortuna el mena verso la morte poscia che a Fiorensa giunse cum faccia più che mai serena^

Cum quanto honore e quai magnificenza lusse ivi riceiruto et honorato descriverlo hora io prendo diffidenza.

Essendo piazze e strade et ogni altro lato di popol piene : a remirar quel saggio antico Capitan tanto honorato.

nicendo mentre questo altero raggio di Marte vive^ e sia dal lato nostro, danno Fiorenza havere non puote o oltraggio. La Signoria del suo altiero chiostro

smontando venue insino fuor delà portât ad honorarlo, como el ver te mostro.

Ala quai poi cum mente saggia e accorta parlô del stato proprio e delà guerra e quanto al facto la prestezza importa.

Di poi pai tcndo da si nobil terra,

verso Faenza^ prende el suo sentiero

Hai! quanti gran pensieri entro al cor serra ! Hor li Venetiani^ che el gran mistiero

de taie andata van considerando

opposita per linea allor pensiero Cum ogni spesa van solticitando

de Sancto Severino el gran Roberto

con quale insieme l'impresa disputando.

Perché ogni bon concepto sia deserto

del Duca per la lega^ e disturbarlo

del andar a Milano» dove el suo merto Potea quel stato in tucto rintegrarlo.

el che essendo invan, l'impresa fanno

incontra del Duca Hercul per disfarlo.

Pero secretamente ordin danno

fare una fascinata per passare

a Figaruolo e a' luochi che ivi stanno. Cusi facendo el tristo letto alzare

de legname e fascine in Tacque morte;

e nel gran fondo insiem facean legare Piaste^ burchioni insiem legate e forte,

si che per spatio ben de quattro miglia

per linea retta e non per vie distorte. Questo fu facto cum gran maraviglia

de tucta Italia, istando Hercul da Esti

in gran timoré e tucta sua famiglia.

Pero che essendo a lui fanti richiesti

e artiglerie dal milite aurato,

Francesco seco e alcun denar cum questi^ Unqua haverebbe el gran palud passato

Roberto cum sue gente i quai negando»

Miser Francesco forte disdegnato.

ly ivi se parte, libero lassando

Tadilo ali nemici, i quai passaro

quella riviera tucta depredando.

El cui insulto quanto parve amaro

ai paesarii e quanto han gran spavenlo,

pensil chi ha fior d'ingegno punto chiaro. Perché cento anni o circa alcun tormento

era, che hebbon già mai de simil sorte,

onde dal nuovo affanno ognuno è vento.

4i2 EXTRAITS DE LA CHRONIQUE RIMËE

Intanto el Duca cavalcando forte^ giunse a Ferrara^ dove quel Signore se havesse hauto el campo in su le porte^

Non havria hauto si tremante el core^ senza provedimento e sbigotito per quello insulto e si grave furore.

Ma la Duchessa al prendere buon partito havea prontezza et animo virile^ e gran consiglio saggio e riverito.

Questo soTente advien che l'aima vile innella causa propria al huom diventa e nel bisogno suo manca ogni stile.

Dunque vedendo el Duca esser spenta nel Duca Hercul tucta la sua spene| ne l'aima baver de isdegno al damne certa.

Quel riconforta e nel parlar soTviene^ promette in brève dl, che gran soceorso la lega manderalli quai conviene^

Et che el giunto a Milan cum celer corso tomerà indrieto et mènera la gente per liberarlo da si extremo morso.

Ma ch' in sto mezzo : al spender sia fervente^ tempo è da guadagnar : tempo è da spendere. si che ai suoi facti el sia huom diligente.

Che li bisogna cum color contendere

che ban cervel denari : cum spirto altero benchè la lega ë prompta a lui difendere.

Indi poi el Duca che ha gran disidero ritrovarsi a Milan per riunire quel stato : e poi oprare altro mistero,

Partisse da Ferrara, et nel transire nel Pulesine entro de Figaruolo, el quale già non se deve un castel dire^

Ma un palazzo simplicetto e solo^ el quai providde intorno de bastie per tenervi distante l'altrui stuolo.

Dunqua ivi stando e rimirando quie, consiglio al Duca Hercul de tagliare el Po di sopra aie imposte bastie.

El che ricusa Hercul voler fare>

dicendo questo è el meglio de( mio stato. el Duca a lui incomincia a parla re :

Et se ciè far per voi sia ricusato,

faranio li inimici a vostro daono,

cum più possente e nobile apparato.

0 quanto ancora al Duca era aspro affanno

iredendo ordin nessuno apparecchiato

a spender per dlffesa : e quanti stanno Contra de lui cum nobil apparato

li Veneti a gran spesa non guardando^

cum gente e cum armate in ogni lato.

Hor cusi il Duca ayante cavalcando,

giungendo a Castel nuovo ivi disegna

alcun ripariy a quai dentro 4a8sando Jacomaccio da Trento^ el quai non sdegna

affanno ne pericolo^ e Cirro ancora^

0 coppia d'huomin per diffesa degna!

A Mantua poi se volge e di lei fuora

ne yenne ad bonorarlo el chiar Marcheae^

conforme a lui del nome : ei quai l'honora Cum si mirabil festa e cum gran spese

cum tanto iieto cor, ch' io non potrei

in gran Tolume baver sue )aude istese.

Si como dono barendo da gli idei

r andata d'un tanto homo : in casa propria

dicendo e una volta e quattro e sei, Che montre che era quivi ogni sua copia,

ogni fortezza e secreto tesoro,

del quai lui non havea quai molti inopia Potesse usare : e como pâtre loro

e Ter Signore e quai gratia Tolea

andasse el Duca o in casa, o in altro foro, Che per niente lui non intendea

esser Signor del suo, mentre v'era ello.

hor questo el Duca quando allor yedea Quanto più libéral se mostra quello

cura tanto più modestia e gentilleza

usava el don, como d'un car' fratello.

Poi rignardando ei sito e la bellezza

de si gran terra, e poi del' ampia corte

hebbe ai mirar grandissiroa dolcezza . Le mirabil picture e excelsa sorte

del alto ingegno e chiar de Andkba Mantegna,

a cui el ciel de gratia apri le porte .

Nella pictura si excellente e degoa, la quai fiorisce in questa illustre etade e Tie più che altri Andréa porta l'insegna

De sua excellentia : e grande auctoritade. el Duca adunque, quai solemne opifice, quelle picture in tanta dignitade

Gonsiderando del ?aiente artifice, laudava cum bon termine e exaltea cum sue parole e laude magnifice.

Et certamente la natura Andréa

doté de tante excelse e degne parte^ che già non so se più dotar potea.

Perché de tucti i membri de taie arte lo integro e chiaro corpo lui possède più che huom de Italia o dele externe parte.

Trovasi ben talor chi in una excède

alcun grande huom^ ma quai considra bene, como l'opère sue a noi dan fede,

Vedrà che primamente lui si tiene el gran disegno^ vero fondamento delà pictura, e in lui secondo Tiene

De in^entione un lucido omamento, tal che se spente fusse e morte in tucto le fantasie, secondo io Tedo e sento,

Foran rinate in lui cum tanto fructo, de che succède e vien de drieto ad ello, che possa senza affanno essere instructo.

Ne mai huom prese e adoperè el pennello 0 altro stil che de l'antichitade cum tanta verità fusse quant* ello

Chiar successore, ne cum maggior beltade, e sel dir non è troppo, ei loro avanzi Texcede tucta quella vetustade.

Per cui io el pono a tucti quanti innanzi per diligentia e vago colorire, cum tucti i termini suoi e varij distanzi,

Mo?entia de disegnio, e fa stupire qualunque i scorti suoi vede e rimira, che ingannan Tocchio e Tarte fan gloire.

La Prospectiva, quai drieto se tira Aritlimetica e insiem Geometria e r alta Architectura, che s' ammira.

DK GIOVANNI SANTI. 425

Cum quanto ingegno in huom possibil sia^

riiuce e splende, exprime in gran concepti,

Ond' io stupisco in ella mente mia.

In somma quel che molti altri intellecti

nella pictura excelsa han dimostrati,

riiuce in lui cum sui terrain perfecti. Ne pretermesso ha ancor cum dola e grati

modi il rilevo^ percbè alla sculptura

mostrar quanto idea el cielo e in dolci fati. Dunque meritamente la natura

de lui se pu6 lodare e chi el promosse

ala militia per sua gran pictura^ Da honesto zelo e gentil cor se mosse

per ricoprir l'infamla dei modemi;

che ad avaritia lor. mente percosse.

Più cose son ch' al mondo fanno etemi

el nome ali mortal^ le lettre imprima

che son fondate in tanti saldi pemi.

Ma queste due par che alzin l'huomo in cima,

la Poesia e la Istoria in cui se canta

de ognun che far sen puote alcuna estima. Foi la Sculptura e la Pictura tanta

presenra la presentia dei mortale

e immagin vera d'ogni nobil pianta.

Le cui due arte quante sieno e quale

de ingegno e di gran studio ardisco dire

che insino al ciel bisogna spiegar l'aie. Et quale è quel che YOglia contradire

che Tantigraphice arte^ ver disegno,

non faccia ogni mestier quinci tiorire?

Qualunque parte n'ha più ch' altro è degne

nel suo mestier, ne puè lo agricultore

senza di lei servar termine o segno.

Che adunque è dei modemi tanto errore

si universale acuta e gran scienza

laude non dare a lei debito honore.

Guarda el culto divin di costei senza

che nulla val TArchitectura e sotto

a tal doctrina è singular semenza.

Un Capitan dell' arme quanto è docto

piu de disegno el suo campo diparte

e meglio alloggia in suo salvo ridocto.

Ma toroando al altezza: de taie arte

l^ggi gli antichi in quanto grado e honore de sua excellentia alzar ciascuna parte.

Plinio n' è testimon pria pien de ardore> Vetruvio anco, el diffinire ancora di Euporopo in Macedonîa, huom di gran core

El quai volea che de excellentia fuora ogui arte fusse al mondo senza lei.

el secul nostro tanto la divora,

Che una taie dote infusa dali Idei fra le mechaniche arte voglion porre ingrati^ iniqui, sconoscenti e rei.

Chi è quel che possa le gran laude torre a prospecti?a, alta scienza acuta, piii che Geometria e più aropia corret

Costei in propria forma e lei trasmuta in scorto ogni fîgura poi riduee ne in terra in altro secol più veduta.

Et si perfectamente hoggi riluce che como scorge la virtii visi?a perfectamente in disegnio riduee.

Hor tal scienza dicta Prospectiva,

forse è, a dir che cum ragion non prova da quai chiar senso e gran ? irtù dériva.

Et benchè el fin di lei Thuom si non trovai pur è delà pictura merobro intero e invention del nostro secol nova.

Et quai discerne o ver comprende el vero, vedrà diflicultà vie ancor maggiore nela pictura e cum più magistero.

Chi sarà quel che possa el chiar colore lucido e trasparente de un rubino contrafar mai o el suo vago splendore?

Chi è quel che possa el sol in sul mattino dipingere mai^ o un specchiar del' acque cum fronde e fior vicini al lor confino?

Quai mai si excellente al mondo nacque che un bianco giglio faccia, o fresca rosa cum quel bel pur ch' a natura piacque?

El paragon se trova : ove ogni cosa vinta riman ne si puô causare al paragon sufficiente chiosa.

Insomma ei cbe fa? cerca ingann

al' occhio la pictura : e quel cbe è piano

tueto rilievo al senso ditnostrare, Et de che la natura per lontano^

0 dapresso dimostra, cum chiar stile^

fingere e dlmostrare al senso humano.

Nela cui arte splendida e gentile

nel secol nostro tanti chiar son stati,

che ciascuno altro fan parer cosa vile. A Brugia fu tra gli altri più lodato

il gran Joannes, el disce^l Ruggero

con tanti d'alto merto dotati^ Délia cui arte e sommo magistero

di colorire fumo si excellenti^

che han superato spesse volte il vero.

Ma neil' Italia in questa età présente

vi fu il degno Gentil da Fabriano,

GioTan da Fiesol frate al bene ardente^ E in medaglie ed in pictura il Pisano,

frate Filippo e Francesco Pesselli,

Domenico cfaiamato il Veneziano, Massaccio e TAndrian^ Paolo Occelli,

Antonio e Pier si gran disegnatori^

Pier del Borgo antico più di quelli.

Due giovin par d'etate e par d'amori,

Leonardo da Vinci e'I Perusino,

Pier délia Pieve, cbe son divin pittori, E'I Ghirlandaja^ e'i giovin Filippino^

Sandro da Botlicello e'i Gortonese

Luca d*ingegno e spirto pellegrino.

Or lasciando d'Etruria il bel paese

Antonet da Sicilia^ uom cosi cbiaro^

diovan Bellin, che sue lodi distese.

Gentil suo fratre e Gosmo gli sta a paro.

Ercule ancora e molti ch' io trapasso^

non lasciando Melozzo a me si caro, ' Che in prospectiva ha steso tanto il passo.

poscia in scultura l'alto Donatello

como il dimostra il bronzo e il duro sasso, E il vagu Desider si dolce e bello,

Messer Jacopo detto délia fonte,

e il buon Veccbietto, e*l Rossellin con quello

ViUorio di Lorenzo^ e il chiaro fonte d'umanitate e innata gentilezza, che alla pittura e alla scultura ë ud ponte,

Sopra del quai si passa cum destrezza,

dico Andréa da Yeirocchio^ e Andréa da Roma si gran compositore e cum bellezza.

Antonio Riccio ei quai tanto si noma, et in bassorilievo el chiar Senese summo architecto cum sua degnia chioma.

Ambrosio da Milan di cui en palese li mirabil fogliaml ond' egli agguaglia gli antichi in ciè : cum le lor mente accese

Hor de chi pinse, sculpse :pinge et intaglia l'opre nel mondo ognhor se vede e mira el nome ioro in quanto grado saglia.

Quai dunque ë quel^ che non se accenda in ira, se ha fior de ingegno in questo secol vile non Talzi, quanto ë el merto ch' se tira?

Fra i Greci solo a nobile e gentile era concesso un û chiaro eierdtio molti Philosophanti usar tal stile.

Et perche V è una porta e chiaro inilio a risarcir l'ingegno : era per leggie che i padri ai lor flgluol nel caro ospitio

Imprender fesser^ como ancor se leggie, l'Antigrafice : et a Roma Scipione et Gesare anco e molti di chiar greggie

Fur docti in ciô e sepper sua ragione^ * ai nostri dl lo antico re Raniero dipinse e a molti chiar lui se prepone.

Queste cose habbiam detto cum sincero Aniroo a la pictura e per laudare Messer Andréa , che in ciô tien lo impero, Che fea el Duca d'Vrbino in se restare istupefacto aller quando el vedea le sue picture et arte singolare.

Hor perche ognhor Roberto percotea . le terre del Pulesin, che habbiam detto, el Duca gran disio pel core havea Darli rimedio, onde da quel diletto partisse celermente, e inver Milano andava, hayendo al cor molto dispetto

DK GIOVANNI SANTI. 429

Ch' ei fosse dal suo eiercito lonlano.

cubI gingendo poi a Casalmaggiore^

quindi ferinosse et ecco el Parmegiano Antiste : in Dome detto Sagramore

?enire a lui^ e poi Constanzo Sforza,

che coDtra i Rossi ba?ea sdegnato ei core. Indi poi el numer del ^renir rinforza

SigDor : Gonti : e Baron cum chiaro cigiio

per ogDi strada^ or da poggia, or da orza. Venne ivi da Milaa l'alto consiglio

coi Signor LodoYico^ e quindi possa

havendo ognuno el suo pensier ?ermiglio Contra Venetian, per quella mossa

fu consuitato^ el Duca ritornasse

in Ferrarese ad ostar Talta possa Dei Veneti e ebe qui temporeggiasse

tanto che Piermaria fusse sospinto

del stato overamente el se accordasse, Et che indi possa ognun di zel depinto

concorrere a liberare Ferrara

0 in Lombardia cum ordin non distinto

se Tolgeria la guerra e crudei gara.

Le Livre XXIII (chap. 96-99) rapporte comment Roberto Malatesta fit jeter un pont sur le Pô; il raconte ensuite la bataille de Campo Morte, et enfin la mort du duc dIJrbin. Voici de quelle façon Giovanni Santi termine son dernier chapitre :

lo dico adunque, el Duca del quale bora

se parla, essendo spento de sua vita,

che questa nostra etade tanto honora, Da quella sua famiglia tanto sbigottita

fu riportato a Vrbin dove fu pianto

dai figli e dal fratello ; e da inûnita Turba degl' huomin suoi cum nero manto,

distante da Vrbin ben mille passi

fu seppelito li nel tempio santo Di San Donato e si perché lassasse

ogni pompa, fuggendo, solo al cielo

ha?endo volto i spirti stnnchi e lassi.

KSSAl SUR LES PEINTRES DE L'OMBRIE

PENDANT LA DERNIÈRE MOITIÉ DO QUINZIÈME SIÈCLE ET AU COMMENCEMENT DU SEIZIEME* ^^

Il n'entre pas dans notre intention de publier ici tous les docu-^^ ^"" ments qui se sont conservés sur les peintres de TOmbrie à cette^^ époque; on peut à cet égard consulter l'ouvrage de Vasari, lese^'^' Lettere pittariche perugine d'Annibale Mariotti, la Vita di Pietra^^^"^^ Perugino de Baldassare Orsini , et la seconde partie des Italie — *^ " nische Forschungen (Recherches en Italie) de C. F. von Rumohr. ^^^'^'

Nous devons nous borner dans cette notice à indiquer les dates les plus importante? * relatives à la vie et aux ouvrages de ces maîtres, et à caractériser brièvement leur manière. Au reste, ^ ^^ nous ne traiterons ce sujet que d'après nos propres recherches , ^ * et nous espérons, par la publication de bien des faits nouveaux, ^ contribuer à faire mieux connaître cette grande école de pein- ^ iure.

Pour commencer par un aperçu général, disons tout d'abord ^^ que l'école de Florence semble avoir eu une influence marquée sur les peintres de l'Ombrie, influence qui ne trouve pas seulement dans le bon voisinage des deux pays sa raison d'être, mais qui se constate encore par un lien direct dans les ouvrages de Spinello, Pietro délia Francesca et Benedetto Buonfigli; le premier tient de près aux meilleurs successeurs du Giotto, le second imita lo Masaccio, et Buonfiglio parait avoir été

1. Nous atoiis emprunté la plupart de ces dates à Touvrag* cité cinteuiis : LeltfTf put. perug, d'Annibale Mariotti.

:uidé par Benozzo Gozzoli, lorsque ce grand peintre florentin teignait encore dans la riianière de fra Angolico da Fiesole. yun autre côté, les peintres de Sienne, et surtout Domenico di (artolo, qui exécuta quelques ouvrages pour Pérouse, n'étaient as restés sans action sur les peintres de cette dernière ville '. lais y sous rinfluence de Niccolè Alunno , et plus décidément ncore de Pietro Perugino, d'Andréa Luigi et de Bemardino 4nturiccliio , il s'était formé en Ombrie, dans la seconde moitié Lu quinzième siècle, une école d'un caractère tout particulier. ^es œuvres de cette école ont, en quelque sorte, un cachet langoureux et extatique, qui arrive à l'idéal par une imitation naive le la nature ; ces œuvres-là possè(Jent un charme qui impressionne vivement, et dont le sentiment religieux est beaucoup plus 3ur que celui des ouvrages du seizième siècle, et cela par Tab- $cnce même de l'ampleur et de cette véritable beauté de formes, que développa postérieurement Tétude des monuments de l'an- Liquité.

C'est donc de cette école, dans laquelle se forma aussi Raphaël, cjuc nous allons nous occuper ; nous citerons d'abord quelques maîtres précurseurs, en omettant cependant Luca Signorelli, cet artiste si original, si austère et si énergique, qui, quoique ctppartcnant à l'école de l'Ombrie, s'en sépara pour marcher seul fians une voie opposée, et dont l'art, si différent de celui de ses «îondisciples, fut étudié de préférence par Mie bel- Ange.

Benedetto di Buonfiglio, de Pérouse. — Quoique Benedetto ne

soit point un maître de grande importance, et que, contrairement

^ l'opinion de Pjascoli', M. von Rumohr lui conteste avec raison,

dans les Recherches en ItaliCy toute espèce d'influence sur le Pé-

rngin, ce Benedetto semble pourtant avoir été, vers le milieu du

quinzième siècle, le peintre le plus en renom à Pérouse ; il reçut la

commission de décorer à fresque la chapelle des Prieurs dans la

maison de ville (aujourd'hui la salle d'attente du légat), avec des

sujets tirés de la vie des évêques Ludovicus et Herculanus. Le

\\ Voyei llaUtniiche Fortékungfny vol. It. p. 221. 2. Pascoli, Vi<<fdcipi«oripfrM^mi, p. 22.

contrat est du 2 décembre 1454 ' et contient cette clause, quand la moitié des p'eintures sera exécutée, le travail du peint devra être examiné et estimé par fra Filippo Lippi, ou par îC Angelico daFiesole, ou par Domenico Veneziano. Cet examen est S! matif fut confié, en effet, dans Tannée 1461, à fra Filippo, estima tout le travail à 400 florins *. Mais il ne paraît pas que B<» nedetto voulut continuer son ouvrage, car il porta plainte en jur tice contre le chapelain et s^cfforra de se délier de rengagemcH qu'il avait souscrit.

A la suite de toutes ces contestations, les Prieurs de la vilLïi^^W<5 passèrent un nouveau contrat avec lui, en 1469, d'après lequel ^ '^^ ^ devait terminer les peintures dans l'intervuUc de deux années ^^ -^^• Néanmoins, il reçut encore un à-compte de i80 florins en 147*1* V?*?, et, dans son testament du 0 juillet 1496, il destina une certain^::*- -■^'*® somme à raclièvement de la chapelle qu'il peignait encore.

Ces peintures sont actuellement danâ un très-mauvais état ; on ;;^ ^^^ reconnaît encore quelques tètes-portraits caractéristiques, et paruir^*^^-*'^' un grand nombre de compositions assez faibles, on en remarqua -•-^i^^ une fort belle qui représente la mort d'un saint évêque, qui rap-^ï-^P" pelle beaucoup, la superbe fresque de Domenico Glm^landajo. ^i^i^» représentant les derniers honneurs rendus à saint François d'As- ^ -^^" sise, dans l'égUse S. ïrinità, à Florence, magnifique composition:*^ ^^^ ^^ que Ghirlandajo a imitée lui-même d'une fresque plus anciennes -*^-'^^ de l'école de Giotto'.

Il existe, de Benedetto, une Adoration des mages, que l'on dil^i^-*^

avoir été peinte en 1460, dans l'église des Dominicains, a Pé ^^

rouse, avec deux tableaux accessoires représentant la Vierge ct^^^ l'Ange de l'Annonciation. Ces tableaux sont actuellement dans^-^^*^ la sacristie de l'église. Un autre tableau de TAunonciation, « ^^^f avec saint Luc au premier plan, écrivant son Évangile, était ^ -•- "

1. Il est conservé daas les Ànnali Deeemvirali, 1454, fol. 127, et il a éCé iniprtmé dans le* LelUre piU. perug. d'Aunibale Mariotti, p. 132. Il y a dans ce dernier ourrage des reaseigneiueut& précieui sur les relations des peintres de Pérouse avec ceux de Florence.

2. Cette consultation est imprimée dans les Lellere piU, perug,, p. 134; et Yoyei, quant aux discussions postérieures, jusqu'à la page i 36.

Page 1