SONETTO LXXX
Non desidera, non contempla e non trova che la sola iramagine délia sua Donna.
Pien di quella ineffabile dolcezza Che del bel viso trassen gli occhi miei Nel di che volentier chiusi gli avrei Per non mirar giammai minor bellezza,
Lassai quel ch' i' più bramo; ed ho si avvezza La mente a contemplar sola costei, Ch' altro non vede, e ciô che non è lei Gia per anlica usanza odia e disprezza.
In una valle chiusa d' ogni 'ntorno, Gh' è refrigerio de' sospir miei lassi, Giunsi sol con Amor, pensoso e tardo.
Ivi non donne, ma fontane e sassi, E r immagine trovo di quel giorno Che '1 pensier mio figura ovunqu' io sguardo.