SONETTO LXV
Non vorrebbe più amar quell' oggetto che, rivedendo, é forzalo di riamare.
lo son deir aspettar ornai si vinto E délia lunga guerra de' sospiri.
Gh' ï aggio in odio la speme e i desiri, Ed ogni laccio onde '1 mio cor è avvinto.
Ma '1 bel viso leggiadro che dipinto Porto nel petto, e veggio ove ch' io miri, Mi sforza; onde ne' primi empi martiri Pur son contra mia voglia risospinto.
Allor errai quando 1' antica strada
Di liberlà mi fu précisa e tolta :
Che mal si scgue ciô ch' agli occhi aggrada.
Allor corse al suo mal libéra c sciolta ; Or a posta d' altrui conven che vada L' anima, che pecco sol una volta.